Archivi tag: da

Leonardo da Vinci – Scritti letterari

PENSIERI

1. DE ANIMA. Il moto della terra contro alla terra ricalcando quella, poco si move le parte percosse. L’acqua percossa dall’acqua fa circuli dintorno al loco percosso. Per lunga distanzia la voce infra l’aria. Più lunga infra ‘l foco. Più la mente infra l’universo. Ma perché l’è finita non s’astende infra lo ‘nfinito.

2. FACCIÀNO NOSTRA VITA COLL’ALTRUI MORTE. In nella cosa morta riman vita dissensata, la quale ricongiunta alli stomaci de’ (altro…)

Leonardo da Vinci – Aforismi

Ciò che non ha termine non ha figura alcuna

Data la causa, la natura opera l’effetto nel più breve modo che operar si possa

Ogni azione fatta dalla natura non si pò fare con più brieve modo co’ medesimi mezzi. Date le cause la natura partorisce li effetti per i più brievi modi che far si possa.

Sì come ogni regno in sé diviso è disfatto, così ogni ingegno diviso in diversi (altro…)

Folgore da San Gimignano – Cosí faceste voi o guerra o pace

Cosí faceste voi o guerra o pace,
guelfi, sí come siete in devisione,
ché in voi non regna ponto di ragione,
lo mal pur cresce e ‘l ben s’ammorta e tace.

E l’uno contra l’altro isguarda e spiace
lo suo essere e stato e condizione;
fra voi regna il pugliese e ‘l Ganellone,
e ciascun soffia nel fuoco penace.

Non vi ricorda di Montecatini,
come le mogli e le madri dolenti
fan vedovaggio per gli ghibellini?

E babbi, frati, figliuoli e parenti,
e (altro…)

Folgore da San Gimignano – Guelfi, per fare scudo delle reni

Guelfi, per fare scudo delle reni,
avete fatto i conigli leoni,
e per ferir sí forte di speroni,
tenendo vòlti verso casa i freni.

E tal perisce in malvagi terreni,
che vincerebbe a dar con gli spontoni;
fatto avete le púpule falconi,
sí par che ‘vento ve ne porti e meni.

Però vi do conseglio che facciate
di quelle del pregiato re Roberto,
e rendetevi in colpa e perdonate.

Con Pisa ha fatto pace, quest’è certo;
non cura delle carni malfatate
che son remase (altro…)

Folgore da San Gimignano – Amico caro, non fiorisce ogni erba

Amico caro, non fiorisce ogni erba,
né ogni fior che par, frutto non porta;
e non è vertudiosa, ogni verba,
né ha vertú ogni pietra ch’è orta;

e tal cosa è matura e pare acerba,
e tal se par doler che se conforta;
ogni cera che par, non è soperba,
cosa è che getta fiamma e che par morta.

Però non se convien ad uomo saggio
volere adesso far d’ogn’erba fasso,
né d’ogni pietra caricarsi ‘l dosso,

né voler trar d’ogni parola (altro…)

Folgore da San Gimignano – Quando la voglia segnoreggia tanto

Quando la voglia segnoreggia tanto,
che la ragion non ha poter né loco,
ispesse volte ride l’uom di pianto
e di grave doglienza mostra gioco;

e ben seria di buon savere affranto
chi fredda neve giudicasse fòco;
simil son que’, che gioi’ mostrano e canto
di quel, onde doler devriano un poco.

Ma ben si può coralmente dolere
chi sommette ragione a voluntade
e segue senza freno suo volere;

che non è già sí ricca podestade
com’ se medesmo a dritto mantenere,
seguire pregio, (altro…)

Folgore da San Gimignano – Fior di virtú sí è gentil coraggio

Fior di virtú sí è gentil coraggio,
e frutto di virtú sí è onore,
e vaso di virtú sí è valore
e nome di virtú è uomo saggio;

e specchio di virtú non vede oltraggio
e viso di virtú, chiaro colore,
ed amor di virtú, buon servitore,
e dono di virtú, dolce lignaggio.

E letto di virtú è conoscenza,
e seggio di virtú, amor leale,
e poder di virtú è sofferenza;

e opera di virtú, esser leale,
e braccio di virtú, bella accoglienza:
tutta (altro…)

Giacomo Leopardi – Frammento apocrifo di Stratone da Lampsaco

PREAMBOLO

Questo Frammento, che io per passatempo ho recato dal greco in volgare, è tratto da un codice a penna che trovavasi alcuni anni sono, e forse ancora si trova, nella libreria dei monaci del monte Athos. Lo intitolo Frammento apocrifo perché, come ognuno può vedere, le cose che si leggono nel capitolo della fine del mondo, non possono essere state scritte se non poco tempo addietro; laddove Stratone da Lampsaco, filosofo (altro…)

Ugo da Massa Conte di Santafiora, Eo maladico l’ora che ‘n promero

Eo maladico l’ora che ‘n promero
amai, che fue per mia disaventura,
ca sì coralemente ch’io ne pero
innamorai, tanto ci misi cura.
E nullo amante trovo, assai lo chero,
che s’asimigli de la mia natura,
c’Amore è ‘n meve tutto, e ò pensero
che s’altri n’à neente, che mi ‘l fura.
Amore ed eo sen tutt’una parte
ed avemo un volero e[d] un[o] core
e, s’eo non fosse, Amore non seria.
E non pensate ch’eo ‘l dica per arte,
ma certamente è (altro…)

Ugo da Massa Conte di Santafiora, Amore fue invisibole criato

Amore fue invisibole criato,
però invisibol ven la ‘namoranza,
chè null’omo lo sente prim’è nato,
quando s’aprende tutt’à sot[t]iglianza
chè ‘n meve sede e ven dissimulato.
Mas ciò ch’è detto, c’ave in sè pos[s]anza,
natura li consente, ed ègli dato
come lociore, così esicuranza.
O Deo, che invisibol lo facesti,
di tanto meno li piacesse in grato
che quando of[f]ende of[f]ender si potisse,
di sì grande segnoria che li desti,
ca di ‘[n]visibol tornasse incarnato,
che s’omo lo colpisse, che sentisse.

Ugo da Massa Conte di Santafiora, In ogne membro un spirito m’è nato

In ogne membro un spirito m’è nato
ed intelletto i[n] ‘namorato core,
e sentome d’amor tutto inflam[m]ato,
un punto sol di carne non è fore;
e d’ogne parte amor più divisato
intrao me, ca non fo lo colore:
chè lo spirito meo, quando lo fiato,
eo sento ben che va piangendo amore.
Amore è in meve tanto combenuto,
ched à fatto uno spero ond’ello vae,
ch’è sì stretto non pò partire stando:
a parte a parte for va per aiuto
e gittande l’angoscia (altro…)

Folcacchiero da Siena, Tutto lo mondo vive sanza guerra

Tutto lo mondo vive sanza guerra
ed io pace non posso aver neiente.
O Deo, como faragio?
O Deo, como sostenemi la terra?
E’ par ch’io viva i[n] noia de la gente,
ogn’omo m’è salvagio.
Non paiono li fiori
per me, com’ già soleano,
e gli ausei per amori
dolzi versi faceano – a gli albori.
E quand’eo vegio gli altri cavalieri
arme portare e d’amore parlando,
ed io tut[t]o mi doglio;
sol[l]azo m’è tornato in pensieri.
La gente mi riguardano, parlando
s’io son quel ch’es[s]er (altro…)

Filippo da Messina, Oi Siri Deo, con forte fu lo punto

[O]i Siri Deo, con forte fu lo punto
che gli oc[c]hi tuoi, madonna, isguardai, lasso!
chè sì son preso e da vostr’amor punto,
ch’amor d’ogn’altra donna per voi lasso.
Non fino di penare uno [sol] punto,
per omo morto a voi, donna, mi lasso,
non sono meo quanto d’un ago punto:
se mi disdegni, be[n] moragio, lasso!
Poi non son meo ma vostro, amor meo fino,
preso m’avete como Alena Pari,
e non amò Tristano tanto Isolda
quant’amo voi, per cui penar (altro…)

Compagnetto da Prato, L’amor fa una donna amare

L’amor fa una donna amare.
Dice: «Lassa, com faragio?
Quelli a cui mi voglio dare
non so se m’à ‘n suo coragio.
Sire Dio, che lo savesse
ch’io per lui sono al morire,
o c’a donna s’avenesse:
manderia a lui a dire
che lo suo amor mi desse.
Dio d’amor, quel per cui m’ài
conquisa, di lui m’aiuta;
non t’è onor s’a lui non vai,
combatti per la renduta.
Dio! l’avessero in usanza
l’altre di ‘nchieder d’amare!
ch’io inchiedesse lui d’amanza,
chè m’à tolto lo posare;
per lui (altro…)

Compagnetto da Prato, Per lo marito c’ò rio

«Per lo marito c’ò rio
l’amor m’è ‘ntrato in coragio;
sollazo e gran bene ag’io
per lo mal che con lui agio:
ca per lo suo lacerare
tal penser’ò [e]o no l’avia,
chè sono presa d’amare,
fin’amante agio in balia,
che ‘n gran gioia mi fa stare.
Geloso, bat[t]uta m’ài,
piaceti di darmi doglia,
ma quanto più mal mi fai,
tanto il mi metti più in voglia.
Di tal uom mm’acagionasti,
c’amanza no avea intra nui,
ma da che ‘l mi ricordasti
l’amor mi prese di lui;
lo (altro…)