Panuccio dal Bagno, La dolorosa noia

La dolorosa noia
ch’aggio dentro al meo core,
che non mostri di fore
non posso tanto sostener; m’avansa,
montando, malenansa,
e soverchiando me da tutte parte,
poi che tra gente croia
come non saggi alpestri,
ch’aver degni capestri
lor serian distringendo come fere
quale più son crudere,
dimorar mi convene e stare ‘n parte.
E non sol[o] dimor con loro usando,
ma mi convene stando
sotto lor suggession quasi che muto:
di che son dipartuto
d’ogni piacer, poi lor signoria venne;
e come ciò sostenne
venisse, u sosten regno, eo meraviglio,
Dio, poi comunità mis’ ha ‘n disguiglio.
Mis’ hano in disguigliansa
ragione, e conculcata
e per loro, scalcata,
li lor seguendo pur propi misteri
e i malvagi penseri
seguitando, non punto in lor ragione.
La ch’era comunansa
hano sodutta in parte,
ed han miso in disparte
li valorosi e degni e bon’ rettori,
per li quali e’ maggiori
con pani dividian onor comone.
Or l’han condutto in [lor] propïetate,
perché la volontate
lor tanto fera il senno ha suggiugato;
e già non è mostrato
ch’è sol voler, per lor, fer’ e mortale,
il quale ha miso a male
e a danno, volendo, lor[o] terra,
e perdute castella e piano in guerra?
E quei ch’erano degni,
e che [per] ver son anco,
mis’ han dal lato manco.
Crescendo onor rettori ed avansando,
e non quasi mancando
per lor ragion; ma sol era ben retta,
di che si vén gran segni:
giustisia conservata
era per lor, montata
sì che mal fare alcun non quasi ardia,
perché ‘l mal si punia;
la terra d’ogni scuso era ben netta.
Or giustisi’ ha deserta, ond’ e caduta
con ragion e perduta:
ché più ladron[i] son che merca[ta]nti,
e quasi certo i santi
son dirubbati, e no solo i palagi;
ed a ciascuno adagi
par de’ detti signor’; ma ciò non sono,
ché l’un perisce e l’altr’ ha ‘n mal perdono.
Portano perdonansa
i lor propi ‘n mal fare,
e più che meritare
e intra loro alcun che lor vorria,
però che la lor via,
la fine e ‘l primo e ‘l mezzo, e propio a male;
ed altri sen’ fallansa
greve sostegnon pena,
e chi lor guerra mena.
Quant’ a lor terra, son siguro in tutto:
e’ riprendon condutto
di ciò che volno in lor cità e ‘l quale;
e le terre che son tante perdute,
non già l’hano volute
difender, ma perdute sian lor piace;
e divietato han pace
solo a confusion d’omini ‘n parte.
E ciò fatt’ hano ad arte,
unde proced[e]rà in loro gran danno,
ché non sofferrà Dio sì grande inganno.
Se mi distringe doglia,
non certo è meraviglia,
ma crudeltà somiglia
a cui non prende doglia e pena monta,
veggendo che si ponta
alcuna parte in mal far quanto pote,
e quei che piena voglia
aviano ‘n bene ovrare,
e tutto il lor pensare
solament’ era in ciò, sono a nente
per sì smodata gente:
und’onni gioi’ per me son vane e vote,
ché sento in tutto morta ora giustisia
ed avansar malisia
e ‘l mal ben conculcare, e somettendo
e montando e crescendo
islealtate, inganno, disragione;
di che mia ‘ntensione
no è che lungo tempo Dio il sostegna,
ché non soffrir vorrà cosa sì ‘ndegna.
Seminato nel campo fer’ han seme,
e seme simel sé ciascun arende:
und’è folle chi attende
di seminato, gran, piggior che gioglio;
per che non tanto doglio
che frutto e seme cosa una fi ‘nseme.
Per soverchi’ abondansa
ch’avea ed ho di gravosa dogliensa,
m’ave la mia vogliensa
sommosso a conto far di sì gran torto,
il qual greve m’ha porto
cagion dogliosa e fera di dolere,
poiché ‘l bene a podere
sento perire, e ‘l mal tuttora avansa.