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Gaspara Stampa – Deh foss’io almen sicura che lo stato

Deh foss’io almen sicura che lo stato,
dov’or mi trovo, non mancasse presto,
perché, sì come or è lieto ed or mesto,
sarebbe il più felice che sia stato.
I’ ho Amore e ‘l mio signor a lato,
e mi consolo or con quello, or con questo;
e, sempre che di loro un m’è molesto,
ricorro a l’altro, che m’è poi pacato.
S’Amor m’assale con la gelosia,
mi volgo al viso, che ‘n sé dentro serra
virtù ch’ogni tormento scaccia via:
se (altro…)

Arrigo Baldonasco, Lo fino amor piacente

Lo fino amor piacente,
ch’eo agio, a sè mi serra
sì che d’ogn’altro s’er[r]a
[ . . . . . -ento]
[ . . . . . -ente]
[ . . . . . -erra]
[ . . . . . -erra]
da me dae partimento.
Chè quello amor mantene
solac[c]io e tutto bene,
e[d] in cui sempre regna
parmi ch’el[l]i n’avegna
in tal valore,
che già mai perditore
non fie di sua intendanza.
L’usato intendimento
che la gente à ‘n fallire,
à ciascuno fallire
in loco caunoscianza;
dolen, cognoscimento
àno (altro…)

Folcacchiero da Siena, Tutto lo mondo vive sanza guerra

Tutto lo mondo vive sanza guerra
ed io pace non posso aver neiente.
O Deo, como faragio?
O Deo, como sostenemi la terra?
E’ par ch’io viva i[n] noia de la gente,
ogn’omo m’è salvagio.
Non paiono li fiori
per me, com’ già soleano,
e gli ausei per amori
dolzi versi faceano – a gli albori.
E quand’eo vegio gli altri cavalieri
arme portare e d’amore parlando,
ed io tut[t]o mi doglio;
sol[l]azo m’è tornato in pensieri.
La gente mi riguardano, parlando
s’io son quel ch’es[s]er (altro…)

Filippo da Messina, Oi Siri Deo, con forte fu lo punto

[O]i Siri Deo, con forte fu lo punto
che gli oc[c]hi tuoi, madonna, isguardai, lasso!
chè sì son preso e da vostr’amor punto,
ch’amor d’ogn’altra donna per voi lasso.
Non fino di penare uno [sol] punto,
per omo morto a voi, donna, mi lasso,
non sono meo quanto d’un ago punto:
se mi disdegni, be[n] moragio, lasso!
Poi non son meo ma vostro, amor meo fino,
preso m’avete como Alena Pari,
e non amò Tristano tanto Isolda
quant’amo voi, per cui penar (altro…)

Compagnetto da Prato, Per lo marito c’ò rio

«Per lo marito c’ò rio
l’amor m’è ‘ntrato in coragio;
sollazo e gran bene ag’io
per lo mal che con lui agio:
ca per lo suo lacerare
tal penser’ò [e]o no l’avia,
chè sono presa d’amare,
fin’amante agio in balia,
che ‘n gran gioia mi fa stare.
Geloso, bat[t]uta m’ài,
piaceti di darmi doglia,
ma quanto più mal mi fai,
tanto il mi metti più in voglia.
Di tal uom mm’acagionasti,
c’amanza no avea intra nui,
ma da che ‘l mi ricordasti
l’amor mi prese di lui;
lo (altro…)

Mazzeo di Ricco, Madonna, de lo meo ‘namoramento

Madonna, de l[o] meo ‘namoramento
c’assai più c’altamente
m’ave distretto e fatto ‘namorare,
incontro a meve a voi me ne lamento;
ma non mi val neiente,
ca lo meo cor non posso rinfrenare;
c’Amore, che sormonta ogne ardimento,
mi sforza e vince e mena al suo talento,
sì ch’io di meve no agio segnoria;
di ch’io mi doglio, avere la vor[r]ia,
c’assai gra[n] regno reg[g]e, ciò mi pare,
chi se medesmo può segnoregiare.
Po i ch’eo non posso me segnoregiare,
Amor mi segnoria.
Dunque è (altro…)

Mazzeo di Ricco, Lo core innamorato

«Lo core innamorato,
messere, si lamenta
e fa piangere li occhi di pietate;
da me este alungiato,
e lo meo cor tormenta
vegnendo a voi lo giorno a mille fiate.
Avendo di voi voglia,
lo meo cor a voi mando,
ed ello vene e con voi si sogiorna;
e poi a me non torna,
a voi lo racomando
no li faciate gelosia, nè doglia».
«Donna, se mi mandate
lo vostro dolze core
innamorato sì come lo meo,
sacciate in veritate
ca per verace amore
inmantenente a voi mando (altro…)

Paganino da Serezano, Contra lo meo volire

Contra lo meo volire
Amor mi face amari
donna di grande affari – troppo altera,
perchè lo meo servire
non mi por[r]ia aiutari
ver lo suo disdegnari – tant’è fera;
chè la sua fresca ciera
già d’amar non s’adotta,
nè giorno non anotta – là du pari.
Dunqua, s’agio provato
li affanni e li martiri,
c’Amor face sentiri – a chi gli è dato,
d’Amor prendo cumiato – e vòi partiri.
Lo partir non mi vale,
c’adesso mi riprende
Amor, chi non m’afende – poi li (altro…)

Guido delle Colonne, Ancor che l’aigua per lo foco lassi

Ancor che l’aigua per lo foco lassi
la sua grande freddura
non cangeria natura
s’alcun vasello in mezzo non vi stassi;
anzi averria senza lunga dimura
che lo foco astutassi,
o che l’aigua seccassi;
ma per lo mezzo l’uno e l’autra dura.
Cusì, gentil criatura,
in me à mostrato Amore
l’ardente suo valore:
che senza Amore er’aigua fredda e ghiaccia,
ma Amor m’à sì allumato
di foco che m’abraccia,
ch’eo fora consumato,
se voi, donna sovrana,
non fustici mezzana
infra l’Amore e meve,
ca fa lo foco nascere di (altro…)

Guido delle Colonne, La mia gran pena e lo gravoso affanno

La mia gran pena e lo gravoso af[f]anno,
c’ò lungiamente per amor patuto,
madonna lo m’à ‘n gioia ritornato;
pensando l’avenente di mio danno,
in sua merze[de] m’ave riceputo
e lo sofrire mal m’à meritato:
ch’ella m’à dato – tanto bene avire,
che lo sofrire – molta malenanza
agi’ ubriato, e vivo in allegranza.
Allegro son ca tale segnoria
agio acquistata, per mal soferire,
in quella che d’amar non vao cessando.
Certo a gran torto lo mal blasmeria,
chè per un male agio visto (altro…)

Salv’a lo vescovo senato

Salv’a lo Vescovo senato,
lo mellior c’umque sia nato,
ke da l’ora fue sagrato
tutt’allumina ‘l cericato!
Né fisolaco né Cato
non fue sì ringratiato.
El Papa il [ . . ]
per suo drudo più privato.
Suo gentile vescovato
ben è cresciuto e melliorato.
L’apostolico romano
k [ . . ] Laterano
san Benedetto e San Germano
‘l destinoe d’esser sovrano
de tutto regno cristiano.
Peroe vene da Lornano:
del Paradis dilitiano.
Ça nonfue questo villano:
da c’el mondo fue pagano
non ci so tal marchisciano.
Se mi dà caval (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna nell’estremo della morte lascia con nuova forma ogni anno alle mosche un paniere di pere mézze, e la ragione, che ne rende, perché lo fa

Ora verrò a quella novella delle pere mézze, ed è l’ultima piacevolezza del Basso, però che fu mentre che moría. Costui venendo a morte, ed essendo di state, e la mortalità sí grande che la moglie non s’accostava al marito, e ‘l figliuolo fuggía dal padre, e ‘l fratello dal fratello, però che quella pestilenza, come sa chi l’ha veduto, s’appiccava forte, volle fare testamento; (altro…)

Onesto Bolognese – Se co lo vostro val mio dire e solo

Se co lo vostro val mio dire e solo,
supplico lei cui siete ad ubbidenza,
che ristori a tutta vostra parvenza,
ch’io so che vo’ il cherete senza dolo.
Di voi fe’ prova di gioia il valore
quando parve; † di ragione ver’ voi fenne †
ché val più gioia a cui pena anzi venne;
ella vi loda, de lo vostro amore
dicendo: “Questi è bon combattitore:
servito m’ha, faccendoli malizia,
onde non m’è mestier farli mestizia
d’alcun diletto, ch’è (altro…)

Giovanni Pascoli – Lo stornello

– Sospira e piange, e bagna le lenzuola
la bella figlia, quando rifà il letto,-
tale alcuno comincia un suo rispetto:
trema nell’aurea notte ogni parola;

e sfiora i bossi, quasi arguta spola,
l’aura con un bruire esile e schietto:
– e si rimira il suo candido petto,
e le rincresce avere a dormir sola.-

Solo, là dalla siepe, è il casolare;
nel casolare sta la bianca figlia;
la bianca figlia il puro ciel rimira.

Lo vuole, a stella a stella, essa (altro…)

Ettore Romagnoli – Minerva e lo scimmione

EText-No. 32585
Title: Minerva e lo scimmione
Author: 1871;Romagnoli, Ettore;1938;Romanioli, Ettore
Language: Italian
Link: cache/generated/32585/pg32585-images.epub
Link: cache/generated/32585/pg32585.epub

EText-No. 32585
Title: Minerva e lo scimmione
Author: 1871;Romagnoli, Ettore;1938;Romanioli, Ettore
Language: Italian
Link: 3/2/5/8/32585/32585-h/32585-h.htm

EText-No. 32585
Title: Minerva e lo scimmione
Author: 1871;Romagnoli, Ettore;1938;Romanioli, Ettore
Language: Italian
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EText-No. 32585
Title: Minerva e lo scimmione
Author: 1871;Romagnoli, Ettore;1938;Romanioli, Ettore
Language: Italian
Link: 3/2/5/8/32585/32585-h.zip

EText-No. 32585
Title: Minerva e lo scimmione
Author: 1871;Romagnoli, Ettore;1938;Romanioli, Ettore
Language: Italian
Link: 3/2/5/8/32585/32585-0.zip

Giovanni Pascoli – Anniversario – Sappi-e forse lo sai, nel camposanto-

Sappi-e forse lo sai, nel camposanto-
la bimba dalle lunghe anella d’oro,
e l’altra che fu l’ultimo tuo pianto,
sappi ch’io le raccolsi e che le adoro.

Per lor ripresi il mio coraggio affranto,
e mi detersi l’anima per loro:
hanno un tetto, hanno un nido, ora, mio vanto;
e l’amor mio le nutre e il mio lavoro.

Non son felici, sappi, ma serene:
il lor sorriso ha una tristezza pia:
io le guardo-o mia sola erma famiglia !-

sempre a (altro…)

Giovanni Pascoli – Rio Salto – Lo so: non era nella valle fonda

Lo so: non era nella valle fonda
suon che s’udia di palafreni andanti:
era l’acqua che giù dalle stillanti
tegole a furia percotea la gronda.

Pur via e via per l’infinita sponda
passar vedevo i cavalieri erranti;
scorgevo le corazze luccicanti,
scorgevo l’ombra galoppar sull’onda.

Cessato il vento poi, non di galoppi
il suono udivo, né vedea tremando
fughe remote al dubitoso lume;

ma voi solo vedevo, amici pioppi!
Brusivano soave tentennando
lungo la sponda del mio dolce fiume.

Luigi Capuana – Pietro – Paolo – Paradossi – (Del suo bel cognome Allegri quasi nessuno ormai si ricordava da che gli amici lo avevano ribattezzato Paradossi per la sua paradossale maniera di ragionare intorno a qualunque soggetto.)

Del suo bel cognome Allegri quasi nessuno ormai si ricordava da che gli amici lo avevano ribattezzato Paradossi per la sua paradossale maniera di ragionare intorno a qualunque soggetto.
Gli era fin accaduto una volta, a proposito di una cambialina, che lo strozzino sospettasse un inganno nella firma col cognome Allegri e la volesse invece con quello di Paradossi.
– Ma (altro…)