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Ana Rosa De Santis – Due schiaffi a Meredith

La sentenza di primo grado è stata ribaltata, Raffaele Sollecito potrà lasciare il carcere e Amanda Knox oltre al carcere potrà lasciare anche l’Italia. Sono stati assolti perché “il fatto non sussiste”, che sembra voler implicare come il carcere patito sino ad ora sia stata una colossale ingiustizia. Insomma: i giudici della Corte d’Assise hanno condannato senza prove, perché “il fatto non sussiste”, quindi la condanna precedente è un obbrobrio giuridico, una colossale svista. O no?

Può darsi che sia così. Può darsi che effettivamente siano innocenti gli assolti di oggi. E certamente nessuno dev’essere condannato se non in presenza di prove inoppugnabili. Ma quella della Corte D’Appello è un’assoluzione che pesa come un macigno. Pesa in primo luogo sulle spalle dei genitori di Meredith, che si vedono privare della giustizia attesa. Pesa sull’impatto sociale di un processo che oltreoceano hanno voluto trasformare in un processo mediatico, schierando la stampa statunitense in blocco nella difesa non di una ragazza innocente, ma di una ragazza americana. Che per loro, comunque, è la stessa cosa.

Una campagna condotta senza risparmiare denaro, righe e pressioni d’ogni tipo che, si è capito, hanno inciso molto più di quanto si poteva prevedere. E pesa sul piano del sistema, giacché lascia impunito un crimine pazzesco, consumatosi in un intreccio di follia e d’infamia. In tanti anni, infatti, colpevoli e moventi sono rimasti ignoti. Amanda ha già pronto il posto a bordo dell’aereo che la porterà negli Usa. Qualora la Procura dovesse ricorrere in Cassazione, il processo sarà in contumacia, giacché Amanda non ci penserà nemmeno a tornare in Italia per farsi processare.

La folla fuori dal tribunale ha gridato “vergogna”. Non perché assetato di galera, ma perché è risultato evidente come la recita degli imputati è stata l’ultima puntata del serial dell’assoluzione mediatica che ha preceduto quella giudiziaria. Non ci piacciono le facce, le espressioni e l’arroganza dei due imputati, figli di buone e danarose famiglie e tenaci nel tentare d’infangare l’unico sfigato della compagnia che, stupidamente, non potendo contare sugli onerosi avvocati di famiglia degli altri due, ha patteggiato 16 anni di carcere. Chissà come l’ha presa Rudy Guede.

Non ci piace il circo mediatico-politico del quale si sono avvalsi, e ancora meno ci piace vedere i genitori di Meredith affranti, piegati da qualcosa più grande di loro. Non significa questo che la condanna sarebbe dovuta giungere ad ogni costo, ma certo che le circostanze emerse nel dibattimento possono difficilmente essere rimosse. Significa che quest’assoluzione si deve ad un collegio di difesa molto più abile dei pubblici ministeri; un collegio di difesa che solo i ricchi e i potenti possono permettersi, perché solo essi possono sognare di dipingere i fatti con i mezzi.

Meredith è morta sola, ma non era sola. Chi era con lei mentre moriva, era sul banco degli imputati, Da ora però, testimoni impotenti o assassini feroci che siano, sono soprattutto liberi, perché “il fatto non sussiste” e, soprattutto, perché il denaro decide. Meredith ha fatto male a fidarsi prima di morire e i suoi genitori hanno fatto male a fidarsi dopo.