Archivi tag: Letteratura Italiana

Luigi Capuana – La letteratura italiana nel 1896

—Ma che inventario vuoi fare? L’inventario della miseria?

—Non esageriamo. Io non sono un gran lettore e per parecchie ragioni: primieramente perchè non ho molti quattrini da spendere in libri—e questo mi dispenserebbe di dirti il resto—; secondariamente perchè non leggo o leggo mal volentieri un libro che non è di mia proprietà, eccetto, e soltanto da due anni a questa parte…

—Terzo, aggiungo io, perchè tra i due mali di spendere tre (altro…)

Delio Tessa – La Pobbia de Cà Colonnetta

L’è creppada la pobbia de cà
Colonetta: tè chì: la tormenta
in sto Luj se Dio voeur l’à incriccada
e crich crach, pataslonfeta-là
me l’à trada chì longa e tirenta,
dopo ben dusent ann che la gh’era!
L’è finida! eppur… bell’e inciodada
lì, la cascia ancamò, la voeur nò
morì, adess che gh’è chì Primavera…
andemm… nà… la fa sens… guardegh nò!

Luigi Pirandello – Il Fu Mattia Pascal – Lettura di Riccardo Fasol

Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:

– Io mi chiamo Mattia Pascal.

– Grazie, caro. Questo lo so.

– E ti (altro…)

Emilio Salgari – Le meraviglie del Duemila – Audiobook – Librivox – Lettura di Riccardo Fasol

A cento anni dalla morte di Salgari ecco un suo romanzo che ci racconta come egli immaginava i nostri anni 2000.

Il libro narra la storia di due uomini che, grazie alla scoperta di un principio attivo di una strana pianta esotica che sospende le funzioni vitali, riescono a viaggiare nel tempo per ben cento anni, spostandosi dal 1903 al 2003.

Si trovano quindi a vivere in una società profondamente modificata e potranno (altro…)

Luigi Pirandello – Novelle per un anno – Vol. 2 – La vita nuda – Audiolettura

Novelle per un anno è una raccolta di 241 novelle scritte da Luigi Pirandello. Originariamente sono state pubblicate sul Corriere della Sera, successivamente ripubblicate in 15 raccolte. Inizialmente erano previste 24 raccolte contenenti 365 novelle, tuttavia la prematura morte dell’autore ha impedito il raggiungimento del traguardo. Postume sono state pubblicate altre novelle scritte dall’autore. Le raccolte sono state pubblicate tra il 1922 e il 1938. (Riassunto di Filippo Gioachin)

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Luigi Pirandello – Novelle per un anno – Vol. 1 – Scialle Nero – Audiolettura

Novelle per un anno è una raccolta di 241 novelle scritte da Luigi Pirandello. Originariamente sono state pubblicate sul Corriere della Sera, successivamente ripubblicate in 15 raccolte. Inizialmente erano previste 24 raccolte contenenti 365 novelle, tuttavia la prematura morte dell’autore ha impedito il raggiungimento del traguardo. Postume sono state pubblicate altre novelle scritte dall’autore. Le raccolte sono state pubblicate tra il 1922 e il 1938. (Riassunto di Filippo Gioachin)

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Alessandro Manzoni – I Promessi Sposi – Audiobook – MP3 – Lettura di Silvia Cecchini – Edizione Libroparlato

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più (altro…)

Ruggieri Apuliese – L’altro ier fui ‘n parlamento

L’altro ier fui ‘n parlamento
con quella ch’ i’ aggio amata.
Facemi grande lamento
che a forza è maritata;
E dissemi: «Drudo mio,
merzè ti chero, or m’aiuta;
chè tu se’ in terra il mi’ dio;
‘N le tue mani mi so’ arrenduta.
Per te colui non vogl’io.
Certo ben deggio morire,
chè ‘l cor del corpo m’è tratto.
Veggio ‘l mio padre ammannire
per compiere lo mal m’ha fatto.
Sir Iddio, or mi consiglia
e donami lo tuo conforto
de l’om ch’a forza mi piglia.
E (altro…)

Ruggieri Apuliese – Genti, intendete questo sermone

Genti, intendete questo sermone:
Rug[g]ieri à fatto la sua Passione.
Non trovai dritto né ragione
in quelle false persone,
cioè in Siena, là ‘v’ io sono istato,
fue cresciuto e allevato:
da’ mei nemici fui akusato
al vescovo ed al kericato.
L’akusamento fue creduto,
iscritto e letto e ritenuto:
mandò per me el forte arguto;
non mi valse kascione né scuto.
Io fui gionto inanzi lue:
solo nato era e non kon altrui;
egli erano cento ed ankora piùe,
ke si consegliavano a due a due.
Molto (altro…)

Ruggieri Apuliese – Tant’aggio ardire e conoscenza

Tant’aggio ardire e conoscenza
ched ò agli amici benvoglienza
e i nimici tegno in temenza;
ad ogni cosa do sentenza
et ag[g]io senno e provedenza
in ciascun mestiere:
k’eo so bene esser cavaliere
e donzello e bo[n] scudiere,
mercatante andare a fiere,
cambiatore ed usuriere,
e so pensare.
So piatare et avocare,
cherico so’ e so cantare,
fisica saccio e medicare,
so di rampogne e so’ zollare
e bo[n] sartore.
Orfo so’ e dipintore,
di veggi e d’arke facitore,
mastro di petre e muratore,
bifolco so’ e lavoratore
e calzolaio.
So’ barbiere (altro…)

Ruggieri Apuliese – Umìle sono, ed orgoglioso

Umìle sono ed orgoglioso,
prode e vile e corag[g]ioso,
franco e sicuro e pauroso,
e sono folle e sag[g]io,
e dolente e allegro e gioioso,
largo e scarso e dubitoso,
cortese e villano enodioso;
fac[c]iomi pro e danag[g]io.
E dirag[g]iovi, [ buona gente,] como
male e bene ag[g]’io più di null’omo.
Povero e ric[c]o e disasciato
sono, e fermo e malato,
giovane e vec[c]hio, ed agravato
e sano spessamente;
mercé faccio e pec[c]ato,
ch’io favello e non sono nato,
sono disciolto e legato
lo core e la mente.
Or (altro…)

Gianni Alfani – Se quella donna ched i’ tegno a mente

Se quella donna ched i’ tegno a mente
atasse il su’ servente,
i’ sare’ ribandito ora a Natale;
ma i’ son certo che non le ne cale!
Però, parole nate di sospiri
ch’escon del pianto che mi fende ‘l core,
sappiate ben contar de’ miei martiri
la chiave, che vi serra ogni dolore,
a quelle donne c’hanno il cor gentile:
sì che, parlando umìle,
prieghin colei per cui ciascuna vale
che faccia tosto il mi’ pianto mortale.
S’ella fa lor questa grazia ch’i’ (altro…)

Gianni Alfani – De la mia donna vo’ cantar con voi

De la mia donna vo’ cantar con voi,
madonne da Vinegia,
però ch’ella vi fregia
d’ogn’adorna bellezza che vo’ avete.
La prima volta ched i’ la guardai,
volsemi gli occhi suoi
sì pien’ d’amor, che mi preser nel core
l’anima isbigottita, sì che mai
non ragionò d’altrui,
come legger si può nel meo colore.
O lasso, quanto è suto il meo dolore
poscia, pien di sospiri
per li dolci disiri
che nel volger degli occhi vo’ tenete!
Di costei si può dir ben che sia (altro…)

Dante Alighieri – Divina Commedia – Inferno – Canto VIII – Lettura di Valerio Di Stefano

« Canto ottavo, ove tratta del quinto cerchio de l’inferno e alquanto del sesto, e de la pena del peccato de l’ira, massimamente in persona d’uno cavaliere fiorentino chiamato messer Filippo Argenti, e del dimonio Flegias e de la palude di Stige e del pervenire a la città d’inferno detta Dite. »

Giovanni Verga – Amore senza benda

Battista, il ciabattino, era morto col crepacuore che Tonio, suo eguale, fosse arrivato a metter bottega in Cordusio, e lui no: la vedova seguitava ad arrabattarsi facendo la levatrice in Borgo degli Ortolani, magra come un’acciuga, con delle mani spolpate che sembrava se le fosse fatte apposta pel suo mestiere. Tutta pel figliuolo, Sandro, un ragazzo promettente, che «l’avrebbe fatta morire nelle lenzuola di tela fine, se Dio voleva, com’era nata», (altro…)

Giovanni Verga – Il canarino del n. 15

Come il bugigattolo dei portinai non vedeva mai il sole, e avevano una figliuola rachitica, la mettevano a sedere nel vano della finestra, e ve la lasciavano tutto il santo giorno, sicché i vicini la chiamavano «Il canarino del n. 15».
Màlia vedeva passar la gente; vedeva accendere i lumi la sera; e se entrava qualcuno a chiedere di un pigionale rispondeva per la mamma, la sora Giuseppina, che stava al fuoco, (altro…)

Giovanni Verga – Al Veglione

C’era andato a portare un paniere di bottiglie, di quelle col collo inargentato, nel palco della contessa, e s’era fermato col pretesto di aspettare che le vuotassero; tanto, in cinque com’erano nel palchetto, non potevano asciugarle tutte, e qualcosa sarebbe rimasta anche in fondo ai piatti. Sicché alle sue donne aveva detto: – Aspettatemi alla porta del teatro, in mezzo alla gente che sta a veder passare i signori -.
Lì, sull’uscio (altro…)

Giovanni Verga – In piazza della Scala

Pazienza l’estate! Le notti sono corte; non è freddo; fin dopo il tocco c’è ancora della gente che si fa scarrozzare a prendere il fresco sui Bastioni, e se calan le tendine, c’è da buscarsi una buona mancia. Si fanno quattro chiacchiere coi compagni per iscacciare il sonno, e i cavalli dormono col muso sulle zampe. Quello è il vero carnevale! Ma quando arriva l’altro, l’è duro da rosicare per i (altro…)

Giovanni Verga – I bastioni di Monforte

Nel vano della finestra s’incorniciano i castagni d’India del viale, verdi sotto l’azzurro immenso – con tutte le tinte verdi della vasta campagna – il verde fresco dei pascoli prima, dove il sole bacia le frondi; più in là l’ombrìa misteriosa dei boschi. Fra i rami che agita il venticello s’intravvede ondeggiante un lembo di cielo, quasi visione di patria lontana. Al muoversi delle foglie le ombre e la luce scorrono (altro…)