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Vittoria Colonna – Mentre l’aura amorosa e ‘l mio bel lume

Mentre l’aura amorosa e ‘l mio bel lume
Fean vago il giorno e l’aer chiaro e puro
Con largo volo, per cammin securo
Cercai d’alzarmi anch’io con queste piume.
La luce sparve e ‘l mio primo costume
Lasciar convenne: or più non m’assicuro:
Chè ‘l sentier intricato e ‘l cielo oscuro
Non ho chi m’apra e non ho chi m’allume.
Spento è il vigor che pria sostenne l’ale;
Onde al desio che la speranza atterga,
Convien che senza guida indarno s’erga.
Rimane il nome in me, perchè ‘l mortale
Dolor vincendo vivo; e il pensier sale
Privo d’affetto ove il mio sole alberga.

Vittoria Colonna – Mentre io qui vissi in voi, lume beato

Mentre io qui vissi in voi, lume beato,
E meco voi, vostra mercede, unita
Teneste l’alma, era la nostra vita
Morta in noi stessi e viva nell’amato,
Poichè per l’alto e divin vostro stato
Non son più a tanto ben qua giù gradita,
Non manchi al cor fedel la vostra aita
Contro il mondo vêr noi nemico armato,
Sgombri le spesse nebbie d’ogn’intorno
Sì ch’io provi a volar spedite l’ali
Nel già preso da voi destro sentiero.
Vostro onor fia, ch’io chiuda ai piacer frali
Gli occhi in questo mortal fallace giorno,
Per aprirgli nell’altro eterno e vero.

Vittoria Colonna – Alle vittorie tue, mio lume eterno

Alle vittorie tue, mio lume eterno,
Non diede il tempo o la stagion favore:
La spada, la virtù, l’invitto core
Fur li ministri tuoi la state e ‘l verno.
Col prudente occhio e col saggio governo
L’altrui forze spezzasti in sì brev’ore,
Che ‘l modo all’alte imprese accrebbe onore
Non men che l’opre al tuo valore interno.
Non tardaro il tuo corso animi alteri,
O fiumi o monti, e le maggior cittadi,
Per cortesia od ardir rimaser vinte.
Salisti al mondo i più pregiati gradi;
Or godi in ciel d’altri trionfi e veri,
D’altre frondi le tempie ornate e cinte.

Francesco Petrarca – I’ piansi, or canto, ché ‘l celeste lume

I’ piansi, or canto, ché ‘l celeste lume
quel vivo sole alli occhi miei non cela,
nel qual honesto Amor chiaro revela
sua dolce forza et suo santo costume;
onde e’ suol trar di lagrime tal fiume,
per accorciar del mio viver la tela,
che non pur ponte o guado o remi o vela,
ma scampar non potienmi ale né piume.
Sí profondo era et di sí larga vena
il pianger mio et sí lunge la riva,
ch’i’ v’aggiungeva col penser Continua la lettura di Francesco Petrarca – I’ piansi, or canto, ché ‘l celeste lume

Galileo Galilei – Mentre ridea nel tremulo e vivace – Dice come il suo Amore di picciol fuoco divampasse in fiamma vorace

Mentre ridea nel tremulo e vivace
Lume degli occhi leggiadretti Amore,
Picciola in noi movea dallo splendore
Fiamma, qual uscir suoi di lenta face.

Or che il pianto l’ingombra, di verace
Foco sent’io venir l’incendio al core.
Oh di strania virtude alto valore,
Dalle lagrime trar fiamma vorace!

Tale arde il Sol mentre i possenti rai
Frange per entro una fredda acqua pura,
Che tra l’esca risplenda e il chiaro lume.

Oh cagion prima de’ miei dolci guai,
Luci, cui rimirar fu mia ventura,
Questo è vostro e del Sol proprio costume!