Silvio Pellico – La guida

Ognor amai sublimi oggetti, e ognora
Un più di tutti:–ah! quei non era Iddio,
Non era il sommo Ben ch’or m’innamora!

Ma fra i cuori mortali era il più pio
Ch’io conoscessi, era alcun nobil cuore
Che a virtute innalzasse il desir mio.

Quai debbo grazie renderti, o Signore,
Che fra mie cieche idolatrie pur mai
In beltà vili non ponessi amore!

Nell’obblïar tua propria luce errai,
Ma negl’idoli miei sempre io bramava
L’ineffabile incanto de’ tuoi rai.

Se creature troppo io venerava,
Erano creature in te invaghite;
Era qualch’angiol che ver te volava.

Tai luminose tracce ivan seguite
Sol dagli sguardi miei maravigliati,
E nel mondo io tenea l’orme irretite;

Ma perocch’io vedea gli angioli amati
Anelare a’ tuoi lumi e benedirti,
Io pure i lumi tuoi sempre ho sperati.

Intero il voler mio non seppi offrirti
Per lungo tempo, e nondimen io ardeva
D’annoverarmi fra i più giusti spirti.

I conosciuti iniqui io respingeva,
E quando d’amicizia ad uom m’unìa,
Alto core a mio senno in lui fulgeva.

Or non più, non più voglio idolatrìa,
Supremamente amar voglio te solo,
Benchè ogni fido tuo caro a me sia.

Ma perdona se pure infra lo stuolo
Delle tue creature predilette
Una più ch’altre sulla terra io colo.

Ella a fere calunnie non credette,
E mi difese da’ nemici miei!
Ella a ben far tutti i suoi passi mette,

Ella è mia guida, il nostro Sol tu sei!

Lascia un commento