L’automa, l’ambiente e il giornalismo

L’intelligenza artificiale arriva nel mondo dell’informazione ponendo seri problemi anche a quella ambientale. I giornalisti e il mondo dell’informazione, compresa quella ambientale, sono pronti all’arrivo delle macchine? No, il motivo è semplice. Si pensa che l’informazione e la comunicazione siano un lavoro d’intelligenza troppo elevata perchè possa essere sostituito da computer e robot. Ed è vero solo in parte. Se da un lato possiamo osservare che il report di McKinsey sulla diminuzione del lavoro causata dai robot e dall’intelligenza artificiale mette solo una piccola fetta del giornalismo nel calderone di chi perderà  il lavoro entro il 2050 – il 50% in meno, 350 milioni in Cina e 11 milioni in Italia, di posti di lavoro persi  – sotto a un altro profilo si può notare che l’intelligenza artificiale cambierà  in maniera drastica il modo di lavorare anche dei giornalisti. Un interessante articolo uscito sul sito European Journalism Observatory, scritto da Thomas Schmidt, fa il punto delle prospettive non al 2050 ma al 2027.

 

 

L’’articolo descrive la giornata di un giornalista, su un’’auto a guida autonoma e mentre l’’assistente virtuale gli legge la rassegna stampa, i sensori dell’’auto rilevano un deterioramento nella qualità dell’’aria. Un’’analisi statistica immediata scopre che la cosa è inusuale; il giornalista, con un programma di mappatura dei social, scopre che si discute dei problemi respiratori dei bambini. Allora, sempre in auto, scarica le immagini dalle telecamere e consulta i registri pubblici con un’’analisi automatizzata del testo. Per fare un’’ulteriore verifica invia dei droni con fotocamere e li segue con gli occhiali per la realtà virtuale. In seguito intervista i protagonisti, cittadini e fonti ufficiali e su queste ultime le tecnologie d’i analisi vocale interpretano il tono della voce riscontrando esitazione e nervosismo”. Fatto questo, il giornalista è pronto a dettare la storia ad una apposita App che esegue autonomamente e automaticamente anche il controllo ortografico, la formattazione e la pubblicazione del testo.

 

Potrebbe sembrare fantascienza e invece si tratta di un esempio basato su un report dell’’Associated Press, “The Future of Augmented Journalism: A Guide for Newsrooms in the Age of Smart Machines“, dedicato al ruolo dell’’intelligenza artificiale nel giornalismo. L’articolo di Schmidt analizza altre questioni; noi però ora vorremmo provare a calare questa esperienza, futura, nel giornalismo italiano in generale e in quello ambientale nel particolare. La prima questione è: siamo pronti? No, per niente. Il giornalismo ambientale in Italia non se li pone nemmeno lontanamente questi problemi. Eppure si tratta di una questione di sopravvivenza dell’’informazione ambientale. L’’accesso a queste tecnologie, e quindi all’e informazioni che ne deriva, passa attraverso la possibilità di potersele permettere, ma soprattutto richiede giornalisti “ibridi” che sappiano fare inchieste, maneggiando agevolmente questi strumenti. Un problema comune a tutte le professioni e centrale nel nostro tempo come sostiene fra gli altri il professor Piero Dominici in molti suoi interventi:
“Il futuro sarà delle “figure ibride”, dei “manager della complessità”, di chi saprà «abitare quelli che oggi consideriamo come limiti e confini tra i saperi”.

 

Tornando al mestiere di informare e alla sua attualizzazione: servono dunque  risorse economiche e professionalità maggiormente specializzate, che nel panorama del giornalismo italiano non ci sono e che, a nostro avviso, potrebbero non esserci per lungo tempo, creando una vera e propria barriera all’a diffusione dell’informazione, specialmente di quella specializzata.  Il tutto in un panorama nel quale spesso il giornalista è un freelance, precario, pagato poco e male, esterno alle redazioni e con scarsi strumenti tecnologici – cosa che oltrettuto impedisce anche  la formazione all’’innovazione. La scommessa sarà fare in modo che tutti i giornalisti possano accedere a tecnologie di questo tipo e che siano retribuiti in maniera equa per il loro lavoro. L’’alternativa è la perdita dell’’informazione di qualità, in un momento storico nel quale è proprio la qualità a fare la differenza. In particolare in settori specialistici, ad esempio quello  ambientale, dove è ancora più determinante lavorare sulla qualità per affrontare  le molte e urgenti sfide – ad esempio il rebus delle mutazioni climatiche – , che ci troveremo ad affrontare.

 

Questo contributo è stato scritto dal nostro associato Sergio Ferraris giornalista scientifico e direttore responsabile ed editoriale di QualEnergia

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Tratto da: www.lsdi.it
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