Luigi Capuana – Re Mangia-Mangia

La scena ha luogo nel palazzo del Re, ai tempi del C’era una volta…

PARTE PRIMA
Vasta sala delle udienze reali; in fondo, un gran tavolino davanti a una poltrona per il Re. Sul tavolino è stesa una tovaglia bellissima. I piatti e le posate sono di oro, i bicchieri e le bottiglie di argento. Alcune fruttiere di cristallo ed oro sono ricolme di frutta d’ogni specie. A destra, un po’ distante, c’è un tavolino più piccolo, ma egualmente apparecchiato, però con piatti di porcellana e posate d’argento. È il tavolino del Primo Ministro. La Regina Mangiapoco e alcune sue Dame.

LA REGINA (entrando): Voglio accertarmi se tutto è ben preparato. (Osserva ogni cosa del tavolino del Re, sposta qualche oggetto, mentre le Dame si occupano del Primo Ministro.) Io non posso assistere alle udienze reali… Il vedere mangiar troppo mi fa nausea! E il Re, invece, non sa far niente se non mangiando, anzi, divorando. Dicono che è una malattia.
UNA DAMA: Bella malattia, Maestà!
LA REGINA: Preferisco la mia, quella di mangiar poco.
UN’ALTRA DAMA: Bella malattia anche questa, Maestà.
LA REGINA (sorridendo tristemente): Tutte le malattie dei regnanti sono belle! Se sapeste come soffro pensando che Sua Maestà non può dare udienze se non mangiando! Più parla, e più ha appetito. Ingrassa, ingrassa ogni giorno; sembra che da un momento all’altro debba scoppiare!
LE DAME: Salute a Sua Maestà! Salute a Sua Maestà!
(Si ode un prolungato squillo di tromba.)
LA REGINA: È il segnale delle udienze. Ritiriamoci…
UNA DAMA: In cucina tutto è pronto. L’odore delle pietanze risusciterebbe anche un morto!
LA REGINA (fa un gesto di nausea ed esce, seguita dalle Dame.)
(Entra il Re, dondolando il pancione e passandosi la lingua su le labbra. Va subito a sedersi nella poltrona, e infila una punta del tovagliolo tra il collo e la camicia. Il Ministro attende !’ordine di sedersi.)
IL RE (al Primo Ministro): Sedetevi…
IL MINISTRO (s’inchina e poi si siede): Buon appetito, Maestà!
(Un usciere è ritto, quasi impalato, presso !’uscio.)
IL RE: Grazie! L’appetito è sempre buono, a me non manca mai.
IL MINISTRO: Lo fa venire anche agli altri, Vostra Maestà!
IL RE: Eccellenza, mangiate…
IL MINISTRO: Questo è il terzo pasto, Maestà!
IL RE: Non cercate scuse! Fate onore alle poche pietanze..
IL MINISTRO: Vostra Maestà le chiama poche e basterebbero a sfamare, almeno, cinquanta persone.
IL RE (offeso): Che intendete dire? Che io mangio per cinquanta persone?
IL MINISTRO:: Se ho sbagliato, Maestà…
IL RE (risentito): Io mangio per uno!… Sappiatelo!
IL MiNiSTRO (a parte): Già; per cinquantuno! (Entrano lo scalco e i servitori che portano grandi vassoi con le pietanze fumanti. Posano davanti al Re quello che contiene un capretto arrostito. Il Re approva subito con cenni del capo, e subito lo scalco tira da parte il vassoio e comincia a scalcare il capretto. Davanti al Primo Ministro i servitori depongono un vassoio con un coniglio anch’esso arrostito.)
IL RE (allo scalco): Bravo! Incomincio anche oggi dall’arrosto… lo voglio mangiare a modo mio! Che buon odore!… (Mangiando avidamente.) Fate entrare a una a una le persone che vogliono udienza.
L’USCIERE (chiamando): Avanti il numero primo! (Entra un vecchio curvo e calvo, che cammina a stento. Fatti pochi passi, si ferma, s’inchina profondamente.)
IL VECCHIO: Maestà, buon appetito!… Grazia, Maestà!: Grazia vi sia concessa. Non occorre spiegarmi… Il mio Ministro
darà gli ordini opportuni. (Si rimette a mangiare con gran gusto.)
IL VECCHIO: Maestà, buon appetito!… Grazia, Maestà!
IL RE: Ancora? (Continua a spolpare un coscetto del capretto.)
IL VECCHIO: Maestà, una Strega mi ha detto: Se vuoi campare fino a cento anni devi chiedere al Re una porzione di capretto… Maestà, Maestà fatemi campare fino a cento anni!
IL RE (con mal garbo, gettandogli il coscetto mezzo spolpato): Tenete… E via! Non posso mangiare in pace nemmeno un boccone!..
IL VECCHIO (va via, tutto contento): Grazie! Grazie, Maestà!
L’USCIERE (chiamando): Avanti il numero secondo! (Entra una ragazzina, sporca di mota, coi capelli arruffati, piagnucolante. Fa un grande inchino.)
RAGAZZINA: Maestà… buon appetito! Grazia… Maestà!…
IL RE: Grazia ti sia concessa.
RAGAZZINA Una vecchia mi ha detto: Va dal Re, se vuoi trovare il gioiello che hai perduto all’insaputa di tua madre… Maestà… Se la mamma arrivasse a scoprire… mi picchierebbe a sangue! Datemi, Maestà, un po’ di carne della pietanza che mangiate… Dite che io ritrovi subito il gioiello perduto. Ah, Maestà! Ah, Maestà!
IL RE (con mal garbo, buttandole un pezzo di carne): Prendi! E via… Non posso mangiare in pace neppure un boccone!…
RAGAZZINA (andando via, lieta della grazia ottenuta): Buon appetito, Maestà !
(Un cameriere porta via il gran vassoio con gli assi, e un altro reca un grosso pasticcio, che io scalco si affretta ad affettare.)
L’USCIERE (chiamando): Avanti il numero terzo!
(Entra un contadino, lungo lungo, magro magro.)
IL CONTADINO (inchinandosi): Buon appetito, Maestà… Grazia, Maestà!
IL RE: Grazia vi sia concessa. Il mio Primo Ministro provvederà!
IL CONTADINO: Maestà… Sono così debole che ho perduto la memoria. Un po’ di quel pasticcio, Maestà, forse me la farebbe tornare!
IL RE: Prendete! E… via ! Non posso mangiare in pace neppure un boccone!…
IL CONTADINO (addentando allegramente la fetta del pasticcio datagli dal Re): Grazie, Maestà!… Ecco, ora mi ricordo…
(Il Re ha già divorato il pasticcio; un altro servitore posa sulla tavola un ampio vassoio colmo di frittura di pesce.)
IL RE (riprendendo a mangiare): Che buon odore!
IL CONTADINO: Buon appetito, Maestà. Ahimè! Non ricordo più… Forse, qualche pesciolino…
IL RE (gliene butta una manata, con mal garbo): Prendete… e andate via! Non posso mangiare in pace neppure un boccone! E voi, Eccellenza, siete ancora al magro coniglio?
IL MINISTRO (sospirando): Sì, Maestà…
IL RE: Mi hanno fatto passar di mente di farvi gustare il pasticcio. (Al servitore) Portate un altro pasticcio… (Al contadino) E voi che fate ancora qui?
IL CONTADINO: Perdono, Maestà! Aspettavo di ricordarmi…
IL RE: Un’altra volta! Un’altra volta. Ora l’udienza è chiusa.
L’USCIERE (gridando): L’udienza reale è chiusa! (Si sentono voci tumultuose, e tra esse una che grida.)
UNA VOCE: Voglio parlare col Re ! Voglio parlare col Re! (Irrompe violentemente nella sala un bel giovane che le guardie non sono riuscite a trattenere; nello stesso tempo un servitore reca un gran vassoio con un nuovo grosso pasticcio che lo scalco si affretta ad affettare.)
IL GIOVANE: Maestà, io mi chiamo…
IL RE (sdegnato): Come non sarai chiamato più! Olà! Venga il carnefice con la scure e il ceppo! Ti chiamerai… Senzatesta! (Riprende a mangiare.)
IL GIOVANE (ridendo): Maestà, forse… no!
(Entra il carnefice col ceppo e con la scure.)
IL CARNEFICE: Agli ordini di Sua Maestà!
IL RE (quasi soffocato da un boccone andatogli per traverso): Si… tagli… la… testa:.. a costui!
IL GIOVANE (ridendo): Non importa legarmi le braccia. M’inginocchio e poso da me la testa sul ceppo… Tagliate!
IL CARNEFICE (alza la scure e taglia la testa che rotola per terra; il giovane si rizza in piedi, e subito un’altra testa gli spunta sul collo): Oh! Oh!
IL RE (intento a mangiare, non si è accorto che il carnefice ha tagliato la testa al giovane. Impaziente): Che cosa aspetti?…
IL CARNEFICE (mostrando la testa recisa, ancora grondante di sangue): Devo tagliare anche quest’ altra?
IL RE: Si! Si! (Si rimette a mangiare.)
IL GIOVANE (ridendo, al carnefice): Non importa legarmi le braccia… M’inginocchio e poso da me la testa sul ceppo. Tagliate!
IL CARNEFICE (alza la scure e taglia la testa; ma anche questa volta il giovane si rizza in piedi, e subito un’altra testa gli spunta sul collo): Oh ! Oh!
IL RE (sbalordito, al giovane): Chi sei? Come ti chiami?
IL GIOVANE Sono… chi sono! Mi chiamo Centovite! Voglio per moglie la Reginotta…
IL RE (c.s.): Ma io… non ho figlia!
IL GIOVANE Ce l’avete; è sempre bella nonostante i maltrattamenti!
IL RE (alzandosi da tavola, spaventato): Chi sei? Non è vero! Non è vero! (Tentando di rimettersi.) Non posso mangiare in pace neppure un boccone!
IL GIOVANE: Almeno la Regina piange in segreto e si consuma dal dolore, pensando alla sorte della Reginotta!
IL RE (furibondo, al carnefice): Gli si mozzi quest’altra testa!
IL GIOVANE (ridendo): Non importa legarmi le braccia… M’inginocchio e poso da me la testa sul ceppo. Tagliate!
IL CARNEFICE (alza la scure, e taglia la testa che rotola per terra. Ma il giovane si rizza in piedi, e subito una nuova testa gli spunta sul collo): Oh ! Oh!
IL GIOVANE: Maestà… Buona digestione! Appetito ne avete troppo. Voglio sposare la Reginotta… Tornerò domani. (Va via. Il carnefice fa lo stesso portando con sé le teste, il ceppo e la scure.)
IL RE E chi è costui che sa tutto? Che ne dite, Eccellenza?
IL MINISTRO: Dico che costui ha fatto dimenticare a Sua Maestà di darmi qualche fetta del secondo pasticcio…
IL RE: Possibile? L’ho mangiato tutto io? Senza avvedermene, mi accade spesso! (A un servitore:) Un pasticcio per Sua Eccellenza…
IL MINISTRO: Grazie! Ho mangiato abbastanza…
IL RE: Vi terrò compagnia, Eccellenza.
IL MINISTRO: Troppo onore, Maestà! (Un servitore porta un terzo pasticcio e lo posa sul tavolino del Primo Ministro.)
IL RE: Faccio io da scalco… (Eseguisce.)
IL MINISTRO: Troppo onore, Maestà!
IL RE (mangia avidamente una grossa fetta di pasticcio): Eccellente!… Eccellente! (Séguita a mangiare, dimenticando di darne al Ministro, e finisce da sé tutto il pasticcio.)
IL RE: Non vi pare, Eccellenza, che quel giovane sia un Mago?
IL MINISTRO: Certamente, se ha fatto dimenticare a Vostra Maestà…
IL RE: Un’altra volta? È strano! Dicevo, Eccellenza, che quel giovane dev’essere un Mago. Vuole per moglie, la Reginotta !
IL MINISTRO: Certamente! Certamente! (Entra la regina Mangiapoco.)
LA REGINA: Oh, Maestà! Questa notte ho fatto un brutto sogno!
IL RE: Raccontate, Regina! Io, intanto, mangio la frutta. (Torna a sedersi a tavola, e sbuccia e mangia fichi, prugne, pere, pesche, vuotando presto una fruttiera. Vedendo che la Regina non parla, le ripete:) Regina, raccontate… (E si rimette a mangiare la frutta.)
LA REGINA (nauseata di vedere il Re divorare a quel modo): Più tardi, Maestà. Ora digerite tranquillamente…
IL RE (severo): Che intendete dire? Che ho mangiato troppo?…
LA REGINA: No, Maestà! Voi non mangiate mai abbastanza… quanto si conviene a un Re pari vostro!
IL RE: Dovreste imitarmi…
LA REGINA: Mi chiamo la regina “Mangiapoco” e tale voglio essere davvero… Ah, Maestà!… quella povera figlia…
IL RE: Non me ne parlate!
LA REGINA: È ridotta pelle e ossa; ha appena il fiato per respirare.
IL RE: Non me ne parlate, Regina! Ci dev’essere stato un tradimento. Or ora mi si è presentato un giovane… Centovite! Lo avete mai sentito nominare? Egli ha avuto l’ardire di dirmi: Voglio sposare la Reginotta !
LA REGINA: Diamogliela! La porti via… Quando sarà lontana…
IL RE: E osate di rispondermi così pur sapendo che il giorno delle nozze di nostra figlia sarebbe l’ultimo giorno della mia vita? Me l’ha predetto il “Gran Mago”…
LA REGINA: Sciocchezze, Maestà!
IL RE: Non voglio farne l’esperimento a mie spese… Ed ecco, dal dispiacere mi si è smosso di nuovo l’appetito! Anche a voi, è vero, Eccellenza?
IL MINISTRO: Se fa piacere a Sua Maestà…
LA REGINA (se ne va piangendo): Povera figlia! Povera figlia! (Re e Ministro, dopo essersi inchinati alla Regina, si siedono a tavola, ognuno al suo posto. Due servitori portano un gran vassoio con un gallinaccio ripieno al Re e un galletto lesso al Ministro. Appena i servi sono andati via, entra, invisibile per il Re, il Ministro e lo scalco, che scalca il gallinaccio, fata Azzurra.)
IL RE: Che buon odore!
FATA AZZURRA (avanzandosi, bellissima e sorridente): E che buon sapore!
IL RE (credendo che abbia parlato il Ministro): Eh! Volete anche un po’ di questo?
IL MINISTRO: Io non ho detto niente!
IL RE (porta alla bocca una fetta di gallinaccio, ma fata Azzurra gliela leva dalla forchetta e la depone nei piatto del Ministro): Eh?… Eh? Certi scherzi, Eccellenza, non mi piacciono!
IL MINISTRO: Grazie, Maestà! (Il Re lo guarda in cagnesco. Porta alla bocca un’altra fetta di gallinaccio, e fata Azzurra gliela leva di nuovo dalla forchetta e la depone nel piatto del Ministro.)
IL MINISTRO (stupito): Grazie, Maestà! È troppo… per ora!
IL RE (guardando in cagnesco anche lo scalco): Certi scherzi non mi piacciono! Posso farvene pentire!
FATA AZZURRA: (prende il gran vassoio col gallinaccio e lo porta via, uscendo sempre invisibile.)
IL RE (alzandosi da tavola e tentando di nascondere il suo terrore): Sono sazio… Non ho più appetito!
IL MINISTRO (tra sé): Già! Già! Io tremo dalla paura! Poco fa qui c’era qualcuno… invisibile! (Prorompendo) Ah, Maestà! Maestà!
IL RE (sdegnosamente): Che cosa c’è?… Che vi prende? (Si ode un canto cupo, lontano, come proveniente da un sotterraneo.)
LA VOCE: Conto i giorni, conto l’ore… Dove sei? Perché non vieni? Di speranza e di dolore Io più vivere non so!
IL MINISTRO (quasi piangente): Maestà! … è la voce della Reginotta.
IL RE (furibondo): Zitto! Domani non canterà più!… (Esce, minacciando con le mani, seguito dal Ministro.)

PARTE SECONDA
Rustica stanza. Un rozzo tavolino e poche seggiole. In fondo l’uscio ferrato della prigione dov’è rinchiusa la Reginotta. Si sente la voce flebile di lei che canta:

LA REGINOTTA Conto i giorni, conto l’ore…
Dove sei? Perché non vieni?
(Entra la Regina Mangiapoco, seguita dalle sue Dame.)
LA REGINA (si accosta all’uscio e picchia con una mano, chiamando): Figlia! Figlia mia!
LA REGINOTTA (dall’interno): Ah! mamma! Ah, Regina!…
(Riprende a cantare.)
Di speranza, di dolore
Io più vivere non so!
LA REGINA: Ti ho portato un po’ di pane e un po’ di acqua… Ma non posso darteli. La chiave della cella l’ha il Re ! Vuol farti morire di fame, povera Reginotta!
LA REGINOTTA: Maestà, non vi date pensiero di me. Qui non mi manca niente. La mia madrina fata Azzurra mi provvede di tutto.
LA REGINA: Sua Maestà il Re, tuo padre, è furibondo contro di te!… Se la buona Fata facesse il miracolo!…
LA REGINOTTA: Lo farà, forse, presto… mamma Regina.
LA REGINA: Chiamami mamma… soltanto! Sono la più disgraziata di tutte.
LA REGINOTTA: Ed io la più disgraziata delle figlie! (Entra il Re, seguito dal Primo Ministro.)
IL RE (imperioso): Se scopro che i miei ordini non sono stati eseguiti!… Che fate qui, Regina?
LA REGINA: Ho scambiato qualche parola con la disgraziata nostra figliuola.
IL RE: E vi ha risposto? Non è ancora morta di fame? Sono quindici giorni che è stata tenuta a digiuno… Se arrivo a scoprire!… Molte teste cadranno, Regina! Voglio accertarmi… (Cerca in tutte le sue tasche la chiave della cella dov’è rinchiusa la Reginotta e non la trova. Al Ministro) Eccellenza, andate a cercare la chiave in tutti i cassetti della mia camera… Spicciatevi! Non vedete come fremo?… (Il Ministro esce di corsa.) Lo fate apposta. Ed ecco, la collera mi ha smosso di nuovo l’appetito… Qualcosa da mangiare!
LA REGINA (alle Dame): Andate nelle cucine reali. Fate eseguire gli ordini di Sua Maestà. (Le Dame obbediscono.)
IL MINISTRO (rientra turbato): Ho rovistato dappertutto; la chiave non si trova!
IL RE: Come, non si trova?
IL MINISTRO: Almeno, io non sono riuscito a trovarla! (Ritornano le Dame accompagnate da servitori che portano biancheria da tavola, piatti, bottiglie d’acqua e di vino, posate e tutto l’occorrente per apparecchiare. Uno dei servi reca un gran vassoio colmo di carne fumante. Appena il Re si è seduto entra una vecchia, cenciosa, coi capelli tutti bianchi.)
LA VECCHIA: Maestà, buon appetito! Vi faccio compagnia. Che buon odore! … (Il Re la guarda, stupìto, e la lascia fare. La vecchia si serve dei meglio bocconi e mangia affrettatamente. Tra un boccone e l’altro, parla.) Ero venuta per fare una visita alla Reginotta prigioniera… Sua Maestà vorrà permetterlo…
IL RE (turbatissimo): Chi vi ha detto che la Reginotta è prigioniera?
LA VECCHIA: Io so tutto, Maestà! So financo che avete perduto una chiave; ma a me non occorre. Entro pel buco della serratura. (La vecchia si alza da tavola, si accosta all’uscio della cella. Tutt’a un tratto diventa fata Azzurra e sparisce pel buco della serratura.)
IL RE (pallido, quasi balbettando): Avete visto, Regina?
LA REGINA. Ho visto. E niente vi scote, Maestà?
(Entra il Gran Mago. Ha una barba bianca lunga fino ai piedi, e una folta zazzera, pure bianca, che gli scende sul collo. Si appoggia a un nodoso bastone.)
IL GRAN MAGO: Oh! Oh! (Al Re) Ai vostri ordini, Maestà!
IL RE: Tutto è contro di me. Tutti tendono insidie alla mia vita!
IL GRAN MAGO: Maestà, avete fatto tanto male a tutti… lasciatemi dire… che nessuno, naturalmente, può pensare a farvi un po’ di bene. Per questo voi siete destinato a morire il giorno delle nozze della Reginotta! Però… Però…
IL RE: Però?… Continuate.
IL GRAN MAGO: Però, se vi rassegnerete a rinunziare di essere Re… e a distribuire al popolo quel che avete mangiato in tanti anni…
IL RE: E come potrei fare a distribuire…
IL GRAN MAGO (interrompendolo): A questo penserò io. Voi non dovreste far altro, Maestà, che stare per parecchie ore con la bocca aperta.
LA REGINA (al Re): Rassegnatevi, Maestà…
IL RE (al Gran Mago): E non morrò? Non morrò?…
IL GRAN MAGO: Non morrete, per ora. Camperete fino a novant’anni.
IL RE: Facciamo cento…
LA REGINA: Facciamo centodieci…
IL GRAN MAGO: E centodieci siano!
IL RE (allegro, si siede su una seggiola, in mezzo alla stanza. Dame e servitori, in piedi, sono attorno al Re, ognuno con un vassoio in mano, pronti agli ordini del Gran Mago. Di fuori, si sente un vocio confuso di popolo): Eccomi! (Apre la bocca; ha gli occhi spalancati come chi attende di vedere una casa straordinaria.)
IL GRAN MAGO (alle Dame, ai servitori): Voi butterete dalla finestra quello che io vi darò. Griderete ogni volta: Viva il Re!
LE DAME: Obbediremo!
I SERVI: Obbediremo!
IL RE: Non mi fate stancare, Gran Mago!
(Il Gran Mago introduce due dita in gola al Re, e ne trae fuori qualcosa che subito si ingrandisce: pasticci, galline, capretti, cosce di vitello, di maiale, pietanze d’ogni specie, fresche come uscissero allora dalle mani dei cuochi. Al getto di tutta questa roba si sente di fuori una formidabile acclamazione.)
VOCI DELLA FOLLA: Viva il Re! Viva il Re!
(L’operazione continua, e sembra non debba terminare più! E, intanto, il corpo del Re si va di mano in mano sgonfiando.)
IL GRAN MAGO: Come vi sentite, Maestà?
IL RE (che non ne può più): Basta, Gran Mago, basta!
(Il Gran Mago continua l’operazione; al getto delle pietanze, dalla finestra si sentono le acclamazioni della folla.)
VOCI DELLA FOLLA: Viva il Re! Viva il Re!
(La Regina osserva, stupìta, la trasformazione del Re che sembra un otre sgonfiato.)
IL RE: Basta, Gran Mago, basta! (Estenuato, si sdraia su la seggiola, chiudendo gli occhi Entra Centovite.)
CENTOVITE: Maestà! Maestà, voglio sposare la Reginotta!
IL RE (apre gli occhi atterrito e mormora): Tutti contro di me! Tutti contro di me!
CENTOVITE (picchiando forte con le mani all’uscio della prigione): Aprite! Aprite!
FATA AZZURRA: (di dentro): Entrate per il buco della serratura…
IL RE (vedendo sparire Centovite): Ma dunque, è destino? Per tutto il male che ho fatto agli altri, dunque, devo morire?… (Piange.)
LA REGINA: Coraggio, Maestà…
IL GRAN MAGO: C’è un rimedio, Maestà. Ve l’ho già detto: Rinunziate di essere Re… Rinunziate in favore di Centovite che è Principe di sangue reale.
IL RE (nicchiando): E che farò quando non sarò più Re? Non potrò più nemmeno passare il tempo mangiando come prima! Mi è già mancato l’appetito…
IL GRAN MAGO: Potrete beneficare tutte le persone alle quali avete fatto del male…
LA REGINA: Sì, sì, Maestà! Vi aiuterò io a fare del bene.
IL GRAN MAGO: Decidetevi, Maestà!
LA REGINA (supplicando): Decidetevi, Maestà!…
IL RE (esitante): Non posso! Per rinunziare… (Si arresta.) (Dall’interno della cella si odono tre voci: della Reginotta, di fata Azzurra, di Centovite.)
LE TRE VOCI: Decidetevi, Maestà! Sarà meglio per voi, Maestà!
IL RE (si leva in piedi, commosso, e con aria solenne ripete tre volte):
Rinunzio di essere Re! (Appena egli ha pronunziato queste parole, si spalanca l’uscio della prigione e ne esce fata Azzurra splendida di bellezza, circondata da un ‘aureola di luce azzurrognola. Tiene per mano la Reginotta, bellissima, anch’essa, riccamente vestita da sposa e ornata di magnifici gioielli. Con l’altra mano conduce il giovane Centovite che ha già indossato le insegne reali./
IL RE: Ah! Reginotta!… Perdonatemi i tormenti che vi ho dati… Ah! Principe reale!… Perdonatemi le tre teste che vi ho fatto tagliare… (Si abbracciano.)
LA REGINA (stringendo al suo petto la Reginotta e baciandola): Figlia del mio cuore! Come sei bella!
CENTOVITE Sarò vostro figlio anch’io… (Bacia la mano alla Regina che lo abbraccia con tenerezza materna.)
FATA AZZURRA (cantando, dolcemente):
Più non conti i giorni e l’ore,
più non gridi: – Dove sei? –
– Ogni voto del tuo cuore,
mercè mia, compiuto è già!
E di amore un dolce sogno
la tua vita, ormai, sarà!
(Mentre il canto si attenua, il corpo della fata Azzurra diventa sempre più diafano, trasparente, fino a che svanisce come una leggera nuvola nell’alla.)
IL MINISTRO: Ora non rimane altro che celebrare le nozze. Basta che Sua ex Maestà dica: In nome del Cielo e della Terra vi unisco per sempre in matrimonio.
CENTOVITE Un momento!… Io voglio avere una sola vita, da conservare tutta alla Regina, e al mio popolo. E prima di sposare, intendo sbarazzarmi delle altre che possiedo in più! Una sola mi basta…
LA REGINOTTA: Che vuoi fare?
L’EX RE (tra sé): Le avessi io cento vite! Quanto potrei mangiare!…
CENTOVITE (con aria di comando): Un po’ di largo! (Si strappa la testa, e subito un’altra gliene spunta sul collo. La testa buttata per terra si muta in un magnifico fiore mai visto.) È per voi, Reginotta!
LA REGINOTTA (ancora impaurita): Grazie, Maestà.
CENTOVITE (si strappa l’altra testa, che vien subito sostituita. Quella
strappata si muta in un fiore più bello del primo): È per voi, Regina Madre…
LA REGINA MADRE (sbalordita): Oh!… Grazie, Maestà!
CENTOVITE (ripete l’operazione. La terza testa che si è strappata si muta in una grossissima arancia): Questa è per voi, ex Maestà… Torna a ripetere !’operazione, e la quarta testa che ha buttata in terra, si muta in una enorme zucca.) E questa, Eccellenza, è per voi!…(Offre la zucca al Ministro.)
IL MINISTRO (fingendo di non essersi offeso): Troppa grazia, Maestà!
CENTOVITE (ironicamente): Poca cosa, Eccellenza, per un Ministro come voi! … (Egli continua a strapparsi le teste rinascenti, che si mutano in ogni specie di frutta. Centovite distribuisce tutto alle Dame, ai servitori. Poi s’inginocchia galantemente davanti alla Reginotta e dice:) Mi resta una sola vita; la consacro a Voi, mia Regina, e al mio popolo…
IL GRAN MAGO (interrompendolo): … che attende da un pezzo un Re saggio, un Re buono! (Ridendo) E a me che cosa offrite, Maestà?
CENTOVITE: La gratitudine della Regina e la mia!
IL GRAN MAGO: Ben detto, Maestà!
L’EX RE (tastandosi le braccia, lo stomaco e le gambe): Mi sembra di essere un altro! Prima potevo muovermi a stento; ora sono così agile, così magro, da poter fare delle capriole… (Si mette a fare salti e capriole. Tutti ridono e battono le mani, meno la Regina Madre.)
LA REGINA MADRE: Oh! Oh, ex Maestà!… Fermatevi…
L’EX RE (arrestandosi): Non sono più Re, e posso permettermi questi scherzi… (Torna a fare salti e capriole.)
iL GRAN MAGO (all’ex Re): Non dimenticate di far felice la Reginotta…
IL MINISTRO (interrompendolo): Che ha tanto sofferto per l’egoismo del mio ex Re!
L’EX RE (con uno scatto rabbioso): Ma, Eccellenza!…
IL MINISTRO: Eh! Ormai, la verità si può dire! Re nuovo, vita nuova!
IL GRAN MAGO: Ben detto, Eccellenza…
LA REGINA MADRE (a Centovite): Re nuovo… Ministri nuovi!
CENTOVITE (alla Regina Madre): S’intende!… Chi vivrà vedrà!
IL GRAN MAGO (riprendendo il suo discorso): …felice la Reginotta e il Principe fedele e saggio che, con l’aiuto della più benefica delle Fate, è riuscito a salvarla…
L’EX RE (interrompendolo): Basta! Basta! Infine, che cosa volevo?…Mangiare tutto io… ed essere eterno!
IL MINISTRO (tra sé): Poverino!… Non desiderava niente!… (Ha sulle labbra un sorrisetto ironico che non sfugge alla Regina Madre.)
LA REGINA MADRE (al Ministro): Che borbottate, Eccellenza?
IL MINISTRO: Approvavo quel che diceva il mio povero ex Re…
IL GRAN MAGO (a tutti): Su, non perdiamo tempo; e poiché non è giusto che gli sponsali avvengano in una rozza stanza di carcere, io la muterò, con la potenza della mia arte magica, in un salone degno delle nozze reali… (Il Gran Mago alza le braccia, fa dei segni in alto e in basso e attorno, e, tutt’a un tratto, le pareti si allargano, si allungano, ornate di splendide pitture, di sculture in oro e di corone di rari e freschissimi fiori. In fondo c’è il trono reale, dove l’ex Re MangiaMangia e la Regina Mangiapoco vanno a sedersi, circondari dalle Dame e dai Dignitari del Regno. Si odono deliziose musiche invisibili. Guidati dal Gran Mago, e presi per mano, s’inoltrano la Reginotta e Centovite.)
L’EX RE (Si alza solennemente in piedi e pronunzia con voce lenta e sonora): In nome del Cielo e della Terra vi unisco per sempre in matrimonio. E da questo momento in poi, tu sarai Re e tu sarai Regina! (Tutti gli astanti gridano.)
TUTTI: Viva il Re! Viva la Regina! (Uguali acclamazioni si odono salire dalla piazza sottostante.)
L’EX RE (mette in capo a Centovite la corona reale, dicendogli): Fa bene e scordatene! Fa male e pensaci!
MINISTRO (tra sé): Come diventano saggi i Re, quando perdono il potere…
IL GRAN MAGO (a Centovite): Maestà!… sarò sempre agli ordini vostri… (Le Dame e i Dignitari ripetono le stesse parole del Gran Mago)
L’EX RE (mettendo la corona reale anche sul capo della figlia): Fa come tua madre e non sbaglierai! (Riprendono le deliziose musiche invisibili e, poco dopo, si sente il dolcissimo canto della fata Azzurra.)
LA FATA AZZURRA:
Più non conti i giorni e l’ore,
Più non gridi: – Dove sei?
– Ogni voto del tuo core,
Mercè mia, compiuto è già!…
E di amore un dolce sogno
La tua vita, ormai, sarà!
LA REGINA MADRE (all’ex Re): Cominciamo noi ad augurare ogni bene agli sposi. Dicono che gli auguri dei vecchi portano sicuramente fortuna…
IL GRAN MAGO (intervenendo, lietamente):
E siccome il più vecchio sono io…
Prima che passi un anno, un mese e un giorno
Dentro la culla vi sorrida un figlio!
E prima di un altr’anno, un mese e un giorno,
S’apra un bocciol di rosa accanto al giglio!

(Si odono salir, da fuori, nuove gioconde acclamazioni.)
IL GIOVANE RE, LA GIOVANE REGINA: Grazie! Grazie, Gran Mago!…