San Bernardino da Siena – Il santo, il monachetto e l’asino

Elli fu uno santo padre, el quale essendo ben pratico delle cose del mondo, e avendo sguardato che in esso non si poteva vivare per niuno modo contra chi voleva detrarre, elli disse a uno suo monachetto: “Figliuolo, viene con meco e tolle el nostro asinello.” El monachetto, ubidiente, tolse l’asino. E mòntavi su, e ‘l fanciulletto andava dietro al santo padre a piei; e passando fra la gente, elli era in uno luogo molto fango. Uno parla e dice: “Doh! guarda colui quanta crudeltà ha a quello monacuccio, che è a piei, e lassalo andare fra tanto fango; e elli va a cavallo!” Come costui udí questa parola, subito ne scese; e come egli n’è sceso, e elli vi pose su il fanciullo; e andando poco piú oltre, elli andava toccando l’asino dietro per questo fango. E un altro dice: “Doh! guarda stranezza d’uomo che ha la bestia e è vechio e va a piei, e lassa andare a cavallo questo fanciulletto, che non si curerebbe della fadiga né del fango; credi che sia pazzia la sua? e anco potrebbero andare amenduni in su quell’asino, se volessero, e farebbero il meglio.” Viene questo santo padre e sí vi monta su anco lui. E cosí andando piú oltre, e elli fu uno che disse: “Doh! guarda coloro che hanno un asinello, e amenduni vi so’ saliti su? Credi che abbino poco caro quell’asinello, che non sarebbe gran fatto che elli si scorticasse?” Anco udendo questo il santo padre, subito ne scese, e fecene scendere ‘l fanciulletto, e vanno a piei dietro ognuno, dicendo: Arri là! E poco andaro oltre, e un altro dice: “Doh! guarda che pazzia è questa di costoro, che hanno l’asino e vanno a piei in un tanto fango!” Avendo veduto questo santo padre che in niuno modo si poteva vivare, che la gente non mormori, disse al monachetto: “Oltre; torniamo a casa.” E essendo alla cella, disse il santo padre: “Vien qua, figliuol mio; hai tu posto mente a la novella dell’asino?” Dice il monachetto: “O’ di che?” “O’ non hai tu veduto, che in ogni modo che noi siamo andati, ci è stato detto male? Se io andai a cavallo e tu a piei, elli ne fu detto male, e che, perché tu eri fanciullo, io vi dovevo pònare te. Io ne scesi e posivi te, e un altro ne disse anco male, essendo su tu, dicendo, che io ch’ero vecchio vi dovevo salire, e tu che eri giovano, andare a piei. Anco vi salimo poi amenduni, e tu sai che anco ne dissero male, e che noi savamo crudeli dello asinello per lo troppo carico. Anco poi ne scendemmo ognuno, e sai che anco ne fu detto male, che la nostra era pazzia andare a piei e avere l’asino. E però, figliolo mio, impara questo che io ti dirò: Sappi che chi sta nel mondo facendo quanto bene egli può fare, e ingegnisi di farne quanto a lui è possibile, non si può fare che non sia detto mal di lui. E però, figliol mio, fatti beffe di lui e nol curare, e non avere voglia di èssare con lui, chè in ogni modo che con lui si sta, sempre si perde, e da lui non esce se non peccato; e però fatti beffe di lui, e fa’ sempre bene, e lassa dire chi vuol dire, o male o bene che e’ dicano.