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Antonia Pozzi – Fantasia settembrina

Questa notte è passato l’autunno:
l’accompagnava un’orchestrina arguta
di pioggia e folatelle e gli gemeva
una ballata, carezzosamente.
Tutto il corteo ha danzato sopra i tegoli
e zampettato dentro la grondaia
fin dopo il tocco; poi la brigatella
si è incamminata verso la montagna,
col suo fulvo signore. E tutta notte
hanno gozzovigliato in mezzo ai boschi,
i gaietti compari. In lunghe file,
hanno scalato i dossi più audaci,
hanno riddato come pazzi in vetta
ai roccioni più aspri. Verso l’alba,
si son scagliati in (altro…)

Antonia Pozzi – Benedizione

Tempia contro tempia
si trasfondono
le nostre febbri.
Fuori, tremoli lunghi di stelle
e l’edera, con le sue palme protese,
a trattenere un luccicore mite.
Nella mia casa che riscalda,
tu mi parli delle grandi cose
che nessun altro sa.
Lontano,
una gran voce d’acqua
scroscia a parole incomprese
e forse a te benedice,
dolce sorella,
nel nome del mio amore e della tua tristezza,
a te,
ala bianca
della mia esistenza.

Antonia Pozzi – Alpe

Sulla parete strapiombante, ho scorto
una chiazza rossastra ed ho creduto
che fosse sangue: erano licheni
piatti ed innocui. Ma io ne ho tremato.
Eppure, folle lampo di tripudio
e saettante verità sarebbero
un volo e un urto ed un vermiglio spruzzo
di vero sangue. Sì, bello morire,
quando la nostra giovinezza arranca
su per la roccia, a conquistare l’alto.
Bello cadere, quando nervi e carne,
pazzi di forza, voglion farsi anima;
quando, dal fondo d’una fenditura,
il cielo terso pare un’imparziale
mano che benedica (altro…)

Antonia Pozzi – L’erica

Nel prato troppo verde
si dibatte
la nostra inanità convulsa
e si affanna in diastole e sistole di spasimo
incrociando
stormi di monachelle bianche e nere.

Nel bosco
alla mia animalesca irrequietudine
che mordicchia nocciole
tu offri l’erica livida dei morti
e il mio offuscato amore
lustra
lavato d’acido pianto.

Antonia Pozzi – Vertigine

Afferrami alla vita,
uomo. La cengia è stretta.
E l’abisso è un risucchio spaventoso
che ci vuole assorbire.
Vedi: la falda erbosa, da cui balza
questo zampillo estatico di rupi,
somiglia a un camposanto sconfinato,
con le sue pietre bianche.
Io mi vorrei tuffare a capofitto
nella fluidità vertiginosa;
vorrei piombare sopra un duro masso
e sradicarlo e stritolarlo, io,
con le mie mani scarne;
strappare gli vorrei, siccome a croce
di cimitero, una parola sola
che mi desse la luce. E poi berrei
a golate gioiose (altro…)

Antonia Pozzi – Elegia

Sogno, per una tomba, un monumento:
«Un’ombra, alta figura ammantellata,
enigmatica e cupa. Sulle rigide
braccia di lei, riverso, il corpo nudo
d’una fanciulla: ha il capo rovesciato
più in basso dei ginocchi, il collo teso
nel vano sforzo di rialzare il viso,
le labbra semiaperte, gli occhi larghi,
penosi, allucinati, di chi voglia
a ogni costo vedere e non lo possa.
Non si giunge a comprendere se l’ombra
alza o depone il corpo adolescente».
Così; e poi due alberi, lì ai lati,
d’un (altro…)

Antonia Pozzi – Vaneggiamenti

Io l’ho veduto, allora. Tu sonavi
il tuo violino, con la testa bassa:
le ciglia ti segnavano sul viso
due strisce d’ombra. Io vibravo, forse,
insieme con le corde, nei singhiozzi
che l’anima imprimeva alla tua mano
e t’incontravo al sommo delle dita.
O forse ti giocavo sui capelli
insieme con la brezza acre del mare.
Forse m’illanguidivo nei racemi
molli e compatti delle violeciocche.
E un giorno riponesti le tue musiche;
riponesti, piangendo, il tuo strumento:
la Morte te lo avea fasciato stretto
coi (altro…)

Antonia Pozzi – Canto rassegnato

Vieni, mio dolce amico: sulla bianca
e soda strada noi seguiteremo
finché tutta la valle s’inazzurri.
Vieni: è tanto soave camminare
a te d’accanto, anche se tu non m’ami.
C’è tanto verde, intorno, tanto odore
di timo c’è, e sono così ariose,
nell’indorato cielo, le montagne:
è quasi come se anche tu mi amassi.
Arriveremo giù, fino a quel ponte
sorretto dallo scroscio del torrente:
là tu continuerai pel tuo cammino.
Io resterò sul greto, fra i cespugli,
dove l’acqua non giunge, fra le (altro…)

Antonia Pozzi – Flora alpina

Ti vorrei dare questa stella alpina.
Guardala: è grande e morbida. Sul foglio,
pare un’esangue mano abbandonata.
Sbucata dalle crepe di una roccia,
o sui ghiaioni, o al ciglio di una gola,
là si sbiancava alla più pura luce.
Prendila: è monda e intatta. Questo dono
non può farti del male, perché il cuore
oggi ha il colore delle genzianelle.

Antonia Pozzi – Canto Selvaggio

Ho gridato di gioia, nel tramonto.
Cercavo i ciclamini fra i rovai:
ero salita ai piedi di una roccia
gonfia e rugosa, rotta di cespugli.
Sul prato crivellato di macigni,
sul capo biondo delle margherite,
sui miei capelli, sul mio collo nudo,
dal cielo alto si sfaldava il vento.
Ho gridato di gioia, nel discendere.
Ho adorato la forza irta e selvaggia
che fa le mie ginocchia avide al balzo;
la forza ignota e vergine, che tende
me come un arco nella corsa (altro…)

Antonia Pozzi – Lagrime

Bambina, ho visto che stasera hai pianto,
mentre la mamma tua sonava: pochi,
per questo pianto, i tuoi quindici anni.
So che forse noi siamo creature
nate tutte da un’ansia eterna: il mare;
e che la vita, quando fruga e strazia
l’essere nostro, spreme dal profondo
un po’ del sale da cui fummo tratte.
Ma non sono per te le salse lagrime.
Lascia ch’io sola pianga, se qualcuno
suona, in un canto, qualche nenia triste.
La musica: una cosa fonda e trepida
come (altro…)

Antonia Pozzi – Filosofia

Non trovo più il mio libro di filosofia.
Tiravo in carrettino
un marmocchio di otto mesi – robetta molle, saliva, sorrisino -.
Quel che m’ingombrava le mani, l’ho buttato via.

Il fratellino di quel bimbetto,
a due anni, è caduto in una caldaia d’acqua bollente:
in ventiquattro ore è morto, atrocemente.
Il parroco è sicuro che è diventato un angioletto.

La sua mamma non ha voluto andare al cimitero
a vedere dove gliel’hanno sotterrato.
Pei contadini, il lutto è un lusso (altro…)

Antonia Pozzi – Pace

Ascolta:
come sono vicine le campane!
Vedi: i pioppi, nel viale, si protendono
per abbracciarne il suono. Ogni rintocco
è una carezza fonda, un vellutato
manto di pace, sceso dalla notte
ad avvolger la casa e la mia vita.
Ogni cosa, d’intorno, è grande e ombrosa
come tutti i ricordi dell’infanzia.
Dammi la mano: so quanto ha doluto,
sotto i miei baci, la tua mano. Dammela.
Questa sera non m’ardono le labbra.
Camminiamo così: la strada è lunga.
Leggo per un gran tratto nel (altro…)

Antonia Pozzi – Sventatezza

Ricordo un pomeriggio di settembre,
sul Montello. Io, ancora una bambina,
col trecciolino smilzo ed un prurito
di pazze corse su per le ginocchia.
Mio padre, rannicchiato dentro un andito
scavato in un rialzo del terreno,
mi additava attraverso una fessura
il Piave e le colline; mi parlava
della guerra, di sé, dei suoi soldati.
Nell’ombra, l’erba gelida e affilata
mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
le radici succhiavan forse ancora
qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
dal desiderio di scattare fuori,
nell’invadente sole, (altro…)

Antonia Pozzi – Distacco

Tu, partita.
Senza desiderare la parola
che avevo in cuore e che non seppi dire.
Nel vano della porta, il nostro bacio
(lieve, ché ti eri appena incipriata)
quasi spaccato in due da un gran barbaglio
di luce, che veniva dalle scale.
Io rimasta
lungamente al mio tavolo, dinnanzi
a un vecchio ritrattino della mamma,
specchiando fissamente dentro il vetro
i miei occhi febbrili, inariditi.