Ruggieri Apuliese – Provenzano, .iega

[ Provenzano, . -iega ]
[ . . . . -anza ]
[ . . . . -iega ]
[ . . . . -anza ]
[ . . . . -anza ]
[ . . . . dritto ]
ki non à sua bastanza:
lo Komune è sconfitto.
Rug[g]ieri, mal si piega
ki kade in disperanza:
questo fa Siena la viega
a ki non fa fallanza.
Non ò già dubitanza
ke non sarà punito:
a·llor non fa gueglianza
se ‘l Comune è ferito.
Provenzano, al tuo parere,
ke farano li ‘sciti?
Raveranno el loro avere,
k’al papa ne son giti?
[O] fieno sì arditi
k’a Siena fien guerrieri?
Paion[o]ti forniti
di gente e di kavalieri?
Rug[g]ieri, al buon ver dire,
paion sì ismarriti!
Meglio è kacciar ke fuggire:
meno ne sono ischerniti;
molto vengono falliti
[ . . . ] pensieri;
assai ne sonno periti
pedoni e kavalieri.
Provenzano, ki riniega
la leg[g]e cristiana,
rascion è, se la riniega,
l’anima aver insana:
[ e’ ] perde la su’ ana,
ki in Dio non à fede.
Qual signoria è sovrana
tra il papa e re Manfredi?
Rug[g]ieri, mal si piega
ki à speranza vana:
sé medesmo sì s’acieka,
la mente [sua] istrana.
Quel[li] frorisce e grana
che serve a·rre Manfredi;
ne la corte romana
mal v’odi e mal vi vedi.
Provenzan, buon’ è la pace,
ke la terra agenza
[ . . . . -ace ]
[ . . . . -enza]
Ki mette briga e tenza
in mal’ ora fu nato!
Non die avere penitenza
ki non [ci] fa peccato.
Rug[g]ieri, ben mi piace
ki a[ve] provedenza;
la guerra molto mi spiace,
ke frutta pistolenza.
Die avere grande dolenza
ki fug[g]e se no è kacciato;
non a[ve] di valenza
ki non è invidïato.
Provenzan, ki à Siena morta,
e’ perdut’ à el Paradiso.
Quei ke l’à piegata e torta
sie trainato et appeso;
ne le forke disteso
lo vedess’ io ankora!
è bene morto e konquiso
ki in Dio non à paura.
Rug[g]ieri, or ti konforta
ed ab[b]i giuoko e riso:
Cristo la tiene e porta,
da·lliei non e diviso;
lo franko popolo acceso
la porrà in altura,
Siena, ciò m’e [a]viso,
citta[de] di natura.
Provenzano, or tramettiamo
questa [nostra] kostune!
A Cristo mercé kiamamo,
ke dïa la ragione
a quei k’ama el Komune
più ke sé o i parenti:
mangia ‘l padre tal bokone
k’al figliuolo allega i denti.
Rug[g]ieri, or lo facciamo,
k’i’ n’ò konsolazione:
ki·ss’ aprende al buon ramo
non mangia rio bokone.
[Mena] a salvazïone
i savi canosce[nti]
lo dritto ogne istagione
malgrado dei maldicenti.