Luigi Capuana – Il Lupo-Mannaro

C’era una volta un Re e una Regina che non avevan figliuoli e pregavano i santi, giorno e notte, per ottenerne almeno uno. Intanto consultavano anche i dottori di Corte.

– Maestà, fate questo.
– Maestà, fate quello.

E pillole di qua, e beveroni di là; ma il sospirato figliuolo non arrivava a spuntare.

Una bella giornata ch’era freddino, la Regina s’era messa davanti il palazzo reale per riscaldarsi al sole. Passa una vecchiarella:

– Fate (altro…)

Luigi Capuana – Senza-orecchie

C’era una volta un Re che avea una bimba.

La Regina era morta di parto, e il Re avea preso una balia che gli allattasse la piccina.

Un giorno la balia scese, insieme colla bimba, nel giardino reale. La bimba avea tre anni, e si divertiva a fare chiasso sull’erba, all’ombra dei grandi alberi. Sull’ora di mezzogiorno la balia s’addormentava; ma quando si svegliò, non trovò più la Reginotta. Cerca, chiama per tutto (altro…)

Luigi Capuana – Ranocchino

Questa è la bella storia di Ranocchino porgi il ditino, e sentirete qui appresso perché si dica così.

Si racconta dunque che c’era una volta un povero diavolo, il quale aveva sette figliuoli, che se lo rodevano vivo. Il maggiore contava dieci anni, e l’ultimo appena due.

Una sera il babbo se li fece venire tutti dinanzi.

– Figliuoli – disse – son due giorni che non gustiamo neppure un gocciolo d’acqua, ed io, (altro…)

Luigi Capuana – Le arance di sole

Si racconta che c’era una volta un Re, il quale avea dietro il palazzo reale un magnifico giardino. Non vi mancava albero di sorta; ma il più raro e il più pregiato, era quello che produceva le arance d’oro.

Quando arrivava la stagione delle arance, il Re vi metteva a guardia una sentinella notte e giorno; e tutte le mattine scendeva lui stesso a osservare coi suoi occhi se mai mancasse una (altro…)

Luigi Capuana – Spera di sole

C’era una volta una fornaia, che aveva una figliuola nera come un tizzone e brutta più del peccato mortale. Campavan la vita infornando il pane della gente, e Tizzoncino, come la chiamavano, era attorno da mattina a sera: – Ehi, scaldate l’acqua! Ehi, impastate! – Poi, coll’asse sotto il braccio e la ciambellina sul capo, andava di qua e di là a prender le pagnotte e le stiacciate da infornare; poi, (altro…)

Giacomo Leopardi – Alla Primavera o delle favole antiche

Perché i celesti danni
Ristori il sole, e perché l’aure inferme
Zefiro avvivi, onde fugata e sparta
Delle nubi la grave ombra s’avvalla;
Credano il petto inerme
Gli augelli al vento, e la diurna luce
Novo d’amor desio, nova speranza
Ne’ penetrati boschi e fra le sciolte
Pruine induca alle commosse belve;

Forse alle stanche e nel dolor sepolte
Umane menti riede
La bella età, cui la sciagura e l’atra
Face del ver consunse
Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti
Di febo i raggi al misero (altro…)

Giacomo Leopardi – Bruto minore

Poi che divelta, nella tracia polve
Giacque ruina immensa
L’italica virtute, onde alle valli
D’Esperia verde, e al tiberino lido,
Il calpestio de’ barbari cavalli
Prepara il fato, e dalle selve ignude
Cui l’Orsa algida preme,
A spezzar le romane inclite mura
Chiama i gotici brandi;
Sudato, e molle di fraterno sangue,
Bruto per l’atra notte in erma sede,
Fermo già di morir, gl’inesorandi
Numi e l’averno accusa,
E di feroci note
Invan la sonnolenta aura percote.
Stolta virtù, le cave nebbie, i campi
Dell’inquiete larve
Son le (altro…)

Giacomo Leopardi – A un vincitore nel pallone

Di gloria il viso e la gioconda voce,
Garzon bennato, apprendi,
E quanto al femminile ozio sovrasti
La sudata virtude. Attendi attendi,
Magnanimo campion (s’alla veloce
Piena degli anni il tuo valor contrasti
La spoglia di tuo nome), attendi e il core
Movi ad alto desio. Te l’echeggiante
Arena e il circo, e te fremendo appella
Ai fatti illustri il popolar favore;
Te rigoglioso dell’età novella
Oggi la patria cara
Gli antichi esempi a rinnovar prepara.
Del barbarico sangue in Maratona
Non colorò la destra
Quei (altro…)

Giacomo Leopardi – Nelle Nozze della sorella Paolina

Poi che del patrio nido
I silenzi lasciando, e le beate
Larve e l’antico error, celeste dono,
Ch’abbella agli occhi tuoi quest’ermo lido,
Te nella polve della vita e il suono
Tragge il destin; l’obbrobriosa etate
Che il duro cielo a noi prescrisse impara,
Sorella mia, che in gravi
E luttuosi tempi
L’infelice famiglia all’infelice
Italia accrescerai. Di forti esempi
Al tuo sangue provvedi. Aure soavi
L’empio fato interdice
All’umana virtude,
Né pura in gracil petto alma si chiude.
O miseri o codardi
Figliuoli avrai. Miseri eleggi. (altro…)

Giacomo Leopardi – Ad Angelo Mai

Italo ardito, a che giammai non posi
Di svegliar dalle tombe
I nostri padri? ed a parlar gli meni
A questo secol morto, al quale incombe
Tanta nebbia di tedio? E come or vieni
Sì forte a’ nostri orecchi e sì frequente,
Voce antica de’ nostri,
Muta sì lunga etade? e perché tanti
Risorgimenti? In un balen feconde
Venner le carte; alla stagion presente
I polverosi chiostri
Serbaro occulti i generosi e santi
Detti degli avi. E che valor t’infonde,
Italo egregio, il fato? (altro…)

Giacomo Leopardi – Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze

Perché le nostre genti
Pace sotto le bianche ali raccolga,
Non fien da’ lacci sciolte
Dell’antico sopor l’itale menti
S’ai patrii esempi della prisca etade
Questa terra fatal non si rivolga.
O Italia, a cor ti stia
Far ai passati onor; che d’altrettali
Oggi vedove son le tue contrade,
Né v’è chi d’onorar ti si convegna.
Volgiti indietro, e guarda, o patria mia,
Quella schiera infinita d’immortali,
E piangi e di te stessa ti disdegna;
Che senza sdegno omai la doglia è stolta:
Volgiti e (altro…)

Giacomo Leopardi – All’Italia

O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di (altro…)

Giovanni Pascoli – Paulo Ucello

Capitolo I

In prima come Paulo dipintore fiorentino s’invogliò d’un monachino o ciuffolotto e non poté comprarlo e allora lo dipinse.

Di buona ora tornato all’abituro
Paulo di Dono non finì un mazzocchio
ch’egli scortava. Dipingea sul muro

un monachino che tenea nell’occhio
dalla mattina, che con Donatello
e ser Filippo era ristato a crocchio.

Quelli compravan uova. Esso un fringuello
in gabbia vide, dietro il banco, rosso
cinabro il petto, e nero un suo mantello;

nero un cappuccio ed un mantello (altro…)

Giovanni Pascoli – Rossini

PRELUDIO

Di sghembo entrò, cantarellando roco,
nella sua stanza, e s’avviò pian piano
alla finestra. Aveva, dentro, il fuoco.

Nella via scura, ormai deserta, un coro
ebbro e discorde si perdea lontano.
Ma il cielo pieno era di note d’oro.

Era la Lira, appesa al cielo, in riva
della Galassia, sovra il monte santo.
Al soffio eterno ella da sé tinniva.

Al suo tinnir cantava il Cigno immerso
nell’onde bianche, e col suo grande canto
placido navigava l’Universo.

Ma no: Rossini non udia che (altro…)

Giovanni Pascoli – Tolstoi

Cercava sempre, ed era ormai vegliardo.
Cercava ancora, al raggio della vaga
lampada, in terra, la caduta dramma.
L’avrebbe forse ora così sorpreso
con quella fioca lampada pendente,
e gliel’avrebbe con un freddo soffio
spenta, la Morte. E presso a morte egli era!
e Dio gli disse: “Io già non venni a pace
mettere in terra; pace no, ma spada.
Venni a separar l’uomo da suo padre,
figli da madre, suocera da nuora.
I suoi di casa l’uomo avrà nemici”.
E Dio soggiunse: (altro…)

Errico Malatesta – L’evoluzionismo di P. Kropotkin

Pietro Kropotkin è senza dubbio uno di quelli che hanno contribuito di più  forse più che gli stessi Bakunin ed Eliseo Reclus  alla elaborazione e alla propagazione dell’idea anarchica. Ed egli ha perciò ben meritato l’ammirazione e la riconoscenza che tutti gli anarchici hanno per lui.
Ma, in omaggio alla verità e nell’interesse superiore della causa, bisogna riconoscere che l’opera sua non è stata tutta ed esclusivamente benefica. Non fu (altro…)

Errico Malatesta – Il Socialismo in Italia

(…) Quando Bakunin venne in Italia, una profonda crisi travagliava il paese, e specialmente quella parte eletta del paese che partecipava alla vita politica non per basso egoismo di avventurieri ed arrivisti, ma per ragioni ideali ed amore sincero di bene generale.
Il nuovo regno dei Savoia, cui aveva messo capo la lotta per l’indipendenza d’Italia, non rispondeva punto alle aspirazioni di coloro che prima e meglio di tutti avevano promosso e (altro…)

Garcilaso de la Vega – Cuando me paro a contemplar mi estado

Cuando me paro a contemplar mi estado
y a ver los pasos por dó me ha traído,
hallo, según por do anduve perdido,
que a mayor mal pudiera haber llegado;

mas cuando del camino estoy olvidado,
a tanto mal no sé por dó he venido:
sé que me acabo, y mas he yo sentido
ver acabar conmigo mi cuidado.

Yo acabaré, que me entregué sin arte
a quien sabrá perderme y acabarme,
si quisiere, y aun sabrá querello:

que pues mi voluntad (altro…)

We are not Charlie and we will never be.