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Veronica Franco – Contrari son tra lor ragion e amore

Contrari son tra lor ragion e amore,
e chi ‘n amor aspetta antivedere,
di senso è privo e di ragion è fuore.
Tanto piú in prezzo è da doversi avere
vostro discorso, in cui avete eletto
voler in stima la virtú tenere;
e bench’io di lei sia privo in effetto,
con voi di possederla il desio vale,
sí che del buon voler premio n’aspetto:
e se ‘l timor (altro…)

Veronica Franco – Signor, la virtú vostra e ‘l gran valore

Signor, la virtú vostra e ‘l gran valore
e l’eloquenzia fu di tal potere,
che d’altrui man m’ha liberato il core;
il qual di breve spero ancor vedere
collocato entro ‘l vostro gentil petto,
e regnar quivi, e far vostro volere.
Quel ch’amai piú, piú mi torna in dispetto,
né stimo piú beltà caduca e frale,
e mi pento che già n’ebbi diletto.
Misera me, ch’amai ombra mortale,
ch’anzi (altro…)

Veronica Franco – A voi la colpa, a me, donna, s’ascrive

A voi la colpa, a me, donna, s’ascrive
il danno e ‘l duol di quelle pene tante,
che ‘l mio cor sente e ‘l vostro stil descrive.
L’alto splendor di quelle luci sante
recando altrove, e ‘l lor soave ardore,
ai colpi del mio amor foste un diamante.
Io vi pregai, dagli occhi il pianto fore
sparsi largo, e sospir gravi del petto:
non m’aiutò pietà, non valse amore.
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Veronica Franco – Questa la tua fedel Franca ti scrive

Questa la tua fedel Franca ti scrive,
dolce, gentil, suo valoroso amante;
la qual, lunge da te, misera vive.
Non cosí tosto, oimè, volsi le piante
da la donzella d’Adria, ove ‘l mio core
abita, ch’io mutai voglia e sembiante:
perduto de la vita ogni vigore,
pallida e lagrimosa ne l’aspetto,
mi fei grave soggiorno di dolore;
e, di languir lo spirito costretto,
de lo sparger gravosi afflitti lai,
e (altro…)

Veronica Franco – S’esser del vostro amor potessi certa

S’esser del vostro amor potessi certa
per quel che mostran le parole e ‘l volto,
che spesso tengon varia alma coperta;
se quel che tien la mente in sé raccolto
mostrasson le vestigie esterne in guisa
ch’altri non fosse spesso in frode còlto,
quella téma da me fôra divisa,
di cui quando perciò m’assicurassi,
semplice e sciocca, ne sarei derisa:
“a un luogo stesso per molte vie vassi”,
dice (altro…)

Veronica Franco – S’io v’amo al par de la mia propria vita

S’io v’amo al par de la mia propria vita,
donna crudel, e voi perché non date
in tanto amor al mio tormento aita?
E se invano mercé chieggio e pietate,
perch’almen con la morte quelle pene,
ch’io soffro per amarvi, non troncate?
So che remunerar non si conviene
mia fé cosí; ma quel mal, che ripara
a un maggior mal, vien riputato bene
piú d’ogni morte è la (altro…)

Franco Sacchetti – Due frati minori passano dove nella Marca è morto uno; l’uno predica sopra il corpo per forma che tale avea voglia di piagnere che fece ridere

Non fu sí canonizzata la fama del Basso di piacevolezza dopo la sua morte, quanto fu canonizzata la fama d’uno ricco contadino falsamente in santità in questa novella. E’ non è gran tempo che nella Marca d’Ancona morí nella villa un ricco contadino, che avea nome Giovanni; ed essendo, innanzi che si sotterrasse, tutti gli suo’ parenti e uomeni e donne nel pianto e ne’ (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna nell’estremo della morte lascia con nuova forma ogni anno alle mosche un paniere di pere mézze, e la ragione, che ne rende, perché lo fa

Ora verrò a quella novella delle pere mézze, ed è l’ultima piacevolezza del Basso, però che fu mentre che moría. Costui venendo a morte, ed essendo di state, e la mortalità sí grande che la moglie non s’accostava al marito, e ‘l figliuolo fuggía dal padre, e ‘l fratello dal fratello, però che quella pestilenza, come sa chi l’ha veduto, s’appiccava forte, volle fare testamento; (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna fa un convito, là dove, non mescendosi vino, quelli convitati si maravigliono, ed egli gli chiarisce con ragione, e non con vino

Questo Basso (ed è la seconda novella di quelle che io proposi in queste di sopra) in questi due mesi di sopra contati, ne’ quali era già febbricoso del male che poi morío, parve che volesse fare la cena come fece Cristo co’ discepoli suoi; e fece invitare molti suoi amici, che la tal sera venissono a mangiare con lui. La brigata tutta accettoe; e (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna a certi forestieri, che domandorono lenzuola bianche, le dà loro sucide, ed eglino dolendosi, prova loro che l’ha date bianche

Questa pera mézza, con la quale il Basso fece cosí bene i fatti suoi, mi reduce a memoria un’altra novella di pere mézze, fatta già per lo detto Basso, nella quale si dimostra apertamente che insino nell’ultimo della sua morte fu piacevolissimo. Ma innanzi che venisse a questo, io dirò due novellette, che fece in meno di due mesi anzi che morisse, avendo continuo o terzana o quartana, che poi lo (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna inganna certi Genovesi arcatori, e a un nuovo giuoco vince loro quello ch’egli avevano

Come questo giovene acquistò puramente, e con grande simplicità, le lire cinquanta, cosí con grande astuzia il piacevol uomo Basso della Penna, raccontato a drieto, in questa novella vinse a un nuovo giuoco piú di lire cinquanta di bolognini. A questo Basso capitorono all’albergo suo a Ferrara certi Genovesi che andavano arcando con certi loro giuochi; e ‘l Basso, avendo compresa la loro maniera, un (altro…)

Franco Sacchetti – Piero Brandani da Firenze piatisce, e dà certe carte al figliuolo; ed elli, perdendole, si fugge, e capita dove nuovamente piglia un lupo, e di quello aúto lire cinquanta a Pistoia, torna e ricompera le carte

Nella città di Firenze fu già un Piero Brandani cittadino che sempre il tempo suo consumò in piatire. Avea un suo figliuolo d’etade di diciotto anni, e dovendo fra l’altre una mattina andare al Palagio del Podestà per opporre a un piato, e avendo dato a questo suo figliuolo certe carte, e che andasse innanzi con esse, e aspettasselo da lato della Badía di Firenze; (altro…)

Franco Sacchetti – Uno giovene Sanese ha tre comandamenti alla morte del padre: in poco tempo disubbedisce, e quello che ne seguita.

Ora verrò a dire di una che s’era maritata per pulzella, e ‘l marito vidde la prova del contrario anzi che con lei giacesse, e rimandolla a casa sua, senza avere mai a fare di lei.
Fu a Siena già un ricco cittadino, il quale, venendo a morte, e avendo un figliuolo e non piú, che avea circa a venti (altro…)

Franco Sacchetti – La sorella del marchese Azzo, essendo andata a marito al giudice di Gallura, in capo di cinque anni torna vedova a casa. Il frate non la vuol vedere, perché non ha fatto figliuoli, ed essa con un motto il fa contento.

Il marchese Azzo da Esti andò cercando il contrario d’una sua sorocchia. Questo marchese credo fosse figliuolo del marchese Obizzo, e avendo una sua sorocchia da marito che, salvo il vero, ebbe nome madonna Alda, la quale maritò al giudice di Gallura; e la cagione di questo matrimonio fu che ‘l detto judice era vecchio e non avea alcun erede, né a chi legittimamente succedesse il suo; onde il marchese, credendo (altro…)

Franco Sacchetti – Come Alberto, avendo a far con la matrigna, essendo dal padre trovato, allega con nuove ragioni piacevolmente.

Non voglio lasciare la quarta novella d’Alberto, di quelle che già udi’ di lui, come che molte altre ne facesse. Avea il detto Alberto una matrigna assai giovane e complessa e atticciata, il quale in nessun modo, come spesso interviene, potea avere pace con lei; e di questo suo caso dolendosi spesse volte con alcuni suoi compagni, da loro gli fu dato questo consiglio, dicendo:
– Alberto, se tu non trovi modo (altro…)

Franco Sacchetti – Come Alberto, essendo per combattere con li Sanesi, si mette il cavallo innanzi, ed elli, smontato, li sta di dietro a piede, e la ragione che elli assegna quello esser il meglio.

Similmente questo Alberto in questa sua terza novella, che segue, non mi pare molto sciocco; però che essendo li Sanesi, per certa guerra che aveano co’ Perugini, assembrati per combattere, e ‘l detto Alberto essendo a cavallo tra la brigata sanese, e bene armato, scese da cavallo, e misesi il cavallo dinanzi, ed egli stava di drieto a piede. Veggendo gli altri che v’erano Alberto stare per questa forma, diceano:
– Che (altro…)

Franco Sacchetti – Come Alberto detto, rimenando uno ronzino restío a casa, risponde a certi, che ‘l domandano nuovamente, come nuovo uomo era.

Dappoi che io ho messo mano in Alberto da Siena, seguirò ancora di dire di lui una piacevole novelletta, la quale, se la fece per senno, serebbe stata bella a qualunque savio; ma credo piú tosto fosse per semplicità. Costui, avendo bisogno d’andare a un suo luogo fuori di Siena, accattò da un suo vicino un ronzino, sul quale salendo suso, e andando insino alla porta, come là giunse, il ronzino (altro…)

Franco Sacchetti – Alberto da Siena è richiesto dallo inquisitore, ed elli, avendo paura, si raccomanda a messer Guccio Tolomei; e in fine dice che per Donna Bisodia non è mancato che non abbia aúto il malanno.

Al tempo di messer Guccio Tolomei fu in Siena uno piacevole uomo e semplice, e non malizioso come messer Dolcibene. Era costui balbo della lingua, e avea nome Alberto; il quale essendo uomo di pura condizione, e usando spesso in casa del detto messer Guccio, però che ‘l cavaliere ne pigliava gran diletto, avvenne che uno dí di quaresima, trovandosi messer Guccio con lo inquisitore, di cui era grande amico, compose (altro…)

Gabriele D’Annunzio – La Contessa d’Amalfi

I.

Quando, verso le due del pomeriggio, Don Giovanni Ussorio stava per mettere il piede su la soglia della casa di Violetta Kutufà, Rosa Catana apparve in cima alle scale e disse a voce bassa, tenendo il capo chino:

“Don Giovà, la signora è partita.”

Don Giovanni, alla novella improvvisa, rimase stupefatto; e stette un momento, con li occhi spalancati, con la bocca aperta, a guardare in su, quasi aspettando altre parole esplicative. Poichè (altro…)