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Antonio Gramsci – Il destino di Matteotti

Esiste una crisi della società italiana, una crisi che trae la sua origine dai fattori stessi di cui questa società è costituita e dai loro irriducibili contrasti; esiste una crisi che la guerra ha accelerata, approfondita, resa insuperabile. Da una parte vi è uno Stato che non si regge perché gli manca l’adesione delle grandi masse e gli manca una classe dirigente che sia capace di (altro…)

Antonio Gramsci – Il problema di Milano

Bisogna porre con grande precisione e con grande franchezza agli operai di Milano il problema… di Milano. Perché a Milano, grande città industriale, con un proletariato che è il piú numeroso tra i centri industriali, che da solo rappresenta piú di un decimo degli operai di fabbrica di tutta Italia, perché a Milano non è sorta una grande organizzazione rivoluzionaria, mentre il movimento è sempre stato (altro…)

Emilio Praga – I tre amanti di Bella

I

La stanzuccia di Steno stava accosciata in alto
di un palazzo affittato da un ebreo di Rialto;
palazzo in cui da secoli i topi son signori,
e che allora un patrizio, roso dai creditori,
avea, dopo molto esitare, esitato,
dicendo: va la casa, ma mi resta il casato.

Però il dì della vendita l’aule antiche degli avi
cigolando gemettero dalle tarlate travi:
gemettero d’angoscia, giacché una legge arcana
affratella le cose alla famiglia umana.
Si ricordano, e serbano l’orror (altro…)

Antonio Gramsci – Un partito di masse

Il Partito socialista si presenta al Congresso di Milano con 80.000 inscritti. Un piccolo ragionamento sulle cifre può essere utile, piú di qualsiasi ragionamento teorico, per avere una esatta comprensione della natura e dell’attuale funzione del Partito socialista italiano.
Dopo il Congresso di Livorno il Partito socialista rimase costituito da 98.000 comunisti unitari e da 14.000 riformisti, cioè da 112.000 inscritti. Dopo (altro…)

Meo di Bugno – Tutto el tempo del mondo m’ è avenuto

Tutto el tempo del mondo m’ è avenuto,
e sempre me n’andro con questa norma,
che là ‘ve non pongo ‘l piè, faccio l’orma,
non so qual de’demòni m’ha veduto,
che, sendo santo, non serò creduto,
anzi me sgrideria la gente a torma.
Unde el conven ch’eo vegli e poco dorma,
da tante parte me veggio asseduto.
Ma non mi muto per altrui parlare:
ben è vertà ch’ io ne son pur dolente,
e come bestia lasso ogn’om belare.
Om che si (altro…)

Guglielmo Berchet – La Repubblica di Venezia e la Persia

EText-No. 34352
Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
Language: Italian
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EText-No. 34352
Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
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Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
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EText-No. 34352
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Author: Berchet, Guglielmo
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EText-No. 34352
Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
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Lorenzo de’ Medici – Nel picciol tempio, di te sola ornato

Nel picciol tempio, di te sola ornato,
donna gentile e piú ch’altra eccellente,
o de’ moderni o dell’antica gente,
pel tuo partir poi d’ogni ben privato,
sendo da mia fortuna trasportato
per confortar l’afflitta alma dolente,
m’apparve agli occhi un raggio sílucente
che oscuro di poi parmi quel che guato.
La cagion, non potendo mirar fiso,
pensai lo splendor esser d’adamante
o d’altra petra piú lucente e bella,
per ornar posta, ornata lei da quella;
ma poi mutai pensiero, e il radiante
raggio conobbi, (altro…)

Francesco Guicciardini – [DELLE CONDIZIONI D’ITALIA DOPO LA GIORNATA DI RAVENNA.]

Questo moto che si vede principiato tra tanti principi cristiani, papa, Francia, el Catolico, Inghilterra e viniziani, è di tanto momento e per produrre sí grandi effetti, e di tanto interesse a tutta la cristianitá, che chi va pensando al fine suo non è da biasimare come curioso, ma piú tosto da riprendere come negligente chi non vi pensa. E per questa cagione debbe essere lecito anche a noi consumare qualche (altro…)

Francesco Guicciardini – [IN FAVORE DELLA LEGA PROPOSTA DA MASSIMILIANO ALLA REPUBBLICA DI VENEZIA.]

Massimiano re de’ romani, innanzi che fussi fatta la lega di Cambrai, nella dieta di Costanza, sotto titulo di rimettere Massimiano Sforza, ricercava e’ viniziani di lega per venire in Italia per la corona dello imperio ed a’ danni de’ franzesi, allora signori di Milano, offerendo loro partiti grandi. Trattavasi nel senato suo quid agendum; fu parlato da uno senatore per la parte affermativa in questo modo:

Tutta la difficultá di questa (altro…)

Antonia Pozzi – Amore di lontananza

Ricordo che, quand’ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l’argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c’era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un’aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l’orizzonte;
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me (altro…)

Franco Sacchetti – Due frati minori passano dove nella Marca è morto uno; l’uno predica sopra il corpo per forma che tale avea voglia di piagnere che fece ridere

Non fu sí canonizzata la fama del Basso di piacevolezza dopo la sua morte, quanto fu canonizzata la fama d’uno ricco contadino falsamente in santità in questa novella. E’ non è gran tempo che nella Marca d’Ancona morí nella villa un ricco contadino, che avea nome Giovanni; ed essendo, innanzi che si sotterrasse, tutti gli suo’ parenti e uomeni e donne nel pianto e ne’ (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna nell’estremo della morte lascia con nuova forma ogni anno alle mosche un paniere di pere mézze, e la ragione, che ne rende, perché lo fa

Ora verrò a quella novella delle pere mézze, ed è l’ultima piacevolezza del Basso, però che fu mentre che moría. Costui venendo a morte, ed essendo di state, e la mortalità sí grande che la moglie non s’accostava al marito, e ‘l figliuolo fuggía dal padre, e ‘l fratello dal fratello, però che quella pestilenza, come sa chi l’ha veduto, s’appiccava forte, volle fare testamento; (altro…)

Franco Sacchetti – Piero Brandani da Firenze piatisce, e dà certe carte al figliuolo; ed elli, perdendole, si fugge, e capita dove nuovamente piglia un lupo, e di quello aúto lire cinquanta a Pistoia, torna e ricompera le carte

Nella città di Firenze fu già un Piero Brandani cittadino che sempre il tempo suo consumò in piatire. Avea un suo figliuolo d’etade di diciotto anni, e dovendo fra l’altre una mattina andare al Palagio del Podestà per opporre a un piato, e avendo dato a questo suo figliuolo certe carte, e che andasse innanzi con esse, e aspettasselo da lato della Badía di Firenze; (altro…)