Paolo VAlera – Gli scamiciati. Seguito alla Milano sconosciuta – PDF – Edizione Liber Liber

Ogni qualvolta ci tocca leggere in un giornale o in un libro, che l’autore ha vissuto ai fianchi della plebe, per provare ch’egli è saputo in materia, un fiotto di rabbia ci scappa dal labbro.

Bisogna averla avvicinata, esser disceso nel sottosuolo, saperne i costumi, le sofferenze, i digiuni, le ingiustizie. Bisogna aver vissuto con lei; aver riposato sullo stesso capezzale di granito o di paglia, aver indossato gli stessi cenci, essersi riscaldato al gran fuoco comune: il sole. Bisogna aver provato il pungolo della fame sotto il cielo inondato di luce, tra gli uccelli che si cibano liberamente innanzi alle risorse della natura; bisogna aver pianto tra un mondo di gente paffuta e allegra e brilla che passa e ripassa sotto agli occhi, quasi, insulto, quasi scherno alle budella che rumoreggiano sordamente….

Bisogna insomma aver attraversato tutte le vicissitudini che rappresentano la lunga catena del martirologio plebeo che di anello in anello va a lambire i piedi del boia.

Fuori di questa condizione, non si possono dire sulla “canaglia” che menzogne, buaggini, asinerie; non si possono scrivere che romanzi.

È del resto un pervertimento generale.

Un giorno leggi gli orrori che desta un uomo che muore sul letto di una bagascia, quasi gli accidenti non potessero amoreggiare nei postriboli. Poi raccapricci alla narrazione di un ubbriaco, sul quale l’umano scrittore, con parole sdegnose, invoca la protezione della legge, per fare di un uomo onesto, un padre disonorato e un maritò perduto per sempre.

Un altro giorno è la stupidissima società zoofila, che teneramente versa lagrime sulla groppa di un somaro e piange innanzi a un mulicidio o a un bovicidio o a un gatticidio, per poi cibarsi tra le pareti domestiche, di polli, di lepri, di tordi, di pesci, di manzo, di vitello, di maiale….

da: www.liberliber.it

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