Massimo Fini

Massimo Fini

Massimo Fini (Cremeno, 19 novembre 1943[1]) è un giornalista, scrittore, drammaturgo, attore e attivista italiano. Nel 2005 ha fondato il movimento politico Movimento Zero, ispirato ai principi di primitivismo, antimodernismo, decrescita e democrazia diretta.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Cremeno, in provincia di Lecco, da padre toscano e madre russa di fede ebraica, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza a pieni voti alla Statale di Milano[2] ha svolto varie attività, lavorando inizialmente come impiegato alla Pirelli, in seguito come copywriter e pubblicitario.[3] Fini si definisce agnostico, oppure “onesto pagano“.[4] È divorziato e ha un figlio di nome Matteo.[5]

Attività giornalistica[modifica | modifica sorgente]

Inizia la carriera giornalistica nel 1970 all’Avanti!, il quotidiano del Partito Socialista Italiano, dove segue come cronista i fatti dell’attualità politica. Dal 1972 al 1979 è inviato all’Europeo. Nel 1977 comincia a scrivere sul mensile Linus. Nel 1978, in collaborazione con Walter Tobagi e Franco Abruzzo, ha fondato la componente sindacale della rivista Stampa democratica. Nei primi anni ottanta è animatore del mensile di politica e cultura Pagina. Dal 1982 al 1992 è inviato estero ed editorialista al Giorno.

Nel 1985 rientra all’Europeo come inviato ed editorialista e vi tiene per dieci anni la principale rubrica del giornale. È stato editorialista di punta de L’Indipendente dei primi anni novanta ed ha partecipato alla rifondazione del Borghese (1996).[3]

Attualmente lavora per Il Gazzettino di Venezia e Il Fatto Quotidiano. Dal mese di ottobre 2008 Massimo Fini dirige il mensile La voce del ribelle, che vede, tra gli altri, la collaborazione di Marco Travaglio e Giuseppe Carlotti. Collabora con il giornale Il Fatto Quotidiano sin dalla fondazione (23 settembre 2009).[3]

Lo scrittore[modifica | modifica sorgente]

Massimo Fini nel 1985 pubblica il suo primo saggio, La Ragione aveva Torto?, edito dalla Camunia. Da quel momento Fini, conosciuto come giornalista di cronaca ed editorialista di spicco de L’Europeo e de Il Giorno assume una posizione di dura critica verso alcuni valori essenziali del mondo moderno, come l’industrialismo, l’ottimismo, l’attenzione spasmodica nei confronti della crescita economica fino a giungere al j’accuse contro la democrazia rappresentativa di Sudditi. Tutta l’opera saggistica di Fini si fonda sulla critica sferzante verso caratteristiche del mondo moderno e della globalizzazione, figli del pensiero liberale e anche del marxismo, anch’esso prodotto dalla rivoluzione industriale e dallo stesso liberalismo, e causa degli stessi mali: l’alienazione dell’individuo schiacciato dal produttivismo, la distruzione dell’ambiente, l’idea di una scienza e dell’uomo come sovvertitori delle leggi naturali, la globalizzazione che omologa tutto ad un’unica cultura dominante.[6]

Molti, negli anni, hanno tentato di assegnare a Fini appellativi vari, cercando di inserirlo sia entro correnti politiche di destra che di sinistra: in realtà egli ritiene che questi due concetti, destra e sinistra, siano obsoleti, vecchi di due secoli in cui le trasformazioni sociali e culturali hanno reso inutilizzabili queste divisioni, anche alla luce di una sempre maggiore somiglianza programmatica tra le diverse forze politiche.[6] Massimo Fini pensa che la dicotomia che sta emergendo con sempre più forza e che esploderà drammaticamente nel futuro sia quella tra coloro che, figli del pensiero liberale, vogliono imporre un’unica visione del mondo che unifichi il tutto in principi (culturali, giuridici ed economici) universali e chi, invece, vuole difendere i propri valori e la propria diversità seppur in contrasto con il cosiddetto pensiero unico, democratico e liberista.[6] Da ciò si deduce come Fini abbia come uno dei suoi massimi principi quello dell’autodeterminazione dei popoli, sotto attacco, a suo giudizio, da coloro che, sotto varie forme (partendo da certe forme di cooperazione internazionale fino alle «guerre umanitarie») vogliono imporre lo stile di vita occidentale.[6]

L’opera di Fini, soprattutto nella sua trilogia La Ragione aveva Torto?, Elogio della guerra e Il denaro, sterco del demonio, presenta costantemente una comparazione tra il mondo nato dalle Rivoluzioni Industriale e Francese e quello medievale e dell’ancien régime (in particolare la forma di stato che egli ritiene migliore, il Libero comune), ponendosi l’obiettivo di evidenziare come il mondo moderno abbia smarrito tanti elementi, materiali e spirituali, che davano a quelle società caratteri di equilibrio sociale e stabilità.[6] Ritiene che il mondo moderno abbia interiorizzato gli aspetti peggiori dell’illuminismo (l’universalismo e l’ideologia della crescita), rifiutando quelli migliori, come la libertà di espressione[7] o la democrazia diretta, a suo avviso realizzabile in ambiti molto limitati. Accusato da alcuni ambienti di sinistra di essere vicino alle posizioni dell’estrema destra sociale, Fini in realtà fa suo il principio del relativismo culturale di Levi-Strauss[8] e costruisce una sintesi di concetti elaborati da intellettuali di diversa matrice politica, citando spesso pensatori come Alain De Benoist (il fondatore della Nuova Destra)[9], il tradizionalista Julius Evola[10], Friedrich Nietzsche[11], Serge Latouche[12], Danilo Zolo.[13] e l’illuminista atipico Jean-Jacques Rousseau.[14][15][16]

Un’ulteriore polemica ha riguardato il libro Il Mullah Omar (2011), biografia del leader talebano. L’opera è stata molto criticata per opinioni definite antioccidentali e maschiliste[17], tanto da ricevere anche una denuncia da parte di alcune giornaliste[18][19]. Fini ha dichiarato di non essere un simpatizzante dell’Islam radicale e dei talebani, ma di ammirare le qualità di coraggio e lealtà che animerebbero le società tribali come quella da cui proviene Omar.[20]

Un’altra passione di Fini è la ricerca storica e biografica su personaggi considerati negativamente dalla storiografia ufficiale, ad esempio quella effettuata su Nerone e Catilina.

Attivismo politico: il Movimento Zero[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 Fini ha fondato un movimento politico-culturale chiamato Movimento Zero (abbreviato in MZ o M0). Il movimento dichiara di non riconoscersi in nessuna collocazione politica tradizionale, disconosce le vecchie e inservibili categorie di Destra e di Sinistra e si propone al di là di esse, pur riconoscendosi anche nelle posizioni di Alain de Benoist, noto intellettuale francese fondatore della Nouvelle Droite.[21]

L’attività di MZ, sospesa momentaneamente per motivi operativi nell’ottobre 2006, è ripresa nel gennaio 2007. Ad ottobre 2007 si è costituito il primo Direttivo Nazionale.

MZ è attualmente attivo in dodici regioni italiane (Abruzzo, Lazio, Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte, Sardegna) ed in tre stati europei (Francia, Olanda, Irlanda)[22]. I coordinamenti dotati di ampia autonomia operano in conformità alle finalità contenute nel suo manifesto politico.

Nel 2009 MZ aveva annunciato la propria volontà di partecipare alla manifestazione contro la visita di George W. Bush a Roma[23]. Appena arrivati nella piazza dalla quale sarebbe dovuto partire il corteo tuttavia i militanti di MZ furono prima minacciati da un gruppo di appartenenti all’estrema sinistra, che li appellava come “fascisti“, e successivamente identificati dalla polizia e costretti a lasciare la manifestazione.[24] Tali fatti furono oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata da due deputati della Lega Nord.[25]

Il movimento ha stilato un Manifesto dell’antimodernità[6].

Teatro[modifica | modifica sorgente]

È attore nonché autore dell’opera teatrale Cyrano, se vi pare…, il cui regista è Eduardo Fiorillo.

Televisione[modifica | modifica sorgente]

La censura Rai di Cyrano[modifica | modifica sorgente]

Cyrano[26] è anche il nome di un programma televisivo, di cui Massimo Fini è co-autore, che sarebbe dovuto andare in onda per quindici puntate su Rai2 a partire dal 30 settembre 2003. Il giorno prima del debutto il programma è stato bloccato dal direttore Antonio Marano perché, a suo dire (l’affermazione fu segretamente registrata dallo stesso giornalista), la persona di Massimo Fini non era gradita ad un personaggio molto influente della politica[27]; secondo Fini si trattava invece del giornalista Antonio Socci, che avrebbe fatto pressioni su Silvio Berlusconi, perché quest’ultimo facesse valere la sua influenza e bloccasse il programma.[7] In seguito a questo episodio Antonio Marano, nel novembre 2012, viene condannato in primo grado a un anno e mezzo di reclusione per falsa testimonianza[28].

Opere[modifica | modifica sorgente]

Saggi[modifica | modifica sorgente]

  • La Ragione aveva Torto? (Camunia 1985, ripubblicato da Marsilio Editore in edizione tascabile nel 2004)
  • Elogio della guerra (Mondadori 1989 e Marsilio 1999)
  • Il Conformista (Mondadori 1990)
  • Il denaro, “sterco del demonio” (Marsilio 1998)
  • Dizionario erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina, (Marsilio 2000)
  • Il vizio oscuro dell’Occidente. Manifesto dell’antimodernità (Marsilio 2003)
  • Sudditi. Manifesto contro la democrazia (Marsilio 2004)
  • Massimo Fini è Cyrano. Contro tutti i luoghi comuni (Con Eduardo Fiorillo; Francesca Roveda) (Marsilio 2005)
  • Il Ribelle dalla A alla Z (Marsilio 2006)
  • Senz’anima, Italia 1980-2010 (Chiarelettere 2010)
  • La guerra democratica (Chiarelettere 2012)

Biografie[modifica | modifica sorgente]

  • Nerone. 2000 anni di calunnie (Mondadori 1993)
  • Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta (Mondadori 1996)
  • Nietzsche. L’apolide dell’esistenza (Marsilio 2002)
  • Ragazzo. Storia di una vecchiaia (autobiografia, Marsilio 2007)
  • Il Mullah Omar (Marsilio 2011)

Romanzi[modifica | modifica sorgente]

  • Il Dio Thoth (Marsilio 2009)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Massimo Fini, Le due Italie di Gigi Rizzi, fra il ’68 e la Bardot
  2. ^ Massimo Fini: non feci il ’68, me ne vanto. Io sono un ribelle. URL consultato il 23-02-2012.
  3. ^ a b c Note biografiche
  4. ^ Con Wojtyla c’è un abisso là il dolore era uno show
  5. ^ Biografia sul blog de Il fatto quotidiano
  6. ^ a b c d e f Manifesto
  7. ^ a b Intervista a La7 il 12-04-2011
  8. ^ Massimo Fini, Relativismo culturale
  9. ^ citazioni di de Benoist sul sito di Movimento Zero
  10. ^ La demolizione degli stereotipi
  11. ^ di cui ha scritto la biografia
  12. ^ Uscito il nuovo libro di Latouche
  13. ^ Interviste
  14. ^ Massimo Fini, La legge di Ostellino
  15. ^ Massimo Fini, Democrazia diretta: perché il sogno di Grillo è irrealizzabile
  16. ^ Massimo Fini, L’autodistruzione dell’uomo
  17. ^ già espresse e criticate in altri articoli ad esempio in Donne, guaio senza soluzione
  18. ^ Giampiero Mughini, , Tutti pazzi per il talebano Mullah Omar. Così Massimo Fini dimentica l’occidente.
  19. ^ Articolo di Maria Giovanna Maglie
  20. ^ Scrivo del mullah Omar. E’ più intrigante dei Letta
  21. ^ vedere citazione sulla pagina ufficiale
  22. ^ Movimento Zero – Gruppi Locali
  23. ^ Movimento Zero – Movimento Zero alla marcia del 9 giugno a Roma contro Bush
  24. ^ Movimento Zero – Negato a Movimento Zero il diritto a manifestare
  25. ^ Movimento Zero – Interrogazione Parlamentare sull’allontanamento di MZ a Roma il 9 giugno
  26. ^ CYRANO COMPLETO Puntata censurata in Rai
  27. ^ Peter Gomez, Marco Travaglio. Regime. Biagi, Santoro, Massimo Fini, Freccero, Luttazzi, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, tg, gr e giornali: storie di censure e bugie nell’Italia di Berlusconi. Postfazione di Beppe Grillo. Milano, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00246-1.
  28. ^ E ora chi chiederà scusa a Massimo Fini?

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