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Giovanni Pascoli – La morte del papa

I

“Oh! nonna! il Papa” uno gridò “sta male!”
un seggiolaio che da Montebono
salìa lungo Corsonna: “è sul giornale”.

Andava all’Alpe, dove più non sono
che greggi erranti, e dove non si sente,
fuor che di foglie al vento, altro frastuono;

o il solitario scroscio del torrente
dopo un’acquata, o il conversar tranquillo,
presso le bianche nuvole, di gente,

che non si vede, intorno cui lo squillo
de’ campanacci va per le pratina
odorate di menta e di serpillo.

La vecchietta filava. A (altro…)

Giacomino Pugliese, Morte, perchè m’ài fatta sì gran guerra

Morte, perchè m’ài fatta sì gran guerra,
che m’ài tolta madonna, ond’io mi doglio?
La fior de le belleze mort’ài in terra,
per che lo mondo non amo, nè voglio.
Villana morte, che non à[i] pietanza,
disparti amore e togli l’allegranza
e dài cordoglio.
La mia alegranza post’ài in gran tristanza,
chè m’ài tolto la gioia e l’alegranza,
c’avere soglio.
Solea aver sollazo e gioco e riso
più che null’altro cavalier che sia;
or n’è gita madonna in paradiso,
portòne la dolze speranza mia,
lasciòmi (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna nell’estremo della morte lascia con nuova forma ogni anno alle mosche un paniere di pere mézze, e la ragione, che ne rende, perché lo fa

Ora verrò a quella novella delle pere mézze, ed è l’ultima piacevolezza del Basso, però che fu mentre che moría. Costui venendo a morte, ed essendo di state, e la mortalità sí grande che la moglie non s’accostava al marito, e ‘l figliuolo fuggía dal padre, e ‘l fratello dal fratello, però che quella pestilenza, come sa chi l’ha veduto, s’appiccava forte, volle fare testamento; (altro…)

Franco Sacchetti – Uno giovene Sanese ha tre comandamenti alla morte del padre: in poco tempo disubbedisce, e quello che ne seguita.

Ora verrò a dire di una che s’era maritata per pulzella, e ‘l marito vidde la prova del contrario anzi che con lei giacesse, e rimandolla a casa sua, senza avere mai a fare di lei.
Fu a Siena già un ricco cittadino, il quale, venendo a morte, e avendo un figliuolo e non piú, che avea circa a venti (altro…)

Vittoria Colonna – Quando morte disciolse il caro nodo

Quando morte disciolse il caro nodo
Che il cielo avvinse la natura e amore,
Tolse agli occhi l’obietto e il cibo al core,
Ma strinse l’alme in più congiunto modo.
Questo è quel laccio ond’io mi pregio e lodo,
Che mi trae fuor d’ogni mondano errore;
E mi tien nella via ferma d’onore,
Ove de’ miei desir cangiati godo.
Sterili i corpi fur, l’alme feconde,
Chè il suo valor lasciò raggio sì chiaro,
Che sarà lume ancor del nome mio.
Se d’altre (altro…)

Gaspara Stampa – O sacro, amato e grazioso aspetto,

    O sacro, amato e grazioso aspetto,
o più che ‘l chiaro sol lucenti lumi,
o sangue illustre, angelici costumi,
o alto ingegno, altissimo intelletto,
o colmi di prudenzia e di diletto,
d’eloquenzia profondi e larghi fiumi,
o finalmente, ond’io più mi consumi,
d’ogni grazia e virtù, conte, ricetto,
qual contra a’ miei disir stella empia e cruda
già mi vi tolse, ed or vi tien discosto
contra la fé che voi mi deste pria?
O morte dunque queste luci chiuda,
od apritele voi (altro…)

Michelangelo Buonarroti – Chiunche nasce a morte arriva

Chiunche nasce a morte arriva
nel fuggir del tempo; e ‘l sole
niuna cosa lascia viva.
Manca il dolce e quel che dole
e gl’ingegni e le parole;
e le nostre antiche prole
al sole ombre, al vento un fummo.
Come voi uomini fummo,
lieti e tristi, come siete;
e or siàn, come vedete,
terra al sol, di vita priva.
Ogni cosa a morte arriva.
Già fur gli occhi nostri interi
con la luce in ogni speco;
or son (altro…)

Giovan Battista Marino – Inferno Amoroso – Donna, siam rei di morte. Errasti, errai;

Donna, siam rei di morte. Errasti, errai;
di perdon non son degni i nostri errori.
Tu, ch’aventasti in me sì fieri ardori;
io, che le fiamme a sì bel sol furai.

lo, ch’una fera rigida adorai;
tu, che fosti sord’aspe a’ miei dolori.
Tu nel’ire ostinata, io negli amori.
Tu pur troppo sdegnasti, io troppo amai.

Or la pena, laggiù nel cieco Averno,
pari al fallo n’aspetta. Arderà poi
chi visse in foco, in vivo foco eterno.

Quivi (s’Amor fia giusto) amboduo (altro…)

Dante Alighieri – Se ‘l viso mio a la terra si china

Se ‘l viso mio a la terra si china
e di vedervi non si rassicura,
io vi dico, madonna, che paura
lo face, che di me si fa regina;
perché la biltà vostra, peregrina
qua giù fra noi, soverchia mia natura,
tanto che quando ven per avventura
vi miro, tutta mia vertù ruina:
sì che la morte, che porto vestita,
combatte dentro a quel poco valore
che mi rimane, con piogge di troni.
Allor comincia a pianger dentro al core
lo spirito vezzoso (altro…)

Dante Alighieri – Poi che sguardando il cor feriste in tanto

Poi che sguardando il cor feriste in tanto
di grave colpo, ch’io non batto vena,
Dio, per pietà, or deali alcuna lena,
che ‘l tristo spirto si rinvegna alquanto.
Or non vedete consumar in pianto
gli occhi dolenti per soperchia pena?
la qual sì stretto a la morte mi mena,
che già fuggir non posso in alcun canto.
Vedete, donna, s’io porto dolore,
e la mia voce ch’è fatta sottile,
chiamando a voi mercé sempre d’amore:
e s’el v’aggrada, donna mia gentile
che (altro…)

Marino Ceccoli – Come per ghiaccio fore andando, sdruce

Come per ghiaccio fore andando, sdruce
nostro intelletto, contemplando fiso
quest’accidente, per cui pianto e riso
ed altre passion nove ‘n l’alma adduce;
perché oltra natura se produce,
e il razional sentir deven sommiso:
e quanto più sen vede, men provviso
è ciascun atto suo, ch’en noi induce.
Donqua, foll’è chi nostra forza crede
scrimir dai colpe, che sì dolce tranno,
che spesso morte parer vita fanno.
De ciò molte consorte a voi sì stanno:
e’, sì giocando, sé provar concede,
per che sua (altro…)