Silvio Pellico – A Dio

D’uopo ho d’amarti, e d’uopo ho che tu m’ami,
O tu che per amar mi desti un cuore!
Son mal fermi quaggiù tutti i legami,
Tu sei solo immutabile, o Signore!
S’amo creati cuor, fa ch’io rïami
In essi te che mi comandi amore:
Se d’altri il braccio mi sostiene alquanto,
Sostenga essi con me tuo braccio santo.

Ov’anco intorno a me sien petti cari,
No, mai bastar non ponno al mio conforto;
Spesso agitato da cordogli amari
Lo sguardo mio sui lor sembianti io porto;
Ma del mio mal tosto li bramo ignari,
E compongo a letizia il viso smorto,
E so che anch’essi per affetto eguale
Celan sovente del dolor lo strale.

E più volte ho provato in petti umani
D’espandere l’arcana angoscia mia,
E come a Giobbe i consiglier suoi vani,
In me quelli accrescean melanconia;
E chi i gemiti miei diceva insani,
Chi crollava la testa e non capìa,
Chi fingea compatir, mentre in secreto
Io lo scorgea de’ miei tormenti lieto.

Sì ch’or per la pietà che agli uni io deggio,
Perchè tenera brama han del mio bene,
Ora per non esportili al vil dileggio
Dell’alme giubilanti alle mie pene,
Poco agli uomini parlo, e poco alleggio
Tra loro il duol che in me dominio tiene;
Ma sfogar pur sospiro i lutti miei,
E tu, Signor, mio confidente sei!

Fa ch’io ti senta sempre a me vicino:
Troppo la solitudin m’addolora!
Posar vo’ il cor sovra il tuo cor divino
Voglio dirti i miei sensi a ciascun’ora!
Traggimi in qual pur sia fiero cammino,
Purchè teco io respiri, e teco io mora:
Tutti i dolori a te d’accanto accetto,
Di viverti discaro io sol rigetto.

Per aver l’amor tuo che far degg’io?
Pregar soltanto? Ah no, il pregar non basta!
Debbo immagine in terra esser di Dio,
Debbo luttar contro a natura guasta,
Debbo aver di giustizia alto desìo,
Debbo non abborrir chi mi contrasta,
Debbo amar tutti, anco i più rei nemici,
Ed, ove il possa, oprar che sien felici.

Donami quell’amor, ma il dona insieme
A chi meco vïaggia sulla terra:
Fra gl’inamanti cuori il cuor mio geme
E impicciolisce, e sua virtù s’atterra;
Fra i malignanti cuori il cuor mio freme,
E orgoglio oppone a orgoglio, e guerra a guerra
Fra gli odii altrui l’anima mia è infeconda;
D’alti esempi d’amor, deh, la circonda!

Con te, Signor, con te stringo alleanza:
Perdonerò a’ mortali, a me perdona;
Amerò tutti, perchè han tua sembianza,
Perch’io son tua fattura, amor mi dona;
Amerò tutti, ma con più esultanza
Chi fra le braccia tue più s’abbandona;
Amerò tutti, ma con più fervore
Chi più simile al tuo mi mostra il core!

Amar vogl’io, di quell’amor che avvampa
In te, e ne’ tuoi più nobili viventi,
Di quell’amor che da’ rei lacci scampa,
Di quell’amor che regge infra i tormenti,
Di quell’amor che all’universo è lampa
Nella chiesa infallibil de’ redenti,
Di quell’amor sì pio, sì ver, sì forte,
Che abbella e vita, e gioie, e strazi, e morte!

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