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Il kernel è il nocciolo del sistema operativo. I programmi utilizzano le funzioni fornite dal kernel e in questa maniera sono sollevati dall'agire direttamente con la CPU.
Il kernel Linux è costituito normalmente da un file soltanto, il cui nome può essere vmlinuz, oppure zImage, bzImage e altri ancora, ma può comprendere anche moduli aggiuntivi per la gestione di componenti hardware specifici che devono poter essere attivati e disattivati durante il funzionamento del sistema.
Quando si fa riferimento a un kernel in cui tutte le funzionalità che servono sono incluse nel file principale, si parla di kernel monolitico, mentre quando parte di queste sono poste all'interno di moduli esterni, si parla di kernel modulare. Il kernel monolitico ha il vantaggio di avere tutto in un file, ma nello stesso modo è rigido e non permette di liberare risorse quando le unità periferiche gestite non servono. Il kernel modulare ha il vantaggio di poter disattivare e riattivare i moduli a seconda delle esigenze, in particolare quando moduli distinti gestiscono in modo diverso lo stesso tipo di unità periferica. Tuttavia, a causa della frammentazione in molti file, l'uso dei moduli può essere fonte di errori.
In generale, l'uso dei kernel modulari dovrebbe essere riservato agli utilizzatori che hanno già un'esperienza sufficiente nella gestione dei kernel monolitici. In ogni caso, ci possono essere situazioni in cui l'uso di un kernel modulare è praticamente indispensabile, per esempio quando un certo tipo di dispositivo fisico può essere gestito in vari modi differenti e conflittuali, ma si tratta di situazioni rare.
Le distribuzioni GNU/Linux tendono a fornire agli utilizzatori un kernel modulare per usi generali. Anche se questo si adatterà sicuramente alla maggior parte delle configurazioni, ci sono situazioni particolari dove è preferibile costruire un proprio kernel, monolitico o modulare che sia.
Per poter comprendere il procedimento di compilazione descritto in questo capitolo, occorre sapere come si compila e si installa un programma tipico distribuito in forma sorgente, come descritto nel capitolo 20.
Il procedimento descritto in questa sezione serve per generare un kernel monolitico, cioè un kernel in un solo file.
Per poter procedere alla compilazione del kernel è necessario avere installato gli strumenti di sviluppo software, cioè il compilatore e i sorgenti del kernel. In particolare, i sorgenti del kernel possono anche essere reperiti presso vari siti che offrono l'accesso attraverso il protocollo FTP. In tal caso si può fare una ricerca per i file che iniziano per linux-x.y.z.tar.gz, dove x.y.z sono i numeri della versione.
Il numero di versione del kernel Linux è strutturato in tre livelli: x.y.z, dove il primo, x, rappresenta il valore più importante, mentre l'ultimo, z, rappresenta quello meno importante. Quello che conta, è porre attenzione al valore intermedio: y. Se si tratta di un numero pari, la versione si riferisce a un kernel ritenuto sufficientemente stabile, mentre un numero dispari rappresenta una versione destinata agli sviluppatori e non ritenuta adatta per l'utilizzo normale.
Se i sorgenti sono stati installati attraverso un disco (un CD-ROM) di una distribuzione, questi si troveranno al loro posto, altrimenti occorre provvedere a installarli manualmente. La posizione standard in cui devono trovarsi i sorgenti del kernel è la directory /usr/src/linux/. Se si utilizza un'altra posizione è necessario un collegamento simbolico che permetta di raggiungere i sorgenti nel modo prestabilito.
Occorre inoltre verificare che tre collegamenti simbolici contenuti nella directory /usr/include/ siano corretti. (1)
asm --> /usr/src/linux/include/asm-i386/
linux --> /usr/src/linux/include/linux/
scsi --> /usr/src/linux/include/scsi
È evidente che il primo, asm, dipende dal tipo di piattaforma hardware utilizzato.
Una volta installati i sorgenti del kernel, si può passare alla configurazione che precede la compilazione. Per questo, ci si posiziona nella directory dei sorgenti; quindi, dopo aver letto il file README, si può procedere come mostrato nel seguito.
# cd /usr/src/linux
La directory corrente deve essere quella a partire dalla quale si diramano i sorgenti del kernel.
# make mrproper
Serve a eliminare file e collegamenti vecchi che potrebbero interferire con una nuova compilazione.
# make config
È l'operazione più delicata attraverso la quale si definiscono le caratteristiche e i componenti del kernel che si vuole ottenere. Ogni volta che si esegue questa operazione viene riutilizzato il file .config contenente la configurazione impostata precedentemente, mentre alla fine la nuova configurazione viene salvata nello stesso file. Di conseguenza, ripetendo il procedimento make config, le scelte predefinite corrisponderanno a quelle effettuate precedentemente.
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Il comando make mrproper elimina il file |
Se si dispone di un kernel recente, in alternativa a make config che è un metodo piuttosto spartano di configurare il sistema, si possono utilizzare:
# make menuconfig
un sistema di configurazione a menù basato su testo;
# make xconfig
un sistema di configurazione a menù grafico per X.
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Figura 29.1. Il menù principale della configurazione del kernel attraverso il comando make menuconfig.
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Figura 29.2. Uno dei menù della configurazione del kernel attraverso il comando make xconfig.
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Dopo la definizione della configurazione, si può passare alla compilazione del kernel relativo, utilizzando la sequenza di comandi seguente:
# make dep
# make clean
# make bzImage
Si tratta di tre operazioni che si possono avviare tranquillamente in questo modo perché non richiedono nessun tipo di interazione con l'utente. Al termine della compilazione, se questa ha avuto successo, il nuovo kernel si trova nella directory /usr/src/linux/arch/i386/boot/ con il nome bzImage (questo vale naturalmente nel caso si utilizzi l'architettura i386).
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La sigla bzImage sta per big zImage, a indicare che si tratta di un'estensione del formato zImage. Il formato zImage si otteneva con il comando make zImage, ma attualmente lo si considera obsoleto. |
Naturalmente, per fare in modo che il kernel possa essere utilizzato, questo andrà collocato dove è necessario che si trovi perché il sistema che si occupa del suo avvio possa trovarlo (parte vi). Di solito lo si copia nella directory radice o in /boot/, dandogli il nome vmlinuz (come di consueto), sistemando poi ciò che serve per il sistema di avvio che si utilizza.
Una volta realizzato un kernel è necessario fare una prova per vedere se funziona. Il modo migliore (nel senso che è meno pericoloso) per verificarne il funzionamento è quello di farne una copia in un dischetto di avvio (ovvero un dischetto di boot).(2)
# cp /usr/src/linux/arch/i386/boot/bzImage /dev/fd0
Per utilizzare correttamente questo dischetto di avvio è molto probabile che si debba intervenire prima con il programma rdev (16.1.1).
Il procedimento per la creazione di un kernel modulare inizia nello stesso modo di quello monolitico e giunge alla creazione di un file che in più ha dei riferimenti a moduli esterni che vengono compilati a parte. Questi moduli, per poter essere gestiti correttamente, necessitano di programmi di servizio che si occupano della loro attivazione e disattivazione.
In questo caso, oltre ai sorgenti del kernel sono necessari i programmi per la gestione dei moduli. Questi si trovano normalmente in archivi il cui nome è organizzato in modo simile a quello dei sorgenti del kernel: modules-x.y.z.tar.gz. La struttura della versione rappresentata dai numeri x.y.z rispecchia lo stesso meccanismo utilizzato per i sorgenti del kernel, però non ne vengono prodotte altrettante versioni: si dovrà badare a utilizzare la versione più vicina a quella del kernel che si utilizza. Questo archivio si trova normalmente nella stessa directory del sito dal quale si ottengono i sorgenti del kernel.
Anche i programmi contenuti nell'archivio modules-x.y.z.tar.gz sono in forma sorgente e prima di poterli utilizzare devono essere compilati e installati.
Per ottenere un kernel modulare, dopo la preparazione del file principale del kernel attraverso lo stesso procedimento visto nel caso di un kernel monolitico, si devono compilare i moduli.
# make modules ; make modules_install
Quello che si ottiene sono una serie di file oggetto, il cui nome ha un'estensione .o, raggruppati ordinatamente all'interno di directory discendenti da /lib/modules/x.y.z/, dove x.y.z rappresenta il numero della versione dei sorgenti del kernel. La posizione di questi file non deve essere cambiata.
La distribuzione GNU/Linux Debian mantiene una separazione netta tra i file di intestazione dei sorgenti del kernel e quelli delle librerie di sviluppo. In questo modo, non si deve più provvedere a sistemare i collegamenti simbolici nella directory /usr/include/, al massimo ci può essere la necessità di aggiornare le librerie di sviluppo.
Per il resto, la procedura per la compilazione del kernel e dei moduli potrebbe essere svolta nello stesso modo già descritto. Tuttavia, questa distribuzione mette a disposizione uno strumento accessorio, molto utile, per facilitare questa operazione, passando per la creazione di un pacchetto Debian vero e proprio. Il pacchetto in questione è denominato kernel-package e per questo scopo può essere usato direttamente senza bisogno di alcuna configurazione. È sufficiente procedere nel modo seguente:
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ci si sposta nella directory iniziale dei sorgenti del kernel;
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si procede con la configurazione del kernel che si vuole ottenere;
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ci si prepara alla compilazione;
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si esegue la compilazione generando l'archivio Debian corrispondente, nella directory precedente.
L'esempio seguente si riferisce alla compilazione di un kernel 2.2.15 (compresi i moduli eventuali) collocato nella directory /usr/src/linux-2.2.15/.
# cd /usr/src/linux-2.2.15
# make-kpkg clean
# make-kpkg --revision=custom.1.0 kernel_image
Si può osservare che la versione è stata definita dalla stringa custom.1.0. Questo è ciò che viene suggerito nella documentazione originale. In particolare, il numero «1.0» va incrementato ogni volta che si predispone una versione successiva.
Al termine si ottiene l'archivio kernel-image-2.2.15_custom.1.0_i386.deb, collocato nella directory precedente a quella dei sorgenti da cui è stato ottenuto; per installarlo basta procedere come segue:
# dpkg -i ../kernel-image-2.2.15_custom.1.0_i386.deb
Gli elementi richiesti per la configurazione del kernel prima della sua compilazione, dipendono molto dalla versione che si possiede. In particolare, può capitare che alcune voci vengano spostate da una versione all'altra del kernel.
Le varie opzioni sono raggruppate in alcuni gruppi principali, che dovrebbero guidare intuitivamente nella configurazione prima della compilazione del kernel:
Code maturity level options
selezione del dettaglio con cui si vogliono definire le voci della configurazione;
Loadable module support
Processor type and features
caratteristiche del microprocessore o dei microprocessori;
General setup
caratteristiche generali, sia fisiche, sia logiche del sistema;
Memory Technology Devices (MTD)
gestione di memorie MTD, ovvero memoria speciale che ha la proprietà di non essere volatile come la RAM comune;
Parallel port support
gestione delle porte parallele;
Plug and Play configuration
Block devices
gestione dei dispositivi a blocchi;
Multi-device support (RAID and LVM)
gestione di unità multiple di memorizzazione, come nel caso dei dischi RAID;
Networking options
funzionalità di rete in generale;
Telephony Support
gestione di hardware speciale per la telefonia digitale su IP;
ATA/IDE/MFM/RLL support
gestione di dischi ATA/ATAPI e simili;
SCSI support
gestione di unità SCSI;
IEEE 1394 (FireWire) support
gestione di un bus IEEE 1394, noto anche con il nome FireWire;
I2O device support
gestione di dispositivi periferici speciali denominati «I2O»;
Network device support
gestione specifica delle interfacce di rete, includendo alcuni protocolli usati comunemente come tunnel (per esempio PPP, SLIP e PLIP), in quanto acquistano nel sistema un nome di interfaccia;
Amateur Radio support
gestione di hardware e protocolli per le comunicazioni via radio;
IrDA subsystem support
gestione del sistema IrDA di comunicazione a raggi infrarossi;
ISDN subsystem
gestione di alcune schede speciali per la connessione a una rete ISDN (non è necessario utilizzare queste opzioni se si dispone di un «modem» ISDN esterno);
Old CD-ROM drivers (not for SCSI or IDE/ATAPI drives)
gestione di vecchi tipi di lettori CD-ROM, che non sono compatibili con gli standard ATA/ATAPI e nemmeno con lo standard SCSI;
Input core support
Character devices
gestione dei dispositivi a caratteri (terminali, porte seriali, porte parallele, mouse, ecc.);
Multimedia devices
gestione di dispositivi multimediali;
File systems
Console devices
gestione particolare della console;
Sound
gestione dell'audio;
USB support
Kernel hacking
configurazione particolare per chi vuole lavorare attivamente allo sviluppo del kernel.
Nelle sezioni seguenti vengono descritte in parte solo alcuni di questi gruppi di configurazione, mostrando qualche esempio che comunque non può esaurire il problema.
Questa sezione della procedura di configurazione si riferisce al livello di dettaglio a cui si è interessati, per quanto riguarda le opzioni di configurazione che possono essere richieste. Se si è interessati a funzionalità relativamente nuove, conviene abilitare il dettaglio massimo nella selezione delle opzioni di configurazione.
Questa sezione della procedura di configurazione permette di attivare il sistema di gestione dei moduli. I moduli sono blocchetti di kernel precompilati che possono essere attivati e disattivati durante il funzionamento del sistema. Solo alcune parti del kernel possono essere gestite in forma di modulo.
Se si intende creare un kernel modulare, è evidente la necessità di attivare questa gestione all'interno della parte principale del kernel stesso.
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Questa sezione serve a definire il tipo di microprocessore utilizzato. In generale, se si utilizza un'architettura di tipo ix86, la selezione del tipo di microprocessore 386 garantisce la creazione di un kernel compatibile nella maggior parte delle situazioni, a discapito però delle prestazioni.
Sempre nel caso di architettura di tipo ix86, è possibile abilitare l'emulazione per il coprocessore matematico (i487), che in alcuni elaboratori molto vecchi non era incluso. Di solito, l'inclusione del codice di emulazione non crea problemi di conflitti, perché viene individuata automaticamente la presenza dell'hardware relativo e l'emulazione non viene attivata se non quando necessario. In tal modo, includendo questa funzionalità si genera un kernel più compatibile.
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Questa sezione raccoglie una serie di opzioni di importanza generale, che non hanno trovato una collocazione specifica in un'altra posizione della procedura di configurazione. Mano a mano che le funzionalità del kernel Linux si estendono, aumentano le sezioni della configurazione, per cui capita che vi vengano spostate lì alcune di queste opzioni.
In particolare, all'interno di questa sezione dovrebbe essere possibile stabilire in modo preliminare:
l'utilizzo della rete;
il tipo di bus (ISA, EISA, MCA, PCI, ecc.);(3)
IPC (Inter process communication) di System V (sezione 39.3);
il tipo di programmi binari utilizzati nel sistema (ELF, a.out), oltre alla possibilità di utilizzare interpreti opportuni per altri tipi di eseguibili.
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La gestione della porta parallela non riguarda solo la stampa, dal momento che consente anche l'uso di altri tipi di unità periferiche. In questo gruppo di opzioni è possibile abilitare l'uso delle porte parallele, stabilendo eventualmente il grado di compatibilità di queste.
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La gestione del Plug & Play permette al kernel di configurare automaticamente alcuni dispositivi che aderiscono a queste specifiche.
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Un dispositivo a blocchi è quello che utilizza una comunicazione a blocchi di byte di dimensione fissa, contrapponendosi al dispositivo a caratteri con cui la comunicazione avviene byte per byte. Il dispositivo a blocchi tipico è un'unità a disco.
Merita attenzione particolare anche il dispositivo definito loopback,(4) che rappresenta in pratica un file contenente l'immagine di un disco, che viene letto come se fosse un disco o una partizione reale. Questa possibilità, tra le altre cose, consente di gestire direttamente i file che contengono la riproduzione esatta di dischetti, senza bisogno di trasferire questi file su dischetti reali.
Infine, è qui che si può abilitare e configurare la gestione dei dischi RAM, ovvero di dischi che vengono rappresentati nella memoria RAM.
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La gestione di più unità di memorizzazione in modo combinato richiede la selezione di un gruppo speciale di opzioni. Può trattarsi di dischi o partizioni ridondanti come forma di protezione dalle perdite di dati, oppure può essere un modo per fondere assieme più partizioni in una partizione logica più grande.
La configurazione delle funzionalità di rete è importante anche se il proprio elaboratore è isolato. Quando è attiva la gestione della rete, il kernel fornisce implicitamente le funzionalità di inoltro dei pacchetti, consentendo in pratica il funzionamento come router. Tuttavia, l'attivazione di ciò dipende dall'inclusione della gestione del file system /proc/ (29.2.14) e dell'interfaccia sysctl (29.2.4). Inoltre, durante il funzionamento del sistema è necessario attivare espressamente l'inoltro attraverso un comando simile a quello seguente:
# echo '1' > /proc/sys/net/ipv4/ip_forward
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La gestione relativa a IPTables, dopo aver attivato la voce
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diventa accessibile in un menù separato:
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La gestione di unità a blocchi tradizionali ed economiche, ATA/ATAPI, viene inserita in un menù apposito.
Eventualmente, si può arrivare a specificare dettagliatamente il tipo di integrato della propria interfaccia ATA, per sfruttare al massimo le sue caratteristiche, anche se questo non è indispensabile.(5)
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Questa sezione riguarda la gestione del kernel delle unità SCSI. Le interfacce SCSI non hanno uno standard comune come avviene nel caso di quelle ATA e derivate, per cui è indispensabile includere il codice specifico per tutte le interfacce che si intendono utilizzare.
In certe situazioni può essere necessario abilitare la «gestione generica» SCSI. In particolare, questo serve nel caso si preveda l'uso di un masterizzatore SCSI.
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Questa sezione riguarda la definizione delle interfacce di rete che si utilizzano, includendo anche interfacce logiche, che non corrispondono a componenti fisici veri e propri, oltre che alcuni protocolli utilizzati come tunnel nell'ambito di hardware che di solito non viene usato per le reti (per esempio il PPP con le porte seriali e il PLIP con le porte parallele).
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Un dispositivo a caratteri è quello che utilizza una comunicazione byte per byte e si contrappone a quello a blocchi con cui la comunicazione avviene attraverso l'uso di blocchi di byte di dimensione fissa.
Questo gruppo di opzioni serve a definire l'uso del terminale (che potrebbe anche essere escluso nel caso di kernel con funzioni specifiche), inteso come complesso di schermo e tastiera, delle porte seriali, delle porte parallele, dei mouse e altri componenti simili.
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È importante sottolineare il fatto che non si deve definire esplicitamente l'uso di un mouse seriale, perché per questo è sufficiente configurare la porta seriale corrispondente, mentre nel caso di mouse differenti, occorre indicare espressamente di cosa si tratta. |
In questo gruppo di opzioni appare anche un elenco di schede grafiche particolari.
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Attraverso questa sezione si definiscono i tipi di file system che si vogliono gestire. In particolare, anche i file system virtuali, come /proc/ e /dev/pty/, vengono definiti qui.
In questo gruppo di opzioni trovano posto anche quelle necessarie alla condivisione attraverso la rete, per esempio con il protocollo NFS.
È interessante osservare che è necessario specificare anche i sistemi di partizionamento dei dischi. In generale è indispensabile la gestione delle partizioni tipiche dei sistemi Dos.
Infine, è importante anche tenere in considerazione il tipo di codifica che si vuole poter utilizzare nell'ambito del file system. La codifica in questione riguarda il modo di rappresentare i nomi dei file, che potrebbe richiedere estensioni particolari. In generale viene abilitata la codifica ISO 8859-1, che è quella più frequente nel mondo occidentale.
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Quello che segue è il menù specifico per i file system di rete (come NFS):
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Questa sezione permette di definire le caratteristiche della console. In generale si tratta di affermare l'uso di una console VGA, cosa praticamente obbligatoria, salva la possibilità di compilare un kernel per un sistema senza console.
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Questo gruppo di opzioni consente di gestire le funzionalità audio, specificando l'uso di una scheda audio particolare. Un gruppo importante di schede audio è gestito da un modulo speciale, definito «OSS».
Questo gruppo di opzioni consente la gestione di adattatori USB e delle unità periferiche relative.
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Il kernel Linux è molto dinamico e il suo sviluppo prende spesso delle strade imprevedibili. Questa vitalità è molto importante per il futuro del software libero; senza di essa non ci sarebbe modo di usare domani le nuove tecnologie che verranno proposte. In questo senso, diventa difficile dare delle indicazioni precise e durature sul modo corretto di configurare il kernel prima della compilazione.
L'unica documentazione sicura sotto questo aspetto è quella che si può consultare in modo contestuale quando si utilizza il comando make menuconfig, oppure make xconfig. Eventualmente, può essere utile sapere che le informazioni che si leggono lì sono contenute nel file Documentation/Configure.help (nell'ambito dei sorgenti). Segue un estratto di questo file:
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Quando si parte da zero, è sufficiente accertarsi di eliminare il file .config, che comunque viene eliminato con il comando make mrproper. In questo modo, il programma che guida alla configurazione del kernel offre già le risposte più ovvie alle domande che fa. Naturalmente è sempre necessario leggere le prime volte il testo delle spiegazioni disponibili, fino a che si raggiunge una dimestichezza adeguata al tipo di esigenze che si hanno.
Come la documentazione interna suggerisce spesso, nella directory Documentation/ sono contenuti tanti file di testo contenenti spiegazioni particolareggiate rispetto a problemi specifici della configurazione. A questo punto dovrebbe essere evidente che non si può configurare e compilare un kernel se non si conosce minimamente la lingua inglese.
Questo tipo di lavoro passa poi necessariamente per una lunga serie di tentativi falliti (avendo cura di conservare i file .config, per poter ripartire almeno dall'ultima configurazione tentata). Tuttavia, il principiante non deve pensare di essersi messo involontariamente nei guai, perché queste difficoltà riguardano tutti, anche gli esperti, proprio perché la dinamicità nello sviluppo del kernel Linux porta continue novità.
Appunti di informatica libera 2003.06.29 --- Copyright © 2000-2003 Daniele Giacomini -- daniele @ swlibero.org
1) Questo problema dei collegamenti simbolici nella directory /usr/include/ riguarda solo alcune distribuzioni GNU/Linux. In particolare, nella distribuzione GNU/Linux Debian, le cose sono organizzate in modo da non dover toccare tale directory.
2) È bene ricordare che non si tratta di una copia nel senso normale del termine, perché in questo caso, cioè quello dell'esempio, il dischetto non contiene alcun file system. Di conseguenza, è inutile tentare poi di montare un dischetto del genere.
3) La gestione di bus ISA è solitamente implicita.
4) Il termine loop device usato qui, non deve essere confuso con loopback device usato nella configurazione dei servizi di rete.
5) Salva la convenienza di includere in ogni caso il codice necessario ad aggirare i difetti gravi di alcuni integrati del genere.
Dovrebbe essere possibile fare riferimento a questa pagina anche con il nome kernel_linux_1.html
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