Louisa May Alcott – Piccole donne – Cap. 17 – Confidenze

Non credo di poter trovare parole bastanti per descrivere l’incontro tra madre e figlie; sono sentimenti, quelli, bellissimi per chi li prova, ma difficili a descrivere, perciò lascio campo al lettore di dar libero corso alla sua fantasia, aggiungendo soltanto che nella casa regnò felicità completa e che il desiderio di Meg fu appagato, poiché le prime cose che Beth vide nello svegliarsi dal sonno lungo e benefico furono il volto di sua madre e la piccola rosa bianca. Troppo debole per potersi meravigliare, Beth sorrise soltanto e si strinse alle braccia amate, sentendo che il suo gran desiderio era stato finalmente esaudito. Poi si addormentò di nuovo e le ragazze si misero intorno alla madre e la servirono di tutto punto, poiché ella non volle togliere la mano dalla stretta della povera manina così magra e diafana, che si aggrappava alla sua, anche nel sonno. Anna, non potendo sfogare il suo eccitamento e la sua contentezza in altro modo, aveva preparato per la viaggiatrice una colazione «monstre» e Meg e Jo imboccarono la loro madre con grande amore ed attenzione mentre udivano dalle sue labbra le varie vicende della malattia del padre. Sottovoce, per non svegliare Beth, ella narrò loro come il signor Brooke avesse promesso di restar là per curarlo; disse dei disagi e dei ritardi del viaggio causati dalla tempesta ed il conforto che le aveva dato il volto pieno di speranza di Laurie, allorché, arrivata stanca, abbattuta, mezza intirizzita dai freddo, l’aveva visto alla stazione.
Che giornata strana, ma piena di felicità tranquilla! Al di fuori tutto sembrava animato ed allegro poiché tutti erano usciti a salutare la prima neve; all’interno tutto era quieto e tranquillo; tutti dormivano, stanchi della lunga veglia; un silenzio non interrotto regnava nella casa, mentre la povera Anna mezza addormentata faceva la guardia alla porta.
Meg e Jo, beate di non aver più quel grave senso di responsabilità da sopportare, chiusero gli occhi stanchi e si riposarono finalmente, come barche sbattute dalla tempesta che trovano riposo in un porto tranquillo.
La signora March non volle lasciare il capezzale di Beth ma si addormentò nel suo seggiolone, svegliandosi ogni tanto però, per toccare o spiare i movimenti della sua bambina tal quale come un avaro che gioisce del ritrovato tesoro. Laurie intanto, di gran corsa era andato a consolare Amy e là raccontò tutto con tanto sentimento che anche la zia March si asciugò due lacrime e non disse neanche una volta: — Te l’ho detto io. —
Amy si mostrò così forte in questa occasione da far credere che le preghiere nella cappella avessero già cominciato a portare i loro frutti. Asciugò subito le lacrime, ritenne il desiderio che aveva di rivedere sua madre e non pensò neanche all’anellino di turchesi, tanto che la vecchia dovette convenire con Laurie che era proprio «una brava donnina».
Anche Polly parve esser conscio di qualcosa di anormale perché la chiamò una «buona bambina», pregò che Dio la benedisse e le domandò se «voleva fare una passeggiata, cara» con la sua voce più affabile e cortese. Volentieri avrebbe accettato l’invito di andar fuori quella bella giornata, ma vedendo che Laurie chiudeva ogni tanto gli occhi, nonostante gli eroici sforzi che faceva per tenersi sveglio, lo persuase a sdraiarsi sul sofà, mentre che ella scriveva un bigliettino a sua madre. Il bigliettino le portò via molto tempo e quando tornò, trovò Laurie che dormiva pacificamente colle due mani sotto il capo, mentre la zia March, in uno stato miracoloso di bontà angelica, aveva fatto tirar giù le tendine perché la luce non gli battesse negli occhi.
Dopo qualche tempo però incominciarono ad avere il dubbio che non si volesse svegliare fino a notte e credo che questo dubbio sarebbe diventato certezza se un grido di gioia di Amy, nel veder sua madre, non l’avesse risvegliato. Vi saranno state probabilmente molte bambine felici quel giorno, ma è mia opinione che Amy fosse la più felice mentre, seduta sulle ginocchia della mamma, le raccontava tutte le sue sventure e veniva consolata e compensata con sorrisi affettuosi e tenere carezze. Erano andate a rifugiarsi nella cappella, ove Amy l’aveva condotta spiegandole a cosa era destinata e l’idea non dispiacque alla signora March.
— Anzi, mi piace moltissimo, cara; — diss’ella, volgendo uno sguardo al libretto di preghiere, che portava segni evidenti d’esser stato spesso letto e sul bellissimo quadro colla sua cornice di semprevivi. — È una bellissima idea di avere un luogo appartato ove ci si può rifugiare quando si vuole star quieti o quando si ha qualche dispiacere. Vi sono molti brutti momenti in questa nostra vita, ma possiamo sopportarli con una certa rassegnazione se domandiamo aiuto a Colui che lo può sempre dare; vedo che la mia buona bambina incomincia ad imparare tutto questo, non è vero?
— Sì mamma; e quando torno a casa voglio avere un cantuccino nella stanza degli impicci, ove possa mettere i miei libri e la copia che ho cercato di fare di quel quadro.
Mentre Amy accennava col dito, la signora March vide sulla mano alzata, qualcosa che la fece sorridere. Non disse nulla, ma Amy vide e capì quello sguardo e dopo una piccola pausa soggiunse seriamente:
— Ti volevo parlare di questo, ma me ne sono scordata. La zia mi ha regalato oggi quest’anellino, mi ha chiamato a sé, mi ha baciata e mi ha messo l’anello in dito, dicendo che io le facevo onore e che vorrebbe tenermi sempre presso di sé. Mi ha dato anche quest’altro curioso anellino per reggere quello di turchesi che è un po’ largo. Vorrei portarli, mamma, me lo permetti?
— Sono molto bellini ma temo che tu sia troppo giovane per portare ornamenti di questo genere, Amy — disse la signora March guardando la manina rosea e grassa, su cui spiccava l’anellino celeste ed il piccolo reggianello, formato di due manine d’oro incrociate.
— Cercherò di non esser vana, mamma — disse Amy — non è perché son belli che desidererei portarli, ma è per ricordarmi qualcosa.
— Vuoi ricordarti della zia March? — domandò sua madre ridendo.
— No, è per ricordarmi di non essere egoista.
Amy aveva un’espressione così seria e pensierosa che sua madre smise di ridere e si preparò ad ascoltare con rispetto i progetti della bambina.
— Ho riflettuto molte volte seriamente sui miei difetti e sono venuta alla conclusione che il più grosso di tutti è l’egoismo; perciò voglio cercar di correggermi, se è possibile. Beth non è affatto egoista e quella è la ragione per cui tutti le vogliono bene e sono stati così disperati al solo pensiero di perderla. Voglio dunque cercar di imitare Beth e, siccome spesso spesso dimentico le mie buone risoluzioni, così credo che se avessi qualcosa da ricordarmelo sempre, sarebbe meglio. Posso provare, mamma?
— Sì, cara, ma ho più fede nel cantuccio della stanza degli impicci che nell’anello. Portalo pure se credi che ti possa aiutare e fa’ del tuo meglio e vedrai che riuscirai nel tuo intento poiché il fermo desiderio d’essere buone è già una vittoria guadagnata. Ma ora devo tornare da Beth. Sii tranquilla, piccina mia, sii buona e vedrai che presto potremo riaverti a casa.
Quella sera, mentre Meg scriveva a suo padre per dargli l’annunzio del salvo arrivo della viaggiatore, Jo entrò chetamente nella stanza di Beth e trovando sua madre al solito posto, si fermò un momento dinanzi a lei arricciandosi i capelli con un dito con un’espressione fra annoiata ed indecisa.
— Che cosa c’è, cara? — domandò la signora March, tendendole una mano con un volto che invitava alla confidenza.
— Debbo dirti qualcosa, mamma.
— Che si riferisce a Meg?
— Com’hai indovinato subito! Sì, si riferisce a Meg, e, benché sia cosa da nulla, pure mi da noia.
Quest’estate Meg lasciò un paio di guanti in casa dei Laurence e non ne riebbe che uno. Noi non ne facemmo caso, ma un giorno Teddy mi disse che l’aveva il signor Brooke e che lo teneva nella tasca del panciotto. Una volta gli è caduto in terra davanti a lui, Laurie lo ha canzonato ed il signor Brooke gli ha detto che infatti amava Meg, ma non aveva il coraggio di dirlo perché ella era tanto giovane ed egli così povero. Non ti pare una cosa orrenda?
— Credi che Meg abbia simpatia per lui? — domandò la signora March con ansietà.
— Dio ce ne liberi! Non ne so nulla io di amore e di cose di quel genere — gridò Jo con un curioso misto d’interesse e di disprezzo.
— Nei romanzi le ragazze dimostrano l’amore coll’arrossire, collo svenirsi, col dimagrare e far la figura di vere imbecilli, ma per fortuna Meg non ha nessuno di questi sintomi; mangia, beve e dorme meglio; mi guardai come il solito quando parlo di quell’uomo ed arrossisce soltanto quando Laurie scherza sull’amore e gli amanti. Io gli ho proibito di parlare di certe cose, ma egli non se ne da per inteso.
— Perciò credi che Meg non abbia alcuna affezione per John?
— Per chi? — domandò Jo meravigliata.
— Pel signor Brooke; lo chiamo John adesso; cominciammo a chiamarlo così all’ospedale e siccome a lui faceva piacere così adesso abbiamo preso questa abitudine.
— Oh Dio! Allora tu non sarai certamente contraria! È stato buono con papà e non avrai il coraggio di mandarlo via, ma lascerai che sposi Meg se vuole! Brutto ipocrita! Andar a fare il grazioso con te e papà per costringervi a volergli bene e a non contrariarlo! — gridò Jo, tirandosi di nuovo i capelli con un gesto di rabbia.
— Cara mia, non t’inquietare e ti dirò com’è andata. John, come sai, venne con me per far piacere al signor Laurence e fu così buono ed affettuoso con tuo padre che non potemmo far a meno di volergli bene. Ha parlato però apertamente ed onorevolmente di Meg, ci ha detto che l’amava, ma che si sarebbe fatto una posizione prima di chiederle di sposarlo. Voleva soltanto aver da noi il permesso di farsi amare da lei se gli era possibile. È un eccellente giovane e noi non abbiamo potuto rispondergli con un rifiuto, benché io non acconsentirò che Meg si leghi con una promessa alla sua età.
— Ma certo! Sarebbe una idiozia! Lo sapevo io che c’era qualcosa per aria! È anche peggio di quello che m’immaginavo! Ah, se potessi sposar Meg io stessa! Almeno non andrebbe via di casa!
Questo nuovo metodo di tenersi la sorella fece sorridere la signora March, che aggiunse però seriamente: — Jo, ho fiducia in te, non desidero che Meg sappia nulla di tutto questo. Quando John ritorna e li vedrò insieme potrò giudicare meglio dei suoi sentimenti.
— Lo vedrà subito in quei begli occhi scuri, di cui parla sempre ed allora tutto sarà finito! Il suo cuore è così molle che si struggerà come il burro al sole ai primi sguardi di triglia! Vedo già come andrà a finire: Meg sarà assorta dal suo caro John, lui, raccapezzerà in qualche modo qualche soldo, se la sposerà ed ecco già un vuoto nella famiglia! Ed io sarò così dispiacente e resterò sola! Oh Dio mio! Se fossimo stati tutti ragazzi! Almeno non ci sarebbero seccature! E Jo appoggiò il mento sulle ginocchia e minacciò, in un’attitudine sconsolata, il colpevole John. La signora March diede un sospiro e Jo si voltò a guardarla con aria più soddisfatta.
— Non ti piace eh mamma? Ho piacere! tanto piacere! Via, mandiamolo a farsi benedire e non diciamo nulla a Meg! Così saremo di nuovo uniti come prima!
— Ho fatto male a sospirare, Jo. È una cosa naturale e giusta che voi tutte dobbiate avere un giorno una casa vostra; ma sarebbe mio desiderio tenermi le mie ragazze il più possibile e mi dispiace che questa cosa sia avvenuta così presto! Meg ha soltanto diciassette anni e ci vorrà un po’ di tempo prima che John possa farsi una posizione. Però tuo padre ed io abbiamo deciso che Meg non si legherà con alcuna promessa né si sposerà prima di vent’anni. Se lei e John si amano possono aspettare e mettere così a prova il loro amore. Meg è molto coscienziosa e non ho paura che lo tratti male o che cambi di idea da, un momento all’altro. Cara la mia bimba! Spero che sarà felice!
— Non saresti più contenta se sposasse un uomo ricco? — disse Jo, vedendo che la voce di sua madre tremava leggermente, pronunziando queste ultime parole.
— Il denaro è una cosa buona ed utile, Jo, ed io spero che le mie ragazze non dovranno mai sentirne la privazione né desiderarlo troppo ardentemente. Mi piacerebbe che John avesse una posizione bella e sicura, tanto da poter vivere senza indebitarsi di una vita tranquilla ed agiata. Sono contenta allo stesso tempo che Meg cominci la sua vita umilmente perché, se non mi sbaglio, essa si potrà chiamare ricca di possedere un cuore d’oro, e credo che questa sia la più grande delle fortune.
— Capisco, mamma, e sono pienamente d’accordo con te, ma sono delusa nelle mie aspettative. Io avevo già deciso che Meg doveva sposare Teddy ed esser felice e ricca per tutta la vita. Non sarebbe una bella cosa? — domandò Jo, guardando sua madre con un volto pieno di soddisfazione.
— Teddy è più giovane di lei — incominciò la signora March, ma Jo l’interruppe:
— Oh, questo non importa! È molto grande e serio per la sua età: può essere un uomo se vuole. E poi è ricco e generoso e buono e ci vuol bene a tutti; ed è un vero peccato che il mio piano vada in fumo!
— Ho paura che Laurie non sia abbastanza serio per Meg ed è troppo banderuola, ora come ora, perché ci si possa contare. Non far piani, Jo, ma lascia fare al tempo. Non possiamo occuparci di queste questioni e faremo bene di non creare romanzi immaginari, che potrebbero guastare la nostra amicizia.
— Beh, non ne parliamo più! Ma dispiace di vedere che le cose vanno tutte alla rovescia, quando sarebbe tanto facile raddrizzarle con una tirata da una parte ed una forbiciata dall’altra. Se almeno potessimo portare sulla testa dei ferri da stirare per impedirci di crescere! Ma i bocci vogliono diventare rose ed i cuccioli cani, ed è un gran peccato!
— Cosa parlate di ferri da stirare e di cuccioli? — chiese Meg, entrando nella stanza con in mano la lettera terminata.
— È uno dei miei soliti stupidi discorsi. Io vado a letto; vieni via, Peggy, — disse Jo alzandosi e stirando le sue lunghe braccia.
— Va benissimo ed è scritta molto bene. Aggiungi per piacere che mando i miei affettuosi saluti a John — disse la signora March mentre scorreva la lettera e la rendeva a Meg.
— Lo chiami John? — disse Meg sorridendo e fissando coi suoi tocchi innocenti quelli di sua madre.
— Sì, è stato per noi come un figlio e gli vogliamo molto bene — replicò la signora, guardando Meg con uno sguardo indagatore.
— Ne stono contenta; egli è tanto solo! Buona notte, mamma cara. È una gran gioia averti di ritorno — fu la calma risposta di Meg.
Il bacio che le dette sua madre fu molto tenero e, mentre se ne andava, la signora March disse con un misto di soddisfazione e di rimpianto: — Non ama ancora John, ma imparerà presto ad amarlo.