Olindo Guerrini – Saluto (Prefazione all’edizione delle “Rime”)

Lascio stampare questo volume di rime senza correggere le vecchie, benchè ne vegga le grinze e non mi sfugga la reazione cristiana che, velata di impalpabilità liliali, vuol ridurci ad una rinuncia buddistica e rassegnata, cui la vita sembri ignobile e la verità immorale. Nè avrei faticato molto ad aristocratizzarle facendole men piene, od a rammodernarle diluendo il colore sino alle nebulosità del simbolo; ma avrei mentito a me stesso e debbono rimanere così, perchè così furono sentite da me e, al tempo loro, non sgradite a tutti; anzi, o m’illudo, aiutarono già a vincere qualche pregiudizio o inconsapevole ipocrisia di forma, asserendo che non è da schivare la schiettezza, sebben cruda, della parola o della frase là dove si voglia dire e rappresentare la verità. E se questo fu, anche in piccola parte, mi basta per esser contento di me e del libro.
Nè i versi aggiunti son meno sinceri dei primi. Indifferente al biasimo ed alla lode per una impassibilità forse morbosa ma non orgogliosa, pei migliori di me ebbi rispetto sempre, amicizia spesso, invidia mai. Scrissi come dettò il breve ingegno quel ch’io credetti verità, sincero anche quando fui o parvi traviato.
Ed ora, giunto oramai dove dovrò fermarmi, guardo serenamente la via percorsa e saluto i giovani che mi seguono nel tempo e mi sorpassano nell’arte. Giovani, a voi! Non sdegnate di raccogliere questa bandiera ch’io credetti di verità nello scrivere, di libertà e di giustizia nel vivere. Raccoglietela da queste povere mani, stanche ma fedeli, deboli ma non vili, e portatela voi, migliore e più bella, in alto in alto, nella radiosa gloria dell’avvenire!
Addio!
Marzo 1903.