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Vittoria Colonna – Quanta invidia al mio cor, felici e rare – ARGOMENTO. Invidia la sorte dei genitori di Francesco Molza, che morirono nel giorno istesso.

Quanta invidia al mio cor, felici e rare
Anime, porge il vostro ardente e forte
Nodo, che l’ultime ore a voi di morte
Fe dolci che son sempre agli altri amare!
Non furo ai bei desir le parche avare
In filar nè più lunghe nè più corte
Le vostre vite; ond’or con egual sorte
Sete vive nel ciel, nel mondo chiare.
Se ‘l fuoco sol d’amor legar può tanto
Due voglie, or quanto a voi natura e amore,
I corpi quella (altro…)

Gaspara Stampa – Chi può contar il mio felice stato

Chi può contar il mio felice stato,
l’alta mia gioia e gli alti miei diletti?
O un di que’ del ciel angeli eletti,
o altro amante che l’abbia provato.
Io mi sto sempre al mio signor a lato,
godo il lampo degli occhi e ‘l suon dei detti,
vivomi de’ divini alti concetti,
ch’escon da tanto ingegno e sì pregiato.
Io mi miro sovente il suo bel viso,
e mirando mi par veder insieme
tutta la gloria e ‘l ben del (altro…)

Guittone d’Arezzo, Padre dei padri miei e mio messere

Padre dei padri miei e mio messere,
fra Loderigo, doglia e gioi m’adduce
grave tanta sor voi tribulazione:
doglia in compassione
di frate e padre e signor meo savere
che nocimento ha tanto e nullo noce;
ché grave è molto mal, mal meritando,
ma fort’è molto più, mertando bene.
Quando retto om sostene
mal, che merta, onranza è, ma non magna;
e merta onta chi lagna
prender che ha mertato;
ma onor grande onrato
è mal ben sostenere, ben operando
e via molto bene render (altro…)

Onesto Bolognese – Se co lo vostro val mio dire e solo

Se co lo vostro val mio dire e solo,
supplico lei cui siete ad ubbidenza,
che ristori a tutta vostra parvenza,
ch’io so che vo’ il cherete senza dolo.
Di voi fe’ prova di gioia il valore
quando parve; † di ragione ver’ voi fenne †
ché val più gioia a cui pena anzi venne;
ella vi loda, de lo vostro amore
dicendo: “Questi è bon combattitore:
servito m’ha, faccendoli malizia,
onde non m’è mestier farli mestizia
d’alcun diletto, ch’è (altro…)

Vittoria Colonna – Mentre l’aura amorosa e ‘l mio bel lume

Mentre l’aura amorosa e ‘l mio bel lume
Fean vago il giorno e l’aer chiaro e puro
Con largo volo, per cammin securo
Cercai d’alzarmi anch’io con queste piume.
La luce sparve e ‘l mio primo costume
Lasciar convenne: or più non m’assicuro:
Chè ‘l sentier intricato e ‘l cielo oscuro
Non ho chi m’apra e non ho chi m’allume.
Spento è il vigor che pria sostenne l’ale;
Onde al desio che la speranza atterga,
Convien che senza guida indarno s’erga.
Rimane (altro…)

Vittoria Colonna – A Carlo V – Nel mio bel sol la vostra aquila altera

Nel mio bel sol la vostra aquila altera
Fermando gli occhi, alla più alta meta
Sarebbe giunta: chè superba e lieta
Doppiava i vanni a quell’ardente spera.
Ma or che il lume suo mirar non spera
(Che nube spessa ne lo copre e vieta);
Vedete come il desio primo acqueta;
Chè ‘l volo audace suo non è qual era.
Le vittorie, i trofei di tante imprese
Riportati con gloria a lui d’intorno,
Fan la notte fuggir che gli altri adombra,
Più s’aprì (altro…)

Vittoria Colonna – Mentre scaldò ‘l mio sol questo emispero

Mentre scaldò ‘l mio sol questo emispero,
Qual occhio fu da troppa luce offeso,
E qual da invidia tinto, onde conteso
A lor fu sempre il puro raggio intero.
Or c’ha lasciato il mondo freddo e nero,
D’onesta voglia ogn’altro spirto acceso
L’adora, e molti han con lor danno inteso,
Che ‘l proprio error non li scoperse il vero.
La morte fama al suo valore aggiunge,
E il tempo avaro che i bei nomi asconde,
Quella dal suo velen serba e (altro…)

Olindo Guerrini – Nella capanna in fondo al mio cortile

Nella capanna in fondo al mio cortile
Il luppolo alle canne s’attorciglia;
Nell’aria fresca c’è un odor gentile,
Odor di gelsomino e di vainiglia.

Un’Ebe quasi nuda, alta e sottile,
Sorride e spia con le marmoree ciglia
De’ palombi gli amor sotto al sedile:
E il vento del mattin passa e bisbiglia.

Bisbiglia e narra di lontane aiuole
Gli amor lontani a un popolo giocondo
Di gerani fiammanti e di vïole.

Quanto amor, quanta gioia in questo mondo
Di pochi passi che si (altro…)

Isabella Morra – Torbido Siri, del mio mal superbo

Torbido Siri, del mio mal superbo,
or ch’io sento da presso il fin amaro,
fa’ tu noto il mio duolo al Padre caro,
se mai qui ‘l torna il suo destino acerbo.
Dilli come, morendo, disacerbo
l’aspra Fortuna e lo mio fato avaro
e, con esempio miserando e raro,
nome infelice a le tue onde serbo.
Tosto ch’ei giunga a la sassosa riva
(a che pensar m’adduci, o fiera stella,
come d’ogni mio ben son cassa e (altro…)

Isabella Morra – Quanto pregiar ti puoi, Siri mio amato

Quanto pregiar ti puoi, Siri mio amato,
de la tua ricca e fortunata riva
e de la terra, che da te deriva
il nome, ch’al mio cor oggi è sí grato;
s’ivi alberga colei, che ‘l cielo irato
può far tranquillo e la mia speme viva,
malgrado de l’acerba e cruda Diva,
ch’ogni or s’esalta del mio basso stato.
Non men l’odor de la vermiglia Rosa
di dolce aura vital nodrisce l’alma
che soglian farsi (altro…)

Vittoria Colonna – Alle vittorie tue, mio lume eterno

Alle vittorie tue, mio lume eterno,
Non diede il tempo o la stagion favore:
La spada, la virtù, l’invitto core
Fur li ministri tuoi la state e ‘l verno.
Col prudente occhio e col saggio governo
L’altrui forze spezzasti in sì brev’ore,
Che ‘l modo all’alte imprese accrebbe onore
Non men che l’opre al tuo valore interno.
Non tardaro il tuo corso animi alteri,
O fiumi o monti, e le maggior cittadi,
Per cortesia od ardir rimaser vinte.
Salisti al mondo i (altro…)

Francesco Petrarca – Signor mio caro, ogni pensier mi tira

Signor mio caro, ogni pensier mi tira
devoto a veder voi, cui sempre veggio:
la mia fortuna (or che mi pò far peggio?)
mi tene a freno, et mi travolge et gira.
Poi quel dolce desio ch’Amor mi spira
menami a morte, ch’i’ non me n’aveggio;
et mentre i miei duo lumi indarno cheggio,
dovunque io son, dí et notte si sospira.
Carità di signore, amor di donna
son le catene ove con molti affanni
legato son, perch’io stesso mi strinsi.
Un (altro…)

Francesco Petrarca – In dubbio di mio stato, or piango or canto

In dubbio di mio stato, or piango or canto,
et temo et spero; et in sospiri e ‘n rime
sfogo il mio incarco: Amor tutte sue lime
usa sopra ‘l mio core, afflicto tanto.
Or fia già mai che quel bel viso santo
renda a quest’occhi le lor luci prime
(lasso, non so che di me stesso estime)?
o li condanni a sempiterno pianto;
et per prender il ciel, debito a lui,
non curi che si sia di loro in (altro…)

Francesco Petrarca – Mira quel colle, o stanco mio cor vago

– Mira quel colle, o stanco mio cor vago:
ivi lasciammo ier lei, ch’alcun tempo ebbe
qualche cura di noi, et le ne ‘ncrebbe,
or vorria trar de li occhi nostri un lago.
Torna tu in là, ch’io d’esser sol m’appago;
tenta se forse anchor tempo sarebbe
da scemar nostro duol, che ‘nfin qui crebbe,
o del mio mal participe et presago.
– Or tu ch’ài posto te stesso in oblio
et parli al cor pur come e’ fusse or (altro…)

Francesco Petrarca – Amor, io fallo, et veggio il mio fallire

Amor, io fallo, et veggio il mio fallire,
ma fo sí com’uom ch’arde e ‘l foco à ‘n seno,
ché ‘l duol pur cresce, et la ragion vèn meno
et è già quasi vinta dal martire.
Solea frenare il mio caldo desire,
per non turbare il bel viso sereno:
non posso piú; di man m’ài tolto il freno,
et l’alma desperando à preso ardire.
Però s’oltra suo stile ella s’aventa,
tu ‘l fai, che sí l’accendi, et sí la sproni,
ch’ogni (altro…)

Francesco Petrarca – Amor, che nel penser mio vive et regna

Amor, che nel penser mio vive et regna
e ‘l suo seggio maggior nel mio cor tene,
talor armato ne la fronte vène,
ivi si loca, et ivi pon sua insegna.

Quella ch’amare et sofferir ne ‘nsegna
e vòl che ‘l gran desio, l’accesa spene,
ragion, vergogna et reverenza affrene,
di nostro ardir fra se stessa si sdegna.

Onde Amor paventoso fugge al core,
lasciando ogni sua impresa, et piange, et trema;
ivi s’asconde, et non appar piú fore.

Che poss’io far, (altro…)

Michelangelo Buonarroti – La vita del mie amor non è ‘l cor mio

La vita del mie amor non è ‘l cor mio,
c’amor di quel ch’i’ t’amo è senza core;
dov’è cosa mortal, piena d’errore,
esser non può già ma’, nè pensier rio.
Amor nel dipartir l’alma da Dio
me fe’ san occhio e te luc’ e splendore;
nè può non rivederlo in quel che more
di te, per nostro mal, mie gran desio.
Come dal foco el caldo, esser diviso
non può dal bell’etterno ogni (altro…)