Petruccio Ubaldini – Descritione del Regno di Scotia – Edizione Liber Liber

DESCRITTIONE

del Regno di Scotia,

ET

DELLE ISOLE SVE ADIACENTI
di Petruccio Vbaldini

Cittadin Fiorentino.

NELLA QVALE SI DESCRIVONO
i confini di ciascuna Prouincia, & i luoghi che vi sono, &
le cose più degne di memoria, che vi si trouano tanto
naturali, quanto marauigliose.

ANVERSA

IL DI PRIMO DI GENNAIO,
M. D. LXXXVIII.

ALLI ILLVST.mi ET Eccell.mi
Sig.ri & sempre osser.mi

IL SIG.or CHRISTOPHORO HATTONE
gran Cancelliere del Regno d’Inghilterra. &c.

IL SIG.or RVBERTO DVDLEIO CONTE DI
Leicestria Gran Maestro della casa Reale. &c.

ET
IL SIGor. FRANCESCO VVALSINGHAMO CAVALIER,
& Segretario Principale di sua M.tà & Canc. della
Ducea di Lancastria. &c.

PETRVCCIO VBALDINO DESIDERA LODE PERPETUA
d’ogni loro honorata atione.

LA trauagliata qualità del nostro graue secolo nemica di quelli, i quali quietamente cercano di solleuarsi, ò di mantenersi Appresso de gli huomini studiosi delle scienze, & dell’arti liberali; procurando di giorno in giorno inuidia, & maliuolenza contra le lodeuoli opere loro (come proprio è de gli huomini, ò volgari, ò maligni il biasimar, ò l’impedir, ò al tutto cercar di spegnere l’altrui profitteuoli vigilie) mi sforza hora di procacciar à me medesimo vno scudo sufficiente per ricoprire, & diffender la più debilparte del mio tenue ingegno (ò tale forse stimato) contra la maledicenza, & prauo animo de i peggiori. Et però per molte conuenienti ragioni, tutte dalla nobiltà de gli animi loro dipendenti, ch’io voglio hora tacere, poi che chiare le sono assai; confidato ne e bontà, & ne i voleri, che son conditioni proprie della lor natura, & vere radici all’vno della suprema autorità, nella quale hoggi per il singular, & fortunato giudicio di Elisabetta Regina Sereniss. presente risplende in questo nobilissimo Regno; & che con tal luce risplende, che la Giustitia stessa comincia anch’ella, rischiarata da quella (dileguandosi à poco, à poco per la sua virtù le scure nubi dell’auaritia altrui, che la teneuan ricoperta) à rallegrarsi, & riuestendosi di nuoui, & odoriferi fiori, & di vaghi ornamenti, à mostrarsi à tutti sincera, & amabile. All’altro della singular lode dello splendore, & della magnanimità quasi Reale, & della mirabile prudenza potuta vsar, & vsata sempre con la gentil destrezza dello ingegno suo accorto in tutti gli affari di grandissima importanza (doni sino dalle fasce recati seco, & con la gratia accompagnati) sì, che riuscito facilmente il primo della Real Corte, bilanciare, & ponderar può l’opinioni, & la ragion delle cose come più, ò meno i meriti altrui, & la Giustitia insieme ricercano. Et all’altro finalmente della esquisita, & incomparabil diligenza da molti principi ricercata, & da pochi ritrouata ne i loro ministri di conoscere, di preuedere, & d’indirizzar le cose tutte, come solerte Segretario sì, che tra le maggiori, & più torbide onde delle sollecitudini politiche sempre desto, & vigilante ha meritato lode di perfetto Consigliere insieme con gli altri. Ardisco (dico di nuouo) di raccomandar alla loro Illustre, valorosa, & sicura protetione questa breue mia, ma non poco (s’io non m’inganno) profitteuole, & piaceuole opera, sino dal tempo del buon Re Eduardo Sesto, da me (seruendo S. M. in Scotia) messa insieme, & sino ad hora tenuta in mano; sperando io, che per vn sol cenno, che hor dall’vna, & hor dall’altra delle S. S. S. V. V. V. Illustrissime si mostri tal’hora, che la sia loro stata grata; l’inuidia altrui sarà abbattuta, & ogni crudel tempesta di tempo contrario del tutto sarà tolta dall’animo mio afflitto hora mai pur troppo per la continouata procella della mia nemica fortuna. Supplicole adunque, humilmente à farmi gratia, ch’io possa consolarmi del loro nobil patrocinio in questa parte; come io sempre mi son rallegrato della lor benigna inclinatione verso di me dimostra più volte, ò in diffender le cose mie dall’altrui malignità oppugnate; ò in riguardar alcuna volta lo stato mio con libera mano; ò in aiutarlo con chariteuole opera; ma non già da me riceuuta così gentile inclinatione per che io per le mie opere, & ossequio verso di esse me ne sia stimato gran fatto meriteuole: ma il tutto riferendo alla loro honorata clemenza l’ho sempre (come io doueua) per singular dono quasi da istrumenti di Dio riconosciuta. Et però io ancora parimente con ogni riuerenza le supplico à volersi degnar di conseruar me loro humil clientulo nelle loro stabili, & eccellenti memorie; acciochè tal’atto di humanità illustre porger possa all’animo mio quiete, & contentezza, per lode, & per seruitio di quelle; alle quali il grande Iddio conceda per solleuamento delle genti, che all’incorrotto giudicio di ciascuna di esse ricorrono, lunga vita, & felicità singulare. &c.

PROEMIO.

Essendo i nostri ingegni diuersamente dalla natura industriosa madre comune, quasi instrumento del grande Iddio, stati prodotti con diuersa sorte; introdussero essi ancora sin da i primi tempi della crescente creata generatione differenti modi di procedere tra gli huomini; onde co’i lunghi secoli di poi scorsi si son ritrouate, oltra le scienze nobili, tante arti, & tanti essercitij, non solamente per se stessi differenti, ma spesse volte tra se medesimi per accidente contrarij; ancora, che in ogni modo vtilissimi, perciochè da quella contrarietà loro giustamente contrappesata dall’esperienza è nata vna ciuil necessità nelle genti, che i popoli co’i popoli, & l’huomo con l’huomo cambieuolmente contrattando, si seruono gli vni gli altri di quelle cose, che più lor fanno di bisogno. Però io, che nacqui con tale inclinatione ò forza delle stelle di hauer à peregrinar le prouincie lontante, ho sempre studiato, che tal mia fatica (ancor contra la volontà della mia nemica fortuna) non hauesse da far riuscir vana l’intention di chi tal sorte mi diede; da poi, che con essa mi fù anche conceduto il volere, & il non volere libero assai in proportion delle mie forze. Et però n’è auuenuto, che per compiacere anch’io peregrino ciuilmente à chiunque piacer ne potrà prendere standosi fermo nella sua patria; ho deliberato di dar fuori vna minuta, diligente, & chiara descrittone della Scotia Regno antico, & per molte cagioni ricordato nelle historie. Perciochè hauendone io veduta vna buona parte, & del resto hauendo hauuta sincera informatione da huomini per ciuilità di costumi, & per honor di sangue, & per ornate lettere degni d’ogni lode; già più anni sono sino al tempo del Re Eduardo VI. non dubitai punto di farne vna certa, & ferma memoria; quanto però gli inchiostri bastano à perpetuar le cose; & di donarne la copia à qualche amico. Ma hauendo di poi considerato quanto le carte semplicemente scritte sieno caduche; & che quella ancora essendo piaciuta a i pochi, si faria ingiuria a i molti, se non si cercasse di compiacere ancora ad essi: ho risoluto, che la sene venga hora in publico per mia mano, & di più ampliata, & con le sue annotationi a i luoghi loro poste a vostra maggior intelligenza, acciochè voi lettori honoratamente curiosi riconoscer possiate, che il talento dalla natura concedutomi in qualche parte ha vsufruttato alcuna cosa, se non molta, per la contentezza di voi altri, a i quali io ho sempre desiderato di compiacere, per il medesimo instinto, che io debbo creder, ch’habbiate voi secondo la medesima intentione di essa nostra madre natura. Voi trouerete in essa Descrittione ogni minima cosa degna di memoria, in tanto, che oltra l’apparente dissegno delle linee, & de i colori delle tauole publiche, che se ne veggono; non si può aggiugner punto (s’io non m’inganno) al desiderio di chiunque conoscenza di quel Regno voglia hauere. Accettate adunque (io vi prego) questa mia fatica in buona parte; & come voi ancora con gli ingegni vostri diuersi nasceste per compartire l’vno con l’altro di quei doni, de i quali più per la vostra industria vi trouate abbondanti, così verso di me siate benigni, non dispregiando la mia buona intentione. Perciochè ancora le cortesi parole altrui, & amicheuoli son grato nutrimento all’animo di chi le riceue, quando gli effetti riescono per colpa dello infingardo, & neghittoso secol nostro, ò lenti, ò storpiati fuori di modo.

DESCRITTIONE.

L’Isola di Brettagna è hoggi diuisa in due Regni, & come da gli scrittori Greci, & Latini ell’è stata molto celebrata, così da noi poi è stata più largamente conosciuta. Ell’è in gran parte volta verso la Francia, & verso i paesi bassi di Fiandra; & è tutta all’intorno cinta dall’Oceano; in tal modo, che da Leuante si dice Germanico; da Mezo giorno Gallico, & Britannico; da Ponente Hibernico, ò Vergiuio; & da Tramontana Deucallidonico.
Distendesi nondimeno per lungo spatio, & per dritta linea da Mezo giorno sino à Tramontana, essendo quella sua lunghezza di miglia 600. ò secondo altri 700. & con tal forma, che la sua maggior larghezza è da vno angulo posto tra Leuante, & Mezo giorno ad vn’altro angulo, che è tra Mezo giorno, & Ponente, di miglia 330. andandosi poi quella à poco à poco ristrignendo sino à Tramontana, tal, che il suo intero circuito viene ad esser miglia 2000. in circa con varij seni, porti, & promontorij, quanti in nessuna altra Isola trouar si possino, commodi, & vtili alla nauigatione; in modo, che la riesce quanto alla forma quasi triangulare, quantunque gli anguli suoi habbino in se qualche inequalità, & specialmente quello, che guarda verso il Settentrione.
Il nome, che questa Isola hebbe da gli scrittori Greci di Albione hebbe origine secondo l’opinione d’alcuni dalle bianche rupi, & diroccamenti della terra, che quasi di bianca calcina ò gesso si mostrano allo intorno della sua costa à coloro, che di Francia, & di Fiandra vi nauigano. Altri hanno voluto, che la si dicesse Albione per la memoria d’vna certa donna detta Albina, della quale i poeti Greci fingendo loro nouelle dissero, che hauendo cinquanta figliuole di Danao Re de gli Argiui, ammazzati i loro mariti: lei con le sue sorelle partitesi di Grecia, & nauigando per lo stretto d’Hercole, dopo, che hebbero circondato tutta la Spagna, al fine capitarono in questa Isola, doue senza alcuno impedimento posero in terra, facendo fine alla lor fuga, & al lor viaggio: & che di poi col congiugnimento de i Dimonij, che esse hebbero, generarono huomini di statura di Giganti, i quali tennero questi paesi sino alla venuta di Bruto progenitore de i Britanni, il quale nipote, ò pronipote di Enea (perchè in questo variano gli autori) essendosi partito per necessaria cagione d’Italia; cioè ammonito dall’oracolo di Diana, & hauendo con armata di naui nauigato in Grecia, & hauendoui ragunate le reliquie di quei Troiani, che vi potette ritrouare già stati fatti prigioni nella distruttion di Troia, per trouar più certa stanza si partì di là, & nauigando per il medesimo stretto d’Hercole sino in Aquitania, l’acquistò tutta; ma ammonito poi quiui, et non prima in Italia, pur dall’oracolo di Diana, passò in Albione nell’anno del mondo 4027. Et che giunto quiui, i Giganti habitatori dell’Isola gli combatterono l’entrata, & che furono da lui, & dalla sua gente à poco à poco tutti spenti: & che hauendo così distrutti i primi habitatori, egli pose le stanze sue dalla parte di Mezo giorno, & chiamò il paese Britannia, & i popoli menati seco Britanni per memoria, & in honor di se medesimo. Et questo è quanto se ne può in vn certo modo ritrouare quanto al generale da questa parte, che hoggi con più nuouo nome si dice Inghilterra. Ma perchè la nostra intentione è di descriuer particolarmente il Regno, che appartiene à gli Scozzesi, in maniera tale, che quasi chiara, & distinta pittura si rappresenti innanzi à gli occhi di chi leggerà piaceuolmente qualunque parte di quel paese. Noi lascieremo da parte per hora (hauendone in altra occasione assai parlato) tutto quello, che noi comprendiamo sotto il nome d’Inghilterra: & che da gli Inghilesi è gouernato; & parleremo solamente della Scotia. Il nome Scozzese secondo gli scrittori fauolosi assai di quella natione, hebbe il suo principio sino dal tempo di Moisè, & venne dall’Egitto; perciochè Gatelo Greco di stirpe Reale, & marito di Scota figliuola, o sorella di Faraone il reprobo, hauendo veduti i tanti segni da Moisè fatti sopra di esso Faraone, & l’ostinatione di quel Re, non pur à danno suo, ma publico ancora; egli, & Scota sua moglie imaginandosi, che quel Regno n’hauesse ad esser distrutto, d’accordo deliberati di partirsene, ragunati huomini à bastanza per il bisogno loro; & compagnia tanto di Greci, quanto di Egitij, & messisi in mare, dopo varie, & diuerse peregrinationi finalmente passarono tra le Colonne d’Hercole; & s’andarono à porre in quella parte di Spagna, che più guarda la Tramontana: & arriuato, & fermatosi in quella terra, chiamò il popolo, ch’haueua menato seco Scotto, dal nome della moglie; acciochè hauendo lei per lui suo fidel marito abbandonata la patria, & hauendo anche de i suoi Egittij buon numero, ei potesse ancora con quella dimostratione meglio obligarsi lei, & loro, & però da essi esserne più amato. Ma la lingua tra di loro vsata volse egli, che la fusse detta Gathelia, come ancora il paese doue e’ s’eran posti, cioè Gathelio, che à noi si dice Galitia; come ancora nelle Historie dell’altre nationi par, che si riscontri. Hora essendo quelle genti non solamente confermate, & cresciute col tempo in quelle parti; come auuiene, che la natura pare, che aiuti sempre i primi principij delle cose sue; & essendo per ciò augumentate di forze, & di valore di guerra, mandarono vna Colonia in Irlanda all’hora detta Hibernia; & per il valore, & per la prudenza loro n’occuparono la maggior parte. Nè molto di poi, Rothesao figliuolo d’vno di quei Reguli ò Signori principali d’Irlanda, con desiderio di scoprir nuoue terre, con vna compagnia di giouani passò in quelle Isole le quali poste tra l’Irlanda, & la Scotia furono dette Hebride dal nome di Hibero figliuolo di Gathelo sopra detto, ò vero da Hiberina sua figliuola; se pur sia vera l’Ethimologia del nome di queste Isole; le quali da altri sono state dette Ebonie. Da quelle Isole per diritto vento se ne passò di poi in Albione in quella parte apunto, che è opposta ad esse Hebride, la quale era diserta, & doue i Britanni per il mancamento de gli huomini non s’erano sino all’hora potuti allargare. L’anno adunque quando gli Scotti popoli di Galitia, & Coloni d’Irlanda passarono in Albione fù del mondo l’anno. 4617. cioè. 590. anni dopo la venuta di Bruto. I Re loro non furon chiamati da principio del nome della lor natione Scotti, ma del nome della terra conquistata Realbani, quasi Albioni; acciochè dalla voce commune di tutta la prouincia e’ venissero à conciliarsi maggiormente gli animi de gli altri popoli, che nell’Isola prima erano arriuati; & à fuggir l’inuidia di quei, ch’essi haueuan lasciati prima in Ispagna & poi in Irlanda; ma al fine, il nome Scozzese preualendo in Iscotia, nella Spagna, & nell’Irlanda s’andò col tempo annichilando. Della certezza di quelle cose è restata sino ad hora non piccola coniettura, per che in quei luoghi montuosi, & saluatichi, doue gli Spagnuoli, ò Hibernici, si fermarono; & doue per l’asprezza del paese, ò per la pouertà di quella gente i Romani non penetrarono, ancora parlano quei popoli lingua molto simile à quella loro antica, che in Galitia già parlauano i medesimi popoli, & parlano hora. Et così riuscì non piccola la differenza tra gli Scotti, & i Britanni nella sorte della terra acquistata: hauendo (come si dice) gli Scotti preso terra nelle parti settentrionali, & però men fertili, & più ripiene di sterili monti, & d’aspre balze: & i Britanni molto prima (come s’è detto) nelle parti di Mezo giorno in terra per ogni rispetto fertilissima, & commodissima, per li molti, & buoni porti, & di molto maggiore in proportione. Dopo questo tempo vennero i Pitti Agathirsi di Sarmatia nella Cimbrica Chersonesso, la quale hoggi noi diciamo Dania, ò Danemarca, cioè prouincia de’ Dani, che si douerebbe dir Dacia; come terra, che fù de i Daci, che furono i medesimi, che i Goti, occupata; mentre, che i Dani si rimasero ne i loro paesi doue hoggi è la Vallachia; & essendo questi Pitti, ò Dani per parlar come gli altri, stati per alquanto tempo in quei luoghi marittimi; & forse moltiplicatiui molto; hauendo fatta vna grande armata passarono anch’essi in Albione, ò vero Brettagna per il mar Germanico, ò più presto (come creder si deue) vna parte ve ne passarono per publico decreto per discaricar la lor patria de’ troppi, che doueuano essere. Questi Pitti adunque occuparono all’hora quei luoghi, che trouarono vacui tra i Britanni, & gli Scotti; attendendo ciascuno de i primi popoli à difendere, & à tener larghi i suoi confini da i nuoui forestieri, i quali pur fermaron le sedie loro nell’Isola, 250. anni dopo la venuta de gli Scotti. Così tutta l’Isola in tre tempi fù occupata, & popolata; & ciascuna popolatione da contrada per lungo spatio lontana dall’altre due traheua l’origine. Di Brettagna adunque riceuette il nome quella parte, la quale (come si è dimostro) da Bruto, & da i suoi compagni fù acquistata, ò che da altra occasione riceuette tal nome, lasciando il rimanente di tutta la regione col suo nome antico, il quale non dispiacendo à i primi Scotti, fu da loro ritenuto per le cagioni di sopra dette. Ma i Pitti venutiui poi, per il commertio, & con la pratica, & familiarità, che presero con gli Scotti si contentarono di conseruare il medesimo nome, che gli Scotti haueuan conseruato di Albione. Conciosia, che rare volte egli accadesse, che gli vni, & gli altri popoli fussero chiamati per i loro proprij nomi; ma si ben sempre Albioni; & Albiani più presto, che Scotti ò Pitti; per leuar via tra di loro, & non punto barbaramente (se così si dee credere) ogni occasione di dissensione, ò differentia. Onde si potrebbe pensare, & non senza ragione, che Cornelio Tacito, il quale scrisse l’historia delle cose fatte da Romani nella Scotia, & nella Pittia, non si fusse assicurato di attribuire vn nome commune alle due nationi, perchè non gli fusse ben chiara la verità della cosa, per l’ambiguità, che n’haueua, non essendo sino all’hora state conosciute quelle parti interamente da i Romani. Et però lasciando à parte quel nome generale Albioni, ò Albiani, egli scrisse di ciascun popolo di prouincia in prouincia il suo proprio nome,

quando le Legioni, & l’armate de’ Romani passarono in quelle parti; come Tegeni da Tegena, Horestij da Horestia; Caledonij da Caledonia; Briganti da Brigantia: benchè egli mostra ancora dopo i Britanni, diuerse genti differenti di costumi, & d’ingegno, & di natura hauer habitata la parte settentrionale dell’Isola, conosciute, che l’erano da diuersi paesi quiui venute, come i Pitti dalla lunga chioma loro, & da i costumi Germanici si riconosceuan dalla Germania essere vsciti. Et gli Scotti perchè se ne andauan sempre col capo tosato; & perchè nella fronte portauano i capelli intorti, & inanellati per quello reseruati, & per i loro costumi loro Spagnuoli, si conosceuano dalla Spagna essere venuti. Ma hora ne i nostri tempi l’Isola è habitata da due soli popoli, Inghilesi cioè, & Scozzesi, quelli al Leuante, & al Mezo dì opposti alla Fiandra, & alla Francia; questi verso il Settentrione. Et io dico in questo proposito Inghilesi tutti que’ primi, perchè vbidiscono sotto tal nome ad vna sola Real potestà diuersi popoli per diuersi nomi distinti, ò molto, ò meno antichi, che si sieno, perciochè tra essi sono ancora i VVallesi i quali non sono altri, che gli antichi Britanni. Ma lasciamo di parlar di questo, che in altri luoghi habbiamo à bastanza parlato; & diciamo, che l’Isola in tutto suo ambito, ò circonferenza è intorno à due mila miglia, & in lunghezza come è detto intorno di settecento & doue ell’è più larga ell’è di miglia trecento cinquanta; cioè dalla parte, che guarda il mar Gallico, ò Britannico (come vien detto) la quale viene ad esser basa di tutto il resto; dalla qual basa distendendosi per lo lungo sino à i confini tra gli Inghilesi, & gli Scozzesi, si troua quiui larga tra il Promontorio di Gallouidia, che guarda il mare Hibernico, & il Promontorio di Ebba sopra il mar Germanico miglia cento sessanta; & di poi, & più, & meno stretta con incerta misura procedendo la sua costa da i duoi lati sino al fine, quiui non è più larga di miglia trenta. Ella è abbondante di huomini, di caualli, di frumenti quasi d’ogni sorte, di pecore, & di buoi largamente, se non in alcuni luoghi, ne i quali Iddio l’ha proueduta di vene di stagno, & di piombo eccellentisimi, & sempre abbondanti, & di rame, & di ferro non poco; oltra la ferma opinione d’hauerui ancora delle vene d’oro, & d’argento, tralasciate forse, & non tentate, ò per la pusillanimità de gli ingegni humani, ò per la infingardaggine de i popoli, i quali morbidamente nati, & alleueati nell’abbondanza di tutte le cose pare, che di ogni fatica laboriosa siano nemici; bastando loro di conseruar quelle che dalla natura sono state discoperte à benefitio di tutta Europa; perciochè vi è tanta abbondanza di queste cose, che per diuersi mari in diuerse prouincie ogni anno quantità grande da i mercanti ne vien traportata. Hanno ancora, oltra la grande abbondanza della cacciagione grossa, & minuta; & la diuersa, & copiosa vccellagione, vna incredibil quantità di pesci da tutte le parti dell’Isola, & specialmente quanto più si va verso Tramontana; in modo, che non bastando il popolo dell’Isola à consumar tanto pesce, se ne forniscono, & caricano infinite naui ogni anno per la Francia, Fiandra, Zelanda, Holanda, & Germania, & per i loro mediterranei ancora, & ancora per altri paesi più lontani, non solamente per la loro necessità, ma per delitie de gli huomini più ricchi, ò più golosi. Ma che diremo noi della lana, la quale appresso di tutte le genti è in pregio grandissimo, & che per l’vso suo in qualunque luogo la si sia portata è stimatissima? Ma quello, che non bene è noto ad ogniuno, non piccola parte di quella dilicata, & gentile, della quale si fanno i panni scarlatti, & di color di porpora, & di altri colori finissimi di contestura eccellentissima, & calze, & camiciuole, & guanti, commodità & ornamento d’Illustri, & gran Madonne non era da tacere. In modo, che se fusse dato dal Cielo, che questi due Regni, potessero sempre viuere insieme in buona concordia, & amore, come buoni vicini & come di già tutto il tempo, che ha regnato Elisabetta hanno amicheuolmente vissuto, non solamente hauerebbero ogni cosa più necessaria al viuer loro senza ricercarla da altri; ma potrebbero ancora diffendersi senza molta difficultà da i nimici loro. Perciochè quanto alla forma, & disposition del corpo (si parla nel generale) non sono à gli altri popoli inferiori; come ancora sono atti alle lettere, alle scienze, all’armi, & all’arti tutte per via dell’imitatione, circa la quale gli ingegni loro assai curiosamente sono inclinati; non hauendo già lor dato la natura con tanti altri doni quello della temperanza intorno al modo del viuer loro dimestico; perchè per vna nata, & cresciuta vsanza con essi, cercano di viuere in compagnie più per cagion di gioia, & di sollazzo, che per altra consideratione consumando allegramente banchettando le ricchezze loro. Onde ben si deue considerar quanto bene Dio disponesse, nel compartir le sue gratie alle genti, secondo la natura di quelle, che le doueuano(1) vsare; conciosia, che non hauendo dato à questi(2) popoli, che potesse nascer vino ne i loro paesi, fece però il lor meglio, hauendogli in tanto arricchiti, di tante, & così fatte altre commodità, che non hanno d’hauere inuidia à coloro, i quali per cagion di guadagno portan loro non solamente il vino, ma l’olio, & altre cose assai, ò necessarie già fatte alla lor vita, ò superflue del tutto; ma piaceuoli al lusso de gli huomini insatiabili. Perciochè se vi fusse il vino nascente, & comune come à molte altre prouincie, & nationi si ritroua: tanta voracità di viuande diuerse accompagnata da quel liquore, che per se stesso è potentissimo; senza alcun dubbio gli renderebbe di gran lunga più deboli, & meno atti alle fatiche dimestiche, & à gli essercitij militari. Della qual cosa gli Inghilesi stessi ne posson dare vn familiare essempio, s’e’ faranno comparatione del tempo più à dietro, quando viueuano col loro semplicissimo liquore composto di orzo decotto in acqua semplice, con certa prescritta preparation di quello, & proportion di quello, & di quella, & dal fuoco regolata (come l’esperienza haueua ritrouato, che far si douesse) al tempo, che è di poi seguito, nel quale hanno da i Fiaminghi lasciato introdurre diuerse sorti di Ceruogie, & semplici, & mezane, & doppie, cose più atte à render gli huomini imbriachi, che à mantenergli sani; oltra, che non bastando quello, la gran quantità del vino, che pur nell’Isola si porta da diuerse parti del mondo è cosa marauigliosa. Onde l’età delle persone s’è fatta languida, & cagioneuole per diuerse malattie non prima conosciute da loro antichi nè imaginate dalle scuole Greche, Arabiche, ò antiche Latine, auuezzandosi in modo i giouanetti alla crapula non meno del bere, che del mangiare, che si potrebbe ancor dire, che gli huomini giouani di anni sieno vecchi di forze, & di vigor d’animo. La qual cosa auuiene sopra tutto à quei, che non tengono vn ragioneuole vso di temperato viuere; facendosi per se medesimi in questa parte gli huomini di questi due Regni differenti da gli altri con loro danno, et biasimeuol pregiudicio. Ma perchè non suole essere in noi cosa alcuna senza il suo contrapeso; hauendo questo natural vitio queste nationi, che noi habbiamo di sopra discorso; hanno poi hauuto sempre dal primo dì, che riceuerono la fede Christiana vn costante, & dritto pensiero di conseruarla con ogni diligenza; in tanto, che nel vero principio, non solamente l’abbracciarono con semplicità di core (come ben fù desiderato dal primo fondator di essa fede Iesu Christo) ma vollero hauerne scuole; & particolari professori: per la qual cosa e’ potettero poi mandar ancora sino in Francia, & in Germania huomini, & donne di vita essemplare, & di lodeuole eloquenza per instruire i popoli di quelle contrade alle pie lettere (come bene noi habbiamo ricordato nella nostra Selua di casi diuersi, et nel nostro Comentario delle Donne Illustri de i medesimi Regni.) Et Cesare, & Tacito ancora fanno mentione, come i Britanni erano grandemente inclinati alle cerimonie della Religione; & che i Druidi Sacerdoti famosi appresso de i Galli vscirono di Brettagna, hauendo essi la loro principal residenza nell’Isola Mona, nella quale bisognaua, che andassero quelli, che voleuan dar opera secondo i riti loro alle cose sacre, sino à tanto, che riceuerono la vera, et sacrosanta Religion Christiana, la quale hanno di poi mantenuta lunghi secoli senz’alteratione alcuna; la quale alteratione forse giammai non sarebbe accaduta, se la non fusse stata quasi, che procurata dalla corrution de i tempi, i quali sdrucciolano, & precipitano non che corrono con tutte le cose da loro comprese al fine del viaggio loro; la qual cosa essendo quasi ne i medesimi tempi auuenuta in diuerse parti del mondo, sino in quelle tra se stesse opposite, & contrarie; contendendosi con l’armi tra le nationi grandissime la gara delle loro oppinioni di nuouo prese; parendo, che ciò sia stato vn certo vniuersale influsso delle stelle per trauagliare, & metter sottosopra con interne discordie, & guerre ciuili tutte le genti della terra. Sino à quì noi habbiamo in vn certo modo descritto superficialmente quel, che ci è parso necessario di quei popoli, che habitarono quest’Isola, & da i quali poi sono discesi quei, che da noi sono stati conosciuti; però noi torneremo al nostro primo proposito di parlar del Regno di Scotia, poichè per ciò cominciammo à scriuere. Nel Regno, che hora si chiama Scotia adunque i Pitti tennero vna gran portione, & con tanta vnione con gli Scotti, che di buona concordia per anni mille cento settanta; il che non è accaduto giammai per memoria delle historie tra l’altre nationi; fecero guerra contra de i Britanni, & poi contra de i Romani ancora; & alcuna volta come nemici della pace rompendo gli accordi, & le tregue passarono hostilmente contra de i loro predetti nimici senza cagione alcuna; sino à che tra di loro medesimi rompendosi, cercarono di sopraffarsi gli vni gli altri contrastando sì, che vennero à manifesta guerra; onde dopo diuerse stragi, & danni graui, che tra di loro seguirono, al fine gli Scotti ne rimasero tanto al disopra, che e’ potettero spegnere il nome, & le genti de i Pitti in tutto di quel Regno. Di poi gli Scotti vincitori, benchè ancor’essi restassero grandemente abbattuti dalle guerre passate, hebbero nondimeno tanta virtù, che si mantennero, si confermarono, & si accrebbero in modo, che sino ad hora hanno con varij casi di Fortuna data à gli huomini materia da scriuere della lor natura, & del lor valore, & de gli ingegni loro in pace & in guerra fiorendo hoggi forse non meno di quel, che s’habbino fatto per il passato. Quello, che noi habbiamo generalmente parlato di sopra de i costumi di tutti i popoli d’Albione possiamo noi senza dubbio diuidere, & compartire, ò secondo la natura delle regioni, ò secondo il caso. Perciò, che gli Scotti, i quali da noi da quì inanzi si diranno Scozzesi, posti à Tramontana non sono così delicati di animo, & di corpo, come sono gl’Inghilesi; & però sono essi alquanto più atti alle fatiche, & à i disagi, & à sopportare il freddo, & i giacci. Et non sono nel vero anche così ciuili, & humani come gli Inghilesi sono. Et perchè per la loro lontananza non hanno hauuto così largo commertio co’ i forestieri (come hanno gli Inghilesi) e’ non sono per tempo alcuno riusciti tanto inclinati alle superfluità delle vesti, & di altri apparati & delicie strumenti della humana lussuria (come gli altri sono) se già di ciò non fusse stata in gran parte cagione la loro tenue facultà, per non dir pouertà; per la quale si può dire ancora, che si sieno conseruati liberi così lunghi secoli. Dell’ardir dell’animo, & della fede, & della scienza militare, & dell’arte della pace, & natural giudicio, che siano, ò più, ò meno in queste due nationi, non è l’vfficio nostro di giudicare, ma ne rimetteremo il lettore alle loro historie. I termini del Regno di Scotia dalla parte del mar Germanico sono stati fatti dalla Regione Deera, prouincia già de i Pitti, i quali scacciati che furono, l’ottenne il nome di Marcia, che altro non significa, che confino; per ciò che spenti i Pitti gli Scotti all’hora passarono sino al fiume Tueda, il quale diuide la Marcia dalla Northumbria. Dall’altro lato dell’Isola vn certo piccol riuo chiamato Cumbriarab, ch’ha origine dal monte Cheuiota, & da alcuni minori monticelli vicini, & mette nel fiume Soluea, diuidendo la valle Annandia, correndosene con la Soluea al mare Hibernico: pone il fine con le sue acque à gli antichi termini de i primi Scotti. Ma le parti mediterranee veramente sono dal monte Cheuiota, & da alcuni piccoli riui da quello surgenti, oltra i due nominati, & grandi assai, terminate, & diuise dalla Britannia, la quale da quì innanzi diremo Inghilterra. La Marcia adunque ha da vna parte il mar Germanico; da vn’altra il fiume Tueda, & da vn’altra la prouincia Laudonia con le lagune, che fà il fiume Forthea nel suo scontrarsi col mare; & in questa sono le più notabili piazze Baruico, & Ordolucio, gli habitatori del qual luogo da gli antichi Ordoluce furon detti. La Tueda ha il suo principio da vn piccol fonte, il quale à poco à poco accresciuto da diuersi riui sene corre al mare, al quale fatto vicino mescolato con il suo flusso, & reflusso, fà di se vna larga, & profonda foce in esso mar Germanico. La prossima prouincia oltra la Tueda dentro à i termini del Cheuiota è la Tifedalia chiamata così dal fiume Tifo; di là dal quale è l’Escedalia detta dal piccol fiume Esca, che corre per il mezo di essa. A quelli poi, che caminano verso il lito contrario per Ponente si mostra l’Eusdalia detta dal fiume Eusso, il quale mescolandosi con l’Annandia fiume, di compagnia accrescono l’acque della Tueda. Dopo questi luoghi lungo il lito del mar Hibernico è la valle Annandia, la quale alquanto tra terra s’inalza, & così chiamata dal nome del suo medesimo fiume, il quale passa per il mezo del paese nel confine di Nidisdalia; in modo, che questa prouincia vien cinta dal fiume Eusso, dal Soluea, dal porto di Annandia, & dal mar Vergiuio. In questa

Regione è vn lago detto Loumabain pieno di pescagione, & doue sono alcuni pesci non soliti di trouarsi ne gli altri luoghi, appresso del quale è vn castello assai forte per reprimer la violenza de i malfattori; soprabbondando per l’ordinario tutta la Scotia in tutti i tempi di gran quantità di ladri, conoscendosene le cagioni ben vere nel libro nostro delle vite delle donne illustri dell’Isola, & per le loro historie. Ma noi non stimiamo, che sia da tacere, che non lungi dal fiume Soluea; che abbonda molto di pesce di ogni sorte; l’arena è di tal natura, che à coloro, che vi volessero caminare sopra, senza punto di consistenza cede, & dà luogo al peso della persona, che ciò voglia ardir di fare; perchè la sarebbe inghiottita così presto, che la vi hauesse voluto firmare i piedi. La valle Annandia già Ordouicia fu chiamata, & gli habitatori suoi da i Romani distrutti Ordouici furon detti: & haueuan questi secondo la diuolgata opinione in costume di pascersi della carne humana de i loro prigioni di guerra. Ma ben questo si tien per vero, che le loro Donne ammazzauano i loro mariti quando e’ non ritornauano vincitori dalla guerra, per gastigargli con vna diceuol pena (ma non sempre bene intesa) del timor superfluo, ch’haueuano hauuto dell’inimico fuggendo vna morte virile, & honorata per riserbarsi ad vna vile, & vergognosa. Da questa parte lungo il lito del mare Hibernico andando verso Tramontana si troua Nidisdalia detta dal fiume Nid, la quale mostra la sua fronte stretta al mare, allargandosi nondimeno nella parte Mediterranea. In essa è vn castello detto Dunfrè, nominato per i panni lini finissimi, & candidissimi, che vi si tessono, i quali alle nationi forestiere doue vanno le naui Scozzesi sono di commodità & di ornamento. Allato à questa è posta la Gallouidia già detta Brigantia diuisa in due parti dal fiume Crea, delle quali quella, che è più vicina à Nidisdalia si chiama inferiore, & quella di là dalla Crea superiore vien detta. In quella è Kytkoubre luogo non punto ignobile per il concorso de i mercanti, che vi negotiano. In questa poi è Candida Casa, pur luogo anch’esso nominato per il negotio mercantile, & fù molto frequentato per la religione, perciò, che e’ fù dedicato al diuo Niniano vn monasterio, che vi è stato sempre riuerito per la sepoltura, doue si riposauano l’ossa di quell’honorato padre da i popoli del Regno già grandemente stimate, & spesso perciò visitate. Et poco più oltra è il castello Vittona, lontano dal quale è vn lago detto Mirthoo, nel quale vna parte dell’acqua secondo il costume, et natura dell’altre acque si congela l’inuerno; l’altra, nè per l’inuerno, nè per qualunque più rigido freddo si può congelar giammai; & però par cosa degna di esser considerata da i curiosi inuestigatori delle cause naturali delle cose; la cagion della qual marauiglia nondimeno si può risoluere con attribuirne la virtù à qualche minera di zolfo, ò d’altra calda sustanza, che sia nelle viscere della terra da vna più, che dall’altra parte. Sono in Gallouidia ancora due laghi, l’vno è detto Salseit, & l’altro Neutramen non grandi, & quasi di circonferenza, & di buona profondità vguali. Oltra di ciò la Gallouidia con vn gran Promontorio detto Angulo del Mulo si mostra molto, il quale distendendosi in mare fa due larghi seni detti laghi marini detti l’vno Louus, & l’altro Louthrea, quasi di pari larghezza; ma questo di lunghezza di sedici miglia, l’altro del doppio si dice; impediti nondimeno da grandissimi scogli; all’intorno de i quali è la region Caritta. In questi seni si trouano Ostriche, Aringhe, Congri, Conche d’ogni sorte, et sassatili in gran quantità, con altre sorti di pesci assai. Ma bene sono stati alcuni, che hanno chiamata Brigantia quella, che hoggi è detta VVallia sotto la Corona d’Inghilterra, nella quale si ritirarono le reliquie de gli antichi Britanni scacciati da gli Angli Sassoni, ma con poco fondamento s’hanno ciò essi creduto. Scriuono gli scrittori Romani, che l’Isola Mona è à rincontro per dritta linea alla Brigantia; & nel mezo del viaggio di coloro, che nauigano d’Inghilterra, in Irlanda; la qual cosa sino ad hora si troua esser vera; benchè i liti dell’vna, & dell’altra terra sieno alquanto mutati per la lunghezza del tempo, il quale inuecchiandosi va ancora cambiando tutte le cose dalla lor prima forma, ò molto, ò poco. Et la latitudine, & l’altezza del Polo, che Tolomeo attribuisce alla Brigantia, hora corrisponde benissimo alla Gallouidia, la quale è lontana dalla VVallia non poco; perciochè Mona quasi trecento miglia si troua lontana da quella, & pur come s’è detto all’incontro di Gallouidia si rimane. Oltra di ciò non solamente bisogna considerar l’historie della gente Scotta, ma de gli Hiberni ancora, & de gli Spagnuoli; per le quali si ha, che dalla Brigantia di Spagna (la quale hora Compostella vien detta) fù già mandata vna Colonia in Hibernia con numero più, che mediocre di popolo, & che essendone capitano Fergusio, passarono di là in Albione per il più commodo passaggio; et che il primo luogo da loro preso nell’Isola fù da essi detto del nome del lor paese naturale; onde Fergusio di Capitano riuscì il primo Re de gli Scozzesi; le quali cose da Cornelio Tacito autor graue, & veritiero sono assai ben confermate, quando e’ dice quasi con queste parole: “I Briganti popoli di Spagna cominciarono ad hauere habitatione, & stato nella più lontana parte di Britannia, doue nè ancora i Britanni stessi, ò altri sino all’hora non erano peruenuti.” Perciochè Tacito chiama tutta l’Isola Britannia; & però questo basti d’hauer detto per questo proposito. Abbondano queste regioni Annandia, Nidisdalia, & Gallouidia; oltra la lana candidissima; di numerosi, & copiosi armenti d’ogni sorte, tra i quali sono i buoi di grandezza notabile, di carne tenerissima, & dolce al gusto; perciochè il suo grasso è tanto delicato, che quasi si strugge come l’olio. Et hanno diuerse sorti di frumenti, ò biade (per meglio essere inteso) ma poco grano. Sopra la Gallouidia si descriue la Caritta di già accennata già parte della Siluria; et non si ha ben per chiaro, se la fusse chiamata così della nobil Città Carittonia, della quale ancora si ritrouano le vestigia, ò da altra cagione. Spesse sono in questa prouincia le Rocche de i particolari secondo la natura del paese assai forti di sito, & di opera, le quali come le sono sicurità di i lor proprij signori, & diffesa nelle loro partialità naturali, & perpetue; così le sono ancora cagione, ch’essi sono l’vno contra l’altro più ingiuriosi et insolenti, dalla qual cosa auuiene, che la Corona n’è più debole. Di poi seguita il paese detto Kyl, ò più tosto Coil, da Coila Re de’ Britanni quiui stato ammazzato in vna battaglia. Egli è in questa parte vna pietra lontana dal castello Aer, alta circa dodici piedi, & di lunghezza di piedi trenta, et di grossezza di tre cubiti; chiamata da i paesani Pietra sorda, & non senza ragione, perciochè, se da vna delle teste di essa si facesse qualunque gran remore; et fusse ancora vn’artiglieria; l’huomo dall’altra testa non ne sentirebbe più di quello, che si farebbe se ne fusse ben lungi, ma allontanandosi con vna debita proportione all’hora l’vdito farà il suo vfficio per la discretione della distanza sua. Appresso à Coila, è Cunigamia terza parte di Siluria habitata già da popoli bellicosissimi; et come riferisce Tacito sempre inquieti contra de i Romani, et ribellanti; et auuiene ancora, che ritenendo le genti i medesimi animi, et costumi fanno il medesimo verso i loro medesimi Regi. Vn lago è in Coila detto Dum, ò Dun; dal qual esce il limpidissimo fiume Duna, il quale passando per il mezo del paese se ne corre al mare. Et in Cunigamia ancora è vn simil lago detto Garnott famoso per la eccellentia de i pesci suoi da gli huomini golosi ricercati; et vi è vn castello detto Largo di Alessandro terzo Re, nominato per vna battaglia, che lui v’hebbe contra i Pirati Noruegiani. Il fiume Cluda, ò Gluda, ò Alcluth, ò pur secondo Tacito Glota, dalla parte di settentrione separa la Cunigamia dalla Baronia detta Rainfrou; et nasce questo da vn piccol monte posto nel mezo della selua Calidonia; dal quale ancora ha origine l’Annandia di sopra nominato, che per lungo se ne va à discaricar nel mare Hibernico. Nè molto è lontano di qui il fonte di Forthea, che con largo letto fà nella sua foce entrando nel mar Germanico vn grande Estuario, del quale à miglior luogo si parlerà. Ma Cluda, di poi, che l’ha tenuto alquanto il suo corso più dritto à settentrione vrtando nel monte Grampio; et da quello essendo rispinto sene torce col suo corso verso Austro sino al mar Hibernico, con tanto larga foce (secondo Tacito) che i Romani hauendola passata, si pensarono, che quella fusse vna vera diuisione fatta dal mare, d’onde e’ fussero passati in vn’altra Isola. Et qui appresso di spatio bene stretto tra questo luogo, & il paese detto Lennos, viene ad esser la Baronia di Rainfrou, la quale distendendosi sin qui, fra terra s’allarga alquanto più; & poi è Cludeualle doue la Cluda si va torcendo. In Rainfrou, sono due laghi, l’vno è detto Quhynzouth di circuito di venti miglia; l’altro Leboth di miglia dodici, & l’vno, & l’altro abbondantissimi di pesce. Ma in Lennos, che da Tolomeo è detta Lelgouia, & che sopra Rainfrou guarda il mare (come s’è dimostro) è vn lago, che di lunghezza passa venti quattro miglia, di larghezza otto; chiamano questo gli Scozzesi Loumund, nel quale son trenta piccole Isole, alcune delle quali hanno qualche habitatione, nell’acque del quale sono alcuni pesci, che non hanno penne, ò aliette, niente di meno hanno il moto così veloce come gli altri, & suauissimi al gusto. Oltra di ciò egli auuiene alcuna volta, che queste acque senza punto di vento si commuouono in tal maniera, et fanno così fatta tempesta, che i più sicuri nauiganti non ne stanno senza timore, & molte volte ne riuscirebbero con danno notabile quando non si potessero saluare à qualch’vna delle Isole. Et la terza cosa degna di marauiglia è vna di quelle Isole di buon terreno da pascere, la quale si muoue in quà, è’n là come da i venti ell’è agitata, et mossa. Questo lago viene appunto ad essere à i piedi del monte Grampio già confine, & termine tra gli antichi Scotti, et Pitti; Il qual monte cominciando dal lato di Aberdonia al mar Germanico alla foce del fiume Dea, et venendosene storto, et aspro,

et inculto per mezo la Scotia verso l’altro mare finisce à questo lago à punto; et egli è per la sua asprezza chiamato Granzebain, del quale ancora Tacito fà mentione. Ma perchè si è parlato de i confini de i Pitti, egli è da sapere, che essi non tennero tutto il paese sino al monte Grampio: Perciochè gli antichi Scotti passato il lago Loumund tennero tutti i campi vicini ad esso lago, co’ i nomi delle prouincie (come di sopra si è detto) et quiui tra l’vno, et l’altro popolo furon posti certi, et proprij confini; nè giammai i Pitti penetrarono sino al mare Hibernico. Appresso al Lago Loumund è il castello Doumbritton già detto Britannoduno, luogo senza dubbio fortissimo, nel qual luogo il fiume Leuino entra nella Cluda, & quiui ristringendosi i liti l’Argadia detta da gli antichi, Argathelia, la quale riguarda nel mare alcuni altissimi scogli contrapposti al suo lito; & è in vn certo modo diuisa questa in tre parti da due laghi; Fyn & Logubo chiamati; dicendosi tutto quello spatio, che è tra l’vno, & l’altro lago, Knapadaces. Nel lago Fyn, oltra la gran diuersità di pesci, vi si trouano Aringhe in tanta copia, quanta à pena e’ pare, che sia credibile, che se ne possa trouare in qualunque altro luogo. Et nel lago Loquho non minor quantità si troua pur de i soliti pesci, che si dilettano dell’acqua dolce. Di più sono in questi laghi dodici Isole, & due Castella dette Enconell, & Glenarguhart; & è la lunghezza di ciascuno di essi laghi miglia venti quattro, essendo di larghezza ambidue vgualmente quattro miglia. In Argadia è buona pastura per gli armenti, ma non è vtile per le biade; ma sarebbe vtile molto per le minere, se i paesani ne fussero intendenti, ò ci volessero durar fatica. Et è ferma fama, che quiui nasce vna pietra di tal natura, che se vi sia posta sopra alcuna cosa atta à prender facilmente il fuoco, subito s’accende. Sono oltra quei primi, sette altre laghi in Argadia de i quali alcuno è di buon circuito; et alcuni di poca circonferenza; vno de i quali vien detto Garboil, del quale vscì l’anno 1510. nell’aurora intorno al solstitio dell’estate; & ciò fù veduto da vn certo Dumcano Lampobello Caualier honorato di quel tempo; vn’animale grande come vn buon leuriere, co’ i piedi aquatici cartilaginosi, et era di tanta gran forza quella bestia, che senza quasi punto di fatica abbatteua con la coda ogni cosa, che si gli paraua innanzi, il quale subito andò alla volta di alcuni cacciatori, che si trouauano per loro mala sorte intorno à quei luoghi, et n’ammazzò tre con tre soli colpi, fuggendosi gli altri, che hebbero, migliori occhi, & gambe più spedite sopra gli alberi; & dicono, che quello animale di poi sene tornò da se stesso non cacciato da nessuna forza altrui à sommergere in quel lago: & è stato lasciato in memoria, che tale animale è stato veduto apparire altre volte, ma rare; & che sempre è stato stimato cattiuo prodigio. Alla Argadia è congiunta la Lorna già parte dell’antica Argathelia: questa si distende nel mare Hibernico quasi sessanta miglia; et si chiamò già questa punta Nouantia, che hora si dice Canter, cioè Capo di terra; & tanto è vicina questa punta all’Hibernia, che non vi sono più di sedici miglia di passaggio per linea dritta. Sono nondimeno stati alcuni, i quali hanno sotto il nome di Nouantia compresa l’Argadia, & questa punta tutta ò Chersoneso insieme; perciochè Tolomeo facendo memoria di questa parte sola, di Argathelia non parla altrimenti. In Lorna si troua questa commodità, che la terra per produrre Orzo si vede sempre feconda; seguitando di poi la Loguhabria, & la Mathaa già antica parte di Varare, doue è abbondanza di ferro, di piombo, & di pastura ancora; non vi mancando delle selue, de i laghi, & de i fiumi; tra i quali due sono ricordeuoli per la gran quantità de i Salmoni, & d’altre spetie di pesci bonissimi, tanto marini quanto delle propie acque; onde quasi senza alcuna fatica se ne può prendere ad ogni piacer de i pescatori quel che lor bisogna, & copiosamente; perciochè non si crede, che in tutto il resto dell’Isola tanta copia trouar sene possa, quanta in quel luogo continouamente sene troua, & pesca: Il nome del quale è Louthea. Dicendosi l’altro Hispana, il qual nome quantunque noi non pensiamo, che gli sia stato messo à caso, non ritrouiamo però chi ne sia stato l’autore. Louthea nasce da vn certo lago non più lontano dal lago Nessa, che otto miglia; dal quale ancora vn fiume del medesimo nome esce, & si va à discaricar nel mar Germanico in vn seno assai grande, tra il quale, & la foce di Lothea, si sporge nel mare vna peninsola con vn promontorio assai alto detto Ardnomorth per poco spatio diuiso dall’Isola Ila. Alla foce di Lothea è posta la Città Enuerlothea, già celebrata, & ricca per il commertio di diuerse nationi per il traffico de i pesci, & di altre mercantie, ma di poi per le guerre hauute con quelli di Noruegia, & di Danemarcha, essendo stata mal trattata, fù ancora abbandonata; nè dal quel tempo in quà è stata ristorata; ò ciò sia stato per inuidia de i vicini, i quali non habbino voluto veder altri meglio profittar di quel che fanno loro; ò pur per la negligenza di coloro, à i quali più ciò s’apparteneua. Di quà da Lothea è il fortissimo Castello Euonio, che hora si chiama da gli habitatori Dowstaphage, sì come s’è dimostro esser di là la foce del fiume Hispana. Seguitando inanzi, ci occorre la Rossia già detta Lugia, certo paese stretto; ma lunga assai fra terra, in tanto, che la scopre l’vno, & l’altro mare; ma aspra molto da quella parte che guarda l’Hibernico, per i monti, & per le dirupate, & scoscese balze; & però in quella parte più tosto sono ascondiglio da fiere, che habitatione da huomini; come che ella sia dalla parte del mar Germanico frutteuole per le biade, & commoda per i pascoli sempre herbosi; perciochè le sue valli sono rigate, & bagnate da viue, & chiare acque, & da fiumicelli copiosamente ripieni di pesci; onde l’herba per tutto non solamenter allegra sempre chi guarda, ma contenta grandemente gli stessi armenti, che vi pascono. Oltra che vi sono alcuni laghi, tra i quali n’è vno grande assai detto Loumbrina abbondantissimo di Salmoni, & d’altri pesci di sorti diuerse non comuni ne gli altri luoghi dell’Isola. Egli è vn seno ò lago marittimo nella Rossia, detto Crommarte, & non senza proposito da molti; perciochè nell’vltimo fine ha vn porto salubre per quei, che nauigano, & opportuno; & per ciò e’ vien detto Porto di salute, essendo la salute de’ nauiganti: conciosiachè quel mare in ogni parte sia ordinariamente molto turbato, & infedele. In questa prouincia è ancora il castello Thana nominato per le ossa del Diuo Deuthaco vescouo; le quali quiui lungo tempo furono conseruate; & doue per ciò da tutte parti del Regno, come ancora sino dall’Inghilterra, si faceua frequente corso di popolo per cagione di diuotione verso la memoria di quell’huomo di santa vita; inanzi che la Religione cambiasse faccia, forma, & costumi. Essendo nella Rossia ancora due chiese non grandi, la fabrica delle quali è tirata in alto in forma di due campane, ma aperte assai di sopra per ostentar forse la bizarria di chi edificar vele fece, ò forse edificate à gli Dij termini, essendo antiche assai. Dopo la Rossia è la Strathnauerna estrema regione della Scotia volta al mar Deucallidonico; il lito della quale si piega però al mar Germanico in tal modo, che hauendo da settentrione in parte il mare Deucallidonico, & in parte Cathanesia; & da Oriente la Sutherlandia, da Mezo giorno ha la Rossia; & ha da Occidente esso Deucallidonico. Oltra di ciò e’ sono tre Promontorij, che fanno nell’vltimo lito due seni tra di loro; Houbuon è il primo in Strathnauerna, il quale veramente è molto grande; gli altri due, i quali vengono ad esser della Cathanesia, cioè Hoy, & Dounesbe, (detto questo dà Tolomeo Dume) sono assai minori. Di quiui distendendosi il lito al mar Germanico si troua congiunta alla Cathanesia la Sutherlandia prouincia da non esser dispregiata; perciochè ella è vtile per le biade, ma molto più profitteuole per le pasture; come ancora sono le due di sopra nominate. A questa è vicina la Morauia; datole però lo intermezo di quanto tiene la Rossia, della quale habbiamo detto; che arriua sino à questo mare, che tien ben poco per larghezza: questa fù detta anticamente Varare; & benchè l’habbia cambiato nome; la ritiene nondimeno i medesimi confini di prima. Imperochè come ell’era prima serrata dal fiume Hessa, & dal fiume Spea; si distendeua con quei termini nel mare Hibernico, così hora di là essendo separata tra la Spea, & Kessoka, doue è il passaggio della Rossia, si distende sino all’Oceano Germanico. Tra la Rossia et la Morauia la terra con vn gran seno s’incurua, nel qual seno cinque fiumi si discaricano: cioè Hessa (del quale ancora parleremo) Hairdin, Findorna, Lossa & Spea, il quale supera tanto gli altri nel suo corso veloce, et rapido, che incontrandosi con l’onde del mare crescente; come che grande oltra modo vi sia il flusso, come egli tale è intorno à tutta la Isola; nondimeno senza esser punto ritenute le sue acque dalle salse di mare si fà conoscer per vn lungo tratto superiore à loro. Hessa fiume, che dal lago del medesimo nome nasce (come si è detto) non più lontano, che otto miglia dal lago, d’onde nasce Loathea, che se ne va nel mare Hibernico, di già da noi dimostrato, non cresce giammai, come non fà anche, nè si altera per pioggia alcuna, che si sia, ò neue, che caschi dal cielo, il suo lago: & ciò, che di diacciato, ò di congelato nell’vno, ò nell’altro sia posto, subito si distrugge; & però sono vtili le sue acque à i caualli, che sono per il viaggio tal’hora fangosi, & pieni di diaccio; auuenendo forse ciò per qualche vena di minere calde, sopra le quali, ò per le quali surgono, ò corrono quell’acque. Egli è alla foce del fiume Hessa vn Castello detto Enuornesgia di molta stima per la gran copia dell’aringhe; ma hora per colpa, & per l’ingiurie de gli huomini maluagi priuo di lode, & di quel beneficio. La cagione di ciò è attribuita alla insolenza di alcuni, i quali essendo rozi, & crudelmente partiali per mortale auaritia; vitio pestifero, & infame de gli huomini; combattendo tra di loro per cagion di quei pesci, che Dio haueua prodotti, acciochè fussero à profitto comune, macchiarono quell’acque del sangue humano, & più che troppo: d’onde di poi non molto, cominciando à mancarui il pesce, tanto aringhe, & conche, come d’ogni altra sorte; il luogo se ne rimase al fine, senza punto di pescagione, smarritisi, & disuiatisi tutti i pesci di tutta la marina allo intorno; cosa nel vero non meno marauigliosa ad vdire, che à scriuere; & per ciò i poueri per i quali Dio suol conceder così fatti doni, vennero à patire assai la pena della malitia de i più potenti. Intorno al lago Nessa per venti & quattro miglia sono grandi, & foltissime selue, & però vi si trouano gran copia di fiere; come sono Cerui, Caualli salmatichi, Caprioli, Martore, Foine, Volpi, & Lepri; & in quelle acque Fibri, & Lontre in quantità grande; le pelli delle quali i Forestieri per piacere, & per pompa comprano per pregio più, che mediocre. Oltra la copia del frumento, & delle biade, delle noci, & delle pome di sorti diuerse, che in queste terre all’intorno nascono; la copia dei Salmoni, i quali si pescano in quel mare è da non esser creduta; & tale, che la simile in nessuno altro luogo ritrouar non si può. Ma con nuouo modo, & non vsato altroue gli vsano di pigliare; perochè costoro tirano le reti loro à quel proposito fatte per il mare asciutto nel suo discrescimento per vn lungo spatio, & in cerchio le fermano con proportionata misura forte nel suolo, ò fondo della terra ò sabbioni sì, che sono tre, & quattro volte le reti allo intorno aggirate quasi in figura di chiocciola; fermando bene le dette reti in ogni parte, oltra i capi, i quali ancora sono in sè medesimi, bene ringirati; contra le quali reti i pesci, crescendo il mare, sono dall’onde portati, & aggirandosi tra quelle inuolture, per se medesimi si vengono ad intrigar in modo, che non è più loro facile l’vscirne ancora che l’acqua à lungo vi rimanesse alta. La quale per il suo natural reflusso ritiratasi nel suo stesso corpo, rimangono le reti come prima in asciutto con tutti i pesci, che vi hanno dato dentro. Egli è vn lago in Morauia detto spina notabile per l’abbondanza de i Cigni: nasce in esso vna certa herba il seme della quale auidament è mangiato da quelli, onde la n’ha acquistato il nome del herba de i Cigni. La natura sua è, che gittata ne i campi, giammai la si putrefà. Et ancora è auuenuto, che benchè per lo spatio di quasi cinque miglia si distenda il lago; egli è vna lunga ricordanza de gli huomini, che e’ sia tanto abbondato di pesci, & specialmente di Salmoni, doue quell’herba cominciò à nascere, che doue prima per tutto era libero à ciascuno, che voleua nauigar per quelle acque; di poi per la gran moltitudine de i pesci multiplicatiui si serrò del tutto la nauigatione delle solite barche, che vi si vsauano, non vi si potendo à modo alcuno ringirare. In vna Chiesa di Petta nella Morauia si consentano le ossa d’vn certo chiamato per contrario senso il piccolo Gianni; la figura del quale, & la quantità dell’ossa dimostrano, che fusse stato di quattordici piedi geometrici lungo, con proportionata misura del resto; & fù veduto ancora da chi fece hauere à noi questa informatione non molto innanzi, l’osso della coscia di colui non men grosso di tutta la gamba di vn’huomo con la sua polpa insieme; nella concauità del quale esso potette mettere vno dei suoi tracci assai largamente; inditio veramente chiaro, che quello, che fù scritto de i giganti di Albione da gli antichi non fù sogno; conciosiachè noi ancora habbiamo veduto in Londra nelle case del Caualier Giouanni Ratcliffo(3) nobile Inghilese vn dente di Gigante, al quale mancaua vna delle barbe, & era nel suo piano, ò riscontro superiore per vn lato largo la larghezza di tre dita, & per l’altro quella di quattro; & da quelle persone tanto differenti dalle nostre circa la disposition de i corpi si è forse hereditata l’usanza di inghiottire, ò di diuorare più tosto, che di mangiare il cibo, il quale sempre abbondante, & copioso è da i popoli di tutta l’Isola desiderato. Egli è oltra di questo in Morauia vn castello detto Elgein non lontano dalla foce del fiume Spea, frequentatissimo da i mercatanti: & in quello è vna chiesa già stata honorata, & magnifica, la quale fù lungo tempo residenza episcopale, doue ancora era vn collegio di Canonici essemplari per gli studi delle buone lettere, & per la qualità de i costumi loro; & nel vero per tutta la Morauia erano monasterij, & Abbatie; le prime delle quali erano nominate Kyllos, & Pluscatre, ambidue dell’ordine Benedettino, Cistertiense però, & Cluniacense. La ricchezza di queste contrade consiste in armenti, in pasture, & in frumenti; & perchè vi sono foltissime selue vi è abbondanza ancora di fiere, & di cacciagione. Sopra il fiume Douerna è Bannof castello abbondantissimo per pescagione; & sotto à questi luoghi è la Buthquhania ripiena anch’ella di pecore, & d’altri armenti; onde vi si raccoglie la lana miglior di tutte l’altre vicine contrade; & i fiumi suoi soprabbondano di Salmoni; eccetto, che vno detto Ratra, il quale perciochè mena poca acqua, quei pesci non amano; cercando essi sempre l’acqua abbondante per la loro natura. Al castello detto Slano è vn’antro, ò spelonca di natura marauigliosa appresso di quella gente; perciochè l’acqua, che da quella si distilla; & è assai; rimanendosi sul luogo in corso di tempo si indura, & si fa marmo candidissimo; in modo, che se ogni cento anni non ne fusse cauato, già sarebbe ripiena la sua concauità, quantunque grande la sia; la qual cosa noi veggiamo auuenire ne i monti di Carrara in Italia, doue si cauano i marmi; & nelle petrarezze di Toscana della pietra azurra, & de i treuertini, & di altri luoghi; come ancora nella ferrarezza dell’Elba, doue si caua il ferro, con vna perpetua somministration della natura di nuouo marmo, di nuoue pietre, & di nuouo ferro, ma non già per trasmutatione come si vede questa di Scotia, della qual cosa altra volta si parlerà più commodamente. Non genera questa terra, nè nutrisce topi grandi di quella spetie che si dicon Ratti, onde l’esperienza n’ha dimostro, che quei che d’altronde vi son portati vi si muoiono. Vi nasce in molti luoghi l’Auena da per se stessa come fanno l’altre herbe ne i prati senz’alcuna cultura; ma di tal qualità dicono essi, che se gli huomini andranno espressamente per segarla, & per preualersene, la troueranno vana, & senza granella; ma se impensatamente (come auuiene tal’hora à i passaggieri, ò altri huomini spensierati) se ne prenderanno in mano come per trastullo delle sue gambe, la troueranno all’hora piena, & buona; la qual cosa, perchè noi non pensiamo, nè giudichiamo, che si possa dalla natura operare, siamo sforzati à credere (se pur il caso stà così) che ciò sia vna illusione di Demonij; come anche in diuerse altre parti del Settentrione, molte di tal sorti illusioni accaggiono, le quali hora si tacciono perciochè sono fuori di proposito. Seguita di poi la prouincia detta Marria, la quale si distende dal mar Germanico insino à Badzenota per sessanta miglia, doue non mancano caualli, buoi, et altri armenti sì, che non habbino assai; & in questa è Aberdonia cinta da due fiumi, Dona da vna banda, & Dea dall’altra; luogo illustre per l’Accademia generale quiui introdotta da Guglielmo Elphinstoun vescouo del luogo amator delle lettere, & delle virtù, & però buon conoscitor del suo vfficio; doue ancora egli edificò vn Collegio honoratissimo per gli scolari con gran profitto della sua natione; & così Aberdonia per la sedia episcopale, per la sua vniuersità delle buone lettere, per vn nobil Collegio di Canonici, & per vn suo magnifico tempio, fù senza dubbio da gli Scozzesi stimata sempre grandemente. I suoi fiumi Dona, & Dea ancora hanno qualche lode straordinaria, così come i Salmoni, de i quali abbondano, sono più aggradeuoli al gusto delli altri. Vicina alla Marria è la Mernia marittima prouincia ancora: doue la terra è molto grassa, & però feconda alla pastura; & vi è il castello Dounotir luogo munitissimo: & vi è ancora il castello Forduno, doue lungamente furono conseruate le reliquie di Palladio Apostolo di Iesu Christo appresso de gli antichi Scotti; le quali hora nella riuolution delle cose di quel Regno, con strano cambiamento de i costumi ancora, sono insieme con altre molte affatto dispregiate. Il confine della Mernia è il fiume Eska detto communemente Northeske; & però l’Angusia, che segue già parte d’Horestia è bagnata da tre fiumi, de i quali il già detto Northeske soprabbonda di Salmoni; & l’altro ancora chiamato pur Eskama detto Sutheska, è tra gli altri di Scotia per tal rispetto nominatissimo; come ancora è ben ricordato il terzo detto Tao da i Romani conosciuto assai; douendosi conoscere per intelligenza de i nomi aggiunti à Eska di North, & di Suth, che ciò fù fatto per mostrar la dispositione de i medesimi fiumi, perciochè North significa tramontana, & Suth Mezo giorno. Da questa prouincia esce sopra il mare vn promontorio detto Rubro molto alto, & apparente à chi nauiga. Ma il Tao ha il suo principio oltra il monte Grampio da vn lago del medesimo nome lungo miglia venti quattro, & largo dieci, nel quale sono alcune isolette, et rocche; & hauendo buonissima acqua ha ancora buoni pesci; corre adunque questo fiume per lungo tratto per diuerse contrade insino, che al fine se ne sbocca nel mare alquanto di là dal castello Deidono, che fù già nominato Aletto, & patria di colui huomo virtuoso,4 per il cui fauore noi poi, vsandoci diligenza in notar quel, che habbiamo veduto, congiugnendo, & riscontrando le cose habbiamo potuto far la presente descrittione, del quale ancora si sarebbe detto il nome, se di ciò e’ si fusse

contentato, essendo l’vfficio di huomo gentile il confessar il beneficio riceuuto da altri, et darne le debite lodi al chiunque se ne sia l’autore. Questo paese è molto conosciuto per la bontà della lana, che vi si raccoglie; doue sono alcune altre città, & castella, & Abbatie già chiare, come il Monte delle Rose, già detto Celurca, & Bracheno luoghi episcopali, & altre diuerse. Ma non è da tacere, che Forfarea già città frequentata molto haueua due castella Regali, delle quali hoggi non si veggono altro che rouine, essendo quella ridotta al meno, & quasi pouero villaggio, doue pur son rimasti alcuni laghi, & vn monasterio sino à i nostri tempi detto Resthenoth, habitato à lungo da i Canonici Augustiniani; & due altri Aberbroth, & Cupro, questi fù de i Cisterciensi, & l’altro de i Turonensi. Dicono; che vna parte di Angusia detta la valle di Eska, le pecore portano la lor lana tanto bianca, & molle, tanto delicata, & sottile, che à gran pena egli è possibile ritrouarne della simile in tutta l’Isola. Dall’altra parte del fiume Fao è Fifa, già la miglior parte di Ottolinia. In questa oltra ogni sorte di frumento, & di biade, che vi si trouano, vi è ancora vna gran quantità di pecore, & di buoi, & altri armenti, & vi si caua vna parte grande di pietra negra, la quale serue per carbone, come ancora in Inghilterra se ne caua molta intorno à Nouo castello, doue per l’odore da quello essalante pare, che le persone viuino assai meno, nè così sane anche ne sieno per il tempo che vi viuono. Et di questa terra il paese di Liegi ancora è abbondante; et è di tanto calore il fuoco di questa pietra, che con facilità grande con esso si liquefà il ferro; & però l’vsano i fabbri, sì per facilitar la loro arte, come per risparmiar la spesa, non essendo vsata in Scotia meno ancora in tutti quei luoghi, che sono lontani dalle selue, et in Inghilterra verso Londra si vsa ancora di quella di Nouocastello assai, non solamente per le bruerie della ceruogia, & dell’Ala, & per i fabbri, ma ancora per le case valendo meno del carbone ordinario, & delle legne, & in qualche parte del Regno di Francia pur dalla Scotia se ne porta non poca; però si viene à rispiarmare nelle case grandi, & nelle pouere assai per l’vso di quella, che perciò vien detta carbon di mare, perchè si nauiga in tanti luoghi. Ma vuol questo esser tenuto sempre sotto il camino raccolto, & stretto insieme facendo quasi vn certo conglutinamento i pezzi così vniti per la molta loro grassezza, & vntuosità spintane fuori dal calore del fuoco sì, che il suo fumo sulfureo è densissimo, & di graue odore; dal quale diuersi sono, che rimangono à lungo andare offesi; d’onde si potrebbe pensare, che sia causato, che à Nouocastello, & allo intorno i più vecchi non passino quasi mai anni cinquanta insino in sessanta. Et perchè nell’abbruciare suo primo e’ porge tale odore (come s’è detto) sulfureo, et nel vero non punto piaceuole, sono vsati gli Scozzesi più ricchi vsarne per le loro camere di quello, che di già è stato abbruciato alquanto vna volta, & alcuni due volte lo fanno accendere innanzi, che per le camere l’vsino, sì che non ha tanto, ò ben poco del suo graue odore: oltra di ciò bisogna, che sempre stia vnito, altrimenti rimossa che se ne fusse vna parte subito si spegne. La sua cenere non serue ad vso alcuno, & ne lascia molto poca. Cauasene pur qualche volta in alcune vene di quello, che non è di tanto graue odore; & fra queste sono ancora alcune vene del medesimo più concotte, & risolute dalla parte sulfurea, delle quali si cauano buoni pezzi di pietra, la quale, benchè fragilissima sia serue tagliata, & segata in piccoli pezzi, ò stili à dissegnare per li Pittori, & per li scrittori, cancellandosi di poi facilmente i suoi segni con vna midolla di pane; & è questa di color non così negra come’l carbone, ancora che lucente come quello, ma più tosto pende nel bigio come vn succido piombo. Hora questa pietra, ò carbone si troua tra i fiumi Tao, & Tina nella Scotia, & non in altro luogo di quel Regno, & questo basti di esso.

In questa prouincia si può far ancora (come dicono) per arte di fuoco del sale dell’acqua marina; niente di meno per le proue, che ne sono state fatte à i nostri giorni ciò non riesce punto profitteuole, montando più le spese del fuoco, & dell’altre circostanze che non è il profitto del sale ancora che sia bello & candido, & acre assai. Vi sono ancora alcune città stimate nobili tra le quali è Santo Andrea luogo Archiepiscopale & primate del Regno doue è vna publica vniuersità per l’arti liberali. Fù questa dignità datale da Sisto quarto al tempo di Iacobo terzo Re di Scotia, & di Eduardo quarto Re d’Inghilterra perciochè per le molte guerre, che erano tra gli Inghilesi, & gli Scozzesi, l’Arciuescouo di Iorke non poteua tenere in officio il clero Scozzese, hauendone per lo passato hauuto sempre la maggioranza, & anche perchè pareua cosa strana, che quel Regno non hauesse sedia propia, doue si douesse ricorrere per gli auspicij delle cose sacre, & della religion commune; et può esser, che Iacobo terzo procurasse ciò ancora perchè i danari del suo clero non fussero traportati in Inghilterra per le cause ecclesiastiche come prima auueniua: onde fù Santo Andrea dissegnato Arciuescouado, & al predetto Arciuescouo furono assegnati nel Regno dodici Vescouadi in gouerno; come sono Glascuense; Rossense; Brechnense; Doukeldense; Doumblacense; Aberdonense; Cathanense; Candidacense; Lismorense; Morauense; Orcadense; & Sodorense, il quale è nell’Isola Mona suggetta alla Corona d’Inghilterra, & però pare, che il suo vescouado s’accosti all’Arciuescouado di Iorke, come faceua prima; & perchè ciò più facilmente habbia da seguire, gli Inghilesi non hanno lasciato mai crearui Vescouo, perchè non vi sia huomo d’autorità, che habbia punto da far con gli Scozzesi, onde vi fanno risedere vn Suffraganeo, & Vicario, che sempre è di natione Inghilese. Ma le altre terre, che sono in questa prouincia non sono da esser taciute come: Diserto; Kilcaldo; Kilgorn, Cupro, & Doumfermile, doue si è veduta vna Abbatia comun sepoltura de i Re; & vi sono state altre Abbatie ancora sotto il nome di Maria vergine madre del Signor nostro, non meno già honorate ne i tempi antichi per religione, che perchè le fussero scuole delle buone lettere; delle quali quattro sono state le più stimate; Cukoy; Balmure; Petmoaco, & Pettinwein. Ancora in Fifa sono alcuni laghi, i maggiori de i quali sono Torrè, & Leuino, nel quale è vna rocca fortissima, & vi sono ancora alcune altre piccole isolette, in vna delle quali fù frequentata la Chiesa del Diuo Silano. Caminando per lo lito si passa in Laudonia, separata da Fifa per il fiume Forthea, il quale ha la sua foce larghissima, chiamato già Forthmon; ò più tosto Forthmouts, cioè bocca di Forthea; essendo questo buon porto, riceuendo il fiume in sè per lungo tratto il flusso del mare abbondante d’ostriche, di Conche, & di altri sassatili, di vitelli marini, & quasi d’ogni altra sorte di pesci, che quel profondo oceano genera, & manda all’acqua dolce.

In questa foce sono alcune Isole, delle quali fù da i nostri padri ben considerata Maia per le antiche reliquie, che vi erano del Diuo Adriano, & de i suoi compagni martirizati in quei paesi per la religione Cristiana. Quiui allo incontro nel mezo del mare si scopre vno scoglio altissimo, dal quale esce vna fontana copiosissima di acqua dolce con non minor marauiglia della natura, che per gran commodità de i nauiganti. Et ci è vn castello detto Bass giudicato da gli huomini inespugnabile. In questa larghezza di acqua ancora è vno scoglio, il quale ha vn ridotto per la bocca del quale appena può entrare vna naue da pescatori, & doue non sono edificate case, nè altra fabbrica; nientedimeno è talmente incauato dalla natura, che vi si accommoda gentilmente, che ridurre vi si voglia, come s’e’ fusse in vna casa con tutti gli ordini fabbricata; come in Italia ancora se ne veggono nella Toscana, & territorio Romano vicino all’antica Sutri non piccol numero di simili habitationi, chiamandosi cotal pietra communemente Tufo; non pietra già; ma spetie di terra conglutinata, & che ha riceuuta vna certa qualità adusta, per la quale, quantunque sia facile à riceuer ogni taglio, & forma, ritiene nondimeno lungo tempo essa forma à volontà de gli huomini. In questo scoglio è cosa marauigliosa à vedere, che gli vccelli da gli Scozzesi detti Solandi, non dissimili da quelli, che Plinio chiama Aquile acquatiche, ci habitano in gran numero, in tal maniera, che quasi in nessun’altro luogo se ne vede di quei paesi se non in quello. Questi vccelli quando vengono da prima, cioè verso la primauera, portano con essi tanta copia di legni piccoli, & fuscelli per far i lor nidi, che coloro, che habitano là vicini, seruendosene dopo di loro n’hanno per loro vso per tutto l’anno, senza che gli vccelli se ne sdegnino, i quali pare, che siano sempre in moto per portarne de i nuoui. Nutriscono essi i loro giouanetti di pesci delicatissimi: imperochè hanno in costume, che volando sopra l’acque, con veloce occhio quando veggono vn pesce buono per lor preda calandosi sotto acqua se lo prendono; ma se in quel mezo ne vedranno vn’altro, che più loro piaccia, lasciano il primo per prender il secondo; & quando gli habbino portati à i figliuoli, & che sien lor leuati, di nuouo ritornando alla pescagione forniscono i giouani quanto possono; in tal modo, che ancora se li rubano loro i loro giouani vccelli, senza che i vecchi si disuijno; onde ne torna non piccol profitto al Signor del luogo; perciochè togliendo loro la pelle, & il grasso ne cauano olio di non poca importanza; oltra, che questi vccelli hanno vn piccol budello ripieno ordinariamente d’vn certo olio di singular virtù per diuerse malattie; come per la Sciatica, per la gotta, & per altri dolori di simil sorte; la qual cosa è fatta dalla stessa natura, acciochè si conosca, che ancora questo vccello per altro forse da altri poco stimato, ha in se virtù tale, che non è punto da gli huomini saui da esser dispregiato. Nasce ancora in questo scoglio vna certa herba molto soaue al gusto (in quel paese però, & non altroue) perciochè se la sarà trasportata, ò trapiantata in altro luogo, nè al gusto riesce soaue, nè crescere, ò prosperar può in maniera alcuna. In quella medesima rupe, ò scoglio fù già trouata vna pietra porosa in forma di spugna, che da vna parte è concaua; & se quel concauo ripieno di acqua salsa, si faccia, ò lascisi passar l’acqua all’altra parte ella si fa dolce; & questa pietra era sino al tempo, che ne furon date gran parte di queste annotationi passata per molte mani per contentar gli occhi de gli huomini honoratamente curiosi; ma bene vltimamente si conseruaua nel castello detto Fast. Nel medesimo Estuario è l’Isola Emonia, nella quale s’è veduto vn monasterio habitato già lungamente da i Canonici Augustiniani, da i quali s’è vsato di scriuere, & di conseruar l’historie del Regno; il quale vfficio non si potendo più far da loro scacciati delle case propie douerà passar in altri, se forse Giorgio Buccanano historico satirico, & amaro non si fusse lui di già vsurpato tale vfficio, per lasciar di sè più odio, che lode tra gli altri suoi. Et sono nelle medesime acque molte altre Isolette più atte à produrre de i conigli, & ad asciugar le reti de i pescatori, che ad altro. Appariscono alcuna volta, & non senza male augurio in queste acque alcuni mostri marini, i quali scoprendosi sino alla metà mostrano la faccia humana, & in capo vn non so che, quasi simili à i cappucci de i monaci, & questi si chiamano Bassinati. Laudonia già detta Pittlandia, propia habitatione de i Pitti, & da gli Scozzesi di poi occupata, per grassezza di terra supera tutte l’altre contrade vicine, & haueua molte Abbatie, & castella assai ben munite; delle quali le più chiare sono Hadinthone, Doumbar, Northberuico posseduto hoggi da gli Inghilesi su i confini; & vi è Letha, & la principale Edimborgo, doue è la sua Rocca detta da gli antichi Castello delle pulzelle, celebrato da autori grauissimi; & hora, come lungo tempo innanzi sedia de i Re di Scotia, i quali quando vi habitano si tengono nel castello, essendo così la persona loro più secura da gli insulti del popolo. Da Edimborgo lontano due miglia in circa è vna fontana, nell’acqua della quale si trouano spesse gocciole d’olio, che vi nuotano à galla con questa natural sorte, che per qualunque quantità, che se ne ricolga, & caui, non apparisce di scemar in parte alcuna la sua quantità nella fontana; come ancora per lungo tempo, che si stia senza cauarne non cresce pur d’vna minima parte: la qual marauiglia ha la sua origine secondo l’oppinione antica, & di poi nella gente confermata in questo modo: che essendo stato portato in Scotia à Santa Margarita Vergine dell’olio, che si dice scaturire nel monte Sinai dalla Sepoltura di Catherina Vergine Illustre la quale martirizata per il nome di Iesu Christo, meritò dà lui la palma del suo martirio, & da gli huomini il nome di Santa, & versato quello olio, non si sa se à caso, ò per diterminato consiglio in quella fontana; ha di poi sempre ritenuto qualità, & virtù simile alla sua originale; essendo buono, & vtile à diuerse malattie esteriori del corpo; delle quali cose fanno fede il nome, & la stima di quell’acqua molto da ogni vno apprezzata, la quale tiene ancora il nome di Santa Catherina; & appresso vi è vna cappella del suo nome, dicendosi che da essa Margharita fù edificata in honor di lei. Oltra di ciò alla foce di Forthea è il castello Doumbar munitissimo tra tutti gli altri di Scotia, & già residenza de i Conti della Marcia; appresso del qual castello era vn Collegio di sacerdoti ampio, & già molto stimato. Di poi appresso vi è la Marcia, dalla quale hauendo cominciato la nostra descrittione, & hauendo traversata l’Isola per il mediterraneo, & sempre lungo il lito, ò costa di poi proceduto siamo ritornati al punto d’onde ci partimmo; però noi habbiamo dimostro quanto ci pareua necessario delle parti marittime del Regno Scozzese, & di quelle, che più vicine al mare si ritrouano; & per questo ce ne passeremo hora alle parti mediterranee. Sotto la Marcia, & la Tenidalia è la Tuedalia detta dal fiume Tueda; parte non piccola della Laudonia. Sotto le altre Dalie, cioè Valli, (perciochè tanto suona quella parola Dalia in quella lingua) sono la Drisdalia, Valcopdalia, Douglassdalia, & Cludisdalia, così dette da i fiumi Dris, Vauth, Douglas, & Cluda. Di Cludisdalia è il principal castello Glasgua, doue è vna scuola libera assai honorata, la quale porta il nome del Diuo Chentingerno, & è luogo Episcopale (come s’è dimostro.) In questa regione è vna minera di oro stimata già assai ricca, ma tralasciata per fatal negligenza di chi ha gouernato il Regno. Et quiui si troua il colore azurro assai buono, il quale quasi con nessuna, ò con poca fatica si caua; & vi si sono trouate alcuna volta ancora delle gemme, come Turchese, Robini, & Diamanti, essendo questa stata trouata nel tempo di Iacobo quarto. Vicino alla Argadia verso Lennos, pur nel mediterraneo, è il paese di Sterlingo, & di Monthet, doue è il castello Sterlingo con vna fortissima Rocca, il nome del quale fù già Monte Doloroso; & quì furono i principij della Selua Callidonia; rimanendone ancora i nomi antichi Callendar, & Caldar; la qual selua passando per Monthet, & Ernoualla per lungo tratto ha il suo fine in Atholia, & Loquhabria.

In questa selua soleuano essere alcuni buoi candidissimi, ò Tori per dir meglio, con la iuba dinanzi, come hanno i Leoni; ma hora non sene troua, se non in vna parte della selua detta Cummirnald, essendo mancati per il superfluo desiderio della gola de gli huomini, perciochè la lor carne è suauissima al gusto, ancora che alquanto cartilaginosa. La natura di queste fiere è tale, che sono ferocissimi animali, & sempre indomiti, & saluatichi, fuggendo la vista dell’huomo, & la sua pratica, in tal modo; che, s’e’ sentiranno con l’odorato; il quale hanno essi potentissimo; doue l’huomo habbia calpestata l’herba, ò tocco arbori, ò piante con le mani, fuggiranno da quel luogo, & abhorrendolo per molti giorni non vi si accosteranno; & se son presi viui, il che pur è difficil cosa, che auenga, senza voler riceuer cibo alcuno, se ne lasciano morir di dolore. Quando e’ sentono i cacciatori, & ch’e’ si veggono esser da loro riserrati, & coi cani, ò con strumenti da caccia ò arme assaliti, senza altrimenti cercar di fuggire si muouono con impeto incredibile ad assaltar la più folta schiera, senza punto hauer timore, nè de gli huomini, nè de i cani, nè di ferro, nè di frecce, ò di lance di alcuna sorte, ma fracassando ogni cosa lasciano spesso dolorosa memoria delle cacce fatte loro; perchè in effetto non temono cosa alcuna, & il fuggir, ch’e’ fanno dall’odor de gli huomini non nasce da altro, che dall’odio, ch’e’ portano loro, come ancora per il medesimo odio vengono in disperatione della propia salute, & fanno ogni sforzo per vendicar sè stessi, amando più presto il morire, che lasciarsi prendere. Egli è tra le memorie de gli Scozzesi, che Ruberto Brusio huomo tra tutti i Re di Scotia illustre & honorato andando per cagion di sollazzo alla caccia, si trouò veramente vicino al pericolo della morte; perciochè penetrando per la selua più negligentemente, che non si conueniua, & male accompagnato (come nel cacciar tal’hora auuiene) eccoti, che vn di quei tori già stato ferito da vna freccia lo scontrò tutto furioso, & pieno di rabbia per la ferita riceuuta; in tal maniera, & così alla sprouista; che esso Rè per sè stesso non si poteua aiutare, nè alcuni di quei pochi, che vicini gli erano lo poteuan difender dall’acute corna, & dal fiero empito di quella terribil fiera; se vn huomo, il quale per sorte à piedi seguiua la caccia, ò spinto da occulto desiderio d’honore, ò da cupidità di guadagno, ò da vero amore, ch’e’ portasse al Re suo signore, non si fusse messo nel mezo à riceuer l’impeto della desperata bestia; in tal modo, che presala per le corna con ambe le mani, & con forza mirabile; essendo anch’esso d’indomito vigore; & con molta destrezza dibattendosi con essa la gittò à terra, senza farsi egli altro danno; onde la fù da gli altri coi dardi, & altre armi vccisa. Hauendo adunque il Re scampato vn così manifesto pericolo ricompensò anche magnificamente colui, facendolo gentilhuomo, perciochè gentilmente haueua operato, & dandogli il cognome di Turubub, che s’interpreta atterrator del Toro; che accompagnando la sua nuoua dignità, & gentilitia con premij conuenienti al merito, & al grado del quale è’ l’haueua ornato, & senza la qual cortesia ogni honore, ò lode attribuita al valente huomo saria stata vana, & ridicula; i successori del quale ancora sono in essere honoratamente conseruatori della lor guadagnata lode per la virtù di quel solo huomo à gli altri principio del lor migliore stato, essendo à gli altri essempio di fedeltà. Enerualle è dalla parte d’Oriente di Monthet, & ha all’incontro dalla medesima banda Fifa, nella quale è Erna piccol fiume, che se ne corre nel Tao, appresso al qual luogo, doue esso perde il suo nome, intorno à quattro miglia è vna pietra, non già considerabile per la sua grandezza, ma sì ben per la marauigliosa qualità sua, perciochè ella si può bene assai commuouere, & agitare; ma non già mai leuar di quel luogo doue la si stà con quante forze, & artificio, che vi possino vsare; & quel, che ancora accresce la marauiglia è, che più facilmente si può commuouer da vn solo, che da più huomini, & che da cento ancora. Dall’altra riua del Tao è Gourea, Angusia, & Stermunda nobile per coltura, & per pastura. Et presso à questa verso Settentrione è l’Atholia irrigata da fiumi ameni, & abbondanti di pesci, ne i quali si trouano Murene (se pur ciò sia vero) & dal mare vi penetrano Lupi marini, & altri animali, & pesci diuersi, & i campi sono così fertili, che quasi senza fatica alcuna, ò con pochissima rendono il frutto de i semi gittatiui, & con perfetta maturità corrispondono al desiderio de gli huomini; & spetialmente intorno al villaggio detto Lud, doue la terra è tanto fertile, che se diligentemente la sia lauorata la produrrà per se medesima l’orzo molto buono senza hauerui gittate seme alcuno; la ragione della qual cosa si ricorda nella nostra Selua di casi diuersi. Vi sono nondimeno altre cose contrarie alla natura, che in qualche parte di essa terra il buon grano seminato si conuerte, & deggenera in loglio, il che auuiene ancora in vn certo luogo del contado di Liegi in terra ferma, come nel nostro itinerario Germanico habbiamo scritto. Sotto la Buthquania, & sotto la Boina dalla parte di Occidente sono Bogaualle, & Sareota regioni fertili, & buone per i pascoli, & per le biade; & ci è vn monte detto Dounder, cioè Aureo da i paesani; & creder si può, che e’ sia detto così, perciochè le pecore, che vi pascono hanno la lana gialla, & i loro denti pur ancor di color d’oro, & le loro carni tinte del colore del Zafferano, cioè alquanto più oscuro di quello della lana loro. E ancora in quel paese in vn certo luogo com’vn gran cerchio, ò corona di pietre grandissime; le quali risuonano nell’esser battute, come le fussero di rame; & si crede da gli studiosi delle cose antiche di quel Regno, che in quel luogo fusse vn tempio già dedicato à gli Dei Idoli de i gentili. Dopo questi son altri luoghi susseguenti come Braidalbaim, Strathbraim, Badzenota, & più altri con alcuni Laghi, de i quali non parleremo più oltra, poichè non habbiamo cosa in essi di tal marauiglia, ò consideratione, che noi stimiamo douerne tenere occupato chi legge: & però hauendo sino à quì parlato di tutte le particulari Regioni, & di quelle cose, che ci sono parse degne di memoria in esse; noi ci riuolteremo hora à dir tutto quello, che noi giudichiamo essere à proposito nel generale del Regno Scozzese. Adunque tutto il Regno, doue per gli habitatori la terra non sia occupata con la cultura, ò con i pascoli, ò con altra industria, è pieno di lepri, di caprioli, di cerui, & di caualli saluatichi, i quali con inganni, & insidie presi da i paesani nello inuerno, riescono poi mansueti & buoni. Hanno ancora lupi, & volpi assai; delle pelli delle quali bestie ne cauano più che mediocre profitto, benchè da i lupi siano lor fatti danni grandissimi ne i greggi, & ne gli armenti per tutto saluo che in vna valle di Angusia detta Glemores, doue le pecore, & altri simili animali possono pascer senza alcuna paura ò pericolo di loro stessi; ma le volpi conciosiachè le sieno nemiche à gli animali domestichi minori di loro, & alle galline, & altri simili vccelli, che per le case si nutriscono, sono anche astutissime, verso de i boschi, & verso i monti, doue la lor caccia è più difficile; in modo, che con nuouo, & inusitato consiglio cercano di remediare gli huomini à quel pericolo, il qual modo forse ne gli altrui paesi potrebbe seruir di essempio. Vsano di tenere adunque, & di procacciar delle volpi giouanette, & le nutriscono a lor modo sino che ammazzatole poi, & mescolate le loro carni cotte con l’altre cose che fanno mangiare à gli altri lor animali perseguitati dalle volpi, possono esser securi per due mesi, che non saranno dalle volpi offesi; le quali hauendo in questo vn tale instinto, che le fuggono, & abhorriscono l’esca della loro spetie; il che si conosce in questo modo facilmente. Che se sarà vna gallina, ò vn’oca, ò altro simile, alla quale à posta non si sia dato tal cosa à mangiare, benchè la si troui in compagnia di molte altre, quella sola fra tutte sarà ricercata dalla rapace volpe, & l’altre abhorrite. Ma singular dono della natura è stato, che vi si trouano tre sorti di cani d’industria naturale forse non vdita già mai in altri paesi, & grandemente dimestichi, vna sorte è commoda alla caccia (come noi diremo) Leurieri audacissimi, & velocissimi, & forti, non solamente nelle fiere, ma ancora ne i nemici, & ne i ladri, & specialmente se vedranno il signor, ò conduttor loro essere assaltato, ò offeso. La seconda sorte ha tal dote, che col solo odore ricercano i caualli, le fiere, gli vccelli, & che più i pesci ancora tra gli scogli sotto l’acqua perseguitano talmente, ch’e’ danno non piccolo spasso à i loro padroni. La terza sorte di questi cani è di tal natura, et qualità, che il loro colore il più delle volte è ruffo & macchiato di nero, ò per contrario nero, & macchiato di ruffo, & di tanto odore, & sagacità, che possono perseguitare i ladri, ò à piedi, che si siano, se hauranno per sorte rubbato alcuna cosa al patron loro; & trouatili non gli lasceranno mai di offendere in ogni maniera, che potranno. Ma se alfine la loro traccia gli guiderà à qualche fiume, conoscendo all’hora, che i ladri hanno passata l’acqua si mettono à passar anche essi, & passati, che sono, aggiratisi su per la riua tanto che ritrouino la corrispondente traccia de i ladri la seguitano velocemente sino à tanto che arriuano al luogo doue i ladri si sono riparati. Questa cosa parebbe quasi impossibile à credersi, se non accadesse, che gran parte di quei, che son vicini à i confini d’Inghilterra gli vsano di nutrire per loro profitto, e sicurtà conosciuta da ogni vno, sì per il tempo delle guerre, come della pace; & però al tempo di pace se si trouasse, che vn di questi cani spinto dal patrone per qualche danno riceuuto corresse nemicheuolmente dietro ad alcuno, & che colui tra le altre genti fusse solo dal cane ricercato (come sarebbe senza alcun dubbio) ò che ritiratosi in qualche casa, ò altro luogo si fusse serrato, nè volesse al cane desideroso di entrare aprire, quel tale senza dubbio cade per ciò in manifesta sospittione di furto, & come ladro, ò sospetto almeno può esser preso, & essaminato. Sono ancora in Scotia Aquile, falconi, sparuieri, & altri simili vccelli da rapina; ma il numero de gli vccelli d’acqua è tanto grande, & così diuerso, che il volerne far vna compita relatione sarebbe stimata, ò troppo marauigliosa cosa, ò presontuosa: ma diremo d’vna sorte, che non hanno gli altri paesi: questi sono della grandezza de i corui, ò alquanto maggiori, detti Auercalze, cioè caualli saluatichi, i quali si pascono delle cime delle foglie de i
pini, & vna sorte di minor grandezza detti galli, ò galline saluatiche si astengono dal mangiar tutte quelle cose, che nascono per via di seme, vsando di pascersi delle foglie del citiso; & l’vna, & l’altra sorte di vccelli è dolce, & soaue al gusto. Vna terza spetie simile al fagiano di fattezze, & di sapore di carne, ma di piuma negra, & con le sue palpebre rosse è chiamato Gallo saluatico del campo, & viue questo di frumento, & di questi n’habbiamo veduti in Germania verso l’alpi. Oltra di questo nascono alcuni vccelli nella Marcia detti Gustarde di colore delle piume, & di sapor della carne non differenti dalle perdrici, ma alquanto più grandi de i Cigni, & son questi rari, & abhoriscono il veder le persone; si trouano ancora di questi così fatti vccelli nel contado di Essessia in Inghilterra, & dicesi, che per la loro grauezza non si posson leuare à volo, ma che col vento alquanto gagliardo fanno il lor viaggio, non si allontanando però molto da i loro luoghi. Pongono questi vccelli l’huoua loro nel nudo terreno, & se conosceranno all’odore, che l’huomo l’habbia tocche, il che per dono di natura conoscer possono; rimanendo offesi se pur le siano state vn poco mosse, ò col fiato ancora alterate, & all’hora stimatole inhabili à generare, & però inutili ad esser couate l’abbandonano, & se ne vanno à partorire dell’altre huoua, & à couarle in altro luogo: & questo basti di questi vccelli, perchè il resto sono come ne gli altri paesi. Dei pesci (come à bastanza si è detto) tanta copia n’ha la Scotia, & particularmente de i Salmoni quanta in tutte le altre regioni di quei mari insieme appena se ne può desiderare; nientedimeno non ci dispiacerà di raccontar quello, che si è sperimentato della natura de i Salmoni forse da altri sino ad hora non stato scritto, che noi almen sappiamo. Nel tempo dell’autunno questi pesci si riducono ne i piccoli riui; & luoghi di non molta acqua, ma larghi; & quiui spinti dal natural desiderio della procreatione si congiungono coi ventri; & l’huoua loro partorite ricoprono tra la sabbia, ò arena; dal qual tempo rimangono essi veramente tanto magri sì i maschi per essersi priuati del latte, come le femine per hauer prodotte l’huoua, che non sono se non la pelle, & le spine, perchè la carne, che è poca non val nulla; & però non solamente sono eglino all’hora cattiui da mangiare, ma hanno seco tale infetta qualità, che con qualunque altro Salmone buono, et sano, che non hauesse ancora generato essi si riscontrassero gli darebbero della loro maligna qualità da quella parte doue si toccassero insieme; così questi pesci, ò sono presi bonissimi, ò del tutto maluagi, però questa medesima consideratione si può haver de gli altri pesci tutti ne i tempi de i loro congiugnimenti, ancora che non così atti alla putrefatione come i Salmoni sono; onde errano i golosi, che più amano i pesci, che hanno l’huoua, che quei, che hanno il latte, perchè sono più magri senza dubbio quelli, che questi, come l’esperienza dimostra. Hora di quelle loro huoua ricoperte nell’arena nascono la primauera & non prima pesciolini così molli, & teneri, che non passando la lunghezza d’vn dito sono ancora, trattandosi con mano, quasi vn liquido humore insieme congelato & arrendeuole; & passati quanto prima possono nell’acqua salsa tra lo spatio di venti giorni, & non più crescono alla grandezza, che noi poi gli veggiamo più marauigliosa à chi sa come nascono, & crescono, che non à gli altri, i quali solamente gli guardano, & considerano perchè gli agradiscono alle gole loro; come che diuersamente si crede dalla gente della lor propagatione. Questi poi in diuersi tempi, & occasioni ricercano di ritornare all’acque dolci doue nacquero, & per questa cagione e’ sono communemente pescati nelle riuiere dell’acqua dolce, & intorno alle foci de i fiumi; & in questo è veramente da considerar vna cosa rara, che alcuni fiumi hauendo, & quà, & là certi stretti luoghi tra le rupi & gli scogli, che impediscono il dritto corso dell’acque, et qualche volta da balze alte cadendo l’acque fanno à i pesci la salita difficilissima; però non si volendo i Salmoni ingorgare nel pelago, che fà l’acqua sotto la sua caduta per non hauere à contrastare col dritto filo, & col peso dell’aqua, che cade, essi innanzi, che si accostino à quel punto, solleuandosi dall’acqua, per vn proprio instinto di natura, & inarcandosi si scagliano per aria con grande strepito del lor violento moto sopra l’acqua superiore; & certo con maggior violenza si sforzano di far quel salto ò lancio, che huomo non potrebbe stimare, che potessero far giammai, benchè gli hauessero l’acqua libera, & aperta. A quelli adunque, à i quali non è data tanta forza di potere sforzare il corso dell’acque, & che per ciò sono, ò traportati da quelle ò sbattuti à terra, con ingegni proprij, & insidie accommodate al proposito, sono da i paesani presi, & stimati cari per la dolcezza della lor carne. Ma quelli, che (come habbiamo detto) solleuati superano il trabocco del fiume, subito vanno à ritrouar (se non sieno presi prima) il luogo doue nacquero l’autunno, per rimanersi quiui sino al tempo di nuouo parto; i quali pesci in questo solo hanno da gli huomini tanto di tregua, che per tutto il predetto tempo egli è vietato per legge il poterne pescare: il qual tempo comincia al mezo del mese di Settembre, & finisce al mezo di Nouembre… Prendonsene assai nel Reno di Germania; nella Schelda di Brabantia; nella Mosa, & nella Tamigia d’Inghilterra; in Irlanda, & in altre riuiere, & coste di mare delle parti settentrionali; & tanti in altri luoghi qualche volta, che egli apparisce chiaro, che non sempre e’ si prendono nell’acque doue nascono, nè nelle vicine à quelle; ma che traportati dalle fortune del mare se ne entrino poi in quelle riuiere, che più son loro commode quando per loro natura eglino appetiscono l’acqua dolce. Non hauendo noi già punto di dubbio che nella dolce e’ non siano nati & nella salsa non sieno nutriti; per ritornarsene per natura à ricercar la dolce, come più propria per la procreatione, & generation loro. Di che cosa questi pesci si paschino, ò come non ci è ben chiaro; perciochè noi non habbiamo già mai vdito, che si sia ritrouato nel loro ventriculo altro, che vn certo spesso, & denso humore non conosciuto da nessuno; & questo basti de i Salmoni.

Ancora questo è incognito alla curiosità de gli huomini.
Hora noi parleremo delle Conche ritorte, ò vere chiocciole marine, & delle perle loro; & nel vero, conciosia, che sieno diuerse le spetie delle conche in quei mari, alcune piccole, le quali essendo fresche son molto grate al gusto; & alcune maggiori, di quella forma, che sono quelle, che hanno la porpora, benchè queste non n’habbino; sono nientedimeno diletteuoli, per esser di sapor delicato, & però da non esser dispregiate. Ma quelle, che sono allo ‘ntorno del corpo loro intorte, & che hanno i lor capi, ò teste tutte macchiate di colori diuersi, superano tutte l’altre di bontà; in tal maniera, che per la loro delicatezza sono state chiamate delitie delle donne vedoue; & hanno appresso de i grandi, ò pur de i golosi ottenuto il primo luogo tra le viuande delitiose di quel paese: benchè nel fiume Dea, & nel fiume Dona non si trouino nè di quella bontà, nè di quella stima. Trouansene assai per la Scotia, & specialmente ne i fiumi chiari, & limpidi, che hanno il fondo di ghiara, & di pietruzze netti dal fango, & da ogni altra sorte di limo, ò di grossa materia; perciochè le si rallegrano di stare in quei luoghi, doue le non s’habbino punto ad imbrattare, ò mescolare nella sordidezza della terra, ò torbidezza dell’acqua; & in quei chiari, & purgati letti de i fiumi concepono elleno le perle, in questo modo procacciando virtù à sè stesse. Intorno all’aurora quando il Cielo è sereno, & temperato, le si solleuano con tutta la lor casa, ò guscio alla superficie dell’acqua, in tanto, che le possino col capo loro, che le cauano al quanto fuori, mostrarsi all’aria sopra l’acqua; doue così standosi per qualche spatio di tempo, riceueno la rugiada ingordissimamente, che cade; del qual cibo senza dubbio si gli ingenerano le perle, le quali poi vengono ad esser più, ò meno in numero, ò più grosse, ò minori, secondo il tempo, che le l’hanno portate, & secondo la disposition dell’animale, & la proportione che harà hauuto seco il cibo volta per volta, ò tempo per tempo; che quanto al colore di esse perle non si ha da far dubbio, che quando le son più chiare, ò più oscure, ciò nasce dalla purità ò minore, ò maggiore di essa rugiada, che cade; & ancora ciò forse può auuenire per la qualità del fondo, doue le si posano. Il loro vdito è tanto sottile, che se quando le si stanno à riceuer la rugiada, qualch’vno dalla terra vicina parli vn poco alto, ò che pur vn piccolo sassolino getti nell’onde, ò nell’acqua, subito le si nascondono tutte, hauendo solerte cura di conseruar quello, che per vn certo naturale instinto le conoscono, ch’è desiderato dall’huomo; & però i pescatori osseruano tra l’altre cose questo nel pescare. Entrano nell’acqua quattro, ò cinque di loro in cerchio, & tra di loro compartendo le reti, con vn piede le tengono ciascuno per la sua parte ben ferme in terra, & con l’altro piede aiutati dall’occhio, il quale per la limpidezza dell’acqua può scorgere sino al fondo; vanno ricercando delle loro conchiglie, non potendo ciò far con le mani per esser l’acqua alta in simili luoghi ordinariamente, & doue le si posano sino alle loro spalle; le quali ritrouate, tuffandosi essi, & presele, le danno poi à i compagni più scioperati; auuertendo bene nel prenderle di metter la mano sopra la bocca ò testa loro prestamente, & forte tenendo saldo, perchè(5) ogni piccol tempo, che l’hauessero, le vomiterebbero le perle, & sarieno perdute. Hora queste perle sono stimate non poco, & sono assai splendenti, & ben ritonde, & di grandezza tal’hora dell’ugne del dito minore d’vna ragioneuol mano d’vn huomo, & son di peso leggieri; la qual cosa non si deue attribuire à miglior conditione di esse, per quello, che l’esperienza, & l’vso ci ha fatto conoscere; & come si mostrerà per la testimonianza delle perle orientali. Di questa sorte di perle di Scotia habbiamo parlato à bastanza quanto alla lor generatione, & modo di prenderle; delle quali noi non trouiamo, che nessuno de gli antichi Greci habbia fatto mentione; come ancora non fù fatto mentione dell’altre, che nascono dall’ostriche, nè da Dioscoride, nè da Galeno, delle quali noi habbiamo vedute alcune in Inghilterra, ma piccole come grani di miglio, & di panico, & trouate à caso quando si approno l’ostriche per nostro mangiare, benchè vna grossa come vn grosso pisello attaccata alla conca, ò guscio dell’ostrica ne vedemmo portar ancora d’Inghilterra in Italia l’anno 1551. dal dottissimo & vero filosofo Daniel Barbaro Orator Veneto, alla cui honorata memoria restiamo noi ancora in singular obligatione. Ma acciochè non manchi perfetione alcuna al proposito delle perle; noi riferiremo quì quello che ne dice il Mattioli solertissimo inuestigatore, & accorto indagatore delle cose naturali sopra il volume di Dioscoride. Dice adunque (recitandoui le parole di Plinio intorno à questo proposito) Plinio al cap. 35. del nono libro, “che gli animali, che producono le perle nascono nell’Occeano Indico attorno all’Isola Taprobana, Toide, & Poniuola promontorio d’India; ma che le migliori vengono dal mar Rosso di Arabia. Et non sono gli animali, che le producono (come dimostrano veramente le madri perle, che ci si portano) molto dissimili dall’ostriche. Hanno questa proprietà, che quando il tempo dell’anno le stimola à generare, si aprono la notte, & empiendosi, & nutricandosi di rugiada generatiua; della quale ingrauidandosi, partoriscono poscia le perle, essendo chiare, & torbide secondo la qualità della rugiada, che ricolgono. Se quando s’ingrossano è tempo nubiloso, producono le perle pallide, & torbide; grosse le fanno, quando abbondantemente si satiano, & piccole sono, quando non pigliano rugiada à bastanza; nella qual cosa l’impediscono, i baleni, perciochè balenando quando le s’ingrossano s’impauriscono, & si riserrano innanzi, che le sieno piene di rugiada à sufficienza, & il medesimo fanno per li tuoni, per colpa de i quali generano perle vane, & piene di vento. Nell’acqua le perle son tenere, ma subito, che le se ne traggono s’induriscono. Dicono alcuni che le madri perle vanno à schiera, & che l’hanno il loro Re di corpo assai maggiore dell’altre; & però non poco s’affaticano i pescatori per prendere il lor capo; perciochè preso quello, conducono più facilmente l’altre nelle reti: & se s’accorgono quando sono aperte della mano del pescatore, che le voglia prendere, la serrano talmente, che gli tagliano crudelmente le dita; facendo per se medesime le loro vendette. Le prese si mettono in alcuni vasi di terra con molto sale; perciochè consumandosi così la carne, rimangono poscia le perle nette nel fondo del vaso. Le più stimate sono le grosse, lucide tonde, & graui; le quali conditioni rare volte si ritrouano vnite insieme in vna perla sola. Et Iuba scriue, che le Madri perle d’Arabia sono simili ad vn pettine, spinose come il riccio marino, dentro alle quali si trouano le perle simili à i grani della tempesta. Et Plinio ancora scriue, che non si trouano più, che quattro, ò cinque perle per animale. Ma Amerigo Vespuccio gentil’huomo fiorentino, del nome del quale hoggi si chiama America tutta quella parte di terra, ch’egli scoprì per l’Occeano Atlantico sotto il cerchio dello Equinotio nel mezzo giorno, afferma egli hauere hauuto tal Madre perla,” che ve ne furono ritrouate dentro cento trenta; & altri dopo à lui, ch’hanno nauigato all’Indie nuoue dicono di molte più, & ne recitano historie assai diuerse da quello, che ne scrisse Plinio. Questo tutto recita il Matthiolo sopra il proposito delle perle, circa le quali è da considerare la differenza della chiarezza esser la vera differenza della bontà loro, & ciò l’esperienza ci mostra; & doue è la rugiada più chiara, & più pura, come ell’è verso Arabia, India, & sotto Mezo giorno; quiui ancora

conuiene, che le perle sieno migliori; con pace de gli Scozzesi; nientedimeno Giulio Cesare delle perle di Scotia fece fare vna ricca corazza per presentarla nel tempio di Diana, la quale per quel[c] tempo fù molto stimata. Ma noi ci ricordiamo d’hauer veduto l’anno 1551 in Spira città di Germania nel tempio maggiore molti paramenti da sacerdoti di panno d’oro, ch’haueuano i loro fregi larghi, & ampli tutti ricamati con nobil lauoro di perle; nel qual lauoro senza dubbio ven’andaua vna quantità inestimabile; & erano queste perle di Scotia, & di tante sorti, & grandezze, & forme, che ne riusciuano le figure di quell’opera di Mezo rilieuo con singular proportione, & discretione & giudicio di chi le haueua lauorate, ad vna gran perfetione. Questi furono doni di diuersi Imperatori, i quali poi tutti peruennero alle mani rapaci dell’essercito del Marchese di Brandeburgho, quando discorde da gli illustri baroni, & principi di quella Imperial prouincia procacciò danno ad ogni natione, & gente di quella inestimabile. Sono ancora intorno alla Spagna delle Conche molto belle da vedere, le quali à Venetia son chiamate Cappesante, forse perchè le sono state conosciute per li pellegrini, i quali ne portano ne i loro cappelli ritornando da santo Iacopo di Galitia, ma le non sono frutteuoli di perle, quantunque le siano à mangiar molto delicate, & massime in Venetia: hauendone anche la Scotia in qualche parte della sua costa delle simili, le quali non generano perle & dicono gli Scozzesi, che ciò loro auuiene, perchè(6) le si nutriscono assolutamente nell’acqua salsa, il che se fusse lor propio impedimento, ne anche l’altre ricordate di sopra in regioni diuersissime non ne generarebbero; la quale oppinione si proua esser falsa per l’esperienza, che se ne vede intorno à tutta l’Isola d’Inghilterra & Scotia, non pur nelle chiocciole Scozzesi ricordate ma nelle ostriche ancora oltra l’esperienza delle madri perle orientali; delle quali ancora che si sia parlato di autorità di Plinio quel che ne pottette intender lui: non ci parrà superfluo di rimostrar in questo luogo quanto ne hanno ritrouato i moderni Portoghesi, à i quali di tal perfetta cognitione hanno ad hauere obligo gli huomini di erudito ingegno tutti; & sia con pace de i partiali de i Greci, che s’hanno per innanzi creduto, ch’altra conoscenza, che la da loro proposta non ci fusse; & con tanta ostinatione, che ancora gli altri, che ciò non hanno creder voluto, da essi quasi nemici dell’humana natura sono stati perseguitati. Ritornando adunque al proposito nostro delle perle, diciamo, che Don Garzia dall’Horto nel suo trattato, che fà delle cose medicinali, che ci son portate dall’Indie orientali parlando delle perle ne scriue quel che segue. “Rimane à dir delle perle, le quali non solamente per ornamento sono desiderate, ma etiandio per medicina. Le perle, che sono grosse sono da’ latini detti vniones; & la causa è questa, perchè à pena ne ritrouerete due della medesima grandezza figura, & nitidezza. Le picciole sono da’ latini semplicemente dette Margharite. Da gli Arabi, & da i Persiani, Lulù. Da gli Indiani, Moti. In Malauar, Muto. Et da i Portoghesi, Aliofar, che in Arabico vuol dire, Fulfar, il quale è vn porto nel mare di Persia, doue ne nascono delle perfettissime. Imperochè auuenga Dio, che in Barem, in Catifa, in Comarin, & in altri porti di questo mare, sene ritrouino delle buone, perchè da i nostri fù prima conosciuto questo porto de gli altri, hanno da quello dato il nome in lingua Arabica Aliofar alle perle; & di qui è auuenuto ancora, che quelle sono chiamate orientali, imperochè questo seno del mar Persiano, in comparatione della nostra Europa è orientale. Si generano anco le perle dal promontorio di Corin per insino all’Isola di Zeilan. La qual pesca è rendita del Re di Portogallo; ma queste la maggior parte sono minute, & non si possono con le già dette pareggiare, perchè sono tutte grandi, & perfettissime, & però queste si comprano anco à più vil prezzo. Et ne sono ancora nell’Isola di Burneo, le quali quantunque sieno grandi, non però cedono alle già dette di bellezza. Di questa medesima sorte ne trouerete nella China, ma veramente non son belle. È cosa chiara, che anco nel mondo nuouo ne sono, ma veramente non si possono in nessun modo paragonare alle orientali; imperochè, ò sono oscure, & di color nubiloso, ò non sono ritonde, nè lisce. Nascono le perle nell’ostriche. Quelle Conche, che nuotano più sopra l’acque del mare, generano più grosse perle. Et quelle, che sono nel profondo del mare, le fanno più minute. Queste Conche esposte all’aria si serrano, & s’approno, & poi nella carne si trouano le perle, hora assai, hora poche, secondo la grandezza delle conche. Se ne troua anco nelle nostre ostriche, & ne conchili, ma sono meno gentili. Di tutte le conche, quelle sono hauute per migliori & per più atte à far le perle, che sono bianche, & liscie, & da i paesani chiamate Cheripo; delle guscia delle quali si fanno poi cucchiari, & vasi da bere. Ma qui è da sapere, che quel Cheripo non è quella, che volgarmente si dice Madre perla; perciochè questa i paesani la chiamano Chanquo; & se ne fanno tauole da mangiare, castelli, & pater nostri. Se bene questa sorte di Conchili chiamato Cheripo è di fuori scabroso, & ruuido; nella parte di dentro è liscissimo, & bellissimo à vedere. Portansi queste sorti di Conchili per mercantia in Bengala, doue si puliscono, & se ne fanno vasi da bere; ma della maggior parte se ne fanno armille, & altre cose. Era anticamente in queste parti vn costume, che le vergini di sangue nobile, non poteuano esser corrotte, & suerginate, se non haueuano le braccia ornate di questa sorte di armille: ma hora non si osserua più, & per questa cagione sono venuti questi conchili in più vil prezzo. I mercanti di questo paese, hanno certi strumenti di rame perforati, col quale sogliono fare il prezzo alle perle. Onde quelle perle, che passano per li forami più piccoli sono di vn prezzo; quelle, che passano per li forami vn poco più grandi, sono di più gran prezzo; & così di mano in mano secondo la grandezza de i forami, & delle perle si fa il loro prezzo. Ve ne sono delle così minute, che non si possono in nessun modo forare, perciochè l’arte è quella, che le fora, & non nascono (come si credono alcuni) così forate; & però restano queste minute alli maestri, & sono di poi portate in Europa, delle quali tal volta si vende l’onza due assi Franzesi. Le maggiori perle, che si trouano nel Promontorio di Comorin: pesano cento acini di frumento; & sogliono queste tal volta valere mille cinquecento ducati l’vna. Io n’ho vedute delle molto più grandi, le quali diceuano essere dell’Isola di Burneo, ma non erano così belle, come le dette di sopra. Ne ho trouata vn’altra quà; che pesaua sessanta acini di frumento. Dicono, che inuecchiate, mancano di peso, & perdono di colore. Ho io sperimentato, che le perle fregate ben bene col riso rotto, & con sale, racquistano il primo vigore, & la nitidezza. Chiara cosa è, che le perle prese dopo del plenilunio, diminuiscono col tempo; ma quelle, che son prese innanzi del plenilunio, non sono à questo suggette.” Appresso de gli Indiani di rado si seruono ne i medicamenti di perle; ma i Mauritani assai spesso, sì come facciamo ancora noi, mettendo le perle nelle medicine cordiali. Sino à qui parla Don Garzia delle perle, molto particularmente, et di esperientia, come quello, che più anni era stato, et era ancora in quei paesi, nè però non punto dubbio autore in così fatto proposito. Et questo è quanto habbiamo hauuto à dire di così fatti animali; nel che, benchè siamo stati alquanto lunghi, non douerà parere strano à chi legge, poi che si è trattato di così nobil gioia. Ritrouansi nel mare di Scotia ancora pesci di forme inusitate, alcuni con le squame grandemente aspre, altri con ossi in cambio di squame, come le locuste, alcuni ritondi come palle, con la pelle forata in tal modo, che per quella parte per la quale e’ prendono il cibo, per la medesima ancora ne mandano fuori gli escrementi. Dell’altre sorti, come sono i Rombi, Capitoni, Magarelli, ò vero Sgombri, Pettini, Chiloni, Scotti, Scari, Spari, Spondili, Ostriche, Vitelli marini, Foche, Ceti, de i quali molti non sono conosciuti nei mari mediterranei; & aringhe chiamate da i marinari i Re de pesci, & di tante altre spetie, che diremo? Da poi che egli è certa cosa che della Germania ogni anno passano in Scotia vn numero grande di nauilij per cagione di pescare, & non senza loro gran profitto; & è tanta la gran quantità de i pesci minori intorno alla costa per la benignità di Dio (il quale col mezo della madre natura in cambio di alcune altre cose comprese tra le delitie, che in Scotia non sono, l’ha proueduta) che il frutto, che si caua di loro, largamente mantiene i popoli; in tanto, che si vede la stessa natura hauer del grano, ò altre biade. Essendosi con l’esperienza trouato, che nel medesimo luogo, doue un giorno se ne sia presa gran quantità; il giorno seguente non se n’è presa minore; quasi che sian più presto, per straccare i pescatori, che i pesci si suijno da i loro consueti ridotti; chiaro inditio della soprabbondanza de i pesci di quello Occeano immenso, dal quale la costa n’è per ogni tempo fornita, per i tempi diuersi dell’anno con diuerse spetie, & sorti di essi, come meglio ha proueduto la natura, che à gli huomini douesse essere, ò più necessarie, ò di più piacere. Per i luoghi inculti riserbati per gli armenti nasce per sè medesimo il Citiso vtilissimo à i bestiami, & gratissimo alle api, come anche da gli antichi egli è stato conosciuto per tale; benchè vogliono alcuni di loro, et de i moderni ancora, che il Citiso sia pianta, et non herba, quantunque per le parole di Columella se ne potesse stare in dubbio: ma dicendosi da loro, che è pastura per le pecore, et alle galline è par pure, che sia cosa bassa come è l’herba, et non fruticosa come il mirtho, ò altro simile; ma accordandosi i più chiari autori, che cresca come fanno i virgulti, & i mirthi non occorre altrimenti affaticarsi in questo dubbio, hauendo il Matthiolo assai parlato; dicendosi sol questo, che in Scotia, ò sia per la qualità del terreno, che tale lo produce, ò per il poco vehemente sole ò per il troppo, quasi sempre sforzato vento, che vi si genera, il Citiso non cresce à misura alcuna considerabile di pianta, ma sene sta basso, & commodo ad ogni sorte di animali. Porta questo il suo fiore il mese di luglio di color purpureo, & di sapor dolcissimo. Di questo i Pitti soleuano comporre vna loro sorte di beuanda (come bene dall’antiche memorie di quelle genti si può ritrouare, non meno vtile, che diletteuole: Ma perchè il modo del farla, & il suo tasto, & la dichiaratione delle cose, che vi si metteuano, mancò insieme con la stessa natione, quando furono i Pitti da gli Scotti cacciati; & del tutto distrutti, non se ne può hoggi ritrouar più il vero essempio; & finalmente nessuna parte è della terra di Scotia per quanto possa lei essere sterile, che non sia vtile almeno per le minere del ferro, ò di qualche altro metallo; benchè quelle molto più vtili si trouino nelle Isole vicine suggette alla Corona di Scotia; alle quali (hauendo noi di già parlato per l’altrui verace, & fidele informatione, & per la nostra propria cognitione assai largamente di questa parte della gran Brettagna) ce ne passeremo. Sono vicine alla Scotia nel mare Hibernico quaranta tre Isole, delle quali alcune sono lunghe sino à trenta miglia; ma larghe non più di dodici, da alcuni dette Ebonice, & da altri Hebride; la prima delle quali è l’Isola Mona, dal volgo detta Man, la quale nondimeno è della Corona d’Inghilterra, ma della giuriditione del Conte di Derbi; della quale Isola si dice, che gli antichi soleuano portar corona da piombo. Hor questa Isola è appunto contrapposta alla Gallouidia, & alla Inghilterra, in tal modo, che da settentrione ella è alla Gallouidia vicina più, che non è all’Anglisea, che vicinissima si troua all’Inghilterra da Mezo giorno da quella parte, che VVallia si dice; della quale Anglisea per esser senza controuersia della parte d’Inghilterra, noi non parleremo; dicendo, che Mona viene ad esser nella larga bocca di vn largo seno di mare quasi fronte alla costa del Ducato di Lancastro, sino alla quale quel seno si distende; ella fù già sedia de i sacerdoti Druidi come Giulio Cesare, & Corn. Tacito bene assai dimostrano. La sua lunghezza da settentrione à Mezo giorno è di miglia trenta due; la maggior larghezza è di quindici miglia, ell’ha dieci et sette parrocchie: produce lino, & canape assai, Grano, orzo, & auena per il suo bisogno, benchè vsano più far il pane di auena, che di altro; hanno del bestiame minuto assai, con buone pasture, ma non son già le pecore così grandi quiui come nell’Inghilterra, non hanno boschi, & però in cambio di legne ardono vna certa sorte di herba quasi simile alla turba, nel cauar della quale, dicono, che spesso si sono trouati sotto terra alberi grandi, & interi quasi che conuertiti nella propria sustanza della terra; la qual cosa, ò dimostra la bizaria della natura, ò dimostra, che quell’Isola hora non sia altro, che vna aggregation di terra per cagione accidentale, che habbia ricoperta la sua prima parte, ò suolo quale ei si fusse et innalzatala all’altezza et superficie, che hoggi si vede. Nel mezo di essa la si innalza con alcuni monti altissimi, della cima dei quali al cielo sereno si scorge non solamente benissimo la

Scotia, ma l’Inghilterra, et l’Hibernia ancora. De i luoghi che vi sono il primo è Russin verso Mezo dì chiamato volgarmente villaggio del castello; perciochè nel suo castello vi si tiene vn poco di guardia, ma ve ne è vn più popolato, che questo non è, che si dice Douglas, doue è vn buonissimo porto, doue vanno mercanti con Sale, coiami, lana roza, e carne salata di boue le quali mercantie da quel popolo sono compre auidamente. Da Tramontana di Mona è l’Arana detta Botha; perciochè il beato Brandano vi edificò vna casa, che nella lingua comune si dice Both. Poi oltra il cantero è Helau, & Rothesa, dal capitano Rothesao, il quale primo di tutti per essa condusse gli Scotti d’Hibernia in Albione; & non lontana da questa è Aliza abbondante di quelli vccelli, che noi dicemo chiamarsi solande: & altre seguitano con i loro nomi distintamente, & poste tra settentrione, & ponente; le quali sono copiose di metalli: ma la maggior di tutte è Ila oltra la punta: di Nouanto alla vista di Loquihabria lunga trenta miglia abbondante di biade, & di metalli, se vi fussero chi diligentemente vi lauorasse, ò che non vi fusse tanta carestia di legne, quanta ven’è. Di poi seguono Cumbra, & Mula, non inferiori in cosa alcuna ad Ila, ma in Mula è vna fontana limpidissima lontana due miglia dal mare; dalla quale escono certe huoua piccoline come perle, piene di humore, & splendenti, & candide, le quali per vn rio, che fà la fontana sono portate ad vna certa gran fossa, la quale non lungi di là mette poi capo nel mare: nella qual fossa, condotta dal corso dell’acqua, innanzi lo spatio di dodici hore, con marauiglia della natura stessa riescono Conche ragioneuolmente grandi. Presso à queste seguita l’Isola Iona tanto ricordata per molti huomini santissimi, che vi hanno habitato, quanto perchè ell’è stata sepoltura comune à i Re dopo Fergusio secondo, dal quale fù ricuparato, & rischiarato lo splendor della natione Scozzese, quasi prima, che oscurato & rouinato del tutto. Fù Iona da Beda detta Hy, & Hu, & da i Pitti donata à huomini religiosi, i quali con habito particulare come monaci viueuano, perciochè da essi i Pitti haueuano conosciuto per via delle loro predicationi la fede christiana, tra i quali Colombo huomo santo ottenne il primo nome di lode, & di apostolo christiano per la sincerità della sua vita essemplare; per memoria ancora di lui sino al tempo di Beda, l’Isola fù detta Columbkill, quasi cella di Colombo. Et in questa Isola di poi assai in vn piccol villaggio detto Sodore, ò Sedoro, fù messo la Sedia episcopale per quei luoghi, onde tutte quelle isole furon dette Sodorensi, stimandosi che le sieno tutte suggette nello spirituale à quel Vescouado. Dopo Iona alquanto più oltra nel mar Deucallidonico è posta l’Isola di Leuissa lunga sessanta miglia, & larga trenta; la quale ha vna riuiera di tal natura, che se la sarà passata à guazzo da qualche donna, nessun Salmone per quell’anno vi comparirà, benchè de gli altri pesci d’ogni tempo vi si troui quantità grande; cosa marauigliosa è, & da far, che i filosofi stessi non si debbino presumer di saper tutti i segreti della natura; facendo vera quella sentenza, che di tutte le cose, che ci si potrebbero sapere, gli huomini ne sanno vna menomissima parte. Di poi è Skia; poi Rona, nelle quali i vitelli marini, forse per ciò, che vi compariscono à schiere, non temono l’aspetto humano; & l’vltima di tutte è Hirtha la quale ha di sua eleuatione sessanta tre gradi; onde non passando Mona gradi cinquanta sette; se egli s’ha da credere à gli Astronomi, & principalmente à Tolomeo, che ogni grado celeste corrisponda in terra miglia sessantadue, & mezo; viene adunque ad esser da Mona, che si conta prima dell’Hebride ad Hirtha, che è l’vltima miglia 375 di distanza. Il nome fù posto à questa Isola dalle pecore, le quali in lingua antica e’ dicono Hierth: genera capre assai, & i loro becchi sono grandissimi, & hanno le corna lunghissime, & grosse, & le code lunghe sino in terra, & la situatione di questa Isola, & il suo consistente è tale, che rupi altissime à modo di scogli tutta la cingono allo intorno sì, che appena riceue in vn certo ridotto ò piccol seno, che l’hà vna meno che mediocre naue; doue già non poteua così ageuolmente entrare, come hora fà, se non nel solstitio dell’estate; nel qual tempo vn Sacerdote sino nel tempo di Iacobo quinto passaua da Leuissa nell’Isola, & battezzaua tutti i bambini nati in quell’anno, & vi si fermaua per alcuni giorni ministrando loro le cose sacre; dopo il qual termine, hauendo riscosse, & riceuute à buona fede le decime di quello anno dal popolo se ne ritornaua in Leuissa; costume, & abuso non meno disconueuole in quel luogo, che si sia in molti altri; poi, che così come vi nascono huomini, & vi si nutriscono, vi potrebbero ancora viuere i Sacerdoti ò ministri ecclesiastici se gli hauessero tanta cura di quelle creature, che nascono, come l’hanno di dimandar le loro decime; ma ciò non toccando à noi di trattare lasceremo questo proposito ad altri. Due chiese sono in quest’Isola, vna detta San Pietro, l’altra San Clemente, & è anticata memoria tra quella gente; che essendo mancato vna volta molti secoli adietro il fuoco in questa vltima Chiesa, la qual fù stimata prodigio superstitioso da quei rozi habitatori del luogo, & non hauendo il modo, nè sapendo come se ne poter procacciar altroue; fù posto dalle persone, le quali semplicemente, & con la fede sincera verso Dio procedeuano, vn fascio di legne da ardere sopra l’altare dell’altra Chiesa, & facendo il diuoto popolo oratione per la loro commune intentione, & desiderio di ottenere il fuoco dalla prouidenza di Dio per il rimedio dello spento per la lor negligenza; piacque ad esso Dio, il quale risguarda i cuori de gli humili suoi serui di prouederne loro col fare accendere instantemente quel fascio di legne, dal qual caso essi consolati, potettero ancor meglio riconoscerlo per loro protettore, & sempre con essi vnito. Presso à questa è ancora vn’Isola dishabitata, doue sono certi animali non dissimili dalle pecore quanto alla forma, ma saluatichi; nè si possono prendere senza inganno, & hanno il pelo, ò lana loro d’vna certa qualità mezana tra la lana delle pecore, & quella delle capre; nè altra sorte di animali non vi si trouano. Tra queste Isole sono molti passi maluagi alla nauigatione quasi Chariddi, con ritrosie pericolosissime fra i loro scogli; ma il più infame passaggio di tutti gli altri è Corebrecho, ben notato nelle carte di questi paesi; dal quale sono rapite le naui, benchè sieno più d’vn miglio lontane, con la vehemente, & rapace attrattione, che ne fà l’acqua ritirandosi (come si dee credere) in qualche profonda voragine, che sia nel suo profondo letto; la qual naue così attratta, & aggirata dalla vehemenza dell’onde sì, che la non può senza la sola gratia di Dio prender corso salubre à se stessa, ne viene da esso inghiottita miseramente. Hora si è detto quello, che dell’Hebride ci è parso à proposito, delle quali la possessione fù anticamente comprata da gli Scozzesi con alcuna quantità di denari, & non molta, da i Noruegi, i quali hauendo scorso, et altre volte(7) acquistato terra nella Brettagna s’haueuano ancora occupato intorno della Scotia quelle Isole. Et quanto alla lingua, che i popoli dell’Hebride parlano si conosce tanto simile à quella de gli Hibernici seluaggi, che si può conoscere bene assai, che furono già tutti vna gente. Et questo è quel che se ne può per hora dire: però ce ne passeremo à parlare dell’oche, ò anitre chiamate Clakis, credute dal volgo, & da molti scrittori antichi & moderni nascere ne gli alberi di quell’Isole; delle quali noi diremo quel tanto, che per lunga diligentia, & studio habbiamo potuto ritrouare per vero di esse. Certa cosa è che le nascono de i legni tagliati di quelli alberi, quando però vi concorra la qualità & sostanza dell’acqua marina alla generatione; imperò che tali vccelli si sono sempre veduti generare, e nascer nel mare, con vn certo spatio di tempo, vi nascono dentro alcuni vermi, i quali nel nascere fanno vedere, che non sono altro, che putrefattione del legno medesimo (come auuenir veggiamo in tutti i legni dolci, i quali generalmente per la loro vecchiezza generano quei vermi, che da gli Italiani son detti tarli) rimanendosi incauato per tutto il legno medesimo. Questi vermi come sono nati formano capo, piedi, & ale, & sempre si pascono della materia sustantiale del legno (come anche fanno i tarli) et in tanto mettono à poco à poco le piume, crescendo di giorno in giorno di corpo sino alla grandezza di vn’oca mezana; & all’hora se ne partono essi volandone via come gli altri vccelli. La qual cosa si vidde chiaramente l’anno 1490, dal popolo in Buthquhania prouincia da noi di sopra ricordata; perciochè essendo stato traportato dall’onde del mare, ò per tempesta, ò per altra cagione al Castello Pethslege vn grandissimo legno di quella sorte, fece non poco marauigliar le genti della sua grandezza; & alcuni l’andarono ad accusare al signor del luogo; il quale venuto à vederlo, & imaginandosi quello, che potesse essere, lo fece segare; il che fatto, subito apparirono in gran moltitudine i vermi di già in esso generati; parte di essi senza alcuna precisa forma, parte con qualche distintione delle lor membra, & parte con le membra di già del tutto formate, tra i quali alcuni ve n’erano con le piume giouanette; della qual cosa hauendo preso singular piacere il signore, fece portare per vna lunga memoria di quel naturale auuenimento il legno così come egli era nel tempio di santo Andrea di Tera (questo è nome del luogo) doue sino ad hoggi è stato conseruato così sforacchiato, ò corroso per tutto, come da i vermi fù lasciato. Et due anni di poi fù pur traportato vn simil legno dall’onde marine nella foce del Tao, presso al Castello Buthe, il quale fù da molti veduto, & ritrouato dalla medesima sorte, che l’altro. Et non fù diuerso il caso da questi due, che occorse circa due anni dopo di vedere à tutto il popolo nel porto di Edimburgo, & fù tale. Vna grandissima naue, il nome della quale, & l’insegna era di San Christophoro, essendo stata rimenata da vna dell’Isole dell’Hebride, doue l’era stata all’ancora tre anni interi; fù tirata in terra, & fù trouato per tutto, doue ella era stata sotto acqua hauer ripiene le sue tauole, & legni principali di così fatti vermi, tanto principiati, che senza forma, quanto di già ben formati; & però si potrebbe pensare, che tal virtù fusse veramente ne i legni tagliati de gli alberi di quelle Isole, & che quella naue fusse stata fabricata di così fatto legname; sopra il qual proposito, lasciando considerare à chi legge quel che glie ne pare; noi diremo vn’altro simil caso pur naturale, che accompagna necessariamente i sopra detti. Vn gentil’huomo Scozzese studioso molto delle cose degne di consideratione detto Alessandro Gallouidiano sacerdote della Chiesa Kilkedense, trouandosi alla marina, & pigliando dalla riua di quell’aliga, che ordinariamente vi si ritroua in copia; trouò tra i sermenti di essa sino alla radice ò principio suo, & per tutto alcune piccole conche, per la qual cosa marauigliatosi molto, & cercando ancora più oltre, ne aprì curiosamente alcune; per il che se prima si era marauigliato, all’hora ne rimase stupefatto; perciochè non vi trouò altrimente dentro pesce (come dell’altre Conche auuiene) ma vccelli dentro de i nicchi loro, & così grandicello ciascuno, come la grandezza delle Conche capiua in suo proportione. La qual cosa egli mostrò ad altri largamente sì, che non si hebbe punto di dubbio sopra la cosa per sè stessa, ma si bene sopra la cagione di essa cosa. Onde per questo essempio diuerso dal primo, noi pensiamo di potere attribuire la virtù di tal procreatione non tanto à gli alberi soli, quanto allo stesso mare occeano ancora, interuenendoui la materia accidentale atta à ricceuere diuerse forme da quello, come da principale agente; per la qual cosa Homero lo chiamò Padre delle cose. Onde noi possiamo facilmente conoscere, che Enea Siluio Piccolomini nobile Sanese, il quale fù poi per le sue virtù chiamato al Pontificato, huomo per altro nelle scienze eruditissimo, nel suo itinerario, ò descrittione delle tre parti, del mondo, tenne altra oppinione in questa cosa, di quello, che n’è la verità: perciochè seguitando dalle persone non conosciute scritti, o memoriali incerti, non essendo lui giammai stato in Scotia; riferisce, che i pomi di quelli alberi di quell’Isole caduti nel mare si conuertono in vccelli; pensandosi che quei pomi così come caggiono si

trasmutino con poco, et breue intermedio in quegli animali, ma ciò apparisce esser falso, perciochè della corruttion di essi pomi à poco à poco, & non subitamente si generano i vermi, come ancora ne i legni già detti (se pur anche de i pomi sia vero che naschino, del che non hauendo da gli Scozzesi tal chiarezza hauuta, ci risoluiamo à non lo credere) i quali poi cresciuti per interualli alla perfettion da noi descritta i pomi restano in nulla: la qual cosa non essendo stata à bastanza considerata, è stato creduto, che ciò sia per via di miracolosa trasmutatione, più tosto, che per natural cambiamento di natura come egli è col mezo lungo della putrefattion della materia preparata à ciò fare, quando la sia dal suo principale agente, che è il mare, aiutata. Et qui faremo fine di parlare in tutto dell’Isole Hebride, se non, che noi ridurremo in consideratione del lettore, che il nome dell’Isola Thule è commune ad altre Isole ancora, oltra la propia, & vera Thule; la qual cosa è ben dimostrata da Tacito, dicendo lui, che l’armata Romana mandata à costeggiare allo intorno la Brettagna da Agricola, all’hora presidente dei Romani nell’Isola, vide, & scoprì l’Isola Thule; il che non si può intendere à modo alcuno della vera Thul, la quale si troua secondo Tholomeo posta tra le Isole Scethlandice pur assai di là dalle Orcade, & vicina alla Noruegia, per la gran distanza che vi è. Ma perciochè da gli Scozzesi è chiamata sino ad hora prima Thule l’Isola d’Ila, & seconda Thule l’Isola di Leuissa da noi ricordate tra l’Hebride; si può fare euidente coniectura, che vna di queste fusse stata conosciuta da i Romani, & non quello da Tholomeo descritta, & da gli huomini venuti di poi ben conosciuta lontana dalla Scotia trecento miglia, se già non hauessero essi hauuti gli occhi lincei, poichè non si ha memoria, che i Romani si allargassero dalla costa per ricercar alcuna ventura in alto mare. Et Islanda ancora Isola posta nel mar congelato, & stimata vltima à settentrione, & doue si nauiga per il traffico de i pesci, si chiama tal volta da gli scrittori Thule. In questa i pesci sono in luogo di pane à i suoi popoli; perciochè risseccati i pesci sino all’vltima durezza, ne fanno farina, la quale poi composta à lor modo ne fanno pane, il quale si mangiano cotto sopra de i carboni. Appresso all’Hebride sono le Orcadi, parte di esse nel mar Deucallidonico, & parte nel Germanico; delle quali la più nobile è Pomonia, non essendo l’altre di tal consideratione, che nessuna di esse meriti particular descrittione, come che l’arriuino al numero di trenta, diuise, & separate dall’Occeano, l’vna vicina all’altra con spatij breui, & angusti; sì che alcuna ancora ve n’è ben piccola, & ancora non habitata, nè calcata da gli huomini se non da i pescatori, ò da i corsari, ò pirati. Et già furono sotto la giurisditione de i Pitti, le quali da i Sassoni quando cominciarono ad aiutare i Britanni, chiamati da loro furono assaltate, & spogliate, di poi venute per spatio di tempo sotto la potestà de i Noruegi, & de i Dani presero i loro popoli la lingua del vincitore, et quella parlano sino ad hora ciò è Gothica; sino à che Christierno Re de i Dani nel 1472, come luoghi lontani, & a sè di poco profitto, & di molta spesa, riceuendo vna certa somma di denari, & non grande, ne consegnò la possessione à i Re di Scotia con ogni sua ragione. Diconsi queste nella lingua Orkney, quasi Argath, la qual parola si interpreta, sopra i Geti, che più tosto si potrebbe dire sopra Cath. perciochè il promontorio di Cathanosia prouincia di Scotia si dice Cath, & queste Isole gli sono all’incontro. Hora Pomonia fù da Solino chiamata Diutina, perchè l’habbia il giorno lunghissimo l’estate, & hora da i suoi paesani si dice Mainland, che significa, Terra continente, parendo à quei popoli rozi di esser nati, et cresciuti in vna larga, & ampia terra, ancora, che quella Isola non circondi più di miglia trenta in circa. In questa Isola soleua gli anni passati hauer la sua stanza il Vescouo di tutte l’Isole in vn piccolo castello detto Kirkuale, doue è vn tempio magnifico così come in quei tempi antichissimi i Principi, & i popoli à gara concorreuano allo edificar magnanimamente i luoghi sacri più tosto che i profani, & per vso loro. Et vi sono ancora due altre castella per la conditione del luogo, & delle genti ben diffese da i pirati; in questa come in alcune dell’altre si trouano le vene dello stagno, & del Piombo, ma tutte mancano di legne, nè producono il grano, ma si bene di orzo, & di altre biade sono abbondanti; non hanno serpenti, nè altri animali velenosi, & il medesimo si conferma d’Hibernia, della quale noi habbiamo parlato in altro luogo; però non ci partendo dalle Orcade si dice, che l’orzo è il loro più familiar nutrimento, perchè di esso fanno il lor pane, se pur qualch’vno non si facesse portar del grano di fuori, & la loro ceruogia, la quale essi sanno così ben fare, & così buona, che essi ancora beuendone assai (& beuitori sono straordinarij senza dubio) non punto s’imbriacano per quello, ò mostrano parte alcuna di minor sentimento, nè nella loro allegrezza, nè dipoi, come all’altre genti auuenir veggiamo tra l’altre nationi; procedendo ciò (s’io non m’inganno) perciochè volti à Settentrione hanno le loro complessioni forti, & gagliarde per resistere ad ogni straordinario disordine: la qual cosa si proua con la esperienza generale di tutti loro nella sanità propia; perchè sono sanissimi sino alla estrema età, nè vi si vsa alcuna sorte di medicine; i corpi loro sono robusti, di carne candida, & delicata quanto alla vista, & dimostratione. Le pecore vi sono così feconde, che quasi tutte vi partoriscono due agnelli alla volta, & tal hora n’hanno partoriti tre. Hanno tanta copia di vccelli saluatichi, & dimestichi, quanti à pena sene potranno trouare in tutta la Brettagna; ma i loro caualli sono ben piccoli, & minuti di corpo nè maggiori, che gli asini; sono nondimeno questi molto forti alla fatica. De i pesci saria superfluo di parlare, essendouene di tutte le spetie tanta abbondanza, che, ò sarebbe impossibile il rimostrarle, ò incredibile all’vdirle: ma ben diremo di vna sorte, per la marauigliosa sua natura degno d’esser conosciuto, & dalla penna descritto. Egli è vn pesce grande ancora più d’vn gran cauallo, il quale quasi sempre è sonnacchioso, ò sonnolento, & ha per vsanza di attaccarsi con i denti; i quali egli ha grandissimi, & fortissimi; à gli scogli, che soprauanzano l’acqua, & là doue e’ sono più aspri, & quiui se ne resta sorpreso da vn sonno incredibile, all’hora se per sorte di là passano nauilij, i marinari vedendolo così pendente dal sasso, gettano l’anchora; & hauendoui legato vna fortissima gomina, con la barca portano il resto della gomina alla volta del pesce, con la quale essi lo legano verso la coda; hauendo prima per ciò meglio poter fare incauata ò tagliata la sua pelle con alquanto della carne; tanto è quella bestia fissa nel sonno; & per fermar meglio la legatura, & che la gomina non lo lasci; poi facendo vn grandissimo strepito, & grida, & battendolo ancora con le pietre, ò altro s’e’ possono, sino che al fine egli con gran fatica destandosi dal sonno, & volendo saltar di nuouo nel mare, & trouandosi impedito, comincia à sbattersi grandemente, con tutte le sue forze, tenuto nondimeno sempre forte dall’anchora sì, che non può vscir del laccio, onde conoscendo di affaticarsi in vano, & confessandosi in vn certo modo vinto si disquoia, ò si dispoglia, per dir più chiaramente, della sua propria pelle; per la quale lui per suo naturale instinto conosce di essere ricercato, & si rimane come morto sopra l’acqua resupino: Però i marinari tolto su la pelle; pigliano lui & ammazzandolo cauano dal grasso suo gran quantità di olio; & la pelle adoperano in luogo di corde per cosa durabile per lungo tempo senza rompersi, ò guastarsi. Oltra l’Orchade per cento miglia sono le Scethlandice, le ricchezze delle quali Isole consistono in pesci risecchi al sole, ò più tosto al vento, & in pelli di animali, & cuoia, come di buoi, di pecore, di capre, di martori & simili: & doue vanno ogni anno gli Olandesi, e i Zelandesi, & altre nationi sul mar di Germania, mercatantandole più per cambio di altre mercantie loro necessarie, che in altro modo. Hanno pochi frumenti, ò biade, se non di quelle, che vi sono portate di fuori; onde perciò si può comprendere(8), che il sole non vi sia molto gagliardo, ma che il vento, che nel vero regna molto, & grande, & asciutto nel settentrione gli aiuti assai nel seccare i loro pesci. Quanto al viuer loro il medesimo n’auuiene, che à quei dell’Orchade, perchè non hanno giammai nessuno, che si mostri, ò pazzo, ò imbriaco, ò fuori del douuto senso; benchè con minor marauiglia, che nell’Orchade, conciosiachè(9) in queste Isole beuono acqua pura, & mangiano temperatamente. Sono oltra le Scethlandice alcune altre Isole della medesima qualità, benchè non hanno l’vso del frumento à modo alcuno, nè della carne, se non, che viuouo del pesce così risecco, & pesto molto bene, & mescolato con acqua fattone fogacce, & cottele sopra il fuoco se le mangiano; essendo il fuoco loro fatto di ossa secche di pesci; niente di meno viuono così sani, come gli altri, che abbondano di tutte le commodità humane: & forse più contenti della loro sorte; perciochè non hanno contentione per le ricchezze, le quali essi non conoscono, non risse, non gare, non quistioni: ogniuno per lo inuerno si prouuede con la pescagione, per la quale sola attendono à fare i fatti loro, & sono in essa grandemente diligenti. Sono lontane da essi le guerre, & i pensieri di quelle; vsando charità, & semplicità naturale, & cambieuole tra di loro sino all’vltimo de i loro anni; tenendo puramente la fede christiana senza alcun puntiglio & scrupulo, ò superstitione come la fù lor data dal principio, à i quali vna volta l’anno passaua già come è detto, dell’Hebride vn’huomo di Chiesa, ò pur dall’Orchade della cui Diocesi sono, per ministrar loro le cose sacre; perciochè tutte queste Isole sono della iurisditione di Scotia, & quella Corona riconoscono quantunque assai liberamente. Il Sacerdote adunque, ò Sacerdoti ò ministri hauendo fatto l’vfficio loro consueto sì nel battezar tutti i nati di quell’anno, come in altri casi, essi prendeuano le decime dell’anno, le quali non sono di altra cosa, che di pesci, & se ne ritornauano alla loro residenza nell’Orchade, lasciando i popoli sino all’anno d’auuenire con la medesima negligenza, che noi diceuamo esser lasciati quelli dell’Hebride, ancora che la loro negligenza forse non è noceuole in queste Isole, quanto nelle Hebride, essendo questi popoli naturalmente semplici, & lontani da i vitij comuni dell’altre genti. Tali con la vita loro sono essi, che se noi dobbiamo stimare essere ricchezze le parti apparenti di noi medesimi, essi sono ricchissimi tra tutti gli altri; perchè sono di bellissima statura, & di robuste forze, & sanissimi; non hauendo nè cognitione, nè passione di nissun morbo, come noi altri, però viuono sino ad vna estrema età essenti da ogni dolore di corpo, ò di mente. Et tale informatione di queste genti vscì dal Vescouo, che si ritrouaua all’hora dell’Orchade sino al tempo di Iacobo quinto Re di sopra nominato, la quale noi come cosa degna della curiosità de gli huomini l’habbiamo voluta includere in questa nostra descrittione, & giustamente, poichè la Corona di Scotia drittamente ha imperio sopra quelle terre così lontane, & da gli antichi non altrimenti conosciute à bastanza. Haueua quel Vescouo all’hora nella sua famiglia vn’huomo di queste Isole Scethlandice di statura così grande, che facilmente superaua ciascuno altro maggiore, che si fusse potuto trouare tra gli altri huomini, & di bellissima, & di giustissima proportione; & di tal forza, che nessuno poteua stargli à petto, ò giocasse alla lotta, ò à qualunque altro gioco, si volesse; & nella delicatezza delle carni gli poteuano ancora ceder le donne; era di semplicità ingenua, di affabilità, & di charità singulare, come sono gli altri di quei paesi. Però sono degni di riprensione quelli, i quali in vn certo modo ostinatamente contendono, che doue il sole non si scopre così bene, & non si mostra vgualmente come à noi altri, le genti non possino esser altrimenti, che infelici, & barbare per esser poco scoperte da quello; conciosia che nella memoria delle historie non s’habbia cognition di gente contenta, ò più beata per sè medesima di questa, se noi già non vogliamo andar dietro alle fauole de i poeti, de i quali non fa punto bisogno di seruirsi per la intelligenza delle cose vere delle nationi della terra, se non quanto in alcuna parte e’ si sieno voluti concordar con chi n’habbia scritta historia ferma, & verace. Hauendo noi detto quanto ci era necessario, & di piacere di tutte le genti sottoposte alla Corona Scozzese, diremo hora, che in queste Isole nasce il succino intorno à gli scogli, il quale i Greci chiamarono Electrum, & Plinio Chryselectrum, & Dioscoride Pterygophoron, perciochè ei tira à sè per sua occulta proprietà le paglie, & le festuche, & altre cose leggieri; egli è di color d’oro, & da gl’Italiani detto Ambra gialla; della qual materia quando ella è indurata come cristallo di rocca, ò di montagna, se ne fanno vaghi vezzi, braccialetti, & corone, per le donne, & nell’Inghilterra le donne nobili l’vsano hoggi molto in braccialetti, & gratiosamente più che di oro; poichè l’oro è venuto comune ad ogni vna, purchè la se lo sappia guadagnare; così ancora in terra ferma le figliuole altrui honeste per ornamento loro propio ne forniscono con delicati vezzi i colli, & i petti proprij, & quantunque fresca questa ambra la sia odorata (come si dirà) non fù ben conosciuta da molti filosofi. Sono ancora dell’ambre nere bellissime le quali hanno la medesima proprietà, che le gialle, anch’esse risplendenti molto, & ornamento nel modo, che l’altre gialle alle giouani, alle vedoue, ò di qualche età, perchè le dimostrano con il lor fisso colore vna certa grauità accompagnata con temperata leggiadria, desiderata dalle matrone di riguardeuole honestà, & stato. Nasce questo succino, ò ambra attaccato à gli scogli, rotti, & scoscesi dall’assidua agitatione, & ripercotimento dell’onde del mare, il quale à poco à poco vi aggiugne materia, come vna schiuma bianca, viscosa, & crassa di qualità; accrescendone à lungo andare la massa in tal modo, che cresciuta, ò per il peso, ò per le tempeste distaccatasi da gli scogli, sene va poi portata dal mare hor quà, hor là. Dicono coloro, che hanno hauuto sorte di vederne spesso di quella, che ancora appiccata à gli scogli non è condotta à perfettione, per non essere stata battuta la massa dall’onde à bastanza, esser piena di vesciche come vna spugna, & di nessun vigore, ò virtù; onde si comprende, che tutta la bontà, & virtù gli peruiene della sua maturatione; cioè quando à complimento la sia stata ben ribattuta dalle onde, & che per quel ribattimento la sia del tutto ben ripiena sino ad vna perfetta spessezza, ò densità, & poi ancora agitata dal mare, & veduta dal sole si venga per il lungo suo moto à far più perfetta; & spesse volte auuiene, che con questo succino, ò ambra si troua dell’aliga, traportata anch’essa dall’onde, & con la sua massa facilmente quando è fresca, & tenera attaccatasi, & mescolatasi, onde in quella parte, doue l’aliga si mescola, l’ambra viene ad esser men buona. Noi sappiamo, che egli è stata diuersa l’oppinione di altri da quella, che noi habbiamo scritta, circa il nascimento del succino, ò ambra; & però ci è piaciuto di hauere hauuta vna tale occasione per profitteuole intelligenza de i più solerti, & suegliati ingegni; per il piacer de i quali si racconterà quello che auuenne nella costa di Scotia intorno al proposito di questo succino, ò ambra. Intorno all’anno 1546, fù trasportata dall’onde marine à i liti di Buthquhania di già tanto da noi nominata vna massa di questo Electro, ò ambra, maggiore del corpo di vn bue; la quale essendo veduta da i pastori, i quali in quei luoghi guardauano i loro armenti, nè sapendo, che cosa la si fusse, pur la tirarono tra terra, & spezzandone vn pezzo, & mettendone à caso vn poco sul fuoco, ne sentirono vn buono odore, onde essi subito con la lor simplicità seluaggia, corsono à ridirlo al prete della loro prossima Chiesa allegramente, mostrandogli d’hauer ritrouato vna cosa così vtile come l’incenso per la sua Chiesa, se lui la volesse andar à vedere, & prenderne vna parte: ma egli ignorante non meno, che essi grossolani si fussero, andando là, ne prese solamente quel tanto, che pensò che gli potesse bastar qualche mese, lasciando tutto il resto nel lito alla ventura, nelle mani de i pastori, i quali fattolo in pezzi, se lo abbruciarono in cambio di candele, innanzi, che tal cosa venisse in cognitione di persone di alcun giudicio: in modo, che si potette dir, che ciò fusse stata quella gioia ritrouata dal gallo, il quale di essa fece manco stima, che d’vn grano di frumento. Essendo nondimeno (benchè tardi) auisato di tal cosa colui; per lo fauor del quale noi habbiamo potuto poi hauer tutte queste particularità; correndo egli là à gran pena fù à tempo ad hauerne vna piccola parte, hauendo quei buoni compagni consumato tutto il resto, che valeua il peso dell’oro, per riceuerne tanta commodità quanta n’harebbero hauuta per venti cinque libre di candele. Et questo sia il fine del nostro parlare sopra l’Hebride, sopra l’Orchade, & sopra le Scethlandice Isole tutte suggette alla Corona di Scotia, quantunque molto più ancora se ne potesse dire; ma ciò è stato il meglio, & più lodeuole, per nostra elettione, & degno di esser raccontato senza biasimo di prolissità. Non volendo in questo fine rimaner di rispondere ad vna tacita obiettione, ò marauiglia, che potrebbe trouarsi allo incontro di chiunque haurà letto questo nostro discorso; come che sia possibile, che la corona di Scotia habbia così poca entrata, hauendo il paese tanto vtile quanto l’habbiamo descritto, sapendosi certo, che innanzi, che vi si alterasse la Religione, la corona non arriuaua à scudi cento mila l’anno; al che si risponde la molta libertà, che hanno hauuta i popoli sempre, ha tenuta la corona pouera, & però ancora à i suoi sudditi, & nobili, & ignobili molto suggetta, & impedita nelle sue imprese il più delle volte: però che nella guerra le seruano comandati per qualche poco di tempo, prouedutisi per sè medesimi di Vettouaglia. Onde finito il tempo, se ne sbandano, & così fanno per le loro partialità; essendo in questo intenti più à seruire à i loro particulari oggetti, che alla vera vbbidienza, douuta da i fedeli popoli à i buoni Re; & questo basti per risolution di cotal dubbio.
Non essendo i pomi di materia consistente, & dura non par verisimile, che i vermi, che ne possino nascere prendino forza, & vigore come gli altri vccelli che nascono del legno.

Et per ciò per por fine al nostro proposito con qualche singular marauiglia fra le molte, che naturali habbiamo hauuto à recitare in queste carte; noi scriuerremo quanto hebbero à ridire huomini prudentissimi Ambasciadori di Iacobo quarto Re di Scotia, mandati al Re di Francia; de i quali il capo era Iacobo Olgiuio vno de gli Scolari principali della vniuersità Aberdonense; costoro essendo entrati nel mare al viaggio destinato non molto di poi da vna grauissima tempesta furono traportati in Noruegia, & essendo per la stanchezza, & per il fastidio del mare preso sbarcati in terra in luogo non del tutto scommodo, videro ne i prossimi monti (& era verso la sera) huomini saluatichi, cioè in effetto pelosi andar correndo per tutto; per la qual cosa restando essi grandemente attoniti, furono auuertiti da quei, che habitauano alla marina, & che gli haueuano riceuuti, che coloro, che essi vedeuano non erano altrimenti huomini, ma sì ben fiere con forma humana, & mutole, & nemicissime dell’huomo; benchè per loro natural timore non ardischino di assaltarlo di giorno; ma che la notte e’ sono soliti à squadre di assaltare i villaggi; nè hanno gli huomini il miglior rimedio, che il tener copia di cani, perciochè quelle bestie temono il loro abbaiar marauigliosamente, & da quello fuggono quanto possono. In modo tale, che se la notte vadano in alcun luogo, doue non sieno cani, essi rotte, & spezzate le porte per forti che le si siano, & forzate quelle boscarecce habitationi, tutto quello, che trouano di viuo vccidono, & diuorano. Sono queste bestie di tanta gran forza (se à quegli huomini alpestri fù rettamente creduto da quegli honorati, & riguardeuoli) che gli alberi, che non eccedessero di grossezza vna certa conueniente forma sbarbauano con le mani (se mani dire si deuono quelle di così fatti animali) & con i rami grossi poi tra di loro combatteuano terribilmente, per la quale informatione essendo impauriti gli Ambasciadori fecero far per tutta la notte continoue guardie, & grandissimi fuochi; & di poi il giorno seguente, senza hauer altrimenti riceuuto danno alcuno da quelle fiere, lasciarono quella costa infame, & ripigliarono il viaggio loro con miglior successo di quel, ch’essi haueuano hauuto prima. Riferendo i medesimi, che non lontano da quei luoghi doue e’ s’erano fermati, vi era vna gente, la quale non hauendo nè arte, nè materia da farsi delle reti vanno sopra il mare notando per far preda di pesci con altri loro ingegni; & che l’inuerno, non potendo ciò fare, & essendo le neui altissime sopra la terra, perseguitano le fiere per la neue, aiutando sè medesimi con portar alcuni legni à i piedi, & certi bastoni nelle mani per non vi sprofondar dentro; & così hauendo alcuni dardi in mano quelle impacciate nella neue percuoteno, & feriscono sino alla morte, le quali portate alle loro cauerne se ne cibano, serbandosi le pelli per l’vso loro, & per ricoprirsene. Et quì si farà fine alla Descrittion della Scotia, desiderando, che il discreto lettore consideri bene quello, che harà letto, acciochè delle cose ordinariamente naturali, & delle marauigliose ancora da noi scritte, ci dia quella lode (se però di far tanto gli piace) che conuiene alla diligenza nostra, & de gli amici nostri, i quali ci aiutarono à far ciò; perciochè ancora noi con honorato instituto dell’animo nostro riconosciamo da i galanti huomini quelle commodità, che essi, non punto con scrupulosa superstitione ritenuti, ci fecero di poter referir quel tanto, che da noi non s’era potuto vedere nè scoprire, acciochè quella humanissima sentenza fusse per loro opera, & confermata verace; che l’huomo per l’altro huomo è nato; & per non si far simile à quelli animali della costa di Noruegia, muti, & fieri, contra di altri, & tra sè stessi crudeli; non mancando forse, chi (pur miglior forma di quelli hauendo) di natura, & di costumi non troppo differenti da essi vanno i migliori trauagliando; come vuole il destino di questo nostro secolo inquieto, nel quale poco lume si scorge, che non habbia allo incontro graui, & oscure nubi piene di procella per oscurarne quel, che più di chiaro, & sereno se ne aspetta.
Se l’opere altrui haueranno ne i loro fini alcuna parte essemplare, mostrerà sempre, especialmente à gli vditori vna piaceuol dilettatione di sè medesimi.

IL FINE.

EDIMBORGO:

RISTAMPATO PER H. E J. PILLANS.

M.DCCC.XXIX.

(1) Nell’originale “douenano”. [Nota per l’edizione elettronica Manuzio]
(2) Nell’originale “qnesti”. [Nota per l’edizione elettronica Manuzio]
(3) Nell’originale “Rateliffo”. [Nota per l’edizione elettronica Manuzio]
4
(5) Nell’originale “perche”. [Nota per l’edizione elettronica Manuzio]
(6) Nell’originale “perche”. [Nota per l’edizione elettronica Manuzio]
(7) Nell’originale “voltre”. [Nota per l’edizione elettronica Manuzio]
(8) Nell’originale “compreendere”. [Nota per l’edizione elettronica Manuzio]
(9) Nell’originale “conciosiache”. [Nota per l’edizione elettronica Manuzio]
(10) Nell’originale “louole”. [Nota per l’edizione elettronica Manuzio]