Panuccio dal Bagno, Poi contra voglia dir pena convene

Poi contra voglia dir pena convene
a me, quasi dolendo,
per soverchia montansa in cui sormonta,
ne la qual falso diletto mi tene,
u’ mi mise vogliendo
l’anima un disio col cor congiunta
di quella in cui piacer era coverto
quando parea più vero,
c’amor cognosco di falso colore,
del qual m’ha priso, poi fu’ mi proferto:
immaginandol clero
da lei, di conoscensa fu’ in errore,
per ch’io l’elessi a mio propio signore.
Non conoscendo, falsessa stimando
del piager, ma pur fiso
dell’alma imaginai il suo diletto
e concedetti amore i·llei fermando.
D’ogni ‘ntension diviso,
fui a sua signoria servo soggetto
d’amore ‘n atto, distretto ‘n potensa;
di lei sua forma prese;
al suo voler per lui i’ foi congiu[n]to,
e sommisili arbìtro e mia vogliensa
di lei servire accese,
u’ conoscendo mai non fallai punto:
or d’allegressa m’ha tutto digiunto.
Fermato a perfessione a suo volere,
di me non fors’ avendo,
in ardente mi mise coral foco;
ma ciò mi porge, lasso, più dolere,
per difetto sentendo
di conoscensa aver pene non poco:
ché poi mi mostrò, lasso, la sembiansa
de la sua oppinione,
la quale, aviso, i·llei tuttor regnava
di piacer contra, und’ho gran malenansa,
vit’ a confusione;
ché ‘l meo servir gradisse lei pensava:
or mortalmente conosco fallava.
Fallando in canoscensa, in signoria
di morte sono ognora,
né morir posso e ‘n morte ognora vivo;
e porge tal cagione in me sì ria
pena, che for misora
grave sembra aver vita sì pensivo:
perch’io non parto già d’intensïone,
ché, se mi fusse danno
la morte, in vita solo un’or regnasse,
ma, tormentando, di vita ho cagione
più, e·mmi monta affanno,
che s’a morte lo spirto mi mancasse,
e qual più progiudicio mi portasse.
La principal del meo doler cagione
aggio costretto a dire
ne la fine per più dolor mostrare:
e dico, più mi dà confusione
d’ogni greve languire
la reprension che pote in lei montare,
considerando l’altera valensa
di natura discesa
e lo suo gentil core inganno tegna,
unde ‘n alcuna guisa di fallensa
di vertù sia ripresa;
per che maggior di ciò pen’ in me regna,
considerando in lei cosa non degna.
Se ‘n alcuna mainera già potesse
da la follia presente partire,
isforsereimi a valer [al]quanto:
però c’assai più manto
fall’è, cernendo, in mal perseverare,
che non già fora stare
nel mal, non conoscendo; ma non posso,
ché voler non s è mosso,
unde, di ragion om, fatto son fera,
seguitando carrera
dal piager falso c’ha in me pene messe.