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Franco Sacchetti – Basso della Penna nell’estremo della morte lascia con nuova forma ogni anno alle mosche un paniere di pere mézze, e la ragione, che ne rende, perché lo fa

Ora verrò a quella novella delle pere mézze, ed è l’ultima piacevolezza del Basso, però che fu mentre che moría. Costui venendo a morte, ed essendo di state, e la mortalità sí grande che la moglie non s’accostava al marito, e ‘l figliuolo fuggía dal padre, e ‘l fratello dal fratello, però che quella pestilenza, come sa chi l’ha veduto, s’appiccava forte, volle fare testamento; e veggendosi da tutti i suoi abbandonato, fece scrivere al notaio che lasciava ch’e’ suoi figliuoli ed eredi dovessino ogni anno il dí di San Jacopo di luglio dare un paniere di tenuta d’uno staio di pere mézze alle mosche, in certo luogo per lui deputato. E dicendo il notaio: “Basso, tu motteggi sempremai”; disse Basso:
– Scrivete come io dico; però che in questa mia malattia io non ho aúto né amico né parente che non mi abbia abbandonato, altro che le mosche. E però essendo a loro tanto tenuto, non crederrei che Dio avesse misericordia di me, se io non ne rendesse loro merito. E perché voi siate certo che io non motteggio, e dico da dovero, scrivete che se questo non si facesse ogni anno, io lascio diredati li miei figliuoli, e che il mio pervenga alla tale religione.
Finalmente al notaio convenne cosí scrivere per questa volta; e cosí fu discreto il Basso a questo piccolo animaluzzo.
Non istante molto, e venendosi nelli stremi, che poco avea di conoscimento, andò a lui una sua vicina, come tutte fanno, la quale avea nome Donna Buona, e disse:
– Basso, Dio ti facci sano; io sono la tua vicina monna Buona.
E quelli con gran fatica guata costei, e disse che appena si potea intendere:
– Oggimai, perché io muoia, me ne vo contento, ché ottanta anni che io sono vissuto mai non ne trovai alcuna buona.
Della qual parola niuno era d’attorno che le risa potesse tenere, e in queste risa poco stante morí.
Della cui morte io scrittore, e molti altri che erano per lo mondo, ne portorono dolore, però che egli era uno elemento a chi in Ferrara capitava. E non fu grande discrezione la sua verso le mosche? Sanza che fu una grande reprensione a tutta sua famiglia; ché sono assai che abbandonano in cosí fatti casi quelli che doverrebbono mettere mille morti per la loro vita, e tale è il nostro amore che non che li figliuoli mettessino la vita per li loro padri, ma gran parte desiderano la morte loro, per essere piú liberi.

Franco Sacchetti – Basso della Penna fa un convito, là dove, non mescendosi vino, quelli convitati si maravigliono, ed egli gli chiarisce con ragione, e non con vino

Questo Basso (ed è la seconda novella di quelle che io proposi in queste di sopra) in questi due mesi di sopra contati, ne’ quali era già febbricoso del male che poi morío, parve che volesse fare la cena come fece Cristo co’ discepoli suoi; e fece invitare molti suoi amici, che la tal sera venissono a mangiare con lui. La brigata tutta accettoe; e giunti la sera ordinata, essendo molto bene apparecchiate le vivande, postisi a tavola, e cominciando a mangiare, gli bicchieri si stavono, che nessuno famiglio metteva vino.
Quando quelli che erano a mensa furono stati quanto poteano, dicono a’ famigli:
– Metteteci del vino.
Gli famigli, come aombrati, guardano qua e là, e rispondono:
– E’ non c’è vino.
Di che dicono che ‘l dicano al Basso, e cosí fanno; onde il Basso si fa innanzi, e dice:
– Signori, io credo che voi vi dovete ricordare dell’invito che vi fu fatto per mia parte: io vi feci invitare a mangiare meco, e non a bere, però che io non ho vino che io vi desse, né che fosse buono da voi, e però chi vuol bere, si mandi per lo vino a casa sua, o dove piú li piace.
Costoro con gran risa dissono che ‘l Basso dicea il vero, mandando ciascuno per lo vino, se vollono bere.
Il Basso fu loico anco qui, ma questa non fu loica con utile, se non che risparmiò il vino a questo convito; ma se volea risparmiare in tutto, era migliore loica a non gli avere convitati, che arebbe risparmiato anco le vivande; ma e’ fu tanta la sua piacevolezza che volle e fu contento che gli costasse per usare questo atto.

Franco Sacchetti – Basso della Penna a certi forestieri, che domandorono lenzuola bianche, le dà loro sucide, ed eglino dolendosi, prova loro che l’ha date bianche

Questa pera mézza, con la quale il Basso fece cosí bene i fatti suoi, mi reduce a memoria un’altra novella di pere mézze, fatta già per lo detto Basso, nella quale si dimostra apertamente che insino nell’ultimo della sua morte fu piacevolissimo. Ma innanzi che venisse a questo, io dirò due novellette, che fece in meno di due mesi anzi che morisse, avendo continuo o terzana o quartana, che poi lo indusse a morte.
A Ferrara arrivorono alcuni Fiorentini all’albergo suo una sera, e cenato che ebbono, dissono:
– Basso, noi ti preghiamo che tu ci dia istasera lenzuola bianche.
Basso risponde tosto, e dice:
– Non dite piú, egli è fatto.
Venendo la sera, andandosi al letto, sentivano le lenzuola non essere odorose, ed essere sucide. La mattina si levavono, e diceano:
– Di che ci servisti, Basso, che tanto ti pregammo iersera che ci dessi lenzuola bianche, e tu ci hai dato tutto il contrario?
Disse il Basso:
– O questa è ben bella novella; andiamole a vedere.
E giunto in camera caccia in giú il copertoio, e volgesi a costoro e dice:
– Che son queste? son elle rosse? son elle azzurre? son elle nere? non son elle bianche? Qual dipintore direbbe ch’elle fossono altro che bianche?
L’uno de’ mercatanti guatava l’altro, e cominciava a ridere dicendo che ‘l Basso avea ragione, e che non era notaio che avesse scritto quelle lenzuola essere d’altro colore che bianche. E con queste piacevolezze tirò gran tempo tanto a sé la gente che non si curavono di letto né di vivande.
E questa è una loica piacevole, che sta bene a tutti gli artieri, e massimamente agli albergatori, a’ quali molti e di diversi luoghi vengono alle mani. Questa novelletta ha fatti molti, che l’hanno udita, savii; e io scrittore sono uno di quelli che giugnendo a uno albergo, volendo lenzuola nette, addomando che mi dea lenzuola di bucato.

Franco Sacchetti – Basso della Penna inganna certi Genovesi arcatori, e a un nuovo giuoco vince loro quello ch’egli avevano

Come questo giovene acquistò puramente, e con grande simplicità, le lire cinquanta, cosí con grande astuzia il piacevol uomo Basso della Penna, raccontato a drieto, in questa novella vinse a un nuovo giuoco piú di lire cinquanta di bolognini. A questo Basso capitorono all’albergo suo a Ferrara certi Genovesi che andavano arcando con certi loro giuochi; e ‘l Basso, avendo compresa la loro maniera, un giorno innanzi desinare si mise allato lire venti di bolognini d’ariento e una pera mézza, ché era di luglio, considerando che dopo desinare, lavate le mani, in su la sparecchiata tavola d’arcare loro, e cosí fece. Ché avendo desinato, ed essendo con loro ragionamenti alla mensa sparecchiata, disse il Basso:
– Io voglio fare con voi a un giuoco che non ci potrà avere malizia alcuna.
E mettesi mano in borsa, e trae fuori bolognini, e dice:
– Io porrò a ciascun di noi uno bolognino innanzi su questa tavola, e colui, a cui sul suo bolognino si porrà prima la mosca, tiri a sé i bolognini che gli altri averanno innanzi.
Costoro cominciorono con gran festa ad essere contenti di questo giuoco, e parea loro mill’anni che ‘l Basso cominciasse. Il Basso, come reo, si mette il bolognino sotto con le mani tra gambe sotto la tavola, dove elli avea una pera mézza: e venendo a porre a ciascuno il bolognino innanzi, quello che dovea porre a sé ficcava nella pera mézza, onde la mosca continuo si ponea sul suo bolognino, salvo che delle quattro volte l’una ponea quello della pera dinanzi a uno di loro, acciò che vincendo qualche volta non si avvedesseno della malizia.
E pur cosí continuando, cominciorono a pigliare sospetto, parendo loro troppo perdere, e dissono:
– Messer Basso, noi vogliamo mettere i bolognini uno di noi.
Disse il Basso:
– Io sono molto contento, acciò che non prendiate sospetto.
Allora uno di loro co’ suoi bolognini asciutti e aridi, che non aveano forse mai tocca pera mézza, cominciò mettere a ciascuno il suo bolognino. Il Basso lasciava andare sanza malizia alcuna volta che vincessino; quando volea vincere elli, e ‘l bolognino gli era posto innanzi, spesse volte il polpastrello del dito toccava il mézzo della pera, e mostrando di acconciare il bolognino che gli era messo innanzi, lo toccava con quel dito, onde la mosca subito vi si ponea, benché gli bisognava durare poca fatica, però che le hanno naso di bracchetto e volavano tutte verso il Basso, sentendo la pera mézza, e ancora il luogo su la tavola dinanzi da lui, dove di prima il bolognino unto del Basso avea lasciato qualche sustanzia; e cosí provando or l’uno or l’altro dei Genovesi, non poterono tanto fare che ‘l Basso non vincesse loro lire cinquanta di bolognini con una fracida pera, onde gli arcatori furono arcati, come avete udito.
E molte volte interviene che son molti che con certe loro maliziose arti stanno sempre avvisati d’ingannare, e di tirare l’altrui a loro, e hanno tanto l’animo a quello che non credono che alcun altro possa loro ingannare, e non vi pongono cura.
Se facessono la ragione del compagno, il quale molte volte non è cieco, non interverrebbe loro quello che intervenne a costoro; però che spesse volte l’ingannatore rimane a piede dell’ingannato.