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384.1.1) Come si copiano o come si creano i dischetti di avvio (boot)?
Si può leggere il dischetto creando un'immagine in un file:
# dd if=/dev/fd0 of=floppy.img[Invio](1)
Quindi si può utilizzare il file dell'immagine copiandolo in un altro dischetto già inizializzato a basso livello:
# dd if=floppy.img of=/dev/fd0[Invio]
In alternativa si può usare mkbootdisk, per crearne uno nuovo, ecco un esempio per il kernel 2.2.7:
# mkbootdisk --device /dev/fd0 2.2.7[Invio]
Oppure ancora:
# cp bzImage /dev/fd0[Invio ](2)
Per indicare la partizione del disco fisso su cui dovrà essere montato il file system principale (/) si deve utilizzare il comando rdev:
# rdev /dev/fd0 /dev/partizione [Invio](3)
Infine occorre ricordarsi di impostare nel BIOS l'avvio da dischetto.
384.1.2) Come si creano i dischetti di installazione di una distribuzione GNU/Linux Debian?
Come per i dischetti della distribuzione Red Hat, RAWRITE.EXE è un comando valido per copiare qualsiasi immagine di dischetto. Nella distribuzione GNU/Linux Debian si può trovare RAWRITE.EXE nella directory \TOOLS\RAWRITE2\ (meglio usare la versione 2), mentre le immagini dei dischetti si trovano in \DISTS\STABLE\MAIN\DISKS-I386\CURRENT\. Il numero di dischetti da usare dipende dal metodo di installazione.
384.1.3) Come si creano i dischetti di installazione di una distribuzione GNU/Linux Red Hat da Dos?
Si deve usare il programma RAWRITE.EXE presente nella directory \I386\DOSUTILS\ della distribuzione che hai. Il comando è:
D:\> RAWRITE immagine A:[Invio]
La metavariabile immagine rappresenta il nome del dell'immagine presente in \I386\IMAGES\. I file sono due per creare i due dischetti. La terza immagine è per la risoluzione dei problemi di installazione.
384.1.4) Perché FIPS.EXE non funziona all'interno di una finestra Dos?
FIPS.EXE deve essere lanciato da Dos puro, non da emulazione MS-Windows. Si deve innanzitutto eseguire la deframmentazione del disco fisso e riavviare poi in modalità Dos in seguito si esegue FIPS.EXE seguendo le istruzioni.
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È consigliabile leggere con attenzione la documentazione di FIPS.EXE, che dovrebbe trovarsi insieme all'eseguibile, facendo comunque fare le copie di sicurezza del contenuto del disco di MS-Windows (o almeno dei file non recuperabili in altri modi). |
384.1.5) Cosa significa il problema del limite dei 1 024 cilindri?(4)
Al momento di suddividere in partizioni il disco con l'uso di fdisk può capitare di vedere la segnalazione di un errore simile a quello seguente:
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Non è il caso di preoccuparsi; più che un errore è un avvertimento sul fatto che alcuni programmi (LILO) o sistemi operativi non sono in grado di accedere ai cilindri oltre il 1 024-esimo (il numero 1 023) per problemi del BIOS.
Si possono attuare gli accorgimenti seguenti:
attivazione della modalità LBA del BIOS, che traduce il disco (divide il numero dei cilindri per un certo numero e moltiplica il numero di testine per lo stesso);
creazione (e questo forse è meglio) di una partizione di avvio entro il 1 024-esimo cilindro, ad esempio /boot/ per GNU/Linux, senza abilitare la modalità LBA.
C'è da dire in ogni caso che le ultime versioni di LILO non presentano più queste limitazioni. Basta quindi procurarsi una versione aggiornata di LILO.
384.1.6) Perché dopo avere spostato il disco con MS-Windows e dopo averlo collocato come primario slave, MS-Windows non parte più? Ho aggiornato le impostazioni di LILO ma riesco ad avviare solamente GNU/Linux.
Dal BIOS si disabilita il disco fisso primario master, si salvano le impostazioni e si riavvia. In questo modo MS-Windows si trova effettivamente sul primo disco fisso in fase di avvio e così parte normalmente.
Se non dovesse partire vuol dire che si è compromesso il MBR (Master Boot Record), quindi si deve avviare con il disco di ripristino di MS-Windows, digitando il comando seguente per rimettere a posto il MBR:
# fdisk /MBR[Invio]
Al termine si riavvia da disco fisso e MS-Windows dovrebbe partire regolarmente.
Nella sezione relativa a MS-Windows si aggiungono le seguenti impostazioni:
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In questo modo i dischi vengono rimappati istantaneamente al contrario rispetto a come sono impostati.
Altro problema è cercare di installare MS-Windows su disco slave mentre sul master c'è già GNU/Linux. Per farlo, occorre prima copiare il kernel su un dischetto, in modo da poter eventualmente riavviare da floppy. Il comando necessario è:
# cat /boot/vmlinuz > /dev/fd0 [Invio]
dove /boot/vmlinuz è il percorso assoluto per raggiungere l'immagine del kernel in uso (basta provare ad avviare con il dischetto appena creato per verificare che il procedimento vada a buon fine). Successivamente si procede con i passi seguenti:
si lancia il setup di MS-Windows (avvio direttamente da CD-ROM, oppure avvio da dischetto e poi installazione da CD-ROM);
si attende che MS-Windows concluda i suoi numerosi riavvii per terminare l'installazione;
si riavvia, rientrando nel BIOS e riabilitando il primo disco fisso;
si riavvia da dischetto con il dischetto contenente l'immagine del kernel creato prima di iniziare;
da GNU/Linux, si modifica /etc/lilo.conf nel modo indicato in precedenza;
si lancia lilo.
In questo modo, avviando la macchina con LILO si dovrebbe riuscire a caricare entrambi i sistemi operativi.
384.1.7) Come si fa a esportare il CD-ROM durante l'installazione via NFS?
Si deve aggiungere il percorso al file /etc/exports facendo riferimento alle pagine di manuale di nfs(5) e di exports(5).
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Nel modello si vede la parola chiave ro, che sta per read only. Successivamente si fa ripartire l'NFS con il comando seguente:
# /etc/init.d/nfs restart[Invio]
Ovviamente bisogna avere installato il demone nfsd, oppure bisogna avere compilato il supporto per il server NFS nel kernel (c'è nei kernel 2.2, ma non è ancora del tutto stabile).
384.2.1) Come si arresta il sistema? Come si riavvia?
Per arrestare il sistema si deve dare il comando:
# shutdown -h now[Invio]
Oppure:
# init 0[Invio]
Per riavviare il sistema il comando è:
# shutdown -r now[Invio]
Oppure:
# init 6[Invio]
384.2.2) Come si disabilita il supporto per l'APM in fase di avvio?
Al prompt di LILO occorre digitare:
LILO boot: linux apm=off[Invio](5)
384.2.3) È possibile fermare l'arresto o il riavvio del sistema dopo averne dato il comando?
Per poter farlo, occorre impartire il comando:
# shutdown -c[Invio](6)
ma questa operazione di annullamento avrebbe successo esclusivamente qualora il comando shutdown fosse stato impartito mediante l'indicazione esatta del tempo di esecuzione dello stesso:
# shutdown -r ore:minuti &[Invio]
Nel caso in cui invece il comando venisse assegnato così:
# shutdown -r now[Invio]
le console virtuali e i terminali grafici verrebbero repentinamente disattivati impedendo qualsiasi tipo di operazione.
384.2.4) Esiste un modo per rendere più repentino l'arresto del sistema?
Utilizzare shutdown con l'opzione -n, comporta un riavvio e un arresto del sistema velocissimi. In ogni caso se ne sconsiglia decisamente l'uso come indicato anche nella pagina di manuale:
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384.2.5) Come si concede a tutti gli utenti la possibilità di arrestare il sistema?
Occorre attivare il bit SUID abbinando la proprietà all'utente root (SUID-root), per l'eseguibile shutdown:
# chmod 4755 /sbin/shutdown [Invio]
In questo modo shutdown verrà sempre eseguito come se fosse l'utente root a lanciarlo.
Un altro modo per ottenere lo stesso obiettivo è quello di creare un utente speciale halt. Ecco una porzione del file /etc/passwd che indica quali dovrebbero essere le impostazioni di questo ipotetico utente:
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In questa maniera l'arresto del sistema è consentito solo a coloro che hanno la password di quell'utente.
384.2.6) Come si concede a tutti gli utenti la possibilità di riavviare il sistema?
Tale operazione può essere effettuata in diversi modi; in questo caso verrà spiegato come farlo mediante il comando sudo.
Innanzitutto occorre modificare il file /etc/sudoers mediante visudo:
# visudo[Invio](7)
e aggiungere una riga tipo questa:
tizio sempronio=/sbin/shutdown -[hr] now
In questo caso tizio è l'utente e sempronio il nome della macchina; -[h|r] indica che l'utente avrà la possibilità di arrestare e di riavviare il sistema.
Una volta apportate le modifiche, per arrestare il sistema o per riavviarlo, l'utente tizio dovrà impartire:
$ sudo shutdown -h now [Invio]
oppure:
$ sudo shutdown -r now [Invio]
A questo punto egli dovrà inserire la password per proseguire con l'arresto o il riavvio del sistema.
384.2.7) Come si può impedire agli utenti del sistema di impartire il riavvio mediante la combinazione di tasti [Ctrl+Alt+Canc]?
Occorre commentare la riga contenente ctrlaltcanc nel file /etc/inittab.
384.2.8) Come funziona install-mbr in una distribuzione GNU/Linux Debian?
In Debian GNU/Linux, install-mbr aggiunge al MBR (Master Boot Record) un piccolo ma potente codice per scegliere la partizione di avvio. In realtà questo evita anche di utilizzare il MBR Dos che non è libero.
install-mbr si installa con il seguente comando:
# cd /usr/sbin[Invio]
# ./install-mbr /dev/hda[Invio](8)
Una volta installato, dal riavvio successivo del sistema, se non si preme alcun tasto, l'MBR modificato, invocherà il primo settore della prima partizione del primo disco fisso. Se invece si premerà qualche tasto, install-mbr visualizzerà il suo prompt. Quest'ultimo è costituito da lettere e numeri.
14FA:
[1]
permette l'avvio della prima partizione;
[4]
permette l'avvio della quarta partizione;
[F]
permette l'avvio da dischetto;
[A]
opzioni avanzate.
Ulteriori informazioni possono essere rilevate nel file /usr/doc/mbr/README di una distribuzione Debian GNU/Linux.
384.2.9) Come è possibile avviare un sistema GNU/Linux da un sistema Dos/MS-Windows?
Occorre utilizzare il comando LOADLIN.EXE. Prima di invocarlo però, occorre apportare qualche modifica al sistema Dos o MS-Windows. Bisogna infatti copiare LOADLIN.EXE e le immagini del kernel all'interno di una directory dell'unità da cui si intende avviare il sistema GNU/Linux.
Per invocare LOADLIN.EXE, supponendo di avere posto lo stesso comando e le immagini del kernel nella directory C:\LINUX\, abbiamo a disposizione diverse metodiche:
si può inserire la riga:
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nel file C:\CONFIG.SYS;
si può inserire il comando LOADLIN.EXE nel file C:\AUTOEXEC.BAT;
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Notiamo in quest'ultimo esempio l'opzione single che permette di avviare il sistema in modalità utente singolo.
384.2.10) Come si avvia GNU/Linux dal Boot Manager di MS-Windows NT?
Occorre innanzitutto installare LILO sulla partizione Linux. Va poi generato il file bootsect.lin contenente l'immagine del settore di avvio della partizione Linux:
# dd if=/dev/hdx of= /tmp/bootsect.lin bs=512 count=1[Invio](9)
bootsect.lin va poi copiato nella partizione di avvio di MS-Windows NT e va modificato il file boot.ini di MS-Windows NT come segue:
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Occorre infine ricordare che ogni modifica di LILO, comporta il fatto che si deve ricreare il file immagine e che si deve copiarlo nuovamente nella partizione di MS-Windows NT.
384.2.11) Ho impostato involontariamente il livello di esecuzione (runlevel) a zero e il sistema inizia la procedura di arresto non appena ha terminato l'avvio. Che posso fare?
Al prompt di LILO occorre dare il comando:
LILO boot: linux init=/bin/bash [Invio]
Si intende che linux deve essere sostituito con l'etichetta di LILO deputata al caricamento di GNU/Linux
Una volta ottenuto l'accesso al sistema si deve montare a mano in modalità lettura-scrittura il file system radice (root):
bash-2.03$ mount -n -o remount,rw /[Invio]
Questo permette di apportare le modifiche necessarie per tornare al livello di esecuzione preferito.
Un'altra soluzione consiste nell'impartire linux 1 sempre al prompt di LILO e cambiare poi repentinamente livello di esecuzione.
384.2.12) Come è possibile fare spegnere la macchina alla fine del processo di arresto?
Se la macchina in questione ha la capacità di gestire autonomamente l'alimentazione (APM), è necessario ricompilare il kernel includendo il supporto per l'APM selezionando l'opzione power off on shutdown. Dopo questa modifica la macchina dovrebbe spegnersi dopo le procedure d'arresto (shutdown). Se così non fosse, occorre verificare che nel file /etc/init.d/halt (o in /etc/rc.d/init.d/halt) sia presente l'opzione -p del comando halt.
Ecco un esempio del file halt:
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384.2.13) Come è possibile far spegnere la macchina se si dispone di una scheda madre Soyo 5-EM o Soyo 5 ema?
Occorre collegarsi al sito della Soyo (<http://www.soyo.com>) spostandosi nella sezione software. Qui troviamo una directory chiamata patch/ contenente due file di differenze (patch) per le due schede in oggetto. È necessario ora applicare i file di differenze al kernel che dovrà essere ricompilato includendo il supporto per l'APM selezionando l'opzione power off on shutdown. (10).
384.2.14) È possibile avviare la procedura di arresto del sistema con una combinazione di tasti?
Nel file /etc/inittab troviamo la seguente sezione:
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Se sostituiamo -r con -h, alla pressione contemporanea di [Ctrl+Alt+Canc] il sistema comincerà la procedura di arresto.
384.2.15) Perché in alcune distribuzioni tutti gli utenti hanno la facoltà di impartire il comando halt?
Per evitare che gli utenti possano impartire i comandi halt e shutdown, è sufficiente creare il file /etc/halt.users e aggiungere due righe ai file /etc/pam.d/halt e /etc/pam.d/shutdown in modo che risultino così:
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In questa maniera solo gli utenti menzionati in /etc/halt.users possono utilizzare halt e shutdown. Ovviamente il controllo della password per l'utente rimane, per essere sicuri che sia proprio l'utente che sta digitando colui che ha impartito il comando.
384.2.16) Come è possibile visualizzare messaggi o loghi all'avvio di GNU/Linux?
Le metodiche da utilizzare per ottenere questo risultato variano al variare del momento in cui si vuole che il messaggio o il logo venga visualizzato.
Se ad esempio vogliamo fare visualizzare al sistema un messaggio al prompt di LILO, occorre mettere nel file /etc/lilo.conf la riga:
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Per rendere effettive le modifiche occorrerà dare il comando:
# lilo[Invio]
Per ottenere questo messaggio colorato, è necessario installare Lilo-Colors che altro non è che un file di differenze per LILO. Si tenga presente che esiste un altro programma chiamato BootLogo che è un generatore di messaggi sia per la versione monocromatica che per la versione colorata di LILO.
Per avere un logo ANSI o ASCII al login di GNU/Linux possiamo utilizzare Linux Logo. Simile è Welcome2L.
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Figura 384.1. Linux Logo.
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Figura 384.2. Linux Logo in visualizzazione banner.
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Figura 384.3. Welcome2L.
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Inoltre, se ricompilando il kernel si include il supporto per fbcon, si avrà la possibilità di fare apparire durante l'avvio del sistema un pinguino in modalità grafica.
384.2.17)
KERNEL PANIC: VFS: Unable to mount root fs on 03:03
Questo tipo di errore si presenta quando il sistema non riesce a montare la radice del file system. Probabilmente c'è stato un cambiamento di disposizione dei dischi fissi (aggiunta, rimozione o inversione).
Per risolvere il problema, occorre far ripartire il sistema mediante un disco di avvio. Al prompt di LILO si deve indicare quale è la radice del file system:
LILO boot: linux 1 root=/dev/hdx[Invio](11)
Una volta ottenuto l'accesso al sistema occorre modificare il file /etc/fstab indicando il dispositivo corretto della partizione che costituisce la partizione principale. La stessa modifica va effettuata anche nel file /etc/lilo.conf e per rendere effettive le modifiche va rilanciato lilo:
# /sbin/lilo[Invio]
384.2.18) Perché dopo la ricompilazione del kernel viene visualizzato un messaggio di kernel panic?
Quando si ricompila il kernel, è possibile gestirne alcune parti in forma di modulo. Ciò che non deve assolutamente essere caricato sotto forma di modulo è ciò che è necessario in fase di avvio. Infatti, se il modulo per i dischi IDE/EIDE viene caricato sotto forma di modulo, il sistema non sarà in grado di avviarsi e produrrà un messaggio di kernel panic; questo potrebbe spiegare il problema.
384.2.19)
swapon: warning: /dev/hda1 has insecure permissions 0660, 0600 suggested
Con questo messaggio il sistema ci avverte di una condizione di scarsa sicurezza relativa ai permessi di una partizione; in questo caso si tratta della prima partizione dell'unità IDE/EIDE master primaria che possiede inutilmente i permessi di lettura e scrittura per il gruppo del proprietario.
Mediante il comando:
# chmod 0600 /dev/hda1[Invio]
si ristabiliscono i permessi corretti.
384.2.20)
Parallelizing fsck version x.yy /dev/hdxy: UNEXPECTED INCONSISTENCY; RUN fsck MANUALLY
Questo tipo di messaggio appare prevalentemente quando il sistema non è stato arrestato in maniera corretta. Per risolvere il problema occorre dare il seguente comando:
# e2fsck /dev/hdxy[Invio]
Occorre rispondere affermativamente alle eventuali richieste di clonazione di inode.
384.3.1) Come si fa a indicare che alcune directory del file system sono distribuite su dispositivi differenti?
Per fare questa operazione occorre aggiungere nel file /etc/fstab una riga per ogni dispositivo o file system remoto che si voglia montare.
Ogni riga di /etc/fstab è composta da 6 campi:
ext2;
vfat;
nfs;
swap;
iso9660;
ecc.
campo usato da dump
campo usato da fsck
Se si vuole ad esempio che venga innestata al file system principale la directory /var/ che risiede sulla terza partizione del secondo disco fisso, bisogna aggiungere la seguente riga al file /etc/fstab:
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384.3.2) Come si visualizza la struttura del file system?
Per vedere quali partizioni sono innestate al file system principale, è sufficiente impartire il comando df:
# df[Invio]
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Figura 384.4. La visualizzazione della struttura del file system.
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Per visualizzare invece il partizionamento di un'unità, si darà il comando:
# fdisk -l dispositivo[Invio](12)
384.3.3) Come si crea un file system Ext2 nella terza partizione del secondo disco fisso IDE/EIDE?
Assumendo che il partizionamento sia un'operazione già effettuata, il comando sarà:
# mke2fs /dev/hdb3[Invio]
Per controllare i blocchi difettosi ed eventualmente fissarli, si utilizza l'opzione -c di mke2fs:
# mke2fs -c /dev/hdb3[Invio]
384.3.4) Come si verifica se ci sono settori danneggiati su partizioni con file system Ext2?
Occorre impartire il comando:
# fsck.ext2 -c /dev/partizione[Invio](13)
Oppure:
# e2fsck -c partizione[Invio]
384.3.5) Come si possono ridimensionare le partizioni con file system Ext2?
Per tale scopo esistono due strumenti molto validi:
384.3.6) Come si può creare da GNU/Linux un file system Dos-FAT?
Il comando mkdosfs o il comando mkfs.msdos sono preposti a questo scopo. Ecco un esempio che mostra come creare un file system Dos-FAT nella terza partizione del secondo disco SCSI (/dev/sdb3) dopo avere verificato la presenza di settori difettosi (-n):
# mkdosfs -c /dev/sdb3[Invio]
384.3.7) Come si verifica la presenza di settori danneggiati in una partizione contenente un file system Dos-FAT?
Con il comando fsck.msdos:
# fsck.msdos -r /dev/hda1[Invio]
In questo caso sarà la prima partizione del primo disco fisso IDE/EIDE ad essere controllata e nel caso venisse trovata qualche irregolarità, verrebbe chiesto all'utente come comportarsi.
384.4.1) Se si avesse bisogno di ulteriore spazio swap, come si aggiunge?
Si può creare una partizione Linux-swap oppure un file-swap.
La partizione da rendere partizione Linux-swap si crea come tutte le altre partizioni; il file invece deve essere creato nel seguente modo:
# dd if=/dev/zero of=/file_swap bs=1024 count=1024[Invio](16)
Per rendere swap la partizione /dev/hda2, si darà il comando:
# mkswap -c /dev/hda2[Invio](17)
Per rendere invece swap il file file_swap, si darà il comando:
# mkswap /file_swap 1024[Invio]
Sono stati quindi predisposti due spazi swap che però non sono ancora utilizzati. Per farlo, occorre impartire il comando swapon:
# swapon /dev/hda1[Invio]
Oppure, nel caso del file:
# swapon file_swap[Invio]
Se non si vuole lanciare ogni volta questo comando, basta inserire nel file /etc/fstab le indicazioni del nuovo spazio di swap ed esso verrà attivato ad ogni avvio del sistema. Ecco una porzione d'esempio del file /etc/fstab.
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384.5.1) Operazioni con un dischetto Dos (file system vfat)
Come si crea in Linux un dischetto capace di ospitare file generati con un sistema operativo Dos?
Occorre innanzitutto preparare il dischetto mediante la formattazione:
# fdformat /dev/fd0[Invio]
Il dischetto appena formattato non ha ancora una struttura; bisogna infatti crearci un file system adatto. Nel nostro caso si può utilizzare l'opzione vfat o msdos.
# mkfs -t msdos /dev/fd0[Invio]
Ora che il dischetto possiede un file system, per operarvi, occorre innestarlo al file system principale in uno dei suoi punti di montaggio. Se il punto di montaggio risulta essere /mnt/floppy, il comando per la procedura di innesto sarà:
# mount /dev/fd0 /mnt/floppy[Invio]
Si procede quindi con l'operazione di copia:
# cp file.txt /mnt/floppy[Invio]
Infine si distacca il file system del dischetto da quello principale:
# umount /mnt/floppy[Invio]
384.5.2) Non riesco a montare dischetti con file system Ext2; se uso dischetti con file system Dos invece non ho problemi, perché?
Questo generalmente si verifica quando si cerca di innestare (montare) il file system di un dispositivo mediante il comando mount specificando solamente il nome del dispositivo contenente il file system da innestare o solamente il punto di montaggio. In tale maniera vengono richiamate le impostazioni riposte nel file /etc/fstab.
Nel file suddetto, nella riga riguardante /dev/fd0, in corrispondenza del campo in cui viene indicato il file system del dispositivo, sarà presente la voce msdos o vfat.
Occorre sostituirla con la voce ext2 o qualora si desideri continuare a mantenere tale impostazione in /etc/fstab occorre procedere al montaggio del file system del dischetto manualmente, indicando tutte le opzioni necessarie:
# mount -t ext2 /dev/fd0 /mnt/floppy[Invio](18)
Un'altra soluzione consiste nell'inserire un'altra riga nel file /etc/fstab contenente le indicazioni di montaggio dello stesso dispositivo contenente però un file system diverso (in questo caso ext2) da innestare su un altro punto di montaggio.
384.5.3) Come si può montare una partizione con file system NTFS (MS-Windows NT)?
Occorre ricompilare il kernel includendo l'opzione NTFS filesystem support (read only) per accedere alla partizione di MS-Windows NT.
Il seguente comando permette di montare la partizione:
# mount -t NTFS /dev/hdx /y[Invio](19)
384.5.4) Come si monta una partizione contenente MS-Windows 2000?
Il file system di MS-Windows 2000 può essere di due tipi:
NTFS;
FAT32.
Nel primo caso, l'immagine del kernel che si utilizza deve contenere il supporto per il file system NTFS (questo supporto può essere compilato all'interno dell'immagine oppure può essere caricato mediante il modulo apposito). Una volta abilitato questo supporto, il comando per effettuare il montaggio è:
# mount -t ntfs /dev/x /y[Invio](20)
Nel secondo invece, se la partizione di MS-Windows 2000 presenta un file system FAT32, allora il comando sarà il seguente:
# mount -t ntfs /dev/x /y[Invio](21)
384.5.5) Come si fa a dare agli utenti il permesso di montare il lettore dischetti e il lettore CD-ROM?
Occorre modificare il file /etc/fstab inserendo nel terzultimo campo dei dispositivi /dev/fd0 e /dev/cdrom quanto segue:
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Ecco un estratto di un /etc/fstab che contiene tale configurazione:
# cat /etc/fstab [Invio]
# /etc/fstab: static file system information. # # <file system> <mount point> <type> <options> <dump> <pass> /dev/hda2 / ext2 defaults,errors=remount-ro 0 1 /dev/hda3 none swap sw 0 0 proc /proc proc defaults 0 0 /dev/fd0 /floppy auto users,noauto 0 0 /dev/cdrom /cdrom iso9660 users,noauto 0 0 /dev/hdb7 /mnt/debian2.1 ext2 defaults,user,auto 0 0 /dev/hda1 /mnt/win95 vfat defaults,user,auto 0 0 |
384.5.6)
Ma cosa cambia se si mette user o users nei campi di /etc/fstab?
La risposta la troviamo nelle pagine di manuale di mount (mount(8)):
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384.5.7) Come si concedono tutti i permessi di una partizione ad ogni utente del sistema?
Occorre indicare nel file /etc/fstab le opzioni user, quiet ed umask:
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da mount(8):
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384.5.8)
No final new line in /etc/fstab
Questo messaggio viene visualizzato quando manca un <CR> alla fine dell'ultima riga del file /etc/fstab. Occorre aprire il file per la modifica, posizionarsi alla fine dell'ultima riga, premere [Invio] e salvare.
384.5.9) Come si fa a montare automaticamente i dischi all'avvio?
Il file /etc/fstab è un file di configurazione composto da righe. Ogni riga, oltre ad indicare quale dispositivo deve essere montato, dove deve essere agganciato al file system principale, di che tipo è (vfat, ext2, iso9660, ntfs, ecc.), presenta altre opzioni. Tra queste abbiamo l'opzione auto. Le righe che presentano tale opzione consentono al dispositivo in questione di venire montato automaticamente all'avvio del sistema, senza bisogno di alcun tipo di comando. Le partizioni che non devono essere montate automaticamente, presentano invece l'opzione noauto (il CD-ROM ad esempio) che è una delle opzioni comprese in default.
Inoltre, se un dispositivo è elencato in /etc/fstab ma non presenta l'opzione auto, sarà sufficiente impartire il comando:
# mount dispositivo[Invio]
oppure:
# mount /punto_di_montaggio[Invio]
per montare il dispositivo in questione, e sarà l'eseguibile mount a rilevare le opzioni necessarie dal file /etc/fstab.
384.5.10) Come è possibile montare le partizioni Dos/MS-Windows 9x (file system vfat)?
Per montare le partizioni Dos/MS-Windows 9x occorre disporre di un'immagine del kernel che contenga il supporto per file system vfat.
Una volta ricompilato il kernel, o se si disponesse già di un'immagine con tale supporto, per montare le partizioni Dos/MS-Windows occorrerà indicare vfat come tipo di file system:
# mount -t vfat /dispositivo / punto_di_montaggio[Invio]
384.5.11) Effettuando il login da un'altra console, si ottengono a volte numerosi messaggi relativi a dispositivi già montati. Come si possono eliminare?
Si può evitare questo fenomeno indirizzando lo standard error su /dev/null. Il comando per montare i dispositivi in questione, risulterà così:
# mount /dispositivo /punto_di_montaggio 2>/dev/null[Invio]
2> è appunto il comando di reindirizzamento dello standard error.
Generalmente questo accade solo se il dispositivo o i dispositivi in questione, vengono montati a mano. Montare i dischi di frequente utilizzo mediante il file /etc/fstab risulta essere la modalità più corretta.
384.5.12) Come è possibile accedere a partizioni GNU/Linux (file system Ext2) da MS-Windows?
Si possono usare ext2 tools (22) FSDEXT2 (23) Explore2fs (24) .
I pacchetti possono essere prelevati rispettivamente presso <ftp://ftp.pg.gda.pl/pub/linux/util/fsdext2.zip> e <http://uranus.it.swin.edu.au/~jn/linux/explore2fs.htm>.
Il primo è molto sicuro e si utilizza da riga di comando, il secondo permette di montare partizioni Ext2 come se fossero dischi Dos, solo che è molto pericoloso perché molte volte blocca i canali dell'interfaccia IDE/EIDE.
384.6.1) Installazione e configurazione di LILO
Il file di configurazione di LILO (25) è /etc/lilo.conf. Segue un esempio di /etc/lilo.conf di un sistema che presenta due dischi fissi, il primo contenente MS-Windows ed il secondo contenente GNU/Linux. LILO verrà installato sul primo disco e farà partire in maniera predefinita MS-Windows dal momento che è il primo dei due sistemi operativi indicati.
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Al prompt di LILO si avranno a disposizione 5 secondi (timeout = 50) per scegliere il sistema da avviare. Per avviare GNU/Linux occorrerà inserire linux come dichiarato nella variabile label del secondo sistema operativo.
Si deve ricordare che non basta modificare il file /etc/lilo.conf per rendere effettive le modifiche. Occorrerà invece lanciare l'eseguibile lilo:
# lilo -v[Invio](26)
384.6.2) Come posso avviare Linux con un dischetto di avvio, in maniera veloce?
I dischetti di avvio generalmente contengono, oltre al gestore degli avvii (boot loader), anche l'immagine del kernel per cui l'operazione di caricamento del sistema risulta molto lenta. Si può in ogni caso accelerare tale procedura mantenendo solo il gestore degli avvii (boot loader) su dischetto, ad esempio LILO, e utilizzando un'immagine del kernel presente sul file system principale.
Per fare questo occorre modificare il file /etc/lilo.conf che dovrà risultare simile a questo:
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Occorre a questo punto inserire un dischetto formattato nel lettore dei dischetti, e lanciare:
# lilo -v[Invio]
Al termine si riavvia il sistema assicurandosi di avere riabilitato nel BIOS l'avvio da dischetto. Può capitare, anche se è molto raro, che il kernel non si avvii. In tal caso, dopo avere verificato l'esattezza dei dati inseriti in /etc/lilo.conf, si può provare a eliminare la riga compact perché su alcuni sistemi può non funzionare. Questo comporta solamente un leggerissimo rallentamento della fase di avvio.
Il fatto di potere provare l'avvio del sistema da dischetto permette di provare in tutta sicurezza i procedimenti di avvii multipli dei sistemi operativi. Capita spesso di avere delle difficoltà nel configurare un sistema che debba poter avviare alternativamente Linux, MS-Windows 9x e MS-Windows NT. Una volta soddisfatti delle configurazioni provate su dischetto, basterà sostituire /dev/fd0 con /dev/hda e rilanciare:
# lilo -v[Invio]
384.6.3) Come si installa LILO in una posizione diversa da quella attuale?
Il file /etc/lilo.conf contiene la riga:
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Questa indica su quale dispositivo o su quale partizione dovrà essere installato LILO. Indicando /dev/hda LILO verrà installato nel settore di avvio (boot) del primo disco fisso IDE/EIDE; indicando invece /dev/hdb2, verrà installato nella seconda partizione del secondo disco fisso della prima catena IDE/EIDE. In questo ultimo caso, la partizione deve essere resa avviabile (mediante il comando a di fdisk o l'apposita casella di cfdisk).
Dopo aver fatto le modifiche, LILO deve essere rilanciato mediante il comando:
# lilo -v[Invio]
384.6.4) Come si elimina LILO?
Da un sistema con sistema operativo Dos o MS-Windows:
C:\> fdisk /mbr[Invio]
oppure, dopo avere avviato da un disco di ripristino di MS-Windows:
C:\> sys c:[Invio]
Da Linux invece:
# lilo -U[Invio]
oppure si può utilizzare dd per riscrivere il MBR originario grazie al file di backup che LILO crea al momento della sua installazione. Questo file generalmente risiede in /boot e ha di solito un nome tipo boot.xxxx (xxxx può assumere diversi valori). Il comando per riscrivere il MBR è:
# dd if=boot.xxxxx of =/dev/hda bs=446 count=1[Invio]
384.6.5) Come si fa a scegliere quale sistema operativo avviare in maniera predefinita con LILO?
Il sistema operativo che si avvia in maniera predefinita è il primo di quelli indicati nel file /etc/lilo.conf. Se ad esempio si dispone di un /etc/lilo.conf come il seguente, il sistema operativo predefinito sarà GNU/Linux
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Se invece si ha l'intenzione di rendere MS-Windows il sistema predefinito, occorrerà semplicemente invertire le sezioni image e other:
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Ogni cambiamento effettuato dovrà comunque essere sempre seguito dal comando lilo:
# lilo -v[Invio]
384.6.6) Come è possibile con LILO gestire più distribuzioni GNU/Linux sullo stesso sistema?
Assumendo che il /etc/lilo.conf sia originariamente simile a questo:
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si deduce che LILO è per ora in grado di avviare una sola distribuzione. Per permettere a LILO di avviare altre distribuzioni, sarà necessario aggiungere tante sezioni image quante saranno le ulteriori distribuzioni da avviare.
Ogni sezione image indicherà il nome dell'immagine del kernel da avviare, il suo percorso, la partizione su cui montare il file system principale (root).
Se si volesse quindi aggiungere una sezione che possa invocare una seconda distribuzione, presente su /dev/hda4, si dovrà aggiungere il seguente codice:
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Questo presume che occorre copiare nella directory /boot della prima distribuzione, l'immagine del kernel della seconda; la directory /lib/modules/x (27) deve essere copiata nella directory /lib/modules/ della prima distribuzione. linux.redhat sarà l'etichetta che servirà ad invocare la seconda distribuzione.
Ecco quindi il /etc/lilo.conf completo:
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384.6.7) Come si deve configurare LILO se sulla macchina è installato anche MS-Windows NT?
Assumendo che sul primo disco sia installato GNU/Linux e MS-Windows ad esempio sulle partizioni /dev/hda1 e /dev/hda2 e che MS-Windows NT sia installato sul disco fisso slave, il file /etc/lilo.conf dovrà essere configurato come nell'esempio seguente:
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LILO verrà quindi installato sul MBR del primo disco fisso. La configurazione ora descritta, permetterà di scegliere al prompt di LILO uno dei tre sistemi operativi mediante le tre etichette:
dos
linux
nt
La scelta di uno dei primi due sistemi operativi comporterà il loro avvio in maniera convenzionale. La scelta invece di MS-Windows NT comporterà lo scambio logico dei codici dell'identificazione dei dischi. Essi sono tipicamente 8016 per il primo disco IDE master) e 8116 per il secondo (slave). La porzione:
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effettuerà questo scambio permettendo a MS-Windows NT di trovarsi su un disco master.
Considerando questa possibilità è bene provvedere, ad installare MS-Windows NT o su un disco montato come master o su un disco slave dopo aver provveduto a disabilitare dal BIOS il disco fisso master contenente gli altri sistemi operativi. Dopo l'installazione, si dovrà reimpostare come slave il disco in oggetto.
384.6.8) Come si configura LILO se si vuole installare una distribuzione GNU/Linux sul primo disco fisso e MS-Windows su un altro?
MS-Windows per avviarsi deve risiedere nel primo disco fisso della prima catena IDE/EIDE; se questo non è possibile si deve ricorrere alle opzioni map-drive di LILO. Mediante queste opzioni, si effettuerà lo scambio logico dei codici dell'identificazione dei dischi. Essi sono 8016 per il disco master della prima catena IDE/EIDE e 8116 per il disco slave della stessa catena e così via. Lo scambio permette di rendere master dischi slave e viceversa.
Con il /etc/lilo.conf configurato in questo modo:
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MS-Windows potrà essere avviato normalmente seppure esso non risieda nel primo disco fisso della prima catena IDE/EIDE.
384.6.9) Se si reinstalla MS-Windows, il MBR contenente LILO verrà sovrascritto; come posso prevenire questo problema?
Si consiglia in genere, prima di trovarsi in situazioni spiacevoli di replicare su dischetto il proprio LILO una volta soddisfatti del suo funzionamento. Per fare questo, basta sostituire, all'interno del file /etc/lilo.conf queste righe:
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con queste altre:
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e rilanciare lilo con un dischetto inserito nel lettore:
# lilo -v[Invio]
In tal modo, qualora il MBR (Master Boot Record) venisse sovrascritto, si sarà in grado di avviare il sistema esattamente come prima ma da dischetto. A quel punto non resterà altro che rilanciare lilo assicurandosi che le impostazioni di boot, map e install siano corrette.
384.6.10) Come si può impostare una password per LILO?
L'indicazione della password per LILO deve essere posta nel file /etc/lilo.con. La sintassi è semplice ed è indicata dalla pagina di manuale di lilo.conf (1):
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La password può essere inserita sia nella sezione con le impostazioni generali che nelle singole sezioni specifiche di ogni sistema operativo.
384.6.11) Perché digitare «linux 1» al prompt di LILO consente l'accesso al sistema senza richiesta di password?
Tutto dipende dal fatto che per poter dare questo comando bisogna avere l'accesso fisico al sistema. Un server di solito, al contrario di macchine casalinghe, si trova in luoghi protetti il cui accesso è riservato a poche persone. Riavviare un server è un operazione a volte possibile esclusivamente via hardware. Ecco quindi che la possibilità di dare un comando a LILO è una facoltà riservata spesso solo a coloro che possono accedere fisicamente alla macchina. E' possibile in ogni caso impostare una password aggiungendo la riga:
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al file /etc/lilo.conf; in questo modo anche se il sistema verrà riavviato, ci sarà un controllo al prompt di LILO. Inoltre, se viene aggiunta anche la riga:
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LILO chiederà la password ogni volta che si cercherà di fornirgli degli argomenti. Dal momento che la password viene scritta in chiaro, il file dovrà essere accessibile solo da root.
384.6.12) Error 0x10 - visualizzazione di ripetuti 01 con LILO
In questi casi si deve controllare che:
il disco fisso contenente GNU/Linux sia impostato nel BIOS con la modalità LBA attivata;
la partizione radice (root) risieda entro il cilindro 1024. Se così non è, LILO non funziona. (28)
384.6.13) Da cosa può dipendere se si riceve la segnalazione della presenza di un virus nel settore di avvio (boot)?
Qualora all'avvio del sistema, dopo che sia stato scelto il sistema operativo desiderato mediante LILO, si presenti un messaggio che indichi che è stato rilevato un virus nel settore di avvio (boot), occorre disattivare dal BIOS, il controllo dei virus. Il BIOS confonde LILO con un virus. Se dopo tale operazione, il problema persistesse è probabile allora che ci sia un virus.
384.6.14) Ci sono delle valide alternative a LILO?
LILO è solo uno dei tanti gestori degli avvii (boot loader). Tra gli altri gestori liberi ricordiamo:
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Figura 384.5. Una schermata di GAG.
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Figura 384.6. Una schermata di GAG.
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Figura 384.7. Una schermata di GAG.
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Alternativamente, si deve sempre ricordare che è possibile avviare GNU/Linux tramite un dischetto di avvio (boot) o tramite Loadlin.
384.7.1) Come si può sapere quale è l'ultima versione del kernel?
Si può fare mediante finger:
[bigpaul@localhost /~]$ finger @linux.kernel.org[Invio]
o:
[bigpaul@localhost /~]$ finger @finger.kernel.org[Invio]
e verrà restituito qualcosa simile a questo:
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Figura 384.8. Il comando finger.
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384.7.2) Come si visualizza la versione del kernel in uso?
Si visualizza con uname seguito dall'opzione -n:
[bigpaul@localhost /~]$ uname -r[Invio]
384.7.3) Come è possibile conoscere il nome del file dell'immagine del kernel che è stata caricata?
Esiste la variabile BOOT_IMAGE di LILO che contiene il file dell'immagine del kernel che è stata caricata. Purtroppo essa viene azzerata da qualche processo, per cui dopo il login risulta vuota. Bisogna usarla prima di depmod in rc.sysinit per visualizzarne il valore.
Si deve ricordare comunque che con:
# uname -a[Invio]
viene restituita una riga di questo tipo:
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da cui è possibile capire almeno la versione del kernel utilizzato.
384.7.4) Come si ricompila il kernel?
La metodica qui di seguito spiegata si riferisce sia alla ricompilazione di un kernel già in utilizzo, sia alla ricompilazione di una nuova versione.
Qualora si intenda ricompilare il kernel gi presente nel sistema, occorre assicurarsi che nella directory /usr/src sia generalmente presente un collegamento simbolico chiamato linux che punti alla directory che contiene tutti i sorgenti del kernel installato. A volte non è presente tale collegamento simbolico ma c'è direttamente la directory linux. Qualora non sia presente nessuno dei due, occorre individuare la directory contenente i sorgenti e creare in /usr/src un collegamento simbolico chiamato linux che vi punti.
Se si deve invece ricompilare una nuova versione del kernel, si deve copiare il pacchetto in /usr/src e successivamente si deve decomprimerlo mediante:
# cd /usr/src/[Invio]
# tar -zxvf pacchetto.tar.gz[Invio]
In questo modo verrà creata una nuova directory chiamata linux dove sono presenti i sorgenti del nuovo kernel. Se la directory creata dal processo di decompressione non si chiama linux, si dovrà rinominarla:
# mv directory_creata linux[Invio]
o creare un collegamento simbolico simbolico ad essa:
# ln -s directory_creata linux[Invio]
Ora occorre entrare nella directory /usr/src/linux (collegamento simbolico o directory che sia) e si devono eseguire questi comandi:
# make mrproper[Invio]
(Questo comando cancella il file .config riazzerando tutte le opzioni selezionate nell'ultimo tentativo di ricompilazione.) (33)
# make menuconfig[Invio]
se si vuole una schermata interattiva testuale, oppure, per una schermata grafica:
# make xconfig[Invio]
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Figura 384.9. make xconfig.
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A questo punto si devono scegliere tutte le componenti che si desiserano utilizzare e il supporto per le periferiche di cui si dispone. A scelta ultimata, si salva la configurazione (che verrà salvata nel file .config) e si impartiscono i seguenti comandi:
# make dep[Invio]
# make clean[Invio]
# make bzImage[Invio]
che possono essere anche inclusi tutti insieme in un unico comando:
# make dep clean bzImage[Invio]
Conviene fare:
# make bzImage[Invio]
e non:
# make zImage[Invio]
perché il secondo comando crea un'immagine del kernel più grande che il LILO può non accettare; per cui conviene subito compilare con l'opzione bzImage.
Se alcune componenti sono state dichiarate come modulo, va dato il comando:
# make modules[Invio]
e subito dopo:
# make modules_install[Invio]
A questo punto l'immagine del kernel sarà stata creata nella directory /usr/src/linux/arch/i386/boot con il nome bzImage.
L'immagine va copiata nella directory /boot/:
# cp bzImage /boot[Invio]
Si deve in seguito modificare opportunamente il file /etc/lilo.conf indicando il nuovo nome dell'immagine. Nella sezione corrispondente al sistema GNU/Linux si deve inserire il nome del file dell'immagine dopo:
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Se ad esempio non si è rinominato il file dell'immagine, si dovrà inserire la riga seguente:
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Le modifiche effettuate al file /etc/lilo.conf non saranno effettive fino a che non si lancia lilo:
# /sbin/lilo[Invio]
A questo punto al riavvio, partirà la nuova versione del kernel.
384.7.5) Come funziona la ricompilazione del kernel in una distribuzione GNU/Linux Debian?
In una distribuzione GNU/Linux Debian, la gestione del kernel presenta una particolarità sebbene sia sempre possibile operare in maniera convenzionale come indicato nella LDR 384.7.4. La particolarità consiste nella possibilità di creare pacchetti Debian del proprio kernel con il vantaggio quindi di potere installare e disinstallare rapidamente diversi pacchetti del kernel e specialmente di potere facilmente utilizzare la stessa immagine su più macchine.
Per fare ciò, è necessario installare i pacchetti kernel-package e bin86. La descrizione del pacchetto kernel-package è la seguente:
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Una volta installati i suddetti pacchetti, si seguono tutti i passaggi indicati nella LDR 384.7.4 fino a make menuconfig (o make xconfig). Non serviranno quindi i seguenti comandi: make dep, make clean, make zlilo, make modules, make modules install.
A questo punto, per creare il pacchetto personalizzato, si deve impartire il seguente comando:
# make-kpkg nome[Invio](34)
Nella directory esterna ai sorgenti del kernel sarà ora presente un pacchetto deb contenente il kernel compilato e tutti i moduli necessari.
Disponendo ora di un pacchetto deb, lo si può installare:
# dpkg -i /usr/src/nome[Invio]
Per verificarne il funzionamento, si dovrà riavviare il sistema:
# shutdown -r now[Invio]
Oltre al pacchetto del kernel, make-kpkg è in grado di generare pacchetti Debian particolari:
384.7.6)
Cosa succede se copio la nuova immagine del kernel in /boot ma lì c'è la vecchia immagine?
Non è importante che l'immagine del kernel abbia sempre lo stesso nome. Si possono infatti copiare nella directory /boot/ diversi file immagine. Sarà allora compito del gestore degli avvii (boot manager) richiamare le immagini desiderate all'avvio del sistema.
Se ad esempio disponiamo di un file /etc/lilo.conf configurato nel seguente modo:
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nella directory /boot/ saranno presenti i due file immagine bzImage-2.2.0 e bzImage-2.2.5-15 che saranno invocati dal prompt di LILO mediante le etichette predefinito e prova. Si può notare che le due voci puntano alla stessa directory radice per cui si fornisce la scelta di due immagini del kernel diverse per lo stesso sistema GNU/Linux.
384.7.7) Quanto spazio occupa il sorgente del kernel? Si può cancellare dopo la ricompilazione?
I sorgenti decompressi occupano circa 60-70 Mibyte.
384.7.8) Come si applica una patch al kernel?
L'applicazione di una patch al kernel risulta una operazione molto comoda in quanto consente di evitare lo scaricamento dell'intero sorgente che è generalmente di grosse dimensioni.
Per applicare una patch al kernel, si deve innanzitutto copiare il file di modifiche (patch) all'interno della directory /usr/src/. Entrati quindi nella stessa directory mediante il comando:
# cd /usr/src[Invio]
applichiamo il file di modifiche (patch):
# bzip2 -dc nomefile.bz2 |patch -p1[Invio]
o:
# gzip -dc nomefile.gz |patch -p0[Invio]
se è in formato .gz.
Oltre a questa metodica, si può ricorrere all'eseguibile patch-kernel presente nella directory /usr/src/linux/scripts/. Con questa metodica, come nella precedente, si copiano i file di modifiche (patch) nella directory /usr/src/ e si lancia l'eseguibile patch-kernel:
# cd /usr/src/linux/scripts/patch-kernel[Invio]
patch-kernel è in pratica uno script che provvede a cercare i file di modifiche (patch) nella directory /usr/src/ e ad applicarli.
384.7.9) Dopo avere applicato una patch al kernel, la procedura di ricompilazione subisce dei cambiamenti?
No, dopo l'applicazione del file di modifiche (patch) tutti i file sono stati aggiornati e il sorgente del kernel che ne risulta è identico a quello della versione alla quale si è effettuato l'aggiornamento.
In ogni caso è bene aggiornare la configurazione con il comando:
# make oldconfig[Invio]
384.7.10) Durante la ricompilazione del kernel, viene segnalata la mancanza di wish, perché?
Wish non è altro che l'interprete Tcl. Occorre quindi installare il pacchetto tk (toolkit Tk) che in ogni caso necessita del pacchetto tcl (Tool Command Language - TCL).
I pacchetti ora descritti vengono di solito forniti con qualsiasi distribuzione.
384.7.11) Dopo avere ricompilato il kernel, come è possibile provare senza rischio l'immagine appena creata?
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La seguente procedura presume che la ricompilazione sia già stata effettuata (384.7.4) e che l'immagine del kernel rinominata in |
Il file /etc/lilo.conf attuale dovrebbe somigliare a questo:
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bzImage (o qualsiasi altro nome) è il nome dell'immagine del kernel attuale e /dev/hda3 è la partizione radice.
Se come si è detto la nuova immagine del kernel è stata copiata in /boot/, dovremo aggiungere al file lilo.conf, un'altra sezione:
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Il file lilo.conf risulterà quindi:
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Per rendere operative le modifiche apportate a lilo.conf, si dovrà rilanciare LILO:
# lilo -v[Invio](35)
Al riavvio del sistema, al prompt di LILO digitando prova verrà avviata la nuova immagine del kernel. Qualora la nuova immagine non funzionasse a dovere, sarà sempre possibile utilizzare l'etichetta linux (in ogni caso la predefinita) per caricare la vecchia immagine del kernel.
Prima di eliminare la vecchia immagine del kernel, è consigliato un certo periodo di prova. Una volta sicuri del funzionamento della nuova configurazione sarà possibile rimuovere la sezione:
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dal file /etc/lilo.conf e sostituire prova con linux. Ricordarsi sempre, dopo qualsiasi modifica al file di configurazione di LILO, di impartire:
# lilo -v[Invio]
per rendere effettive le modifiche.
384.7.12) Si può trasportare l'immagine del kernel da una distribuzione ad un'altra?
Se l'immagine del kernel da spostare include il supporto per caratteristiche del sistema ricevente, sarà un'operazione possibile. Per poter spostare il kernel sono necessari:
il file bzImage (l'immagine del kernel, presente generalmente in /boot/, può assumere qualsiasi nome);
la directory /usr/src/linux/include/;
la directory /lib/modules/x.x.xx relativa alla versione del kernel che si sta spostando.
kernel-package (384.7.5) di una distribuzione Debian GNU/Linux consente di creare un pacchetto deb di tutte le componenti di un kernel. L'utilizzo quindi dello stesso kernel, su più sistemi, risulterà quindi più semplice e versatile.
384.7.13)
A cosa serve il file initrd-x.x.xx.img nella directory /boot?
La guida The Official Red Hat Linux Reference Guide riporta quanto segue:
An initrd image is needed for loading your SCSI module at boot time. The shell script /sbin/mkinitrd can build a proper initrd image for your machine if the following conditions are met:
The loopback block device is available.
The /etc/modules.conf file has a line for your SCSI adapter; for example: alias scsi_hostadapter BusLogic
Viene richiesta un'immagine initrd per caricare il vostro modulo SCSI all'avvio. Lo script /sbin/mkinitrd può costruire un'immagine initrd corretta per la vostra macchina se si presentano le seguenti condizioni:
È disponibile il dispositivo di blocco del loopback
Il file /etc/modules.conf presenta una riga per l'adattatore SCSI; ad esempio: alias scsi_hostadapter BusL