Jolanda – Contemplazione

«E avvenne (narrano i Vangeli) che durante il cammino Egli entrò in un villaggio, dove una donna, per nome Marta, lo ricevette in casa sua. E questa aveva una sorella chiamata Maria, che, seduta a piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta, intanto, s’affannava tra molte faccende; e si presentò a dire:
«- Signore, non t’importa che mia sorella mi lasci sola alle faccende di casa? Dille, dunque, che mi dia una mano!
«- Ma il Signore le rispose:
«- Marta, Marta, tu t’affanni e t’inquieti di troppe cose. Eppure, una sola è necessaria. Maria s’è scelta la parte migliore che non le sarà levata».
L’insegnamento remoto che Gesù con la sua parola dolce e profonda dava alla rozza donna di Galilea, par fatto per i nostri tempi in cui si annette tanta importanza alla vita materiale e a tutto ciò che ha attinenza con essa, da non lasciarci nemmeno più comprendere l’ideale e il fine d’un’esistenza consacrata interamente all’attività e al perfezionamento dello spirito. Il contrasto tra le due sorelle del Vangelo, di cui l’una rappresenta la vita d’azione, la vita pratica, come si direbbe ora: e l’altra la vita del pensiero, l’attività dell’anima; questo contrasto si ripete attraverso i secoli in ben molte famiglie del presente. In tutte quelle famiglie dove per un diverso grado d’istruzione non può esistere una perfetta intesa d’anime nè un’adeguata corrispondenza d’idealità, si troverà sempre qualche Marta tutta dedita alle sue materiali incombenze, oltre le quali non vede se non la nebbia e il vuoto, che rimprovera ad una Maria di sedere con le mani inerti, neghittosa in apparenza, ai piedi di Gesù. Ma il Cristo non è più con noi per dire la parola della giustizia e della verità che giudica e acqueta. Rintracciamone noi la voce divina risalendo il corso dei tempi, e ascoltiamola ancora con la stessa riverenza, con la stessa fede dei suoi primi discepoli, e meditiamo sull’occulto significato ch’essa ci esprime. «Marta, Marta – dice Gesù, – tu t’affanni e t’inquieti di troppe cose. Eppure una sola è necessaria…»
Una sola, sì, o Signore. Quella d’ascoltare la Tua voce nel nostro cuore, nella coscienza nostra, luce, conforto e guida. A che serve tutto il resto se non porgiamo orecchio a questa voce interiore che persuade, che calma, che esorta, che rianima? A che cosa si ridurrebbe la vita se non dovessimo vedere e cercare in essa nient’altro che una concatenazione d’atti, che una serie di sforzi diretti ad un immediato o futuro benessere d’un ordine inferiore? Procurarsi una dimora comoda, soddisfare le nostre tendenze, anche buone o inoffensive, adornare la nostra persona e il nostro spirito, sognare l’amore come il soggiorno in un luogo d’incanto, la rinomanza come il dominio più luminoso e durevole, lavorare, insomma a foggiarci la vita a nostro agio come se nella nostra argilla non portassimo la scintilla inquieta e misteriosa d’una origine eccelsa, d’un eccelso destino… questo è errore pari all’affannarsi di Marta che per ripulire la sua casa e apprestare il cibo del corpo trovava superfluo ascoltare Gesù e alimentare l’anima con le parole di verità e di vita. Eppure il Maestro era venuto ad esse per questo: per dirozzarle, per ammonirle, per aprire i loro occhi al raggio d’una fede, d’un conforto sovrumano; per dare un indirizzo tutto nuovo alla loro esistenza umile che ne sarebbe stata nobilitata.
«Tu ti affanni e ti inquieti di molte cose, o Marta: ed una sola è necessaria…» rimproverava dolcemente il biondo austero Profeta. E aggiungeva, additando la devota che assisa a’ suoi piedi beveva le parole rinnovatrici delle coscienze e della civiltà del mondo: «Maria ha scelto la parte migliore, e non le sarà tolta».
Oh la bellezza e la bontà di questa osservazione soave e tranquilla di Gesù! Essa c’insegna a non dare a tutto ciò che riguarda e appartiene alla nostra esistenza quotidiana e materiale, un’importanza, una cura così assorbente da impedirci di guardare oltre il raggio del limitato orizzonte terrestre: che ingrandisce, aggrava, peggiora circostanze e afflizioni, inquietudini e affanni, e ci fa perseguire instancabilmente un bene che ci sfugge, una pace che dilegua, una felicità che trascolora. La terra ci nutre e ci alberga, ma non può, non deve bastare all’anima nostra avida e bisognosa di spaziare nell’infinito. E la cosa necessaria è questa: muovere dall’alto: prepararsi oltre la terra al nostro còmpito terrestre: attingere in luogo diverso, fuori dell’atmosfera dove respira l’umanità e palpitano le passioni e gemono i mali, attingere la luce, la forza, l’ardore, la sapienza per la diritta via che non si deve mai lasciare, che bisogna percorrere tutta sotto l’insegna austera del dovere, non curando o disprezzando tutto ciò che potrebbe fuorviarci o distoglierci dal nostro proposito fermo, dalla voce divina che parla a tutte le anime se vorranno ascoltarla con religioso ed umile raccoglimento d’amore. La vita più semplice, più oscura, più disadorna, più triste, si trasformerà in qualcosa di prezioso e di raro e di sacro, se trarrà le sue inspirazioni, i suoi motivi, i suoi conforti dall’alto e porterà nelle occupazioni quotidiane un’anima pura, in pace con sè stessa e con altrui.
Per questo, Gesù aggiunse che Maria aveva scelto la parte migliore.
Tutto ciò che è puramente soggetto alle leggi materiali è caduco, è fallace, è incerto. Salute, amore, giovinezza, bellezza, gloria, libertà, dovizie, pace, quanto è più caro e necessario per il benessere della vita, non è mai in mano nostra conquista così sicura da farcene credere padroni assoluti. La salute, l’amore, la ricchezza, la pace, si possono perdere in breve; gioventù, bellezza, gloria, sorridono appena e passano veloci lasciando l’anima, che solo di quelle s’appagò, nell’ombra d’una sconsolata tristezza.
Ma nulla si perde o s’invola di quello che lo spirito seppe conquistare, seppe cercare e rintracciare alle divine sorgenti della ricchezza, della consolazione durevole. Maria scelse la parte migliore perchè porgeva orecchio docile e attento agli insegnamenti della vita, anzichè agitarsi per la vita stessa: e le parole che cadevano nel suo cuore trepido e ardente, pronto a dare buoni frutti, vi deponevano una ricchezza spirituale di forza e di dolcezza che nulla e nessuno avrebbe potuto rapirle.
Vediamo di scegliere anche noi, come la donna di Galilea, la parte migliore: e, sollevandoci dalle preoccupazioni quotidiane e, dalle materialità della vita, cerchiamo il segreto della calma inalterata, della serenità imperturbabile, della forza invincibile, nella sfera superiore della fede e dell’ideale cristiano, là dove Maria di Betania l’attingeva: ai piedi di Gesù.