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Vittoria Colonna – Se dal dolce pensier riscuoto l’alma

Se dal dolce pensier riscuoto l’alma
Per bassi effetti dell’umana vita,
Riman dal primo suo corso smarrita
Qual nave giunta in perigliosa calma.
Or come avvien che questa grave salma
Lei sì leggiera, sì presta e spedita,
Ritiri in terra, essendo in ciel unita
Con la sua luce glorïosa ed alma?
Se lì s’appaga, si nodrisce e vive,
E l’abitar in questo carcer sempre
Le saria lunga dura e viva morte?
Com’è che ‘l minor nostro il maggior prive
Del vero oggetto? e (altro…)

Vittoria Colonna – La ragion, ch’assai tempo prima volse

La ragion, ch’assai tempo prima volse
All’amata mia luce i miei pensieri,
Dovrebbe or di fallaci in certi e veri
Ridurli, e me nel grado onde mi tolse.
Ella fu che ne’ bei lacci m’avvolse
Non mica i sensi semplici e leggieri;
Chè non sarebber or quei nodi intieri
Che a lor simíl giammai morte non sciolse.
Ella mi fe seguir gli ardenti lumi,
Spregiando libertate, e ‘n quel bel stato
Passar con dolce speme i giorni amari.
Ma or che vede (altro…)

Vittoria Colonna – Primo sacro splendor ch’unito insieme

Primo sacro splendor ch’unito insieme
Del vero sol l’esempio a noi dimostri,
Chi ti contempla nei beati chiostri
Giunto al fin del desio lascia la speme.
Nè laccio il lega più, nè duolo il preme,
Fuor della rete degl’inganni nostri;
E tu, ch’a par del più bel lume giostri,
Spirto ch’ancora il mondo adora e teme,
Qual grado eccelso o pur qual gloria immensa
All’alta tua virtù destina il cielo?
Come t’interni in la divina luce?
Giusta man degni premii ivi dispensa;
Fu (altro…)

Vittoria Colonna – Fiammeggiavano vivi i lumi chiari

Fiammeggiavano vivi i lumi chiari,
Ch’accendon di valor gli alti intelletti;
L’anime gloriose e i spirti eletti
Davan ciascuno a prova i don più cari.
Non fur le grazie parche e i cieli avari:
Gli almi pianeti in propria sede eretti
Mostravan lieti quei benigni aspetti,
Che instillan le virtù nei cor più rari.
Più chiaro giorno non aperse il sole:
S’udian per l’aere angelici concenti:
Quanto volse natura all’opra ottenne.
Col sen carco di gigli e di viole
Stava la terra, e (altro…)

Vittoria Colonna – Quanti dolci pensieri, alti disiri

Quanti dolci pensieri, alti disiri
Nodriva in me quel sol che d’ogn’ intorno
Sgombrò le nubi, e fe qui chiaro il giorno,
Ch’or tenebroso scorgo ovunque io miri!
Soave il lagrimar, grati i sospiri
Mi rese in questo suo breve soggiorno;
Chè al parlar saggio ed allo sguardo adorno
S’acquetavano in parte i miei martíri.
Veggio or spento il valor, morte e smarrite
L’alme virtuti, e le più nobil menti
Per lo danno comun meste e confuse.
Al suo sparir dal mondo (altro…)

Vittoria Colonna – Mentre l’aura amorosa e ‘l mio bel lume

Mentre l’aura amorosa e ‘l mio bel lume
Fean vago il giorno e l’aer chiaro e puro
Con largo volo, per cammin securo
Cercai d’alzarmi anch’io con queste piume.
La luce sparve e ‘l mio primo costume
Lasciar convenne: or più non m’assicuro:
Chè ‘l sentier intricato e ‘l cielo oscuro
Non ho chi m’apra e non ho chi m’allume.
Spento è il vigor che pria sostenne l’ale;
Onde al desio che la speranza atterga,
Convien che senza guida indarno s’erga.
Rimane (altro…)

Vittoria Colonna – Qual più pregiato o più raro lavoro

Qual più pregiato o più raro lavoro
Adorno di smeraldo o d’adamante
Sarà, che degnamente serbi e ammante
Del sacro cener tuo l’alto tesoro?
Anima bella, al più beato coro
Del ciel gradita, le lagrime tante
Ch’io spargo vedi; poi che le tue sante
Membra non chiudo in puro argento ed oro.
Ma i chiari spirti e i nobili intelletti
Che seguiranno i tuoi lodati esempi,
Mentre i mortali avran gloria ed onore,
Con lunga istoria nei profondi petti
Faran del nome tuo (altro…)

Vittoria Colonna – Or sei pur giunto al fine, o spirto degno

Or sei pur giunto al fine, o spirto degno,
Del tuo sempre d’onor desire acceso;
Or hai lasciato quel noioso peso
Ch’avesti tanto alteramente a sdegno!
Era a te il cielo un solo e vero segno,
U’ sei per gradi di valor asceso;
Nè fu qui al tuo desir giammai conteso
Quel ch’or vedi là su nel santo regno.
Col lume di virtù, nel lume eterno
Levasti gli occhi sovra ‘l mortal velo,
Spronando la ragion, frenando i sensi.
Se non ti (altro…)

Vittoria Colonna – Quando morte disciolse il caro nodo

Quando morte disciolse il caro nodo
Che il cielo avvinse la natura e amore,
Tolse agli occhi l’obietto e il cibo al core,
Ma strinse l’alme in più congiunto modo.
Questo è quel laccio ond’io mi pregio e lodo,
Che mi trae fuor d’ogni mondano errore;
E mi tien nella via ferma d’onore,
Ove de’ miei desir cangiati godo.
Sterili i corpi fur, l’alme feconde,
Chè il suo valor lasciò raggio sì chiaro,
Che sarà lume ancor del nome mio.
Se d’altre (altro…)

Vittoria Colonna – Di gravosi pensier la turba infesta

Di gravosi pensier la turba infesta
Così combatte la mia miser’alma,
Che ‘l viver lungo e la terrena salma
Prova più grave sempre e più molesta.
E la cagion ch’al mio scampo si presta
Fu già, che d’ogni affanno chiara palma
Mi porse, or nella luce altera ed alma,
Si gode, e lascia me dogliosa e mesta.
Tempo ben fora, che dal martír vinta,
O dal soccorso suo chiamata al cielo,
Avesser fin sì lungi e amari giorni,
La propria man dal (altro…)

Vittoria Colonna – Quanto s’interna al cor più d’anno in anno

Quanto s’interna al cor più d’anno in anno
Quest’antica mia piaga, men m’offende;
Già mi tolse la pace, or me la rende
Quel bel principio ch’è rimedio e danno.
L’alta fatica sua, l’utile inganno
Invaghisce più ognor l’alma, che attende
Solo a seguirlo; e dell’error ch’intende
S’appaga e vive lieta in dolce affanno.
E la ragion che prima il duol raffrena
E lega i sensi poi, fa ch’ella sciolta
Vola con l’alto mio pensiero insieme.
E mentre in grembo a lor sen (altro…)

Vittoria Colonna – Amor, tu sai che mai non torsi il piede

Amor, tu sai che mai non torsi il piede
Dal carcer tuo soave, nè disciolsi
Dal dolce giogo il collo, nè ti tolsi
Quanto dal primo dì l’alma ti diede.
Tempo non cangiò mai l’antica fede;
Il nodo è stretto ancor com’io l’avvolsi;
Nè per l’amaro frutto ch’ognor colsi,
L’alta cagion men cara al cor mi riede.
Visto hai quanto in un petto fido ardente
Può far quel caro tuo più acuto dardo,
Contro del cui poter morte non valse,
Fa omai (altro…)

Vittoria Colonna – Di così nobil fiamma amor mi cinse

Di così nobil fiamma amor mi cinse,
Che poco apprezza il trapassar dell’ore,
E col suo dolce, casto e santo ardore;
Ogni altra nel mio petto altera estinse.
Ricco legame al bel giogo m’avvinse,
Tal che disdegna umil catena il core;
Nè più speranza vuol nè più timore;
L’arse un incendio, un sol nodo lo strinse.
Scelto dardo pungente all’arco tese
Che fe la piaga, ch’or serbo immortale,
Per schermo contra ogni amoroso impaccio.
Amor le faci spense ove l’accese,
L’arco spezzò all’avventar (altro…)

Vittoria Colonna – Quand’io dal caro scoglio miro intorno

Quand’io dal caro scoglio miro intorno
La terra e ‘l ciel nella vermiglia aurora,
Quante nebbie nel cor son nate, allora
Scaccia la vaga vista e ‘l chiaro giorno.
S’erge il pensier col sole; ond’ io ritorno
Al mio che ‘l ciel di maggior luce onora,
E da quest’altro par ch’ad ora ad ora
Richiami l’alma al suo dolce soggiorno.
Per l’esempio d’Elia, non con l’ardente
Celeste carro, ma col proprio aurato
Venir se ‘l finge l’amorosa mente,
A cangiarne l’umíl doglioso (altro…)

Vittoria Colonna – Come non depos’io la mortal salma

Come non depos’io la mortal salma
Al miglior tempo? e come in questa vita,
Anzi morte, restò sola e smarrita
L’alma al partir dell’altra mia ver alma?
Potea prendere in ciel ben ricca palma
Col gran merto di lei, ch’è a Dio gradita,
Coprendo gli error suoi nell’ infinita
Sua bella luce glorïosa ed alma.
Chè come fui felice qui, beata
Starei lassù, e d’ogni affanno sciolta
Dai raggi del mio sol tutta coverta.
Che temev’io con la mia scorta armata
Il dubbio (altro…)

Vittoria Colonna – Cara unïon, che in sì mirabil modo

Cara unïon, che in sì mirabil modo
Fosti ordinata dal Signor del Cielo,
Che lo spirto divino e l’uman velo
Legò con dolce ed amoroso nodo;
Io (benchè lui di sì bell’opra lodo)
Pur cerco, e ad altri il mio pensier non celo,
Sciorre il tuo laccio; nè più a caldo o gelo
Serbarti, poi che qui di te non godo:
Chè l’alma, chiusa in questo carcer rio,
Come nemico l’odia: onde smarrita
Nè vive qui, nè vola ove desia.
Quando sarà (altro…)

Vittoria Colonna – Mentre un pensier dall’altre cure sciolto

Mentre un pensier dall’altre cure sciolto
Con l’alma del comun danno si lagna,
Sì largo pianto il triste sen mi bagna,
Che forma un fonte il vivo umor raccolto;
Ove, come in un specchio, il suo bel volto
Rimiro, onde le lagrime ristagna
Quel piacer, che dall’altro mi scompagna:
Ma nè questi nè quel m’appaga molto.
La grata vista il lagrimar affrena,
E rimangon sì caldi i miei sospiri,
Ch’asciugan del già scorso pianto l’onde.
Se ciò non fusse, per la dolce (altro…)

Vittoria Colonna – Gli alti trofei, le gloriose imprese

Gli alti trofei, le gloriose imprese,
Le ricche prede, i trionfali onori
E le corone di sacrati allori,
Tenner le voglie già di laude accese.
Poichè l’eterno sol ne fe palese
Altra vita immortal, di santi ardori
S’infiammâr l’alme, e ne’ più saggi cori
Le vere glorie fur più certo intese.
E il mio bel nume in un soggetto solo
D’eterna fiamma ornò la bella spoglia,
E di foco divino accese l’alma.
Con opre conte all’uno e all’altro polo
Qui fra noi contentò (altro…)

Vittoria Colonna – A Carlo V – Nel mio bel sol la vostra aquila altera

Nel mio bel sol la vostra aquila altera
Fermando gli occhi, alla più alta meta
Sarebbe giunta: chè superba e lieta
Doppiava i vanni a quell’ardente spera.
Ma or che il lume suo mirar non spera
(Che nube spessa ne lo copre e vieta);
Vedete come il desio primo acqueta;
Chè ‘l volo audace suo non è qual era.
Le vittorie, i trofei di tante imprese
Riportati con gloria a lui d’intorno,
Fan la notte fuggir che gli altri adombra,
Più s’aprì (altro…)

Vittoria Colonna – Mentre scaldò ‘l mio sol questo emispero

Mentre scaldò ‘l mio sol questo emispero,
Qual occhio fu da troppa luce offeso,
E qual da invidia tinto, onde conteso
A lor fu sempre il puro raggio intero.
Or c’ha lasciato il mondo freddo e nero,
D’onesta voglia ogn’altro spirto acceso
L’adora, e molti han con lor danno inteso,
Che ‘l proprio error non li scoperse il vero.
La morte fama al suo valore aggiunge,
E il tempo avaro che i bei nomi asconde,
Quella dal suo velen serba e (altro…)