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Antonio Gramsci – La crisi italiana

La crisi radicale del regime capitalistico, iniziatasi in Italia cosí come in tutto il mondo con la guerra, non è stata risanata dal fascismo. Il fascismo, con il suo metodo repressivo di governo, aveva reso molto difficile e, anzi quasi totalmente impedito le manifestazioni politiche della crisi generale capitalistica; non ha però segnato un arresto di questa e tanto meno una ripresa e uno sviluppo dell’economia (altro…)

Antonio Gramsci – La crisi della piccola borghesia

La crisi politica determinata dall’assassinio dell’on. Matteotti è tuttora in pieno sviluppo e non si può ancora dire quali saranno i suoi sbocchi conclusivi.
Essa presenta aspetti diversi e molteplici. Rileviamo innanzi tutto la lotta che si è riaccesa intorno al governo fra forze avverse del mondo plutocratico e finanziario per la conquista da parte degli uni e la conservazione da parte (altro…)

Antonio Gramsci – Il Papa e la Chiesa scismatica

L’unione della Chiesa romana con la Chiesa greco-scismatica, od ortodossa, come volgarmente si dice anche in Occidente, è un’antica aspirazione del papato. La Chiesa scismatica comprende l’oriente mediterraneo, la Grecia, i Balcani, la Russia. Tutta la politica di Benedetto XV di fronte alla Russia dei Soviet si riconnette all’antico sogno dell’unità religiosa cattolico-scismatica. È bene dunque dirne due parole in questa vacanza del trono pontificio.
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Antonio Gramsci – I partiti e la massa

La crisi costituzionale in cui si dibatte il Partito socialista italiano interessa i comunisti in quanto essa è il riflesso della piú profonda crisi costituzionale in cui si dibattono le grandi masse del popolo italiano. Da questo punto di vista la crisi del Partito socialista non può e non deve essere considerata isolatamente: essa è la parte di un quadro piú comprensivo, che abbraccia anche il (altro…)

Guittone d’Arezzo, Ora che la freddore

Ora che la freddore
desperde onne vil gente,
e che falla e desmente
gioia, canto ed amore,
ho di cantar voglienza
per mantener piacenza,
tutto che perta e danno
e travaglio ed affanno
vegname d’onne parte;
ma per forza sen parte.
Quand’omo ha ‘n suo piacere
tempo, stagione e loco,
mester faceli poco
isforzarse a valere;
ma mester falli allora
che nel contrar dimora,
per mantenersi a bene;
e cento tanti tene
pregio nochier, ch’a torto
vento acquista bon porto.
S’eo per forza de core,
contra de tutta noia,
prendo e ritegno gioia
e (altro…)

Vittorio Bersezio – La testa della vipera

EText-No. 26452
Title: La testa della vipera
Author: Bersezio, Vittorio;1900;1830
Language: Italian
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EText-No. 26452
Title: La testa della vipera
Author: Bersezio, Vittorio;1900;1830
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EText-No. 26452
Title: La testa della vipera
Author: Bersezio, Vittorio;1900;1830
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EText-No. 26452
Title: La testa della vipera
Author: Bersezio, Vittorio;1900;1830
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Title: La testa della vipera
Author: Bersezio, Vittorio;1900;1830
Language: Italian
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Guglielmo Berchet – La Repubblica di Venezia e la Persia

EText-No. 34352
Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
Language: Italian
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EText-No. 34352
Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
Language: Italian
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EText-No. 34352
Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
Language: Italian
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Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
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Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
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EText-No. 34352
Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Berchet, Guglielmo
Language: Italian
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Lorenzo de’ Medici – La debil, piccioletta e fral mia barca

La debil, piccioletta e fral mia barca
oppressata è dalla marittim’onda,
in modo che tanta acqua giá vi abbonda,
che perirá, tant’è di pensier carca.
Poi che invan tanto tempo si rammarca,
e par Nettuno a’ suo prieghi s’asconda
tra’ scogli, e dove l’acqua è più profonda;
or pensi ognun con che sicurtá varca.
Io veggio i venti ognor ver’ me più fèri,
ma Fortuna ed Amor, che sta al temone,
mi disson non giovar l’aver paura;
ch’è meglio in ogni avversitate (altro…)

Lorenzo de’ Medici – Tanto crudel fu la prima feruta

Tanto crudel fu la prima feruta,
sí féro e sí veemente il primo strale,
se non che speme il cor nutrisce ed ale,
saremi morte giá dolce paruta.
E la tenera etá giá non rifiuta
seguire Amore, ma piú ognor ne cale;
volentier segue il suo giocondo male,
poi c’ha tal sorte per suo fato avuta.
Ma tu, Amor, poi che sotto la tua insegna
mi vuoi sí presto, in tal modo farai,
che col mio male ad altri io non (altro…)

Francesco Guicciardini – [DELLE CONDIZIONI D’ITALIA DOPO LA GIORNATA DI RAVENNA.]

Questo moto che si vede principiato tra tanti principi cristiani, papa, Francia, el Catolico, Inghilterra e viniziani, è di tanto momento e per produrre sí grandi effetti, e di tanto interesse a tutta la cristianitá, che chi va pensando al fine suo non è da biasimare come curioso, ma piú tosto da riprendere come negligente chi non vi pensa. E per questa cagione debbe essere lecito anche a noi consumare qualche (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna nell’estremo della morte lascia con nuova forma ogni anno alle mosche un paniere di pere mézze, e la ragione, che ne rende, perché lo fa

Ora verrò a quella novella delle pere mézze, ed è l’ultima piacevolezza del Basso, però che fu mentre che moría. Costui venendo a morte, ed essendo di state, e la mortalità sí grande che la moglie non s’accostava al marito, e ‘l figliuolo fuggía dal padre, e ‘l fratello dal fratello, però che quella pestilenza, come sa chi l’ha veduto, s’appiccava forte, volle fare testamento; (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna fa un convito, là dove, non mescendosi vino, quelli convitati si maravigliono, ed egli gli chiarisce con ragione, e non con vino

Questo Basso (ed è la seconda novella di quelle che io proposi in queste di sopra) in questi due mesi di sopra contati, ne’ quali era già febbricoso del male che poi morío, parve che volesse fare la cena come fece Cristo co’ discepoli suoi; e fece invitare molti suoi amici, che la tal sera venissono a mangiare con lui. La brigata tutta accettoe; e (altro…)

Onesto Bolognese – La partenza che fo dolorosa

La partenza che fo dolorosa
e gravosa – più d’altra m’ancide
per mia fede, – da voi, Bel-Diporto.
Sì m’ancide il partir doloroso
che gioioso – avenir mai non penso;
‘nanti iscito son quasi del senso
nel meo cor, mai di vita pauroso,
per lo stato gravoso – e dolente
lo qual sente; donqua con’ faraggio?
M’ancidraggio – per men disconforto.
S’eo mi dico di dar morte fera,
gioi straniera – non vi paia audire;
sa null’omo ch’è lo meo languire,
ch’è la (altro…)

Vittoria Colonna – La ragion, ch’assai tempo prima volse

La ragion, ch’assai tempo prima volse
All’amata mia luce i miei pensieri,
Dovrebbe or di fallaci in certi e veri
Ridurli, e me nel grado onde mi tolse.
Ella fu che ne’ bei lacci m’avvolse
Non mica i sensi semplici e leggieri;
Chè non sarebber or quei nodi intieri
Che a lor simíl giammai morte non sciolse.
Ella mi fe seguir gli ardenti lumi,
Spregiando libertate, e ‘n quel bel stato
Passar con dolce speme i giorni amari.
Ma or che vede (altro…)

Vittoria Colonna – Di gravosi pensier la turba infesta

Di gravosi pensier la turba infesta
Così combatte la mia miser’alma,
Che ‘l viver lungo e la terrena salma
Prova più grave sempre e più molesta.
E la cagion ch’al mio scampo si presta
Fu già, che d’ogni affanno chiara palma
Mi porse, or nella luce altera ed alma,
Si gode, e lascia me dogliosa e mesta.
Tempo ben fora, che dal martír vinta,
O dal soccorso suo chiamata al cielo,
Avesser fin sì lungi e amari giorni,
La propria man dal (altro…)

Vittoria Colonna – Come non depos’io la mortal salma

Come non depos’io la mortal salma
Al miglior tempo? e come in questa vita,
Anzi morte, restò sola e smarrita
L’alma al partir dell’altra mia ver alma?
Potea prendere in ciel ben ricca palma
Col gran merto di lei, ch’è a Dio gradita,
Coprendo gli error suoi nell’ infinita
Sua bella luce glorïosa ed alma.
Chè come fui felice qui, beata
Starei lassù, e d’ogni affanno sciolta
Dai raggi del mio sol tutta coverta.
Che temev’io con la mia scorta armata
Il dubbio (altro…)

Vittoria Colonna – A Carlo V – Nel mio bel sol la vostra aquila altera

Nel mio bel sol la vostra aquila altera
Fermando gli occhi, alla più alta meta
Sarebbe giunta: chè superba e lieta
Doppiava i vanni a quell’ardente spera.
Ma or che il lume suo mirar non spera
(Che nube spessa ne lo copre e vieta);
Vedete come il desio primo acqueta;
Chè ‘l volo audace suo non è qual era.
Le vittorie, i trofei di tante imprese
Riportati con gloria a lui d’intorno,
Fan la notte fuggir che gli altri adombra,
Più s’aprì (altro…)