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Gaspara Stampa – Chi può contar il mio felice stato

Chi può contar il mio felice stato,
l’alta mia gioia e gli alti miei diletti?
O un di que’ del ciel angeli eletti,
o altro amante che l’abbia provato.
Io mi sto sempre al mio signor a lato,
godo il lampo degli occhi e ‘l suon dei detti,
vivomi de’ divini alti concetti,
ch’escon da tanto ingegno e sì pregiato.
Io mi miro sovente il suo bel viso,
e mirando mi par veder insieme
tutta la gloria e ‘l ben del (altro…)

Ippolito Nievo – Il conte pecoraio

I.

Un bel paesino guarda nel mezzano Friuli(1) lo sbocco d’una di quelle forre, che dividono il parlare italico dallo slavo; ma quanto le montagne gli si radunano da tergo aspre e aggrottate, altrettanto esso ride tutto aperto e pampinoso incontro al sole che lo vagheggia dall’alba al tramonto anche nelle giornate piú avare del verno. Pronunciare cosi di botto le tre dolci sillabe del suo nome, sarebbe come innamorarvene addirittura, e (altro…)

Giovanni Pascoli – Il prigioniero

Prendi, infelice, il tuo dolore in pace!
“Perché?” Tu, perché gridi, urti la porta?
“Perché dolore è più dolor, se tace”.

Se lo nascondi, frutterà. Sopporta,
attendi, spera… “O vanità! Non spero.
Non credo”. Eppure… “Dio non è!” Che importa?

C’è del mistero intorno a te… “Mistero?
Io non lo vedo”. Ciò che tu non vedi,
o prigioniero, è un altro prigioniero;

e un altro e un altro. Hanno nei ceppi i piedi…
“Anch’io”. Presto la morte, ora catene!
“Anch’io”. Dunque tu (altro…)

Giovanni Pascoli – Il naufrago

I

Il mare, al buio, fu cattivo. Urlava
sotto gli schiocchi della folgore! Ora
qua e là brilla in rosa la sua bava.

Intorno a mucchi d’alga ora si dora
la bava sua lungi da lui. S’effonde
l’alito salso alla novella aurora.

Vengono e vanno in un sussurro l’onde.
Sembra che l’una dopo l’altra salga
per veder meglio. E chiede una, risponde

l’altra, spiando tra quei mucchi d’alga…

II

– Chi è? Non so. Chi sei? Che fai? Più nulla.
Dorme? Non so. Sì: (altro…)

Giovanni Pascoli – Il cuculo

I

Rigo, mentr’era buona ancor la luna,
potava. Aveva, a raccattar le brocche,
la bionda Rosa e la Viola bruna.

Allegre. Oh! d’un viticcio tra le ciocche
ridean mezz’ora! e poi dicean, ridenti,
col fascio in capo: “Siamo o no due sciocche?”

Rigo seguiva il loro andar con lenti
sguardi, col tralcio che torceva in mano,
ed un vinchietto tremolo tra i denti.

Ché s’affrettava. Era già alto il grano,
avean le gemme l’uva in bocca. – O vigna! –
pensava: – il (altro…)

Giovanni Pascoli – Il torcicollo

I

E dicea – Cincin… pota Cincin… pota –
la cinciallegra; e un canto uscì dal prato
d’erba lupina: un’altra voce nota.

Potava il babbo; lasciò star pennato
forbici e torchi, e poi seguì, fischiando
anch’esso un po’, l’altro messaggio alato.

Prese la vanga (questo era il comando
dell’altro uccello) dalla punta d’oro;
andò la bricia a tirar su, con Nando.

Poi spicciolò nel campo il suo tesoro
di chicchi d’oro; e gli dicea, Fa piano!,
quell’incessante piagnisteo canoro.

Dicea: – Bada! Il granturco (altro…)

Giovanni Pascoli – Il Pesco (a Adolfo Cipriani)

Penso a Livorno, a un vecchio cimitero
di vecchi morti; ove a dormir con essi
niuno più scende; sempre chiuso; nero
d’alti cipressi.

Tra i loro tronchi che mai niuno vede,
di là dell’erto muro e delle porte
ch’hanno obliato i cardini, si crede
morta la Morte,

anch’essa. Eppure, in un bel dì d’Aprile,
sopra quel nero vidi, roseo, fresco,
vivo, dal muro sporgere un sottile
ramo di pesco.

Figlio d’ignoto nòcciolo, d’allora
sei tu cresciuto tra gli ignoti morti?
ed ora invidii i mandorli (altro…)

Giovanni Pascoli – Il castagno (a Francesco Pellegrini)

I

Quando sfioriva e rinverdiva il melo,
quando s’apriva il fiore del cotogno,
il greppo, azzurro, somigliava un cielo
visto nel sogno;

brullo io te vidi; e già per ogni ripa
erano colte tutte le vïole,
e tu lasciavi ai cesti ed alla stipa
tutto il tuo sole;

e, pio castagno, i rami dalla bruma
ancora appena e dal nevischio vivi,
a mano a mano d’una lieve spuma
verde coprivi.

Ma poi, vedendo sotto il fascio greve
le montanine tergersi la fronte,
tu che le sai (altro…)

Antonio Gramsci – Il destino di Matteotti

Esiste una crisi della società italiana, una crisi che trae la sua origine dai fattori stessi di cui questa società è costituita e dai loro irriducibili contrasti; esiste una crisi che la guerra ha accelerata, approfondita, resa insuperabile. Da una parte vi è uno Stato che non si regge perché gli manca l’adesione delle grandi masse e gli manca una classe dirigente che sia capace di (altro…)

Antonio Gramsci – Il programma de “L’Ordine Nuovo”

Incominciamo con una constatazione materiale: – i primi due numeri già usciti dell’Ordine Nuovo hanno avuto un diffusione (una diffusione effettiva) che è stata superiore alla piú alta diffusione raggiunta negli anni 1919-1920. Parecchie conseguenze potrebbero tirarsi da questa constatazione. Ne accenniamo due sole: 1) che una rassegna del tipo dell’Ordine Nuovo rappresenta una necessità fortemente sentita dalla massa rivoluzionaria italiana nella situazione attuale; 2) che (altro…)

Antonio Gramsci – Il Mezzogiorno e il fascismo

Fatto saliente della lotta politica attuale italiana è il tentativo di soluzione che il Partito nazional fascista ha voluto dare dei rapporti tra Stato-governo e il Mezzogiorno.
Il Mezzogiorno è diventato la riserva dell’opposizione costituzionale. Il Mezzogiorno ha manifestato ancora una volta la sua distinzione «territoriale» dal resto dello Stato, la sua volontà di non lasciarsi assorbire impunemente in un sistema unitario (altro…)

Antonio Gramsci – Contro il pessimismo

Nessun modo migliore può esistere di commemorare il quinto anniversario della Internazionale comunista, della grande associazione mondiale di cui ci sentiamo, noi rivoluzionari italiani, piú che mai parte attiva e integrante, che quello di fare un esame di coscienza, un esame del pochissimo che abbiamo fatto e dell’immenso lavoro che ancora dobbiamo svolgere, contribuendo cosí a chiarire la nostra situazione, contribuendo specialmente a dissipare questa oscura (altro…)

Antonio Gramsci – Il problema di Milano

Bisogna porre con grande precisione e con grande franchezza agli operai di Milano il problema… di Milano. Perché a Milano, grande città industriale, con un proletariato che è il piú numeroso tra i centri industriali, che da solo rappresenta piú di un decimo degli operai di fabbrica di tutta Italia, perché a Milano non è sorta una grande organizzazione rivoluzionaria, mentre il movimento è sempre stato (altro…)

Antonio Gramsci – Il nostro indirizzo sindacale

Nel Sindacato Rosso del 15 settembre il compagno Nicola Vecchi ripropone una sua vecchia tesi: – Bisogna costituire un organismo nazionale sindacale di classe, autonomo e indipendente da tutti i partiti e transitoriamente indipendente da tutte le Internazionali.
Quale deve essere il nostro atteggiamento verso una tale proposta? Quale deve essere la direttiva di propaganda dei comunisti per arginare in mezzo alla (altro…)

Antonio Gramsci – Il Papa e la Chiesa scismatica

L’unione della Chiesa romana con la Chiesa greco-scismatica, od ortodossa, come volgarmente si dice anche in Occidente, è un’antica aspirazione del papato. La Chiesa scismatica comprende l’oriente mediterraneo, la Grecia, i Balcani, la Russia. Tutta la politica di Benedetto XV di fronte alla Russia dei Soviet si riconnette all’antico sogno dell’unità religiosa cattolico-scismatica. È bene dunque dirne due parole in questa vacanza del trono pontificio.
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