L’incostanza e il demonio

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EL vizio della incostanza si legge nella Vita de’ Santi Padri, che un ladro, ch’avea fatto tutti i mali del mondo, si andò a confessarsi da un romito; e quando egli gli venne a dare penitenza, il ladro diceva che non la potrebbe fare perché non saprebbe adorare e non potrebbe digiunare, né fare alcuna penitenza. E allora disse lo romito: Farai questo, che a ogni Croce che tu truovi, inginocchiati e falle riverenza. E il ladro promise bene di far questo; e il romito gli perdonò tutti gli suoi peccati. E partendosi questo ladro dal romito, certi suoi nimici l’ebbono incontrato; e il ladro vide in uno scudo de’ suoi nimici dipinta la croce, e ricordandosi della penitenza che gli era data, s’inginocchiò dinanzi alla croce: e in questo mezzo gli suoi nimici l’uccisono. Essendo morto il ladro, il romito vide due Angioli che ne portavano l’anima sua in cielo; sicch’egli si cominciò forte a disdegnare, pensando che costui ch’avea fatto tanto male, ora se n’era portato in cielo per così piccola cosa. E così sopra pensando deliberò di volere ancora egli de’ diletti del mondo, perché il paradiso s’acquista molto di leggero; e lasciò il romitorio per andare al mondo. E allora il demonio incontanente prese podestà sopra di lui, e mise una ritorta nella via, e preselo per lo piede, e fecelo cadere giuso d’un sasso, in tal maniera ch’egli morì, e portonne l’anima sua allo inferno, perocch’egli non perseverò nel suo buono cominciamento. Però Cristo dice: Non chi comincia, ma quale persevera infino alla fine, quegli sarà salvo.