Luciano Zuccoli – Ninnì non è gelosa

In piedi innanzi al grande specchio, nella sua camera da letto, ha tolto i pettini dai capelli che sono balzati giù, neri e violenti, per le spalle; poi li ha raccolti, li ha fermati ancora in una massa scomposta; e di nuovo li ha liberati, lasciandoli fluire da tutte le bande.
Siccome questo giuoco ha il potere d’irritare sordamente suo marito, Ninnì lo ha fatto tre volte, ed è in via di farlo la quarta. È vestita, o meglio è avvolta in una vestaglia della quale poco si capisce; un’ondata, una spuma di merletti la circonda intera, e le braccia un po’ magre sbucano da quella groviglia di trine, alzandosi ora a sciogliere i capelli, ed ora a riappuntarli. Mentre lavora così assiduamente, finisce un lungo discorso:
– Potevi dirmelo, vedi? Potevi dirmelo che andavi da quella scempia; ci sarei venuta anch’io! Non indovino perchè tu vi sia andato solo, o indovino troppo…. Già, è una stupidina; e per ciò ti piace…. Basta che una donna sia stupida perchè tu le faccia la corte…. Sei un sentimentale…. Mi rincresce dirtelo; con quelle tue arie da moschettiere, non sei che un sentimentale, e di quindici in quindici giorni mi tiri fuori un’amicizia nuova; naturalmente per una donna…. Adesso tocca alla Marnoldi…. Non so intendere, poi, come tu vada a perderti colla Marnoldi. Una volta non potevi soffrire le bionde, e questa è così bionda che pare si sia messa in testa una parrucca di stoppa….
– Ninnì – interrompe Giorgio con voce calma. – Non farmi una delle solite scene!…
Giorgio è seduto in una poltroncina, le mani nelle tasche, le gambe distese. La poltrona è, come la tappezzeria della camera, bianca a triplici righe d’incarnato, e il sole che entra da una bifora, inonda gaiamente tutta la stanza.
L’uomo è vestito con un abito di mattina color d’avorio; i suoi occhi seguono l’instancabile ginnastica di Ninnì, la quale ha annodato la quarta volta i capelli, e sta per liberarli di nuovo. Dal battere delle palpebre e da un certo moto delle labbra, si intuisce che lo sforzo di Giorgio per padroneggiarsi è grande.
– Lascia stare Ninnì ti prego! – dice la signora bella. – Quando ne hai fatta qualcuna o mediti di farla, mi contorni di Ninnì, e siamo pari. È ridicolo! Anche ieri a tavola, davanti al duca di Telmi e alla Gualchieri mi hai regalato tre o quattro Ninnì, dei quali non sentivo alcun bisogno.
Tace; i capelli sono scappati per la quinta volta. Giorgio ha acceso una sigaretta e guarda con attenzione il soffitto dove, tra nuvole pallide, è dipinta una pioggia di fiori, che un putto ridanciano butta all’aria da un gran canestro. Dal mezzo pende un grappolo di lampadine elettriche, il cui raggio è velato la notte con una fitta frangia d’oro e rosa.
– Scene? – esclama Ninnì di repente, come si ricordasse. – Scene di che?
– Scene di gelosia, – spiega Giorgio pacatamente.
Ninnì s’è rivolta con un balzo; anzi ha fatto un giro su sè stessa….
Ha il viso bianco, capriccioso, ardito, che può piacere e non piacere; ma la linea dall’omero al fianco, dal fianco al ginocchio, dal ginocchio al piedino s’intravede, ed è stupenda. Giorgio l’ha sposata per la linea e centomila lire di rendita.
– Gelosa? Gelosa io?… T’inganni, Cocco! – ella esclama, con uno sfavillìo nello sguardo.
C’è questa differenza tra marito e moglie. Il marito dice Ninnì alla moglie quando vuol quietarla e blandirla; la moglie dice Cocco al marito quando è furiosa e ogni altra maniera d’aizzarlo, compresa la cascata dei capelli, non ha sortito alcun esito.
Infatti a sentirsi chiamar Cocco, come un pappagallo, Giorgio ha dato un guizzo e le sue mani hanno stretto nervosamente i bracciuoli della poltrona; ma è riuscito a vincersi ancora. Così, dritta, gli occhi luccicanti d’ira, le narici frementi, i capelli abbandonati a fiotti, vestita e non vestita, Ninnì è veramente bella; Giorgio non ha alcuna voglia d’attaccar briga, perchè Ninnì è veramente bella.
– Ah tu credi ch’io sia gelosa? – ella esclama con una risata un po’ stridula. – Ma no, caro, t’inganni! Gelosa della Marnoldi! Non mi degno! Ho troppo orgoglio, io, troppa dignità, per discendere a queste bassezze. Non ti piaccio, non ti garbo, ne preferisci un’altra? E sta bene. Come dite voi? De gustis e coloris….
Giorgio interrompe con un gesto, quasi volesse cacciarsi le mani nei capelli.
– Non est disputando, – conclude imperterrita Ninnì. – Gelosa no, davvero! Soltanto, questo voglio ed esigo: che se hai una favorita, non me la metta sotto il naso; che tu non vada a trovarla, solo, in giorni in cui non riceve, e poi venga a dirmelo. Se godi le petites entrées della Marnoldi o di qualunque altra sciocca, sii discreto anche con me, sopratutto con me!… Non mi pare di domandar troppo! Ma gelosa no, gelosa no davvero! Non sono stata mai gelosa di alcuna, se pure mille volte più bella di me. Io sono corazzata dal mio orgoglio, e mi vergognerei d’un sentimento così volgare.
Giorgio accende un’altra sigaretta.
– Oh, io sarei gelosa! – prosegue Ninnì, avvicinandosi al marito. – Come puoi tu pensare questo? Mi conosci ben poco, se supponi che io mi pieghi fino a contrastarti a un’altra. Ti piglino pure, ti rapiscano anche: s’accorgeranno presto che non metteva conto di portarti via alla tua povera moglie!… Gelosa!… E così mi conosci? Già, bisogna confessarlo; a conoscere una donna, tutti, presto o tardi, arrivano, fuor che il marito. Il duca di Telmi mi conosce meglio di te; se dicessero al duca di Telmi che io sono gelosa….
Giorgio s’è alzato di scatto; e frenandosi immediatamente, affondate le mani nelle tasche della giacca, è uscito senza volgersi. Poi ha dato ordine di sellare ed è andato a fare la sua passeggiata a cavallo.
Ninnì non è gelosa. Il più spesso ha torto, ma quando dice che non è gelosa, non le si potrebbe negar ragione.
Basta che Giorgio faccia l’elogio non di una donna, ma d’un abbigliamento femminile, perchè il cuore di Ninnì sanguini in silenzio; e non dice verbo, la giovane, e non si spiega. Ma alzando gli occhi, Giorgio vede un piccolo muso e una piccola fronte corrugata.
– Che hai?
– Niente.
– Non vai a vestirti?
– No: grazie.
– Come, non usciamo? Non volevi fare una trottata?
– No; va tu. Io ho un po’ d’emicrania.
Non si esce. Allora, pazientemente, lentamente, con un lungo lavorìo d’inquisizione, Giorgio comincia a indagar la causa dell’emicrania, che è cattivo umore, che è dispetto. E Ninnì tace. Tace una, due, dieci volte, fin che Giorgio trova la via, e con accorta sbadataggine ritorna al discorso di prima:
– Sicuro; la Palmieri sta benissimo con quel suo abito grigio tutto attillato…. È una figuretta, come dire? una figuretta elastica, magra, ma gentile; e quel suo abito grigio…. Che hai? Ti senti poco bene?
Ninnì, sdraiata sul divano, col capo all’indietro, ha dato un sobbalzo; le sue piccole mani si son chiuse a pugno. Sembra che le tanaglino le carni, e Giorgio sorride leggermente.
– Giorgio, te ne prego, finiscila! – grida Ninnì quasi implorando. – Finiscila con quella tua Palmieri, con quella tua figuretta elastica e gentile!… Ho capito, ho capito: l’abito grigio è una meraviglia…. Tu non hai occhi che per le altre; se l’avessi indossato io, quell’abito grigio, non te ne saresti neanche accorto…. Ma io non ho la figuretta elastica, si sa, la figuretta gentile….
– Tu sei tutta adorabile, – dice Giorgio, chinandosi per baciarla.
– Tutta adorabile! – ripete Ninnì, respingendolo bruscamente. – E quando vede le altre, lui, saltella come una cavalletta…. E per chi, poi? Per quella Palmieri che ha due piedi i quali mi rammentano gli sky e due orecchie a ventola…. Che orecchie!… Non sono gelosa, sai? Non mi degno….
Ninnì non è gelosa; non si degna.
Una volta ha fatto una cosa molto semplice. Era a pranzo con Giorgio, sola; non c’erano invitati; e Giorgio tornato dal tè della principessa Gualchieri, s’era messo a lodarne la bocca, soltanto la bocca dalla linea sinuosa, dalle labbra vive e lievemente ombrate per una impercettibile pelurie….
Ninnì ha fatto allora una cosa semplice: afferrato un lembo della tovaglia, ha rovesciato a terra piatti, bottiglie, bicchieri, posate, salierine, vasetti da fiori, quanto v’era sulla tavola, mentre il domestico che serviva, restava duro e impassibile ad attendere gli ordini.
– Non sono gelosa! – ha dichiarato poi. – Ma che tu, anche davanti ai domestici, senta il bisogno di mostrarti quale sei, un libertino, è cosa veramente insopportabile!
Per Ninnì, tutto è insopportabile. Sfugge i convegni mondani quanto le è possibile, perchè l’esperienza le ha insegnato che un marito e una moglie per bene son come due estranei in società e non devono mai trovarsi insieme, se non vogliono essere uccisi dal ridicolo. Il marito si occupa delle signore, mentre gli uomini gli corteggiano la moglie. E ne viene per Ninnì un martirio atroce; deve difendersi da molti esperti ganzerini che la circuiscono con madrigali e con dichiarazioni, e deve aver l’occhio a Giorgio; ma il più spesso Giorgio è in una sala e Ninnì in un’altra; la giovane non può correre a cercarlo, nè svelare l’angoscia che la rode, e le leggi mondane le impongono di star ferma, di sorridere e di rispondere e di dare il braccio al duca di Telmi e di ballare col principe Gualchieri e di farsi accompagnare al buffet da un terzo (mio Dio, Giorgio è con la Marnoldi!), e di essere gaia, spensierata, amabile, un po’ civetta, un tantino scettica. Che cosa le manca?
Le manca Giorgio, ai balli e ovunque. Vorrebbe essere il bicchiere ch’egli reca alle labbra, il libro che tien fra le mani, il lastrico su cui posa il piede, e vorrebbe nello stesso tempo ch’egli fosse libero e potesse vivere con piacere…. Vorrebbe molte cose contradditorie, e un bel giorno arrischia di perdere interamente la testa.
Durante una passeggiata a cavallo ha notato che la premura di Giorgio per la marchesa Rusticucci oltrepassa il segno della convenienza, e che tra l’uno e l’altra si scambiano occhiate e sorrisi, che Ninnì definisce per «terribili». Fa tutta la sua cavalcata senza schiudere labbro, non badando affatto al duca di Telmi, il quale s’affretta a essere con lei così premuroso come Giorgio è con la marchesa, ma non gli toccano, al più, che sorrisi gelidi, e Ninnì si dimentica anche di ringraziarlo.
All’indomani piomba dalla marchesa Rusticucci. Questa non riceve ed è anzi per uscire, ma udendo il nome di Ninnì, le va incontro, le tende le mani amichevolmente: e Ninnì le dice con voce rauca:
– Ti piace Giorgio? Ti piace mio marito? Vuoi portarmelo via?
Al veder la faccia scombuiata dell’altra, capisce lo sproposito che ha commesso, e aggiunge subito:
– Oh te ne supplico, perdonami!… Non sono gelosa; ma gli voglio tanto bene!… Sono venuta in casa tua a offenderti…. Ti domando perdono….
La marchesa che ha dieci anni più di Ninnì, i capelli biondi un po’ tinti e un po’ finti, e parecchie date fatali nel suo calendario, sorride, se la stringe al petto e la racconsola; anzi la conduce a passeggio in carrozza perchè si distragga, ed è molto buona con lei…. Ma avverte Giorgio, più tardi:
– Quella vostra pupa bisognerà educarla, se non volete che un giorno o l’altro vi dia qualche seccatura. Non è ancora dressée….
Per dresser la piccola tigre, Giorgio fa sforzi sovrumani, e non vi riesce.
Egli era sincero, in principio, raccontava tutto: «La tale mi piace; Tizia si veste bene; Sempronia riceve con molto garbo». Ma non è stato possibile seguitar per la via. Agli occhi di Ninnì, ogni donna menzionata da Giorgio con parole lusinghiere era un’amante, cosicchè si sarebbe detto che egli ne seducesse una la mattina e una la sera. Allora Giorgio non ha più aperto bocca, e si è guardato accuratamente dall’esprimere un’opinione intorno alle amiche di sua moglie; e questa cautela ha dato per frutto che ogni qualvolta Ninnì ha scoperto che Giorgio è andato a trovare la Marnoldi o la Palmieri ed è stato zitto, il silenzio del marito le è parso indizio certissimo di tradimento.
Giorgio s’è anche provato a discutere, dimostrando a Ninnì ch’egli l’adora ed è fedele; che se non fosse fedele, non sarebbe tanto sciocco da additar con espressioni ammirative proprio quelle che non dovrebbe mettere in troppa luce; che un po’ di galanteria, d’innocuo corteggiamento, è necessario al ben vivere….
– È necessario? – ha osservato Ninnì. – E allora, te la troverò io, la donna da corteggiare per il ben vivere…. Deve essere simpatica a me…. Te la troverò io….
E l’ha trovata, con immenso stupore di Giorgio.
Egli credeva che sua moglie dovesse comparirgli innanzi un giorno con qualche amica gobba o guercia o almeno sessantenne; e non è a dirsi la meraviglia di lui allorchè dalle preferenze concesse, dalle espressioni di simpatia, dall’intimità ostentata, ha potuto comprendere che Ninnì si fida di Tatiana Cordiglieri.
Tatiana Cordiglieri è un’importazione; figlia del principe Sebastow, – al Caucaso i grandi proprietari hanno tutti il titolo di principe, o se lo prendono, insieme col treno che li conduce all’estero, – Tatiana ha ventitrè anni, e da due è sposa al vecchio conte Cordiglieri, deputato al Parlamento.
Si sa che l’on. Cordiglieri ha fatto enormi sacrifici pecuniari per il partito liberale-conservatore, il quale lo rimerita chiamandolo «l’illustre Uomo» con l’U maiuscola; i partiti restituiscono sempre i quattrini a questa maniera. E l’illustre Uomo se n’è compensato, sposando Tatiana Sebastow, della quale erano assai più tangibili e sicuri i milioni che il titolo di principessa.
– Corteggiala pure, – ha detto Ninnì a Giorgio quasi sfidandolo. – È una slava; carattere fiero, dritto, leale…. Le slave son meglio delle italiane; non si lascian pigliare all’amo del sentimentalismo; poi sono fredde e logiche, e non mancano ai loro doveri….
Giorgio si è chiesto invano quando e come sua moglie abbia appreso tanta scienza etnografica; ma ha visto che Tatiana è molto graziosa: carnato scuro con occhi cilestrissimi; capelli castani a riflessi dorati; statura al disotto della media, per le quali stature sono state scoperte apposta le statuette di Tanagra. E gode una libertà sconfinata, perchè l’onorevole Cordiglieri deve aver delle slave la stessa opinione che Ninnì.
Tatiana ride spesso, di tutti e di tutto; ma nervosamente, con qualche improvviso sprazzo di malinconia, che indica una lacuna nel suo sentimento, un dubbio nella sua vita, una volontà oscura e inquieta, che potrebbe chiarirsi domani. Le piace molto l’Italia, e in un anno ne ha imparato la lingua, che parla con lieve accento esotico, dimenticando spesso gli articoli e le doppie, e moltiplicando le dentali, ma piacevolmente.
– Caro Giorgio Nicolajevic, – dice talora sorridendo. – Io farò qualche follia per il vostro magnifico paese….
– Speriamo, speriamo! – risponde Giorgio con umiltà.
E a Ninnì rende conto delle sue impressioni.
– Hai ragione; è un carattere di ferro. Come vuol bene a suo marito! Non vede altri al mondo, e sarebbe ridicolo corteggiarla.
– Sarebbe ridicolo anche perchè è brutta, – risponde Ninnì. – Non mi dirai che quella pelle di rame con quegli occhi di porcellana e i capelli di tutti i colori siano gli attributi d’una bella donna. Ma è tanto buona e tanto seria, poveretta, che io le voglio bene come a una sorella….
L’on. Cordiglieri è a Roma, in procinto di fare altri sacrifici pel partito liberale-conservatore; l’illustre Uomo sta guadagnandosi anche l’I maiuscola. Ha lasciato Tatiana in provincia, perchè la sua giovane moglie, dopo averla sognata da lontano, ha sentito d’un tratto una certa avversione per la capitale, e teme che l’aria non le convenga…. Sta benissimo dov’è, tra Ninnì e Giorgio che le tengono una così bella compagnia.
Giorgio, specialmente, le tien compagnia. Da quando per imprevisto decreto di Ninnì, Tatiana è diventata sua sorella, Giorgio s’è fatto più assiduo e audace, ne parla senza timore, si abitua al suo tè troppo aromatico e alla sua automobile troppo veloce; non fa una gita con Ninnì se non abbia al fianco Tatiana, rassegnandosi a far qualche gita con Tatiana anche se non ha al fianco Ninnì.
– È peccato, – osserva questa un giorno,-è peccato che non sia felice. Si capisce che non è felice, non è vero? perchè muta così bizzarramente d’umore….! Io so; le manca un bimbo, un piccolo bambino che dia uno scopo alla sua vita…. Se avesse un bambino, sarebbe felice….
Giorgio non risponde, e accende una sigaretta.
La Marnoldi, la Rusticucci, la Palmieri, tutte quelle che Ninnì chiamava con pochissimo rispetto «le favorite», non dicono mai parola di Tatiana Cordiglieri; hanno il silenzio ironico e si divertono a chiedere a Giorgio se veramente il tè si dice ciai in russo e se «ti amo» si traduce proprio Ya lublù tibià…. Giorgio sta duro ed evita d’incontrarle.
Il duca di Telmi serra più dappresso Ninnì, che si stupisce della sua costanza quasi rabbiosa. Egli è attento, ostinato, longanime; ma quando gli viene alle labbra una insinuazione sulla condotta di Giorgio, se la ringóia, lisciandosi la barba stupenda.
Poi, d’un tratto, passa un’ombra di malinconia nella vita di Ninnì.
– Sai? – annunzia a Giorgio. – Perdiamo Tatiana!… Va a Roma, a raggiungere suo marito. Così, improvvisamente, bruscamente; non è più d’un mese, mi diceva che non avrebbe messo piede a Roma fin che suo marito non fosse venuto a prenderla; aveva paura delle febbri, come tutti gli stranieri che non ci sono mai stati…. E ora, eccola che parte!… Mi dispiace molto, molto; le volevo bene, te l’ho detto, come a una sorella…. E non tornerà, vedrai; si abituerà a Roma….
– Tornerà, – dichiara Giorgio pacatamente. – Non trovo affatto strano che una moglie raggiunga il marito. Avrà qualche cosa da dirgli….
Segue un breve silenzio; Ninnì si raccoglie a meditare, aggrondata la fronte e riunite le labbra a un piccolo muso.
– Giorgio!…
– Che hai?
– Non l’avrai mica disgustata con la tua corte? Non le avrai snocciolato le solite sciocchezze della figuretta gentile ed elastica? Con le slave non si possono dire queste cose…. Mi dispiacerebbe per lei, intendiamoci; parlo per lei, non per me. Io non sono gelosa….
– Non sei gelosa, lo so, non ti degni!… Ma ti pare, Ninnì? Corteggiare una tua sorella? E poi così fredda e logica, così diversa dalle italiane, così nemica del sentimentalismo?… Ah, bisogna dirlo alto: le slave non mancano ai loro doveri….
E perchè Ninnì non gli veda gli occhi che ridono, Giorgio s’inchina ad accendere la sigaretta, tenendo il cerino tra le mani chiuse a coppa, come se nel salotto soffiasse un vento infernale….