Louisa May Alcott – Piccole donne – Cap. 18 – Laurie fa malanni e Jo fa la pace

La faccia che Jo aveva il giorno dopo era proprio meritevole di studio; il segreto le pesava ed aveva un bel da fare per non darsi arie di importanza e di mistero. Meg l’osservò, ma non si prese la pena di far delle domande, perché sapeva ormai che il miglior modo di prendere Jo era quello di trattarla colla legge dei contrasti; era perciò sicurissima che se non avesse chiesto nulla, avrebbe prima o poi saputo tutto. Fu quindi abbastanza: meravigliata quando si accorse che non solo il silenzio perdurava ma che Jo prendeva delle arie protettrici che facevano proprio arrabbiare Meg. Ella allora, per parte sua, si pose su di un piede di dignitosa riserva e si occupò di sua madre. Jo fu quindi lasciata a sé stessa, poiché la signora March aveva preso il suo posto d’infermiera e l’aveva pregata di riposarsi, di muoversi, di divertirsi dopo la lunga prigionia. Essendo Amy lontana, l’unico rifugio era Laurie, ma pur piacendole molto la sua compagnia essa lo temeva un poco in quel momento, perché egli era un terribile indagatore ed essa temeva che sarebbe riuscito a strapparle il suo segreto.
Ed aveva proprio ragione. Infatti il ragazzo, amante di marachelle, appena ebbe il sospetto di un qualche mistero, decise di scoprirlo e cominciò a tormentar Jo. Egli la lusingò, cercò di corromperla, la canzonò, minacciò, sgridò; finse indifferenza per farle dire la verità senza che essa se ne accorgesse; dichiarò che sapeva tutto, poi che non gliene importava nulla; e finalmente, a forza, di perseveranza, riuscì a capire che si trattava di Meg e del signor Brooke. Indignato per non essere stato preso per confidente dal suo precettare, si mise all’opera per inventare una vendetta pari all’offesa. Meg intanto aveva apparentemente dimenticata la cosa ed era assorta in preparativi per il ritorno del padre, ma, ad un tratto, un cambiamento sembrò operarsi in lei e per un giorno o due fu proprio diversa dal solito. Si turbava quando le parlavano, arrossiva quando la guardavano, era quieta quieta e cuciva con aria timida e pensierosa. Alle domande della madre rispondeva che stava benissimo e faceva tacer Jo pregandola di lasciarla in pace.
— Lo sento nell’aria…. l’amore, voglio dire…. e sta per cascarci. Ne hai tutti i sintomi: è distratta, di cattiv’umore, non mangia, non dorme e sta sempre rincantucciata. L’ho sentita cantare quella canzone del «ruscello dalla voce cristallina» e una volta ha detto «John» come dici tu ed è diventata rossa come un papavero. Che cosa faremo mai? — disse Jo, pronta a prendere qualunque provvedimento, fosse pure la violenza.
— Non c’è altro da fare che aspettare. Lasciala stare, sii gentile e paziente; il ritorno di papà accomoderà tutto — rispose la mamma.
— Ecco una lettera per te, Meg, tutta sigillata. Com’è buffo! Teddy non sigilla mai le mie — disse Jo, il giorno dopo, mentre distribuiva ciò che era contenuto nella cassetta postale.
La signora March e Jo erano immerse nelle loro letture quando un rumore fatto da Meg le fece volgere all’improvviso; essa stava fissando la sua lettera con una faccia spaventata.
— Bimba mia, che cosa c’è? — gridò sua madre, correndo a lei, mentre Jo cercava di prendere il foglio, causa di tanto turbamento.
— È tutto falso, non l’ha mandata lui…. oh Jo, com’hai potuto farlo? — e Meg nascose la faccia tra le mani, piangendo come se il suo cuore fosse spezzato.
— Io? Io non ho fatto nulla! Ma di che cosa parla? — gridò Jo esterrefatta. I dolci occhi di Meg brillavano di rancore mentre, tirando fuori di tasca una lettera spiegazzata e gettandola a Jo, diceva in tono di rimprovero:
— Tu l’hai scritta e quel cattivo ragazzo ti ha aiutata. Come potete essere così sgarbati, così vili, così crudeli con noi due?
Jo l’udì appena perché tanto lei che sua madre stavano leggendo il biglietto, scritto in una calligrafia contraffatta.
«Mia carissima Margherita, non posso frenare più a lungo la mia passione e devo conoscere il mio destino prima di tornare. Non ho ancora il coraggio di parlare ai tuoi genitori, ma credo che acconsentirebbero se sapessero che ci adoriamo. Il signor Laurence mi aiuterà ad ottenere qualche buon posto e allora, mia amata, mi renderai felice. Ti supplico di non dir ancora nulla alla tua famiglia, ma di mandarmi una parola di speranza per mezzo di Laurie.
Il tuo devoto John».
— Ah, il birbante! Ecco la vendetta per il mio silenzio! Gli darò una buona sgridata e lo porterò qui a chiedere scusa — gridò Jo, bruciando dal desiderio di compier immediatamente giustizia. Ma la mamma lo trattenne, dicendo con uno sguardo che aveva raramente:
— Fermati, Jo; devi scolparti prima. Tu stessa hai giuocato tanti tiri che temo tu possa aver avuto una mano anche in questo.
— Sulla mia parola, mamma, non l’ho fatto. Non ho mai visto questo biglietto, non ne so assolutamente nulla, quant’è vero che vivo! — disse Jo con tanta sincerità che le credettero. — Se fossi stata io l’avrei fatto molto meglio ed avrei scritto un biglietto più sensato di questo. Credo che avresti dovuto capire che il signor Brooke non scriverebbe certa roba — aggiunse, gettando via il foglio con disprezzo.
— Assomiglia alla sua scrittura però — mormorò Meg, confrontandolo col biglietto che aveva in mano.
— Oh, Meg, non hai mica risposto? — esclamò la signora March molto turbata.
— Sì, ho risposto! — e Meg nascose di nuovo la faccia sopraffatta dalla vergogna.
— Ecco un bel pasticcio! Lasciami portar qui quel cattivo ragazzo perché si spieghi ed abbia una buona predica. Non posso aver pace finché non l’acciuffo — e Jo s’avviò di nuovo verso la porta.
— Zitta! lascia fare a me, perché la cosa è assai più grave di quel che credevo. Margherita, raccontami tutto — ordinò la signora March, sedendosi vicino a Meg e trattenendo Jo per paura che fuggisse.
— Ho ricevuto la prima lettera da Laurie che sembrava non saperne niente — incominciò Meg senza alzar gli occhi — Ero preoccupata in principio e volevo dirtelo; poi mi sono ricordata quanto ti piaceva il signor Brooke ed ho pensato che non ti sarebbe dispiaciuto se custodivo alcuni giorni il mio piccolo segreto. Sono così sciocca che mi piaceva pensare che nessuno lo sapesse; e mentre pensavo alla risposta mi pareva di essere come una di quelle ragazze dei romanzi. Perdonami mamma; sconto ora la mia sciocchezza. Non potrò mai più guardarlo in fiaccala.
— Che cosa gli hai risposto?
— Ho detto soltanto che ero troppo giovane per decidere, che non desideravo aver segreti con te, e che doveva quindi parlare a papà. Gli ero molto grata per la sua gentilezza e sarei stata la sua amica, ma nulla più, per molto tempo.
La signora March sorrise, come se fosse contenta, e Jo batté le mani, esclamando con una risata:
— Sei proprio paragonabile a Carolina Percy, che era un miracolo di prudenza! Ma avanti, Meg! E che cosa ha egli risposto?
— Scrive in modo completamente diverso, dicendomi che non mi ha mai mandato una lettera di amore e che è molto dispiacente che la mia sventata sorella Jo si prenda tali libertà coi nostri nomi. È molto gentile e rispettoso. Ma pensa che cosa orribile!
Meg, l’immagine della disperazione, ai appoggiò a sua madre e Jo continuò a passeggiare in su e giù per la stanza, dando a Laurie ogni sorta di titoli. Tutt’ad un tratto si fermò, afferrò i due biglietti e dopo averli osservati attentamente disse con fermezza:
— Io non credo che Brooke abbia visto né l’una, né l’altra di queste lettere. Teddy le ha scritte tutt’e due e conserva la tua per mostrarmela e vendicarsi perché non gli ho voluto svelare il mio segreto.
— Non aver segreti, Jo; dillo alla mamma così sarai al sicuro…. come avrei dovuto far io! — disse Meg con aria ammonitrice.
— Dio ti benedica, bimba mia, me l’ha detto la mamma!
— Basta, Jo; io calmerò Meg mentre tu vai a cercar Laurie. Voglio andare a fondo della questione e mettere immediatamente un freno a simili tiri.
Jo corse via subito e la signora March confidò con molto tatto a Meg i veri sentimenti del signor Brooke a suo riguardo e quando ebbe finito concluse: — Ora, mia cara bambina, sta a te il decidere; quali sono i tuoi sentimenti!? Gli vuoi bene abbastanza da aspettare che egli possa farsi una posizione oppure preferisci esser perfettamente libera?
— Sono stata così seccata ed annoiata da questa storia che non voglio pel momento aver a che fare con innamorati, forse mai…. — rispose Meg con petulanza. — Se John non sa veramente nulla di questa faccenda, non gli dir nulla e fai in modo che Laurie e Jo stiano zitti. Non voglio esser ingannata e derisa e passar per burattina…. o anche peggio! È una vera vergogna!
Vedendo che Meg, generalmente di carattere così dolce e pieghevole, era così irritata ed inquieta per questo scherzo di cattivo genere, la signora March fece di tutto per calmarla, promettendole il più assoluto silenzio e la massima discrezione. Appena si udirono nell’anticamera i passi di Laurie, Meg si nascose nello studio e la signora March ricevette sola il colpevole. Si udì per circa una mezz’ora un mormorio di voci, ora basse, ora concitate, ma quello che successe durante il colloquio non fu raccontato mai ad alcuno.
Quando le ragazze vennero chiamate dalla madre esse trovarono Laurie che le stava vicino con una aria così compunta e vergognosa che Jo in cuor suo gli perdonò immediatamente, ma non credette prudente di mostrarlo. Meg accolse dignitosamente le sue umili scuse e fu assai calmata dall’assicurazione formale che Brooke non sapeva nulla di tutta questa faccenda.
— Non glielo dirò mai, te lo giuro; le peggiori torture non me lo strapperebbero di bocca; perdonami, Meg, sono pronto a far qualunque cosa per dimostrarti il mio pentimento — aggiunse Laurie con contrizione.
— Farò il possibile, ma è stata davvero una cosa molto poco gentile e delicata. Non mi sarei mai aspettata che tu potessi essere così finto e malizioso — replicò Meg, cercando di nascondere la sua confusione sotto un’aria di gravità e di rimprovero.
— È stata una cosa orribile e non merito perdono; non mi dovresti parlare per un mese, ma tu non lo farai, non è vero, Meg? Sei troppo buona! — e Laurie congiunse le mani in atto di preghiera e con un’espressione così supplichevole e pentita che, nonostante la sua condotta scandalosa, non fu più possibile tenergli il broncio. Meg gli perdonò e la faccia della signora March perdé un po’ della sua severità negli sforzi che faceva per mantenersi seria quando lo udì dichiarare che avrebbe fatto penitenza dei suoi peccati in tutti i modi possibili ed immaginabili, ed avrebbe strisciato in terra come un verme dinanzi alla damigella offesa. Jo stava intanto in disparte, cercando di far la severa e non riuscendo che ad atteggiare la faccia ad un’espressione di grande disapprovazione. Laurie la guardò alla sfuggita una o due volte, ma, vedendo che ella teneva duro, si sentì offeso alla sua volta; le volse le spalle, mentre parlava cogli altri e, quando fu sul punto di partire, le fece un grande inchino e, senza una parola, uscì dalla stanza. Appena egli fu partito, Jo si pentì di esser stata così dura con lui e quando Meg e la mamma andarono su nelle loro camere, si sentì molto sola e desiderò ardentemente la compagnia di Teddy. Per un po’ di tempo non cedette alla tentazione ma poi non potè più resistere ed armata di un libro che doveva riportare, traversò il giardino per andare alla casa grande.
— È in casa il signor Laurence? — domandò Jo alla cameriera che scendeva le scale.
— Sì, signorina, ma non credo che lo potrà vedere.
— Perché no? È malato?
— No, no, signorina, ma ha avuto una scenata col signorino che è in una delle sue cattive giornate e questo lo ha reso talmente furioso che non ho il coraggio di andare a picchiare alla porta.
— Dov’è Laurie?
— Chiuso in camera sua e non vuol rispondere a nessuno perché ho picchiato parecchie volte e non ha voluto aprire. Non so che cosa succederà del pranzo; è pronto già da qualche minuto e non e’è nessuno che voglia andare a tavola.
— Andrò a vedere io che cosa è successo. Io non ho paura né dell’uno né dell’altro — e senz’altro salì le scale e batté replicatamente alla porta di Laurie.
— Smetti di fare quel baccano, se no apro la porta e ti faccio smetter io — urlò il signorino in tono di minaccia.
Senza por tempo in mezzo Jo ricominciò a picchiare con più violenza di prima; la porta si aprì con fracasso e prima che Laurie potesse riaversi della sorpresa, Jo si precipitò nella stanza. Vedendo che Laurie era veramente irritato, Jo, che lo conosceva a fondo e lo sapeva prendere, seppe dare alla sua faccia un’espressione umile e contrita e, cadendo artisticamente in ginocchio, disse umilmente: — Perdonami, ti prego, se sono stata così perversa. Sono venuta a far la pace e non posso in coscienza andar via finché non l’avremo fatta.
— Benissimo, alzati e non far la cretina — fu la cavalleresca risposta.
— Grazie, approfitterò del permesso. Posso domandare, se non è indiscreto, che cosa è successo? Non direi a occhio e croce che tu sia del miglior umore!
— Sono stato sgridato e scosso come un ragazzo…. e non ho intenzione di sopportare cose simili — brontolò Laurie indignato.
— Chi ti ha gridato?
— Il nonno; se fosse stato qualcun’altro l’avrei…. — ed il povero offeso finì la frase con un gesto energico del braccio destro.
— È una sciocchezza prendersela per questo. Quante volte ti grido io e tu non te la prendi? — rispose Jo per calmarlo.
— Ma tu sei una donna e questo è molto diverso: non permetterò mai ad alcuno di trattarmi in questo modo.
— Non credo che nessuno si azzarderebbe a farlo se ti vedesse nero come sei oggi. Perché ti ha trattato così male?
— Perché non gli ho voluto dire la ragione per cui tua madre voleva parlarmi! Le avevo promesso di tacere e non volevo mancare di parola.
— Non potevi trovar modo di soddisfare tuo nonno senza svelare il segreto?
— No, voleva la verità, tutta la verità, niente altro che la verità ed io gli avrei confessato il mio torto se avessi potuto farlo senza compromettere Meg, ma siccome non lo potevo, così sono stato zitto ed ho sopportato la gridata fino al momento in cui il nonno mi ha preso per le spalle e si è messo a scuotermi come un bambino. Allora mi sono talmente inquietato, che, per paura di fare qualcosa di cui potevo poi pentirmi, sono scappato.
— Il nonno ha avuto torto, ma scommetto che già se ne pente, perciò va’ giù da lui e fa’ la pace. Se vuoi, ti aiuterò anch’io.
— Neanche per sogno! Non ho nessuna intenzione di ricevere gridate da tutti per uno scherzo, sia pure di cattivo genere, che ho voluto fare. Mi è molto rincresciuto per Meg e le ho domandato scusa, ma non chiederò scusa questa volta quando so di aver ragione.
— Non so se hai ragione.
— Egli dovrebbe fidarsi di me, e non agire con me come con un ragazzo. È inutile Jo, è tempo ormai che impari che non sono più un bambino attaccato alle sottane della mamma!
— Mamma mia, che fiammiferi che siete! sospirò Jo. — Ed ora come vuoi fare?
— Se lui mi chiede scusa e dichiara di credermi quando gli dico che non posso parlare, allora penserò a fare la pace.
— Benedetto te! Ti pare che il nonno possa chiederti scusa?
— Ed io non scendo finché non lo fa!
— Teddy, non essere ridicolo, via! Non ti intestare ed io spiegherò tutto al nonno nel miglior modo possibile. Non puoi mica rimanere in camera tua in eterno: perciò che sugo c’è a fare il tragico?
— Non ho nessuna intenzione di rimanere qui in eterno. Scapperò di casa ed andrò a fare un viaggio ed allora il nonno s’accorgerà che dico sul serio e verrà a più miti consigli.
— Me lo immagino, ma veramente tu non dovresti farlo tanto inquietare!
— Non mi far prediche! Andrò a Washington a trovare Brooke: almeno mi divertirò dopo tutte queste noie!
— Che bella cosa sarebbe! Se potessi scappare anch’io! — disse Jo, dimenticando la sua parte di mentore e pensando soltanto alla vita allegra e spensierata che avrebbero menato alla capitale.
— Vieni via! Perché no? Tu fai una bella sorpresa a tuo padre ed io a Brooke. Sarebbe proprio uno scherzo magnifico! Coraggio Jo! Lasciamo qui bene in vista una lettera dicendo che stiamo benone e partiamo subito. Io ho danaro sufficiente per tutti e due: a te farà un gran bene e non ci sarà nulla di male perché tu vai a vedere tuo padre.
Per un momento sembrò che Jo fosse sul punto di cedere: una pazzia come quella era proprio del genere che le piaceva. Era stanca di star rinchiusa, stanca della vita agitata che aveva menato negli ultimi tempi e sentiva proprio il bisogno di un po’ di cambiamento mentre che il desiderio di vedere il padre si univa a quello tentatore della libertà e del divertimento. I suoi occhi brillavano mentre guardava con infinito desiderio fuori della finestra, ma vide ad un tratto la vecchia casa dirimpetto e con un sospiro si volse, e scuotendo la testa: — Se fossi un ragazzo — disse — potrei scappare con te e godermela! Ma sono una povera ragazza e bisogna che stia al mio posto a casa mia! Non mi tentare Teddy, è un’idea da pazzi!
— Questo è il bello! — cominciò Laurie che pareva, in quel momento, in preda ad un accesso di ribellione e voleva rompere ad ogni costo i legami che lo tenevano stretto.
— Sta’ zitto! — gridò Jo coprendosi le orecchie. — Bisogna che mi prepari fino da ora ad essere una donna con tutte le restrizioni del sesso e…. tutta la modestia necessaria. Sono venuta qui per consigliarti a far del bene, non a concretare delle pazzie, che mi farebbero saltare di gioia se le potessi mettere ad effetto!
— Se lo avessi proposto a Meg, sarei stato ben certo della risposta, ma credevo che tu avessi più spirito — cominciò Laurie, col suo fare insinuante.
— Sta’ zitto, ragazzaccio! Siediti e pentiti dei tuoi peccati, invece di cercare d’indurre anche me in tentazione! Se riesco a persuadere tuo nonno a chiederti scusai, rinunzierai al tuo progetto? — domandò Jo molto seriamente.
— Sì, ma non lo farà — rispose Laurie che, in cuor suo, desiderava di rappattumarsi col nonno, ma che voleva avere prima una riparazione alla sua dignità offesa.
— Se ho potuto ottenere qualcosa dal giovane, otterrò più dal vecchio — mormorò Jo tra di sé, uscendo dalla stanza e lasciando Laurie che, con la testa tra le mani e le gomita appoggiate alla tavola, stava studiando l’orario ferroviario.
— Entrate — disse la voce burbera del signor Laurence che, quel giorno, sembrava ancor più burbera del solito.
— Sono io signore: le ho riportato il libro che mi ha prestato — rispose Jo con grande gentilezza, entrando nella stanza.
— Ne vuoi degli altri? — domandò il vecchio, tentando di non mostrare il suo malumore.
— Sì, grazie: il vecchio Sam mi è talmente piaciuto che vorrei il secondo volume — rispose Jo, pensando di ingraziarselo chiedendo il secondo volume di quell’opera dilettevole ch’egli le aveva molto raccomandata. Le scure sopracciglia aggrottate si fecero meno severe ed il signor Laurence appoggiò lo scaleo allo scaffale ove era riposta la letteratura Johnsoniana. Jo ai arrampicò fino in cima e, sedendosi sull’ultimo scalino finse di cercare il volume, ma in realtà stava scervellandosi per trovare il modo per incominciare il suo arduo e pericoloso discorso. Il signor Laurence, però, parve sospettare che qualcosa si stesse maturando in quel cervello poiché, dopo aver fatto due o tre giri per la stanza, come un orso in gabbia, si volse verso di lei ad un tratto con tale veemenza che Rasselas le cadde di mano, andando a sfasciarsi sul pavimento.
— Che cosa ha fatto questo ragazzaccio? Non cercare di difenderlo, sai? So che ha fatto qualcosa di male; l’ho capito dalla sua faccia quando è tornato a casa, ma non posso cavargli una parola di bocca e quando gli ho promesso di farlo parlare o per forza o per amore è corso in camera sua e si è chiuso a chiave.
— Ha fatto qualcosa di. male, ma gli abbiamo perdonato non solo, ma abbiamo promesso di non parlarne ad alcuno — cominciò Jo a malincuore.
— Niente affatto; non voglio che egli si scusi in questo modo e che cerchi di nascondersi dietro le vostre sottane. Se ha fatto qualcosa di male deve confessarlo, chiedere perdono ed avere la sua punizione. Dimmi la verità, Jo: non voglio essere tenuto all’oscuro di ciò che succede.
Il signor Laurence aveva un’aria così terribile in quel momento e parlava in modo così reciso che, se avesse potuto, Jo se la sarebbe volentieri data a gambe: ma, per sua sfortuna, era arrampicata in cima alla scala ed in fondo si trovava il signor Laurence, come un leone in attesa della preda e quindi fu giocoforza far fronte alla tempesta.
— Sul mio onore, non posso dirle nulla: la mamma ce lo ha severamente proibito. Laurie ha già confessato il suo fallo, ha chiesto perdono ed è stato già punito abbastanza. Le assicuro che stiamo zitti non per riguardo a lui, ma per riguardo ad un’altra persona, che potrebbe essere gravemente danneggiata se si parlasse. Mi faccia il favore, non chieda di più: è stato anche in parte colpa mia, ma tutto è accomodato, perciò l’unica cosa che rimane da fare è di dimenticare ogni cosa e parlare del «Rambler» o di qualche argomento più interessante.
— Al diavolo il Rambler! Vieni qui subito e dammi la tua parola d’onore che questo mio ragazzaccio non ha fatto nulla d’indelicato né d’impertinente. Se lo avesse fatto dopo tutta la bontà che gli avete dimostrato, giuro che lo picchierei colle mie mani.
La minaccia sembrava veramente terribile ma non spaventò Jo che conosceva a fondo il vecchio e sapeva che non avrebbe avuto il coraggio di alzar la mano sul nipote, qualunque fosse stata la sua mancanza. Scese però subito e sorvolò sull’incidente per quanto potè, non facendo comparire Meg e dicendo solamente una parte della verità.
— Bene, bene! Se il ragazzo ha taciuto solamente perché aveva promesso e non per ostinazione, gli perdono. È ostinato come un mulo e di carattere molto difficile — disse il signor Laurence, arruffandosi i capelli, come se fosse stato fuori in una tempesta, ma sospirando però come se si fosse levato un gran peso. — Va’ su e digli che tutto va bene, che venga a pranzo e aggiungi anche che non mi faccia la tragedia, perché non mi piace.
— Non vuol venire, signor Laurence. Egli è offeso perché lei non gli ha voluto credere quando egli ha detto che non poteva svelar nulla. Temo che questa volta sia molto urtato. — E Jo cercò di far la faccia patetica, ma probabilmente non vi riuscì perché il signor Laurence si mise a ridere e Jo si congratulò con sé stessa, perché capì che la battaglia era vinta.
— Me ne dispiace, ma dovrei forse ringraziarlo per avermi fatto inquietare? Che diavolo s’aspetta mai? — disse il vecchio, vergognandosi però della sua testardaggine.
— Se fossi in lei gli scriverei una lettera di scusa in piena regola. Egli dice che non verrà giù se non l’ha e parla di andare a Washington e dice un monte di sciocchezze. Una lettera formale di scusa gli farà vedere quanto egli sia stupido e gli farà subito passare quest’estro. Si provi, vedrà che ci riuscirà bene. A Teddy piacciono gli scherzi e questo non è altro che uno scherzo. Io gli porterò da. lettera e lo consiglierò a comportarsi bene un’altra volta.
Il signor Laurence le diede una occhiata indagatrice, poi si mise gli occhiali dicendo lentamente:
— Sei una vera birbona, ma non mi dispiace di esser menato pel naso da te e da Beth. Dammi un foglio di carta e facciamola finita con questa storia.
La lettera fu scritta in termini cavallereschi come si usa tra gentiluomini dopo un grave insulto. Jo, dopo aver ringraziato il signor Laurence con un bacio sulla fronte, corse su da Laurie e gli passò la carta sotto la porta, consigliandolo dal buco della serratura ad essere sottomesso, dignitoso e molte altre cose di questo genere. Vedendo però che la porta era di nuovo chiusa a chiave, lasciò che il biglietto producesse il suo effetto e se ne andò. Ella stava scendendo tranquillamente le scale, quando Laurie si lasciò sdrucciolare giù per la ringhiera e l’attese in fondo, dicendo, colla sua espressione più dolce e gentile:
— Che buon ragazzo che sei, Jo! Hai avuto una salsa? — aggiunse ridendo.
— No; tutto considerato, egli è stato buonissimo.
— Il peggio, è stato per me! Ne ho avute da tutti oggi! Anche tu mi avevi abbandonato ed ero talmente avvilito che ero pronto ad andarmene al diavolo! — cominciò, come per scusarsi.
— Non parlare a quel modo! Cambia vita e ricomincia da capo, figliuolo mio.
— Cerco sempre di cambiare e non riesco mai! Comincio, comincio e non arrivo mai in fondo! — disse egli con dolore.
— Vai a pranzo! ti sentirai meglio, dopo aver mangiato. Gli uomini sono sempre di cattiv’umore quando hanno fame — e, detto questo, Jo scomparve.
— Questo è un «labello» centro il mio sesso — rispose Laurie imitando Amy mentre andava a pranzare insieme col suo nonno, che era di umore addirittura splendido e che fu per tutto il giorno anche troppo rispettoso e dolce nelle sue relazioni col nipote.
Tutti credettero l’affare finito e la tempesta passata. Ma il male era fatto, e benché tutti se ne dimenticassero, Meg se ne ricordò. Non alluse mai più ad una certa persona, ma pensò molto a lui; e lo sognò più di una volta.
Un giorno Jo, rufolando fra le carte di sua sorella, per cercare un francobollo, trovò una carta tutta piena di «Signora John Brooke». Con un sospiro tragico lo prese e lo gettò nel fuoco pensando che lo scherzo di Laurie aveva purtroppo avvicinato per lei il giorno terribile della separazione.