Archivi tag: Carducci

Alfredo Panzini – L’evoluzione di Giosuè Carducci

EText-No. 41257
Title: L’evoluzione di Giosuè Carducci
Author: 1863;Panzini, Alfredo;1939
Language: Italian
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EText-No. 41257
Title: L’evoluzione di Giosuè Carducci
Author: 1863;Panzini, Alfredo;1939
Language: Italian
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EText-No. 41257
Title: L’evoluzione di Giosuè Carducci
Author: 1863;Panzini, Alfredo;1939
Language: Italian
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EText-No. 41257
Title: L’evoluzione di Giosuè Carducci
Author: 1863;Panzini, Alfredo;1939
Language: Italian
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EText-No. 41257
Title: L’evoluzione di Giosuè Carducci
Author: 1863;Panzini, Alfredo;1939
Language: Italian
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EText-No. 41257
Title: L’evoluzione di Giosuè Carducci
Author: 1863;Panzini, Alfredo;1939
Language: Italian
Link: 4/1/2/5/41257/41257-8.zip

Giosuè Carducci – E voi, se fia che l’imminente possa

E voi, se fia che l’imminente possa
Deprechiate e del fato empio le guerre,
Voi non avrete a cui regger si possa
Vostra vecchiezza quando orba si atterre.

Soli del figliuol vostro in su la fossa
Quel dí che i dolorosi occhi vi serre
Aspetterete. O forse no. Son l’ossa
Sparse de’ nostri per diverse terre.

Oh, che il dí vostro d’atre nubi pieno
Non tramonti in procella! oh, che il diletto
Capo si posi ad un fidato seno!

Io chiamo invano (altro…)

Giosuè Carducci – Te gridi vil quei che piegò la scema

Te gridi vil quei che piegò la scema
Alma sotto ogni danno ed a l’ostile
Possa adulò, pago a cessar l’estrema
Liberatrice d’ogni cor gentile:

Te gridi vile il mondo, il mondo vile
Che muor di febbre su le piume, e trema,
Pur franto da la lunga età senile,
In conspetto a la sacra ora suprema.

Ben te, o fratel, di ricordanza pia
Proseguirà qual cor senta i funesti
Regni del fato e il viver nostro orrendo,

Te che di sangue spazïosa (altro…)

Giosuè Carducci – E tu, venuto a’ belli anni ridenti

E tu, venuto a’ belli anni ridenti
Quando a la vita il cor piú si disserra.
Contendi al fato il prode animo, e in terra
Poni le membra di vigor fiorenti.

Ahi, ahi fratello mio! Deh, quanta guerra
Di mesti affetti e di pensier frementi
Te su gli occhi de’ tuoi dolci parenti
Spingeva ad affrettar pace sotterra!

Or teco posa il tuo dolor. Né il viso
Piú de la madre e non la donna cara
O il fratel giovinetto o (altro…)

Giosuè Carducci – Cara benda che in van mi contendesti

Cara benda che in van mi contendesti
Nera il candido sen d’Egeria mia,
Spoglia già glorïosa, or ne’ dí mesti
De le gioie che fûr memoria pia:

Tu sol di tanto amore oggi mi resti,
E l’inganno mio dolce anche pería;
Ond’io te stringo al nudo petto, e questi
Freddi baci t’imprimo. Ahi, ma la ria

Fiamma pur vive e pur divampa orrenda
E tu su ‘l cor, tu su ‘l mio cor ti stai
Quasi face d’inferno, o lieve benda.

Deh, (altro…)

Giosuè Carducci – E degno è ben, però ch’a te potei

E degno è ben, però ch’a te potei,
Lasso!, chinar l’ingegno integro eretto,
S’ora in gioco tu volgi, e lieto obietto
L’ire, o donna, ti sono e i dolor miei.

Io quel dí che mie voglie a te credei
Pur vagheggiando accuso; e strappo e getto
Tua terribile imagine dal petto
In van: tu meco, erinni mia tu sei.

Ahi donna! ne le miti aure è il sorriso
Di primavera, e il sole è radïante,
E il verde pian del lume (altro…)

Giosuè Carducci – Deh, chi mi torna a voi, cime tirrene

Deh, chi mi torna a voi, cime tirrene
Onde Fiesole al pian sorride e mira?
Deh, chi mi posa sotto l’ombre amene
Ove un rio piange e molle il vento spira?

Oh, viva io là fuor di timore e spene,
Lontan rugghiando de’ miei fati l’ira!
L’erbe il ciel l’onde ivi d’amor son piene,
E ne l’aure odorate amor sospira.

A te il suolo beato eterni fiori
Sommetterebbe, Egeria; e d’ombre sante
Proteggerebbe un lauro i nostri amori.

Ivi queto morrei. Tu (altro…)

Giosuè Carducci – Nè mai levò sí neri occhi lucenti

Nè mai levò sí neri occhi lucenti
Saffo i preghi cantando a Citerea,
Quando nel petto e per le vene ardenti
A lei sí come nembo amor scendea;

Né désti mai sí molli chiome a’ venti,
Corinna, tu sovra l’arena elea,
Quando sotto le corde auree gementi
Fremeati il seno e a te Grecia tacea:

Sí come or questa giovinetta bella
Tremanti di desio gli umidi rai
E del crin la fulgente onda raccoglie,

In quel che dolce guarda, e la favella,
Qual (altro…)

Giosuè Carducci – La mietitura del turco – Il Turco miete. Eran le teste armene

Atene, 14 giugno – I turchi incomincia-
rono a mietere in Tessaglia e continuano
a saccheggiare. (Disp. telegr.).

Il Turco miete. Eran le teste armene
Che ier cadean sotto il ricurvo acciar:
Ei le offeriva boccheggianti e oscene
A i pianti de l’Europa a imbalsamar.

Il Turco miete. In sangue la Tessaglia
Ch’ei non arava or or gli biondeggiò:
– Aia – diss’ei – m’è il campo di battaglia,
E frustando i giaurri io trebbierò -.

Il Turco miete. E al morbido (altro…)

Giosuè Carducci – La Chiesa di Polenta – Agile e solo vien di colle in colle

Agile e solo vien di colle in colle
quasi accennando l’ardüo cipresso.
Forse Francesca temprò qui li ardenti
occhi al sorriso?

Sta l’erta rupe, e non minaccia: in alto
guarda, e ripensa, il barcaiol, torcendo
l’ala de’ remi in fretta dal notturno
Adrïa: sopra

fuma il comignol del villan, che giallo
mesce frumento nel fervente rame
là dove torva l’aquila del vecchio
Guido covava.

Ombra d’un fiore è la beltà, su cui
bianca farfalla poesia volteggia:
eco di tromba che si perde a valle
è la (altro…)

Giosuè Carducci – Sabato Santo per il natalizio di M. G. – Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia

Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia
per la cerula effusa chiarità de l’aprile

cantano le campane con onde e volate di suoni
da la città su’ poggi lontanamente verdi!

Da i superati inferni, redimito il crin di vittoria,
candido, radïante, Cristo risorge al cielo:

svolgesi da l’inverno il novello anno, e al suo fiore
già in presagio la messe già la vendemmia ride.

Ospite nova al mondo, son oggi vent’anni, Maria,
tu t’affacciasti; e i primi tuoi vagiti (altro…)

Giosuè Carducci – In riva al Lys – A piè del monte la cui neve è rosa

A S. F.

A piè del monte la cui neve è rosa
In su ‘l mattino candido e vermiglio,
Lucida, fresca, lieve, armonïosa
Traversa un’acqua ed ha nome dal giglio.

Io qui seggo, Ferrari, e la famosa
Riva d’Arno ripenso e il tuo consiglio;
E di por via la piccioletta prosa
E altamente cantar partito piglio.

Ma il Lys m’avvisa – Al nulla si confonde
Questo mio canto, e non se ne rammarca;
Pur di tanto maggior vena s’effonde. –

Ond’io, la fronte (altro…)

Giosuè Carducci – La libertà perpetua di San Marino

I.
Sia fausto e glorioso ai figli e nepoti lontani come a noi è sacro e felice questo giorno nel quale apriamo alla solennità degli officii la sede nova della repubblica. Mentre genti e governi d’Europa ondeggiano in tempesta di pensieri, d’eventi, d’aspettazioni; mentre un sordo brontolio sotterraneo par minacciare le fondamenta stesse della civiltà: questo palazzo, disegnato murato adornato secondo l’arte dei padri, noi con le memorie di quindici secoli accomandiamo (altro…)

Giosuè Carducci – Adolescenza e gioventù poetica del Foscolo

I.

In questa edizione le poesie del Foscolo, liriche e satiriche, originali e tradotte, edite e inedite, con varianti e illustrazioni d’ogni maniera, tengono 485 pagine; e sono distribuite in quattro parti: 1) pubblicate da esso l’autore, 2) frammenti del carme alle Grazie, 3) postume e traduzioni, da quella in fuori dell’Iliade, 4) giovanili. Sta innanzi in CCXXVI pagine la prefazione del Chiarini, che dà di esse poesie la storia interna ed (altro…)

Giosuè Carducci – La Dora – Memorie di Giuseppe Regaldi

I.

Francamente, io preferisco la prosa del Diderot, per un esempio, a quella dello Chateaubriand, e di gran lunga poi il Voltaire al Lamartine. Ma a dirne la ragione mi troverei un po’ sgomento; tanto ella è semplice, che ai gran tiratori di formole risica di non parere né meno una ragione: in somma, è che io amo la poesia in poesia e in prosa la prosa. Cosí che, quando veggo di (altro…)

Giosuè Carducci – Il buco nel muro di Francesco Domenico Guerrazzi

Se alcuno, gittando gli occhi su tale argomento di appendice letteraria in un giornale stato sempre avverso ai procedimenti politici di F. D. Guerrazzi, se ne ripromettesse una fitta d’allusioni maligne o di volgarità invereconde, quegli s’ingannerebbe a partito. Di molte cose è ignorante chi scrive la presente appendice; ma questo non ignora, questo fermamente crede e liberamente professa: che lo scrittore, il quale pur essendo di pochissime facoltà rispetta in (altro…)

Giosuè Carducci – Per il Classicismo e il Rinascimento

Lodiamo di buon animo i buoni pensieri ne’ due scritti del dott. C., intitolati I beni della letteratura e I mali della lingua latina, intorno agli offici delle lettere e dei letterati, intorno alle pessime condizioni dell’educazione letteraria qual fu e qual è in parte ancora fra noi e alla necessità di una educazione piú veramente civile.
Ma noi amiamo e desideriamo il vero in tutto e per tutto: noi, abborrendo dalle (altro…)

Giosue’ Carducci – Lettera a Maria Pezze’-Pascolato

“Carissima Signora,
“Tra le tante cose di cui vo debitore alla signora Astrid Ahnfelt metto ora per prima la idea che ha ispirato in Lei di mandarmi in dono le novelle di Andersen. Qualche cosa ne avea intravvisto in una traduzione tedesca; ma ora ne gusto la fantasia nativa e profonda, la grazia e l’andamento tutto poetico tra mesto e sereno.
“Io non so nulla di danese, ma giuro che la sua traduzione (altro…)

Giosuè Carducci – L’Aminta e la vecchia poesia pastorale

I

L’Aminta è un portento: portento vivo d’armonia tra l’ispirazione e l’espressione e l’impressione rispondentisi negli effetti, che è il sommo nell’arte della poesia riflessa: portento storico nella spirituale continuità della poesia italiana, perché venne al momento opportuno, chiudendo il lavoro della imitazione perennemente innovante e trasformante del Rinascimento e aprendo nella idealizzazione, se può dirsi, della sensualità voluttuosamente malinconica l’età della musica, la quale nel regno della fantasia e dell’arte doveva (altro…)