Luigi Tenco

Luigi Tenco
Fotografia di Luigi Tenco
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica d’autore
Periodo di attività 1959 – 1967
Album pubblicati 4
Studio 4
Raccolte 0
« Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro »
(Luigi Tenco, Io sono uno, 1966)

Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938Sanremo, 27 gennaio 1967) è stato un cantautore e attore italiano o, come lui stesso amava definirsi, un compositore. Il suo suicidio,[1] avvenuto in un albergo di Sanremo durante l’edizione del 1967 del Festival della canzone italiana, lasciò sgomento e destò scalpore nell’ambiente musicale e nella società italiana in generale.

Biografia

Gli inizi

Nacque da una relazione extraconiugale della madre, Teresa Zoccola, cameriera presso una famiglia molto benestante di Torino (la famiglia Micca) con Ferdinando[2] (1921-1983), il figlio sedicenne[3][4] della famiglia. La madre venne poi allontanata e ritornò a Cassine, e Luigi prese il cognome del marito della ragazza, Giuseppe Tenco, che morì in circostanze mai del tutto chiarite[5] prima che lui nascesse. I due avevano già un figlio, Valentino.

Trascorse la prima infanzia tra Cassine e Ricaldone (paese originario della madre) fino a che, nel 1948, la famiglia si trasferì in Liguria, dapprima a Nervi e poi a Genova, dove la madre aprì un negozio di vini. Frequentò, con discreto profitto, dapprima il liceo Ginnasio Andrea Doria[6] per poi trasferirsi al liceo scientifico.

Nel 1953 fondò un gruppo musicale, la Jelly Roll Boys Jazz band (composta da Danilo Dègipo alla batteria, Bruno Lauzi al banjo, Alfred Gerard alla chitarra ed egli stesso al clarinetto), che propone, tra i tanti brani, Nat King Cole e Kid Ory[7].

Iniziò a suonare il sax nel 1957, quando venne chiamato da Marcello Minerbi (in seguito fondatore dei Los Marcellos Ferial ed arrangiatore per Claudio Lolli in Aspettando Godot) nel Trio Garibaldi, con Ruggero Coppola alla batteria e Minerbi al pianoforte[6]; proprio per il trio Tenco scrive la sua prima canzone, la sigla di apertura dell’orchestra[8].

Seguì nel 1958 la costituzione del gruppo i Diavoli del Rock con Graziano Grassi, soprannominato Roy, alla batteria e Gino Paoli alla chitarra.

Iscrittosi alla facoltà di ingegneria, passò poi a quella di scienze politiche. In questo periodo entrò a far parte del Modern Jazz Group di Mario De Sanctis.

Nel 1959 si trasferì a Milano, ospite con l’amico Piero Ciampi di Gianfranco Reverberi che, lavorando come arrangiatore alla Dischi Ricordi, lo fece partecipare come session man alle registrazioni di La tua mano di Gino Paoli e Se qualcuno ti dirà di Ornella Vanoni; si trasferì poi con Ciampi alla Pensione del Corso, in Galleria del Corso 1, dove alloggiavano anche Paoli, Sergio Endrigo, Franco Franchi, Bruno Lauzi ed altri artisti[9].

Ottenne poi un contratto discografico con la Dischi Ricordi come cantante; il suo esordio con il gruppo I Cavalieri risale al 1959. Il gruppo – che gravitava intorno alla casa discografica Tavola Rotonda, sottoetichetta della Ricordi, da cui il nome, e del quale facevano parte Gianfranco Reverberi, Paolo Tomelleri, Enzo Jannacci e Nando de Luca – incise un EP con quattro brani, Mai/Giurami tu/Mi chiedi solo amore/Senza parole (che vennero anche pubblicati suddivisi in due 45 giri), pubblicato a nome Tenco. Dopo questa incisione, Tenco adottò gli pseudonimi di Gigi Mai, Dick Ventuno e Gordon Cliff, chiedendo a Nanni Ricordi di non apparire con il suo vero nome per non subire danni d’immagine essendo studente di scienze politiche ed iscritto ad un partito politico[10].

Cronologia degli eventi

Luigi Tenco con Donatella Turri nel 1962

Nel 1961 uscì il suo primo 45 giri inciso come solista e con il suo vero nome, intitolato I miei giorni perduti. Nel 1962 cominciò una breve esperienza cinematografica, con il film La cuccagna di Luciano Salce (con Donatella Turri tra gli interpreti), pellicola nella quale cantò il brano La ballata dell’eroe, composta dall’amico Fabrizio De André.

Il primo 33 giri di Tenco uscì proprio quell’anno; conteneva successi quali Mi sono innamorato di te e Angela, ma anche Cara maestra che non fu ammessa all’ascolto dalla Commissione per la censura (per quest’ultimo brano fu allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni).

Sempre negli anni sessanta strinse un’amicizia importante con il poeta anarchico genovese Riccardo Mannerini.

Nel 1963 si ruppe l’amicizia con Gino Paoli, a causa della relazione di questi con la giovane attrice Stefania Sandrelli, che Tenco non approvava.

Nel settembre dello stesso anno le sue canzoni Io sì e Una brava ragazza furono nuovamente bloccate dalla censura. Poco prima aveva abbandonato la Dischi Ricordi per la Jolly.

Agli inizi del 1965 fa la sua seconda apparizione cinematografica, nel film musicale 008: Operazione ritmo, di Tullio Piacentini, distribuito con successo in tutta Italia. Nel 1965, dopo vari rinvii che aveva ottenuto, partì per il servizio militare, che completò tuttavia in gran parte con ricoveri ospedalieri.

L’anno successivo stipula un contratto con la RCA Italiana ed incide Un giorno dopo l’altro, che diventa sigla dello sceneggiato televisivo Il commissario Maigret. Altri successi dell’epoca sono Lontano lontano (in gara a Un disco per l’estate 1966), Uno di questi giorni ti sposerò, E se ci diranno, Ognuno è libero.

A Roma, conobbe la cantante italo-francese Dalida, con la quale ebbe una relazione.

Luigi Tenco sul palco di Sanremo durante l’esecuzione di Ciao amore ciao

Nello stesso periodo collaborò con il gruppo beat The Primitives, guidato da Mal, per i quali scrisse, in collaborazione con Sergio Bardotti, il testo italiano di due canzoni: I ain’t gonna eat my heart anymore, che diventa il grande successo Yeeeeeeh!, e Thunder’n Lightnin, tradotta in Johnny no! e contenuta nell’album del gruppo Blow Up.

Nel 1967 si presentò (qualcuno sostenne suo malgrado) al Festival di Sanremo con la canzone Ciao amore ciao, cantata, come si usava a quel tempo, da due artisti separatamente (in questo caso si trattava dello stesso Tenco e di Dalida).

In realtà il brano aveva un altro testo e un altro titolo, Li vidi tornare (il provino con il testo originale venne pubblicato qualche anno dopo in un’antologia della RCA Lineatre), ma Tenco decise di modificare le parole originali, che parlavano di alcuni soldati che partivano per la guerra durante il Risorgimento.

Il brano di Tenco non venne apprezzato dal pubblico e non fu ammesso alla serata finale del Festival, classificandosi al dodicesimo posto nel voto popolare. Fallito anche il ripescaggio, dove fu favorita la canzone La rivoluzione di Gianni Pettenati, pare che Tenco sia stato preso dallo sconforto.

La tragica morte

Rientrato all’Hotel Savoy, venne successivamente trovato morto nella camera che occupava, la n. 219, di una dépendance dello stesso Hotel. I primi a rinvenire il cadavere furono, presumibilmente, il suo amico Lucio Dalla, e successivamente la stessa Dalida con cui, soltanto qualche ora prima, aveva cantato al Salone delle feste del Casinò di Sanremo Ciao amore, ciao. L’ultimo a immortalare vivo il cantante fu il fotografo e giornalista Renato Casari: questa foto è attualmente conservata nella casa del fotografo (scomparso il 17 novembre 2010 in una casa di riposo a Lecco), a Mandello del Lario. Il corpo riportava un foro di proiettile alla testa. Venne trovato un biglietto vergato a mano – che più perizie calligrafiche hanno poi consentito di attribuire allo stesso Tenco – contenente il seguente testo:

« Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi. »

Questo fece subito pensare al suicidio come spiegazione della morte. Tanto più che Tenco aveva acquistato una pistola l’anno precedente per difesa personale. Tuttavia, per molti decenni, sono sussistiti dubbi sulle cause della sua morte: ad esempio a causa del fatto che non fu mai ritrovato il proiettile che ne causò la morte.[11]

Per questo e per altri motivi, dopo anni di pressioni esercitate da una parte della stampa e dal fratello Valentino, il 12 dicembre 2005, a trentotto anni dai fatti, la procura generale di Sanremo ha disposto la riesumazione della salma per effettuare nuovi esami che, il 15 febbraio 2006 hanno confermato l’ipotesi del suicidio, chiudendo definitivamente il caso.

Nonostante ciò, rimangono il giornalista Nicola Guarneri e il criminologo Pasquale Ragone che sostengono tesi alternative al suicidio.[12].

I colleghi Bruno Lauzi, Gino Paoli e Ornella Vanoni hanno sempre affermato la tesi del suicidio; Paoli e la Vanoni affermano che, quella sera, per smaltire la delusione dell’eliminazione, Tenco avesse bevuto cognac o whisky e assunto pastiglie di Pronox, un tranquillante simile allo Xanax che Luigi usava a volte per rilassarsi (nella stanza ne fu ritrovata una scatola vuota[13]), e che queste sostanze gli avessero causato uno stato di alterazione psicologica, tale da spingerlo al tragico gesto.[14][15][16]

Il messaggio di Tenco tra musica e cultura

Inaugurazione del Museo Tenco

  • Nel 1967, tra agosto e settembre, il regista e produttore Tullio Piacentini realizzò il film musicale Passeggiando per Subiaco dedicando buona parte della pellicola e del repertorio musicale a Luigi Tenco coinvolgendo, tra i vari musicisti, il gruppo Le Pecore Nere con il brano Ricordo un ragazzo oppure la band The Primitives del giovanissimo Mal con la canzone Yeeeeeh!, scritta dallo stesso Tenco.
  • Nel 1967, Ornella Benedetti, pochi mesi dopo la morte del cantautore, costituisce il Club Luigi Tenco di Venezia, un vero e proprio fan club con l’obiettivo di raccogliere, ricordare e diffondere il messaggio dell’artista.[17]
  • Nel 1972 Amilcare Rambaldi a Sanremo costituisce il Club Tenco con lo scopo di riunire tutti coloro che si propongono di valorizzare la canzone d’autore. Dal 1974, in suo onore, al Teatro Ariston di Sanremo è stato istituito dal Club Tenco il Premio Tenco, manifestazione a cui hanno partecipato i più grandi cantautori degli ultimi decenni. Nel novembre 2007, il Club gli dedica l’intera edizione della Rassegna e il volume Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti (BUR) curato da Enrico de Angelis, Enrico Deregibus e Sergio Secondiano Sacchi.
  • Nel 1990 il giornalista Corrado Augias gli dedica una puntata del suo programma di approfondimento molto seguito Telefono giallo.
  • Nel febbraio 1992 la Biennale di Poesia di Alessandria promuove, in collaborazione con il Club Tenco, il comune di Ricaldone e il quotidiano Il Secolo XIX di Genova, un convegno dedicato a Luigi Tenco a venticinque anni dalla scomparsa. La manifestazione si tiene presso il Teatro Umberto I di Ricaldone e la serata di spettacolo si svolge presso il Teatro Comunale di Alessandria. Per la Biennale di Poesia intervengono Giancarlo Bertolino e Aldino Leoni. Amilcare Rambaldi rappresenta di persona il Club Tenco. Fra i giornalisti, Marinella Venegoni, Mario Luzzatto Fegiz e altri; al concerto serale partecipano Gino Paoli, Umberto Bindi, Cristiano De André. È la prima manifestazione dedicata a Tenco nel suo paese di nascita dove, dall’estate successiva, prenderà il via la rassegna “L’Isola in Collina”.
  • A Cusano Milanino, il 19 gennaio 2006, presso il Centro Sociale Cooperativo Ghezzi, da un’idea di Renzo Zannardi, si è tenuta la conferenza “Il sax ribelle che anticipò il 68”, centrata sull’impegno sociale di Tenco e sul clima culturale da lui vissuto. L’evento è stato caratterizzato dalla partecipazione, tra gli altri, del biografo Aldo Fegatelli Colonna e del giornalista Daniele Biacchessi.
  • A Ricaldone, il 20 luglio 2006 è stato inaugurato il Centro di Documentazione Permanente Luigi Tenco, prima struttura museale in Italia dedicata a un cantautore.
  • A Milano, nel dicembre 2007, presso il Teatro Litta, la pittrice sassarese Maria Vittoria Conconi ha realizzato una mostra dal titolo “Tenco, le donne e la musica. Un immaginario visivo ispirato da Luigi Tenco”, con dodici acquerelli di immagini femminili, ispirati alla musica di Tenco. Nell’ambito della mostra è stato presentato anche un calendario con le dodici opere, dedicato al 70º anniversario della nascita di Tenco.
    La mostra è stata replicata nel febbraio 2008, presso la Biblioteca Comunale di Rescaldina, e il 21 marzo 2008 a Sassari con la mostra “I fiori di ieri. Un omaggio a Luigi Tenco”, presso il Centro d’Arte e Cultura “Giuseppe Biasi”.[18]
  • A Busto Garolfo, il 15 febbraio 2008, presso la Biblioteca Comunale, il gruppo di studiosi ed estimatori di Luigi Tenco “Binario21” ha dato luogo alla conferenza “Gli anni di Luigi Tenco e quelli di Internet”, con analisi e approfondimenti su vita, musica e testi del cantautore piemontese.[19]
  • A Sassari, il 16 e il 17 ottobre 2010 al teatro Il Ferroviario, l’associazione culturale e studentesca “Materia Grigia” ha presentato lo spettacolo teatrale La Forza delle Parole: Luigi Tenco, incentrato sulla figura umana e artistica del cantautore e realizzato nell’ambito del laboratorio “Università e Teatro” con la direzione di Pier Paolo Conconi per “La Botte e Il Cilindro”. Lo spettacolo ha rappresentato la conclusione di un percorso di ricerca che Materia Grigia ha portato avanti durante tutto il 2010, non solo attraverso lo svolgimento del laboratorio teatrale universitario, ma anche con l’organizzazione di una rassegna di incontri musicali e letterari sul tema del rapporto tra la musica e le parole, incontri che hanno visto la partecipazione di personalità, artisti, scrittori e musicisti, tra i quali Patrizia Tenco, Ada Montellanico, Mario Dentone, Erri De Luca, Renzo Zannardi, Maria Vittoria Conconi, Paolo Zicconi e Mauro Uselli.[20]

Gli omaggi

Diversi sono stati i tributi a Tenco n