Scuola, cari bei ricordi

di Tania Careddu

“Ogni sera della mia infanzia tornavo a casa perseguitato dalla scuola. I miei voti sul diario dicevano la riprovazione dei miei maestri. Quando non ero l’ultimo della classe, ero il penultimo. Refrattario dapprima all’aritmetica, poi alla matematica, profondamente disortografico, poco incline alla memorizzazione delle date e alla localizzazione delle lingue straniere (…) In ogni caso, sì, la paura fu proprio la costante di tutta la mia carriera scolastica: il suo chiavistello”. L’Esperienza di Daniel Pennac, raccontata nel libro autobiografico Diario di scuola, sembra essere lontana anni luce da quella serbata nei ricordi della stragrande maggioranza degli italiani.

Per i quali, la scuola, uno dei vissuti umani e sociali più universali e comuni che ci sia, è custodita positivamente. Solo l’8 per cento ne mantiene un ricordo negativo a tal punto da ricorrere negli incubi notturni. Quasi nove italiani su dieci, invece, conservano un ricordo buono, legato sia agli insegnanti sia ai compagni, della scuola elementare e, soprattutto, i giovani fra i quindici e i trentaquattro anni. Stesso trend per le scuole medie, in lieve calo per quelle superiori.

Che, per l’88 per cento degli intervistati nell’indagine Doxa, hanno costituito un apporto fondamentale a riempire il bagaglio di conoscenze necessarie per affrontare la vita adulta. Ma, volendo considerare l’importanza attribuibile alla formazione della propria identità, per il campione esaminato nella fascia d’età tra i trentacinque e i cinquantaquattro anni, le scuole elementari la fanno da padrone. Si dissociano i più giovani, i mitici millennials, che scommettono tutto sulle superiori e i baby boomers, ovvero gli over cinquantacinque, tanto da definirle “scuole di vita”.

E, però, scricchiola il rendimento scolastico degli ex alunni: il 49 per cento di loro dichiara di esibire perfomances non proprio eccellenti nelle lingue straniere. Parrà strano ma italiano e materie letterarie restano in testa ai gusti degli ex studenti, con rendimenti record, soprattutto alle medie. Al palo, matematica e materie scientifiche.

Ma, tutto sommato, confrontando i dati con quelli di una ricerca inedita sullo stesso tema datata un quarto di secolo fa, la percezione negativa del percorso scolastico è sicuramente inferiore a quella del 1992, periodo in cui l’incidenza dei ricordi negativi era il doppio o giù di lì, registrando un 20 per cento in più per le scuole elementari, 13 per cento per le medie e 11 per cento per le superiori, rispetto all’importanza del contributo formativo personale (e non solo didattico).

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