Louisa May Alcott – Piccole donne – Cap. 19 – Prati fioriti

Le settimane che seguirono fluirono come i raggi di sole dopo la tempesta. I malati miglioravano rapidamente; il signor Brooke cominciò a parlare di ritorno per l’anno nuovo e Beth potè presto sdraiarsi sul sofà nello studio, divertendosi prima coi suoi amati gattini e cucendo poi i vestiti alle sue bambole che, poverette, erano in uno stato deplorevole. Le sue povere gambine, una volta così attive, erano diventate ora così deboli che Jo doveva prenderla nelle sue forti braccia per farle fare una passeggiatina per la casa. Meg con piacere bruciò ed annerì le sue ditina delicate cucinando dei piatti prelibati per la «cara piccina» ed Amy, schiava devota del suo anellino, celebrò il suo ritorno a casa col dar via tanti dei suoi tesori quanti ne vollero accettare le sorelle.
Il Natale si avvicinava ed i soliti misteri cominciarono a circolare per casa; Jo spesso spesso faceva andare in convulsioni di riso la famiglia, col proporre cose inaudite, grandi cerimonie in onore del Natale, che doveva esser quest’anno così allegro e felice. Anche Laurie era addirittura assurdo colle sue proposte; avrebbe desiderato dei fuochi di gioia, dei fuochi artificiali, degli archi di trionfo, ma, dopo molte piccole lotte, l’ambiziosa coppia dovette ritirarsi in buon ordine ed i due delusi se ne andarono girando con volti disperati, che erano però smentiti da grandi scoppi di risa ogni volta che si trovavano insieme.
Il tempo fu per alcuni giorni mite e bello e la giornata di Natale prometteva di essere splendida. Anna disse che se lo sentiva proprio nell’ossa che quel giorno doveva essere «una giornata grassa «e fu veramente profeta perché ogni cosa fu un vero successo.
Per cominciare il signor March scrisse che presto sarebbe stato fra loro; poi Beth quella mattina si sentiva meglio del solito e, vestita col regalo che le aveva fatto sua madre, una bella vestaglia rossa, fu portata da Jo in trionfo alla finestra per poter ammirare le offerte di Jo e di Laurie. Gli «invincibili» avevano fatto del loro meglio per essere degni del nome a loro dato, perché, lavorando la notte come degli spiriti, avevano preparato a tutti una comica sorpresa. Nel giardino era stata costruita una bellissima donna di neve, coronata di alloro, con un paniere di frutta e fiori in una mano, un cartoccio di musica nell’altra ed una poesia scritta su di una bandiera rosa che le spuntava dalle labbra. Quanto rise Beth nel vederla! Quante corse in su e in giù fece Laurie portando dentro i regali e che discorsi ridicoli fece Jo, mentre glieli presentava!
— Sono tanto contenta che, se anche papà fosse qui, non credo che potrei desiderare altro al mondo! — disse Beth con un sospiro di soddisfazione, mentre Jo la portava nello studio, per farle assaggiare uno dei grappoli della bellissima uva che le aveva regalato la «Jungfrau».
— Anch’io — soggiunse Jo battendo lievemente sulla tasca ove riposava il tanto desiderato racconto di Undine e Sintram.
— Ed io? — disse Amy, non mai sazia di ammirare la bella copia della Madonna col Bambino che le aveva regalato sua madre.
— Che cosa potrei desiderare io!— gridò Meg, accarezzando lievemente le pieghe del suo primo vestito di seta, che il signor Laurence aveva insistito per regalarle.
— Ed io posso dire altrettanto!— disse la signora March, con gratitudine, volgendo lo sguardo dalla lettera di suo marito al volto sorridente di Beth ed accarezzando lo spillo formato di capelli grigi, dorati, castagni e bruni, che le ragazze le avevano allora allora appuntato sul petto. Qualche volta su questa terra piena di delusioni succedono cose insperate, che sanno un po’ di romanzo, ma che portano tanta gioia e tanto conforto! Non era ancora passata una mezz’ora dal momento in cui avevano detto che se il padre fosse stato là non avrebbero più nulla da desiderare, che quest’ultimo desiderio fu esaudito.
Laurie aprì la porta dell’anticamera e mise dentro la testa assai tranquillamente; però egli avrebbe anche potuto fare una capriola o gettare un grido di guerra indiano, perché il suo volto era così pieno di eccitamento represso e la sua voce così giuliva mentre diceva quasi senza fiato: — Ecco un nuovo regalo per la famiglia March — che tutti saltarono sui d’un balzo. Prima che la sua bocca avesse finito la frase, egli sparì ad un tratto ed in sua vece comparve sulla soglia un uomo alto, imbacuccato fino agli occhi, appoggiato ad un altro uomo alto, che cercò di pronunziare qualche parola senza riuscirvi.
La confusione divenne generale e per alcuni momenti tutti parvero aver perduto il senno, perché successero le cose più strane di questo mondo. Il signor March fu reso invisibile dalla stretta di quattro paia di braccia. Jo si disonorò con un mezzo svenimento e dovette esser curata da Laurie nello stanzino delle medicine; il signor Brooke, come poi spiegò abbastanza incoerentemente, baciò Meg per isbaglio; e Amy, la dignitosa Amy, inciampò in un panchetto, cadde ruzzoloni a terra, ma non si curò di rialzarsi e stette là piangendo e abbracciando le gambe di suo padre. La signora March fu la prima a rimettersi ed alzò una mano dicendo: — Zitti tutti; ricordatevi di Beth.
Ma era troppo tardi; la porta si apri ad un tratto, e sulla soglia apparve la figurina rossa; la gioia prestò forza alle deboli membra, e Beth corse dritta tra le braccia di suo padre.
Non c’è bisogno di dilungarci su quello che accadde dopo: basti dire che i cuori traboccarono e che le lacrime di gioia portarono via tutta l’amarezza del passato, lasciando sola la dolcezza del presente.
Ma non tutto fu romantico, perché una sonora risata li rimise tutti! Anna venne scoperta dietro una delle porte singhiozzante sul grasso tacchino che si era scordata di posare quand’era scappata dalla cucina. Passato il parossismo delle risa, la signora March cominciò a ringraziare il signor Brooke per le cure prodigate a suo marito, cosa a cui il giovane rispose ricordandosi subitamente che il signor March aveva bisogno di riposo e ritirandosi precipitosamente insieme con Laurie.
Ai due invalidi fu ordinato allora un riposo assoluto ed essi obbedirono sedendosi ambedue nella stessa poltrona e chiacchierando a più non posso. Il signor March raccontò loro come aveva avuto da gran tempo l’idea di far quest’improvvisata ed era riuscito nel suo intento perché il dottore, vista la bellissima stagione, gli aveva dato il permesso di partire: poi cominciò a parlare di Brooke e raccontò come era stato buono ed amorevole con lui e finì col dire che egli era un giovane buonissimo e degno della più grande stima. Perché il signor March a questo punto facesse una piccola pausa, e, dopo aver dato uno sguardo a Meg che soffiava violentemente il fuoco, si volgesse a sua moglie con un’alzata di sopracciglia, lascio a voi d’immaginare. Lascio anche a voi d’immaginare perché la signora March scuotesse dolcemente il capo e gli domandasse ad un tratto se voleva mangiar qualcosa.
Jo vide e capì quello sguardo ed uscì dalla stanza per andare a prendere un po’ di brodo buono e del vino, brontolando tra i denti, mentre chiudeva la porta con un gran picchio: — Al diavolo i giovani degni di stima coi begli occhi castagni!
Nessun altro pranzo di Natale sorpassò in bellezza e bontà quello che vi fu quel giorno! Il tacchino era un vero portento quando Anna lo portò a tavola; ben arrostito, ripieno e decorato magnificamente.
Il plum-pudding si struggeva in bocca e le gelatine, di cui Amy si poteva finalmente beare, erano squisite. Tutto era buono e ben fatto; — Un vero miracolo, — aggiunse Anna — poiché il mio spirito era tanto agitato, signora, che è stato un miracolo ch’io non abbia arrostito il plum pudding invece del tacchino e non abbia riempito il tacchino di zibibbo, facendolo bollire poi nel tovagliolo,.
Il signor Laurence e suo nipote pranzarono con loro e così pure il signor Brooke, a cui Jo dava delle occhiate torve, con gran divertimento di Laurie. A capo della tavola erano due poltrone sui cui sedevano i due invalidi, che festeggiavano questo giorno con pollo arrosto ed un po’ di frutta. Naturalmente si fecero dei brindisi, si raccontarono aneddoti, si cantarono vecchie storie, «reminiscenze», come le chiamavano i vecchi della tavola, e tutti si divertirono immensamente. Una gita in slitta era stata già combinata da alcuni giorni ma le ragazze rifiutarono di lasciar loro padre e perciò gli invitati si ritirarono presto e verso il crepuscolo tutta la famiglia si riunì presso il fuoco.
— Un anno fa brontolavamo che Natale sarebbe stato triste e noioso. Ve ne ricordate? — domandò Jo, rompendo una piccola pausa che aveva seguito un lungo discorso.
— Tutto considerato non è stato un anno spiacevole — disse Meg sorridendo al fuoco e congratulandosi con sé stessa di aver trattato il signor Brooke con dignità.
— Un po’ difficile se vogliamo — dichiarò Amy, osservando con attenzione il mutamento di luce sul suo anellino.
— Sono contenta che sia finito perché ti abbiamo di nuovo con noi — mormorò Beth, che sedeva sulle ginocchia di suo padre.
— Una strada un po’ scoscesa per voi, mie piccole pellegrine, e specialmente l’ultima parte. Ma siete andate avanti coraggiosamente e credo che presto potrete scaricare i vostri fardelli! — disse il signor March, guardando con paterna soddisfazione le quattro giovani facce riunite intorno a lui.
— Come lo sai? Ti ha detto qualcosa la mamma? — domandò Jo.
— No, ma le pagliuzze mostrano da qual parte tira il vento; ed io ho fatto parecchie scoperte oggi!
— Oh diccele, papà! — gridò Meg, che gli sedeva accanto.
— Eccone una! — e prendendo la manina che posava sul bracciolo della sua seggiola, mostrò l’indice un po’ spellato, una bruciatura nel mezzo della mano e due o tre piccoli indurimenti sulla palma — Mi ricordo di un tempo in cui questa mano era bianca e soffice e la tua prima cura era di conservarla così. Era molto bellina allora, ma per me è molto più bella adesso perché in queste macchie apparenti leggo una piccola storia. In questa bruciatura leggo il sacrificio della vanità: e sono sicuro che il lavoro, fatto da queste dita punte ed indurite, durerà a lungo, perché ciascun punto è stato dato con tutta la buona volontà. Cara Meg, all’educazione mondana o alle manine bianche io preferisco quelle altre mani femminili che rendono la casa felice; sono orgoglioso di tenere fra le mie questa buona, questa cara manina e spero di non doverla dar via troppo presto.
Meg non poteva avere una ricompensa più grande della stretta di mano di suo padre e del sorriso che le diede e le lunghe ore di lavoro le parvero leggiere in confronto alla soddisfazione provata nell’udire questa lode di suo padre.
— Che cosa hai scoperto in Jo? Di’qualcosa di molto carino, papà, perché ha fatto tanto ed è stata così buona con me! — disse Beth all’orecchio di suo padre. Egli rise, e, guardando la ragazzona, che sedeva di faccia a lui con una espressione mite e dolce sul volto bruno, disse: — Nonostante la zucca pelata, non vedo più il «ragazzo Jo» che lasciai un anno fa. In sua vece scorgo una signorina, che si mette il colletto dritto, che si allaccia le scarpe, che non fischia e non parla a voce troppo alta, né si sdraia sul tappeto come faceva una volta. Il suo volto è adesso un po’ pallido e magro per le lunghe veglie, la continua ansia, ma mi piace guardarlo perché la sua espressione è più dolce e la voce più tranquilla. Vedo che non salta più, ma si muove tranquillamente ed ha tanta cura di una certa personcina che proprio fa piacere vederle insieme. Non trovo più la mia ragazza impetuosa, ma se invece di lei avrò una donna forte, amorosa e buona, sarò perfettamente contento. Non so se è la tosatura che ha resa seria e composta la nostra pecorella nera, ma so che in tutta Washington non ho potuto trovare una cosa bella abbastanza da comperare con i venticinque dollari che la mia buona bambina mi ha mandato.
Gli occhi di Jo si riempirono per un momento di lacrime ed il volto pallido arrossì, mentre riceveva gli elogi di suo padre, sapendo in cuor suo che se li era ben meritati.
— Adesso a Beth — disse Amy, desiderosa di sentire che cosa avrebbe detto poi di lei, ma pronta ad attendere.
— Della mia Beth è rimasto così poco che temo, se dico qualcosa, che mi svanisca del tutto, benché non sia così timida come lo era — cominciò suo padre allegramente, ma, ripensando al grave pericolo corso così recentemente, se la strinse al petto dicendo, con la guancia posata amorevolmente sulla sua: — Sei salva, mia Beth, e, se Dio vuole, spero di poterti tenere sempre con me!
Dopo un momento di silenzio egli guardò Amy, che sedeva ai suoi piedi ed accarezzandole i capelli dorati: — Ho osservato — disse, — che Amy mangia le cosce del pollo, che è corsa su e giù tutto il giorno per aiutare sua madre, che ha ceduto il suo posto a Meg ed ha cercato di rendersi utile agli altri, cosa che non faceva per lo innanzi. Ho anche osservato che non brontola tanto, che non si guarda allo specchio e che non ha neanche fatto cenno ad un bell’anellino che porta in dito: perciò sono venuto alla conclusione che ha imparato a pensare più agli altri e non tanto a sé ed ha deciso di riformare il suo carattere come forma le sue figurine di gesso. Sono contento di te, piccina mia, poiché sarei molto orgoglioso di una bella statua fatta dalla mia bambina, mia sarò infinitamente più contento di una figlia amorosa che ha il segreto di rendere bella la sua vita e quella degli altri.
— Che cosa pensi, Beth? — domandò Jo quando Amy, ringraziato suo padre, ebbe raccontata la storia dell’anellino.
— Ho letto oggi nel «Progresso dei Pellegrini» che, dopo molti dolori, Cristiano e Speranza arrivarono ad un bellissimo prato coperto di gigli ed altri bei fiori e là si riposarono prima di terminare il loro viaggio — rispose Beth ed aggiunse, scendendo dalle ginocchia di suo padre ed avviandosi lentamente al piano: — È ora di cantare e voglio essere al mio posto stasera. Cercherò di cantare la canzone del pastore che udirono Cristiano e Speranza mentre si riposavano. Ho cercato di metterla in musica per te, papà, perché so che ti piacciono tanto quei versi.
E, seduta al suo caro piano, Beth toccò leggermente i tasti e, con quella voce soave che tutti credevano non dover mai più risentire, cantò l’inno, le cui parole sembravano proprio adattate per lei.