Lorenzo Viani – Ritorno alla patria – PDF

La Tradotta rullava nella profonda valle della Cisa tra una nuvola di bambagia, l’erbe e l’arie argentate dalla notte, che spolverava d’oro anche il cielo, velavano di spazio il rotolio del treno. I treni lontani sembravano fumate come si fanno nell’ottobre sull’aie, nelle prime giornate di stridore. I lumi delle stazioni, da anni appannati di celeste, quella notte avevano rimesso in giallo, ma rari come i fiori delle rape in un campo insidrito dal vento di marzo; anche sul mare, cielo capovolto verso l’abisso, le paranze avevano riacceso i fanali in vetta ai bompressi. I vagoni-bestiame erano stivati di soldati sonnolenti che, burattati dallo sconquassamento, si sentivano colare macinati sulle rotaie; la volontà intorpidita e il cervello sciambrottato rilassavano il senso alle membra pesanti. Qualcuno s’avvincava sul pancone, s’attortigliava al collo la mantella, sbadigliava, si tirava di peso sul compagno vicino. Su tutti i volti visibili era pace, anche su quelli incotti di terra e inselvatichiti di pelame. Il lezzo delle vestimenta negli attorcigliamenti risollevava la peste della trincea.

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