Ruggieri Apuliese – Umìle sono, ed orgoglioso

Umìle sono ed orgoglioso,
prode e vile e corag[g]ioso,
franco e sicuro e pauroso,
e sono folle e sag[g]io,
e dolente e allegro e gioioso,
largo e scarso e dubitoso,
cortese e villano enodioso;
fac[c]iomi pro e danag[g]io.
E dirag[g]iovi, [ buona gente,] como
male e bene ag[g]’io più di null’omo.
Povero e ric[c]o e disasciato
sono, e fermo e malato,
giovane e vec[c]hio, ed agravato
e sano spessamente;
mercé faccio e pec[c]ato,
ch’io favello e non sono nato,
sono disciolto e legato
lo core e la mente.
Or intendete [ di ciò ] la rasgione:
giorno e notte istò [in] pensasgione.
Umìle son quando la veo;
e orgoglioso ché goleo
quella per cui mi deleo
s’io la potesse avere;
e sono pro’ per lei ch’è Deo,
tant’ è chiaro il suo splendeo;
bene son vil ch’i’ no scoteo
lo mio corag[g]io a dire.
Franco e sicuro sono ch’io vi ‘ntendo;
e pauroso ché non ag[g]io amendo.
Savio sono ch’io non dico
d’orgoglio né acatto nemico;
e sono folle ch’io m’imbrico
in così alto amore;
e villano ch’io mi disdico
di tut[t]e l’altre es[s]ere amico;
e cortese ch’io gastico
di villania ‘l mio core.
Ag[g]ione pro ch’io ne sono insegnato;
e danno c’amo e non sono amato.
Largo sono del fino amare;
e scarso molto d’ubrïare
quella che mi fa pensare
la notte e la dia;
di spaldire mi fa allegrare:
quando la veo non pos’ parlare;
e dolente mi fa stare:
di sé fa carestia.
Ag[g]ione pro per lei, ch’è [ . . . ] dia,
e male, non che madonna il mi dia.
Ric[c]o sono de la speranza;
povero di fin’amanza;
sanami la fina amanza,
quando la pos’ vedere;
n’ò gran male che mi lanza;
fermami la grand’ esmanza;
e favello a gran baldanza:
tut[t]or la gredo avere.
Ma non son nato a quel ch’io penzo fare,
se madonna non mi degnasse [amare].
Legato son, non pos’ fug[g]ire
i[n] nulla parte al meo disire;
sono disciolto per servire
tut[t]or, se mi valesse;
vec[c]hio sono per ubidire
quella che mi fa morire;
giovane, al buono ver dire,
se madona volesse.
E fo pec[c]ato, per lei ché m’ascondo;
e mercé ché di mal fare m’ascondo.
[R]ug[g]ieri Apugliesi conti,
Dio!, con’ vive a forti punti;
cavalieri e marchesi e conti
lo dicono igne parte,
che mali e beni a·llui son giunti;
questo mondo e valli e monti.
Madonna li sembianti à conti;
lo cor m’auna e parte.
E la ventura sempre scende e sale;
tosto aviene a l’omo bene e male.