Archivi tag: Deledda

Grazia Deledda – Dopo il divorzio

EText-No. 43226
Title: Dopo il divorzio
Author: 1871;1936;Madesani, Grazia Deledda;Deledda, Maria Grazia Cosima;Deledda, Grazia
Language: Italian
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EText-No. 43226
Title: Dopo il divorzio
Author: 1871;1936;Madesani, Grazia Deledda;Deledda, Maria Grazia Cosima;Deledda, Grazia
Language: Italian
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EText-No. 43226
Title: Dopo il divorzio
Author: 1871;1936;Madesani, Grazia Deledda;Deledda, Maria Grazia Cosima;Deledda, Grazia
Language: Italian
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EText-No. 43226
Title: Dopo il divorzio
Author: 1871;1936;Madesani, Grazia Deledda;Deledda, Maria Grazia Cosima;Deledda, Grazia
Language: Italian
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EText-No. 43226
Title: Dopo il divorzio
Author: 1871;1936;Madesani, Grazia Deledda;Deledda, Maria Grazia Cosima;Deledda, Grazia
Language: Italian
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Grazia Deledda – Inverno precoce

Ci siamo impuntati, quest’anno, a rimanere oltre il necessario nella casa in riva al mare. E il mare si vendica, da par suo.
– Andate via, andate via; avete ingombrato abbastanza, con le vostre ore di ozio e di noia, e le vostre inutili fantasticherie, la spiaggia dovuta a ben altre cose, – pare dica col suo primo corrucciato brontolìo – fate posto ai rudi pescatori invernali, che già piantano i loro (altro…)

Grazia Deledda – Contratto

Mi sono stancata della mia casa di città. Forse perché mi ha fatto troppo godere e troppo soffrire.
Dapprima ero io la padrona: poiché non l’amavo e quindi non mi curavo di essa. Mi curavo solo di me e delle cose esterne che ingombrano l’esistenza delle donne, come le nuvole di colore l’orizzonte della sera. Peccati e leggerezze d’ogni genere. Ma le pareti ancora fresche e disamate guardavano e giudicavano: forse respiravano (altro…)

Grazia Deledda – Il sesto senso

Da otto giorni non mi riusciva di prendere la penna in mano. Tutto era buono per favorire questa separazione: il caldo, le mosche, il mal di denti; ma sopratutto l’esistenza, in quei dintorni, di un “magneta” che, per essere locale e dilettante, non la cedeva a quelli professionisti e di fama mondiale. Questo magnetizzatore io non lo conoscevo, né lui mi conosceva; ma sapevamo l’uno dell’altro per sentito dire: lui perché (altro…)

Grazia Deledda – Il segreto di Mossiù Però

Il suo vero nome era un altro, che si pronunziava press’a poco nello stesso modo; ma noi lo chiamavamo così, un po’ per scherno, un po’ per convenienza. Di nascita, o almeno d’origine, francese, grande cacciatore agli occhi di Dio, era venuto di lontano al nostro paese per una sola stagione di pernici, e vi si era fermato per tutta la vita.
Aveva due magnifici cavalli e una torma di cani che (altro…)

Grazia Deledda – Partite

Di tanto in tanto mio padre imbastiva certe speculazioni che, mezzo poeta com’egli era, naturalmente gli riuscivano sempre male. L’ultima era stata una piantagione di aranci e limoni; solo il muro del recinto, poiché bisognava salvare solidamente l’aureo prodotto, era costato migliaia di lire. Le pianticelle già ben sviluppate, venute dal loro paese natìo, furono collocate in bell’ordine nelle buche profonde foderate di concime; un uomo rimase a guardarle; un altro (altro…)

Grazia Deledda – Racconti a Grace

Fra venti anni, speriamo anche trenta, la vecchia nonna Grazia dirà alla sua bella nipotina Grace, figlia di suo figlio e di una nuora inglese o americana, o magari gagliarda e fiera ciociara:
– Tu, mia carissima, ieri nel pomeriggio hai pregato la tua mamma di accompagnarti a fare uno spuntino nella pineta di Cervia, vicina a quella famosa di Ravenna: in un’ora e tre quarti, per via aerea, siete arrivate felicemente (altro…)

Grazia Deledda – La zizzania

Arrivò un giorno in cui la madre, che sempre aveva predicato ai figli di patir la fame piuttosto che rubare una sola fava ai vicini di terra, la madre stessa fece loro intendere che bisognava si muovessero.
Non esasperata, e neppure ribelle, ma certo un po’ strana, con gli occhi diafani e le gengive bianche di fame, disse:
– In casa non c’è più niente: vostro padre è lì, con la pleurite che (altro…)

Grazia Deledda – La casa del rinoceronte

Si affacciava sopra un turbolento gomito del fiume Senio, la casa del Rinoceronte.
Il luogo era degno di lui: orrido o bellissimo secondo la stagione e l’ora: una rupe enorme, rivestita di musco verde e nero, tutta buche e scavi, asilo di rettili e di uccelli, affrontava, di là del Senio, la casaccia che, a sua volta, in fatto di prepotente antichità, e nello stesso tempo tenera, sotto e sopra i muri (altro…)

Grazia Deledda – Il sogno di San Leo

Leo e Marino, da poco convertiti alla religione di Cristo, avevano lasciato la natìa Dalmazia per cercare nelle coste d’Italia un rifugio alla loro fede.
I monti li attiravano. Giunti alle rive del fiume Marecchia sostarono quindi per decidersi; poiché cime non troppo elevate ma favorevoli per anfratti, macigni e boschi ancora intatti, sorgevano sopra i fianchi della valle. Disse Marino, deponendo il suo pesante sacco sull’erba della riva:
– Quello a destra (altro…)

Grazia Deledda – Filosofo in bagno

Da cinque giorni il filosofo artritico faceva una cura di fanghi e di bagni caldi, in un modesto e quindi ancora tranquillo stabilimento termale; e dopo le abbondanti sudate e, sopratutto, dopo i casalinghi pasti quasi all’aria aperta, nel portico di una trattoria campestre là vicina, sentiva la sua mente riaprirsi alle belle speculazioni di un tempo.
Il sesto giorno scese senza zoppicare le scale, e imboccò con una certa sveltezza il (altro…)

Grazia Deledda – L’arco della finestra

Notte buia, lamentosa, di vento. Notte favorevole ai ladri, poiché quelli che dormono, senza preoccupazioni per l’avvenire, nei loro letti tiepidi ben coperti, anche se sentono uno scricchiolìo nella loro camera e si svegliano paurosi, fingono di continuare a dormire, o riprendono a dormire davvero, pronti a sacrificare, per il sonno e per la vita, il loro tesoro.
Altre volte la zia Margotta faceva anche lei così: quando non aveva da sperare (altro…)

Grazia Deledda – Mezza giornata di lavoro

Non sempre il povero batte invano alla porta del ricco. Con questa speranza il sor Checco si alzò alle sei del mattino, l’altro sabato, vigilia dell’antica Epifania.
Da cinque giorni egli non si nutriva che di erbe e di avanzi di pane dei suoi vicini di casa, più poveri di lui. Da cinque giorni pioveva a dirotto, e la Valle dell’Inferno giustificava il suo nome con la sinistra tristezza dei suoi rigagnoli (altro…)

Grazia Deledda – Il gallo di montagna

– Se vuol trovarsi contento, vada a Castel del Tordo. È, per la caccia, una regione, dirò così, vergine, o per lo meno inesplorata. Il paesetto, amenissimo, e dove ci si trova di tutto, persino le munizioni, è a quattrocento metri, fra colline coperte di castagni e di quercie; di là i monti. Per l’alloggio, se vuole, posso darle l’indirizzo di una brava donna, ex cuoca d’albergo, che s’è fabbricata un (altro…)

Grazia Deledda – Voli

– Sogno, o son desto?
Cantato con voce baritonale, questo verso scoppiò ed echeggiò come un tuono, nel silenzio sonnolento della casa; tanto che Landa, la serva quindicenne, sepolta nella profondità bigia della piccola cucina, trasalì di paura: cosa che del resto le avveniva anche per un improvviso ronzìo di mosca. Ma subito pensò:
– È lui.
Sì, era lui, il signorino, che ritornava dall’aver accompagnato i cari genitori alla stazione: i genitori che (altro…)

Grazia Deledda – Natura in fiore

Tutti gli anni, per Pasqua, da tempi remotissimi, veniva giù a far colazione dai Bardi un frate cappuccino. Veniva giù, da dove? Pasqua non lo sapeva precisamente, da dove, ma s’immaginava un luogo bellissimo, poiché suo padre assicurava che frati e suore si scelgono apposta, per i loro monasteri, i punti più ameni del mondo: giù, dunque, dalla cima violetta di un monte, fasciato di boschi, solcato di rivoli sui margini (altro…)

Grazia Deledda – Il vestito di seta cangiante

Lunga, onorata e proficua era stata la carriera del cavalier Brischi: proficua, sopratutto, in modo che gli aveva fruttato un magnifico appartamento in città e un grande podere modello, fra mare e campagna, con case coloniche e villa padronale: eppure egli non ne parlava mai, e nessuno dei suoi coloni, tranne forse una vecchia contadina che era stata molti anni al suo servizio, sapeva nulla del suo passato. Era un signore, (altro…)

Grazia Deledda – Festa nel convento

Lungo, rigidissimo era stato l’inverno, e le suore di Montalto ne uscivan fuori bianche, fredde come conservate nel ghiaccio: poiché il loro Convento è ancora come ai tempi della sua millenaria fondazione, affacciato fra due sproni di monti, attaccato al resto del mondo solo da una corda di sentiero, cinto di tristi cortili, e, all’interno, con le cucine che sembrano grotte, gole di montagna i lunghi corridoi sempre pervasi da una (altro…)

Grazia Deledda – La donna nella torre

La bionda Cristina stava affacciata alla ringhiera di ferro della sua prigione, a meditare sul suo triste destino: ma bisogna subito dire che questa prigione consisteva in una stanzetta piena d’aria e di luce, una specie di belvedere coperto, con quattro finestroni che si aprivano sui quattro punti cardinali della torre di una grande villa, anzi di un surrogato di castello, in riva al mare.
Grande e bello era il mare, in (altro…)