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AMERICA/MEXICO – Inauguration of a reception center, but the issue on migrants should be resolved at the root

03-lug-14

Tamaulipas – “The phenomenon of migration can be addressed and resolved at the root only when the causes that force men, women and children to leave their countries in search of the ‘American dream’ are dealt with: reflection and interventions today must go beyond mere material aid or a better treatment of migrants”. This is what the Bishop of the Diocese of Matamoros, His Exc. Mgr. Ruy Rendón Leal said during the inauguration of the “Holy Trinity House of the indigent” in Reynosa .
As reported in a note sent to Fides, the Bishop of Matamoros said that “economic injustice and social inequality in our Latin American countries are the main causes of this migration. In fact, families do not find the basic conditions to meet the basic needs of life in their countries of origin”. According to the Bishop “it is necessary to ensure better economic and working conditions: many times big multinational companies come to our country to seek only labor at low cost. But wages should be fair”. Mgr. Rendón Leal concluded by stressing that this phenomenon of migration “has become a general problem in Central America: we are all involved and impressed to see how many children try to cross the border to go to the United States”.

ASIA/MYANMAR – Change starts from education, says the Archbishop of Mandalay

03-lug-14

Mandalay – “A great change is taking place in our country. In several cities, where there were houses made of wood and bamboo, buildings made of concrete are increasing. In the perception of many, this is a sign of progress. But the biggest change, among the new buildings, are colleges and private educational institutions, created to respond to the deep interest in education. This is a development that is truly rewarding”. This is what His Exc. Mgr. Paul Grawng, Archbishop of Mandalay said in a note sent to Fides Agency speaking on the theme of education, which is crucial for the life and future of a people.
“Many are taking the opportunity to realize the true value that is the formation of the heart and mind of citizens, essential for integral human development”, notes the Archbishop. “This reminds me of the little Bible school I had the privilege of visiting 40 years ago, in a parish located in a remote, mountainous area. There, an elderly pastor was concerned about building the future of young people, in a humble bamboo structure. It was quite a challenge, dedicated to children of nearby villages. The elderly Pastor showed great love for God and his people, teaching students the Word of God, cultural and moral values, but also the rudiments of English, French, music and culture in general. That little school helped young people of the mountains to live a decent life, in harmony with nature and with the cultural values of the community. Those indigenous peoples were wonderfully close to the Gospel”.
Mgr. Paul Grawng concludes: “Now, in this new era of change, we are called to support new learning centers and educational institutions that are springing up, so that they can help to educate people, and believe that they can live in truth and freedom”.

AFRICA/SOMALIA – In viaggio il primo container di medicinali di Caritas Somalia e ong Perigeo destinati al governo somalo

03-lug-14

Mogadiscio – La Somalia è uno degli Stati dove si registrano i tassi di malnutrizione e mortalità più alti del mondo. Le emergenze nel Paese sono sempre tante e incontenibili e, di recente, grazie ad una iniziativa promossa, stanziata e curata dalla ong Perigeo, tramite l’ambasciata somala in Italia e l’accordo con Caritas Somalia, nella persona di mons. Giorgio Bertin, OFM, Vescovo di Gibuti e Amministratore Apostolico di Mogadiscio, è appena partito il primo container di medicinali destinati nel Paese africano. Al riguardo l’Agenzia Fides ha sentito da Parigi mons. Bertìn, rientrato di recente da Mogadiscio. Il vescovo si è detto molto contento di questo primo passo e confortato dagli incontri avuti con i somali che vogliono il bene del loro Paese. “In Somalia regna attualmente uno stato di confusione generale a livello sanitario, la situazione nel Paese è migliore rispetto a Puntland somalo e Somaliland. A giugno di quest’anno sono stato invitato dal primo ministro somalo per parlare della situazione di Merka e Qoriolei, dove negli anni ‘80 Caritas Somalia aveva costruito un ospedale andato distrutto con il crollo dello Stato. Ci ha chiesto di intervenire per recuperare quella zona dal gruppo insurrezionale islamista Al Shabaab. Gli ostacoli sono tanti per le forti tensioni tra i clan, confusione tra ruolo islamista di al-shabahbe e il governo che sta per rinascere. Tuttavia, sono rimasto profondamente colpito dagli incontri avuti con i somali che hanno scelto di impegnarsi per il bene del loro Paese, pronti a sacrificarsi, lasciando un lavoro sicuro e correndo tanti rischi per le loro stesse vite”, conclude il Vescovo. Da parte sua il dott. Gianluca Frinchillucci, Direttore Strategico della Perigeo che cura i rapporti con la Somalia, ci ha riferito che “l’idea di questo progetto è nata dopo che dal 2010 la ong è riuscita ad inviare nel Puntland medicinali, messi a disposizione da CMMB, attraverso il Pontificio Consiglio per la Sanità Caritas italiana e il Banco Farmaceutico.” “Ora, grazie a Caritas Somalia e all’ambasciata somala in Italia abbiamo realizzato lo stesso progetto per la Somalia. Dopo aver contattato l’ambasciata in Italia e mons. Bertìn, ci siamo messi d’accordo sulla realizzazione dell’iniziativa. Caritas Somalia e la diocesi di Mogadiscio hanno messo a disposizione i fondi per il trasporto, la ong Perigeo ha donato i medicinali all’Ambasciata in Italia. Questa, a sua volta, li sta recapitando al Governo che provvederà a distribuirlo negli ospedali locali. Si tratta solo dell’inizio perché sono già pronti altri medicinali per Mogadiscio”, conclude Frinchillucci.

AMERICA/PERU – Condizioni scolastiche precarie per i bambini ashaninkas

03-lug-14

Pangoa – Seduti per terra, su tappeti e alcuni su tavolette usate come sedili: così assistono alle lezioni 137 scolari ashaninkas della comunità nativa Unión Alto Sanibeni, del distretto di Pangoa, provincia di Satipo . Non hanno aule e studiano nel centro comunale privo di servizi di base. Questo è quanto emerso in una recente visita di alcuni esperti a Pangoa. Solo uno dei piccoli, di 4 anni di età, utilizza un tappeto improvvisato confezionato dal padre con rami e paglia. In una asilo per bambini nella fascia di età tra 3 e 5 anni lavora una insegnante bilingue con 27 alunni e cerca di fare il possibile per la loro istruzione. Vicino a questa scuola se ne trova un’altra, bilingue, dove servono tappeti, sedie, quaderni, matite e un locale con i servizi di base. Qui insegna un’altra maestra che si occupa di 50 bambini di prima e seconda elementare. Nella stessa scuola un’altra insegnante segue 38bambini di terza e quarta elementare. L’unico insegnante uomo si occupa di 22 bambini che frequentano la quinta e la sesta classe. Oltre al materiale scolastico e logistico servono almeno tre insegnanti in più. La comunità di Unión Alto Sanibeni non ha servizi di base e questo favorisce il proliferarsi di malattie contagiose tra i bambini. Il Programma Nazionale di Alimentazione scolastica Qali Warma non segue questi piccoli, nonostante la comunità si trovi a solo 2 ore da Pangoa. Gli ashaninkas vivono quasi tutti in Perù, e altri piccoli gruppi sono stanziati nello stato brasiliano dell’Acre al confine col Paese.

ASIA/TERRA SANTA – Il Direttore di Caritas Jerusalem: anche nella Città Santa c’è un uso politico del mercato della droga

03-lug-14

Gerusalemme – “L’uso de droga sta purtroppo diventando un’epidemia a Gerusalemme est. Colpisce in maniera devastante la comunità palestinese. 15mila giovani palestinesi usano la droga, e 5mila sono tossicodipendenti. E c’è anche un risvolto politico nelle ‘distrazioni’ con cui si consente che lo spaccio dilaghi nella parte araba della Città Santa”. La forte denuncia sugli effetti del consumo della droga a Gerusalemme viene da padre Raed Abusahliah, Direttore di Caritas Jerusalem. Il sacerdote del Patriarcato latino pone domande irrisolte sulla latitanza delle forze di polizia operanti a Gerusalemme rispetto al traffico di droga concentrato nella parte della città abitata dagli arabi: “In questi giorni” nota padre Raed “dopo il rapimento e l’omicidio del giovane Mohammad Abu Khdeir ci sono scontri tra giovani palestinesi e esercito israeliano anche a Gerusalemme. Se un ragazzo arabo viene arrestato per aver lanciato sassi, rischia anni di prigione. Ma se si vendono chili di eroina per strada, nessuno fa nulla. Come si spiega tutto questo?”
Oltre alla denuncia, Caritas Jerusalem è attiva sul fronte della prevenzione e della lotta alla droga con una rete di iniziative a vari livelli. Dal 1999 è attivo a Gerusalemme Est un Centro di ascolto che assiste i tossico-dipendenti con il coinvolgimento delle famiglie e delle comunità di provenienza. Nelle scuole e nelle università si organizzano sessioni di informazione e prevenzione rivolte agli studenti. Negli ultimi anni si vanno strutturando corsi di formazione volti a creare figure professionali – operatori sociali e sanitari, psicologi, infermiere – in collaborazione con l’Università di Betlemme e con l’Accademia Universitaria militare Istqal di Gerico, legata all’Autorità palestinese. “Quest’anno” riferisce a Fides padre Abusahliah “i diplomi dei corsi di formazione sono stati riconosciuti dal Ministero dell’educazione palestinese. Puntiamo a elevare il loro livello accademico, arrivando a configurare un vero e proprio master”. Finora i casi più gravi di tossicodipendenza vengono curati in centri di recupero operanti nell’area di Taybeh o presso Nazareth. Ma tra i progetti futuri c’è anche la creazione di un centro di recupero e disintossicazione a Gerusalemme est. “La Banca Islamica” spiega a tale proposito il direttore di Caritas Jerusalem “sta valutando la possibilità di finanziare l’iniziativa per i primi due anni”.
Lo scorso 26 giugno, in occasione della giornata mondiale per la lotta alle tossicodipendenze, 200 studenti, operatori sociali e rappresentanti di ONG hanno marciato per le vie della Città Vecchia scandendo a alta voce slogan come “vogliamo Gerusalemme libera dalla droga”. La marcia, iniziata alla porta di Jaffa, si è conclusa presso il Centro comunitario islamico Abna el Quds.
“Quella contro la droga” aggiunge padre Raed “è una battaglia che non può essere condotta senza l’appoggio dei nostri amici locali e internazionali”. .

AMERICA/BRASILE – “Urgono risposte immediate alla questione degli immigrati”: la Chiesa si mobilita

03-lug-14

Criciuma – “La questione degli immigrati ha bisogno di risposte immediate, che vanno al di là dell’opera di accoglienza. Nel lavoro quotidiano delle parrocchie, abbiamo bisogno di maggiore sostegno agli immigrati”, afferma p. Onécimo Alberton, presidente della Caritas di Criciuma , nella riunione convocata dalla diocesi per individuare azioni comuni per l’emergenza immigrati.
Una nota inviata a Fides delle Pontifici Opere Missionarie del Brasile riferisce dell’incontro che ha coinvolto organismi presenti nella diocesi per discutere sulla questione. La Segretaria generale della Caritas diocesana, Neuza Mafra, ha presentato il caso degli haitiani: “L’arrivo di haitiani è dovuto al terremoto del 2010. Haiti ha forti legami con il Brasile, che partecipa alla missione Onu nel paese dal 2004. Il governo brasiliano, a livello internazionale, ha difeso le politiche migratorie, basandosi sui diritti umani, a differenza dei paesi sviluppati che hanno preso posizioni diverse”, ha detto.
Mons. Jacinto Inácio Flach, vescovo della diocesi di Criciúma, in Brasile, ha riferito della situazione alla frontiera Amazzonica con il Peru’, dove “passano circa 2 mila haitiani ogni giorno, diretti verso tutte le città del Brasile”.
L’assemblea ha constatato che il fenomeno della migrazione va al di là dell’opera della Chiesa. Molte parrocchie stanno già promuovendo azioni d’accoglienza, donazioni di cibo e vestiti, lezioni di portoghese. Ma altre sfide vanno affrontate, come le questioni giuridiche e la violazione delle leggi sul lavoro. Secondo dati forniti dalla Commissione per la Mobilità umana, nella Conferenza episcopale del Brasile, attualmente risiedono in Brasile oltre due milioni di immigrati.

AMERICA/MESSICO – Inaugurato un centro d’accoglienza, ma la questione dei migranti va risolta alla radice

03-lug-14

Tamaulipas – “Il fenomeno della migrazione potrà essere affrontato e risolto alla radice solo quando risaliremo alle cause che costringono uomini, donne e bambini a lasciare i loro paesi in cerca del ‘sogno americano’: la riflessione e gli interventi oggi devono andare oltre il semplice aiuto materiale o un migliore trattamento di migranti”. Lo ha detto il Vescovo della diocesi di Matamoros, S. Ecc. Mons. Ruy Rendón Leal, intervenendo alla inaugurazione della “Casa dell’indigente Santissima Trinità” a Reynosa .
Come riferito in una nota inviata a Fides, il Vescovo di Matamoros ha detto che “l’ingiustizia economica e lo squilibrio sociale nei nostri paesi latino-americani sono le cause principali di questa migrazione. Infatti le famiglie non trovano nei loro paesi d’origine le condizioni basilari per soddisfare le necessità minime di vita”. Secondo il Vescovo “occorre garantire migliori condizioni di vita nell’ambito lavorativo ed economico: molte volte le grandi compagnie multinazionali vengono nei nostri paese per cercare solo mano d’opera a basso costo. Ma i salari devono essere giusti”. Mons. Rendón Leal ha concluso sottolineando che ormai, questo fenomeno della migrazione “è diventato un problema generale in Centroamerica: tutti siamo coinvolti e impressionati nel vedere quanti sono i bambini che cercano d’attraversare la frontiera per andare verso gli Stati Uniti”.

ASIA/MYANMAR – Il cambiamento parte dall’istruzione, dice l’Arcivescovo di Mandalay

03-lug-14

Mandalay – “Un grande cambiamento è in atto nel nostro paese. In diverse città, dove sorgevano abitazioni di legno e bambù, aumentano strutture in cemento armato. Nella percezione di molti, questo è segno del progresso. Ma il cambiamento più grande è quello che, tra i nuovi edifici, vede sorgere collegi e istituti di istruzione privati, nati per rispondere al profondo interesse per l’istruzione. Questo è uno sviluppo realmente gratificante”. E’ quanto afferma in una nota inviata all’Agenzia Fides, S. Ecc. mons. Paul Grawng, Arcivescovo di Mandalay, intervenendo sul tema dell’educazione, cruciale per la vita e per il futuro di un popolo.
“Molti stanno cogliendo l’opportunità di realizzare il vero valore che, al di là dello sviluppo materiale, è la formazione del cuore e della mente dei cittadini, essenziale per uno sviluppo umano integrale”, nota l’Arcivescovo. “Ciò mi riporta alla mente la piccola scuola biblica che ho avuto il privilegio di visitare 40 anni fa, in un parrocchia situata in una zona remota, montuosa. Lì un anziano parroco si preoccupava di costruire il futuro dei giovani, in una umile struttura di bambù, con il pavimento di terra, esposta alle intemperie. Era una vera impresa, dedicata a ragazzi eragazze dei villaggi vicini. Quell’anziano Pastore mostrava grande amore per Dio e il suo popolo, insegnando agli studenti la Parola di Dio, i valori culturali e morali, ma anche rudimenti di inglese, francese, musica e cultura generale. Quella piccola scuola ha aiutato i giovani delle montagne a vivere una vita dignitosa, in armonia con la natura e con i valori culturali della comunità. Quei popoli indigeni erano meravigliosamente vicini al Vangelo”.
Mons. Paul Grawng, conclude: “Ora, in questo nuovo tempo di cambiamento, siamo chiamati a sostenere i nuovi centri di apprendimento e gli istituti di istruzione che stanno nascendo, perché possano contribuire a educare e formare persone libere, che possano vivere e credere nella verità e nella libertà dei figli di Dio”.

President Obama Visits 1776, "An Incubator for All Sorts of Tech Startups"

03-lug-14
President Barack Obama delivers remarks on the economy at 1776, a tech startup hub in Washington, D.C.

President Barack Obama delivers remarks on the economy at 1776, a tech startup hub in Washington, D.C., July 3, 2014.

(Official White House Photo by Lawrence Jackson)

On the day before we celebrate America’s independence, President Obama had a chance to stop by 1776, a tech startup incubator in D.C. that supports entrepreneurs tackling major challenges in education, energy, health care, and other critical industries. The President’s visit coincided with the June jobs report, which shows the supporting role that startups and new businesses are playing in the American economy.

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“Questo l’ho fatto io!”: c’è un codice nascosto nel cerchio nel grano

03-lug-14

Guido Rietti ha tweetato questa foto del cerchio nel grano al quale ho contribuito di recente: resiste ancora bene a distanza di quasi due settimane dalla sua creazione.

Francesco Grassi, progettista e direttore dei lavori del cerchio, sta tweetando una serie di indizi che rivelano la presenza di un codice nascosto nel disegno. Se volete scoprirlo, seguite l’hashtag #decodemarocchicircle. Ecco gli indizi fin qui:

Vuoi decodificare il cerchio di Marocchi/Poirino 2014? Primo indizio: poiché è legato a quello di Robella 2013 crop circle, devi legarli.

Indizio #2: Non siamo riusciti ad ultimare Robella 2013 per il sopraggiungere dell’alba

Indizio #3: L’interno di Robella è analogo al cerchio grande del 2014. Metti il codice del 2013 nel cerchio del 2014

Indizio #4: Cerchi e triangoli nella corona di Marocchi, qual è l’1 o lo 0? Troppo banale usare il cerchio per lo zero

Indizio #5: L’anello interno e esterno vanno letti in senso orario. Ora facciamo una pausa: [Facebook.com]

Anche la CNN studia l’ uso dei droni nel giornalismo

03-lug-14

DroneLa catena televisiva americana, in collaborazione con l’ Istituto di Tecnologia della Georgia, analizzerà l’ uso dei droni per accelerarne  la regolamentazione. Ne parla su Mexico.cnn.com Brian Stelter, spiegando che l’ uso degli aerei senza pilota  potrebbe essere una parte interessante dello scenario del  futuro prossimo  del giornalismo.

 

I due partner l’ hanno definita una “iniziativa investigativa” ed hanno dichiarato che condivideranno  le informazioni ottenute con la Federal Aviation Authority. L’annuncio giunge nel pieno di un’ onda di interesse generalizzato delle redazioni  giornalistiche per quello che è stato definito “giornalismo dei droni”

 


 
La CNN e l’Istituto di Tecnologia della Georgia hanno comunicato che studieranno congiuntamente come utilizzare droni (UAV secondo l’ acronimo in inglese)in modalità sicura ed efficace, per sollecitare ed accelerare la regolamentazione governativa circa l’uso di questi aerei “senza umani a bordo” per la raccolta di  notizie.

 

In una conferenza stampa, i partner l’  hanno definita una ‘’iniziativa di ricerca’’ ed hanno dichiarato che condivideranno  le informazioni raccolte con la Federation  Aviation Authority nel momento in cui questa affronterà il problema della regolamentazione del settore, per consentire un utilizzo sicuro ed efficace degli UAV per i mezzi di comunicazione.

 

L’ annuncio arriva nel bel mezzo di un’ ondata di interesse generalizzato da parte delle redazioni giornalistiche di tutto il mondo per quello che è stato definito “giornalismo dei droni” e nel pieno di una incertezza altrettanto generalizzata sulla legittimità  dell’uso di tali mezzi.

 

La FAA, infatti, ha severamente limitato l’ uso degli aerei privi di pilota per fini commerciali, includendo fra questi la raccolta di dati e notizie. Il termine di questa moratoria è fissato per il settembre 2015, dopodiché si procederà ad una nuova regolamentazione sull’ uso dei droni.

 

La nostra speranza è che lavorare insieme per condividere le conoscenze ci possa porre in grado di accelerare il processo in cui CNN e gli altri mezzi di comunicazione possano integrare questa nuova tecnologia nella loro strategia di copertura delle notizie” ha detto David Vigilante, vice presidente vicario per gli affari legali di CNN in una dichiarazione.

 

“E’ una grande opportunità questa di lavorare con i nostri vicini del Georgia Tech Institute, i quali posseggono conoscenza ed esperienza in questo settore.

 

La CNN e l’ Università hanno annunciato la partenza del progetto per l’ estate. “Questo sforzo ci aiuterà a valutare quanta tecnologia, personale e mezzi di sicurezza saranno necessari per operare correttamente nello spazio aereo nazionale”, viene detto nel comunicato stampa.

 

“Siamo fieri di cooperare con la CNN nello studio dell’ impiego degli UAV  nella raccolta delle notizie e speriamo vivamente di lavorare al meglio con una delle testate più rispettate nel panorama giornalistico mondiale”, ha affermato Mike Heiges, capo del settore di ricerca dell’ Istituto tecnologico di ricerca della Georgia.

 

Giornalisti,  editori e professori di giornalismo  hanno proposto una grande varietà di usi per i droni: dal documentare gli effetti dei disastri naturali sino alle indagini sul cattivo uso delle terre federali.

 

I primi sforzi di incamminarsi  su questo sentiero sono stati ostacolati dalla FAA: il programma di giornalismo con droni dell’ Università del Missouri, per esempio, ha ricevuto una diffida ufficiale, lo scorso anno.

 

Le norme che ci ha  comunicato la FAA sono estremamente restrittive ” ha asserito Matthew Dickinson, cofondatore del programma.

 

Le testate giornalistiche che vorrebbero usare questo strumento dovrebbero prevedere l’ uso dei droni con un anticipo di 60 o 90 giorni, per chiedere il permesso di far volare un drone.

 

Sino ad ora, i droni che si vedono volare nei notiziari televisivi – quelli  che, ad esempio, effettuano riprese aeree per anticipare il percorso di un tornado che sfiora una città -  sono utilizzati da persone che poi passano le riprese ai giornalisti.

 

E alcuni media sono stati riluttanti ad usare queste immagini a causa delle incertezze legali relative al loro utilizzo.

 

(EmmeDiBi)

 

 

Pétition au Pape François: “Excommuniez ces 5 dictateurs africains”

03-lug-14

Abdoulaye Bah, collaborateur de Global Voices et auteur du blog Konakry Express a lancé une pétition [en français] sur Avaaz. Intitulée: “Sa Sainteté, Pape François, excommuniez cinq dictateurs africains”, elle s'adresse directement au plus haut représentant de l'Eglise Catholique. L'auteur, qui avait encore déclaré le 16 avril dernier son admiration pour les prises de position politiques, théologiques et sociales de l'ancien archevêque de Buenos Aires , dénonce le crédit accordé par la Papauté à cinq dirigeants africains lors de récentes réceptions officielles. La pétition demande leur excommunication, au même titre que les membres de la Mafia, exclus de la communauté catholique par le Pape François lors de sa visite en Calabre.

[...] En quelques jours, vous avez reçu les Présidents Eduardo dos Santos d’Angola, Obiang Nguéma de Guinée équatoriale, Paul Biya du Cameroun, Dénis Sassou N'Guesso du Congo et Robert Mugabe du Zimbabwe. Ces 5 présidents battent tous les records mondiaux de longévité au pouvoir. Pour cela, ils ont constitué des oligarchies qui pillent les ressources, tuent des innocents, torturent les opposants et les défenseurs des droits humains, corrompent les institutions, détournent la volonté populaire à l’occasion d’élections truquées, violent des femmes, divisent les populations en semant la haine et provoquent des révoltes ou des guerres civiles. [...] Nous vous prions d’excommunier ces dirigeants africains, comme vous venez de le faire avec les membres de la mafia.

En avril 2014, Abdoulaye Bah avait publié un article pour Global Voices sur les faits de corruption active de Jose Dos santos, le Président Angolais, et de sa famille. En janvier 2013, il avait dénoncé la mégalomanie du Président de la Guinée équatoriale Teodoro Odiang .