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Giovanni Pascoli – Edera fiorita (ad Ettore Toci)

Quando, di maggio, tu le dolci sere
imbalsamavi co’ tuoi fiori, ornello
(era un sussurro alle finestre nere
del paesello!);

non ti rincrebbe d’un infermo arbusto
che, mosso anch’egli da dolcezza estiva,
con le sue foglie, come cuori, al fusto
lento saliva.

Non ti rincrebbe. Ed ora che gelata
la tramontana soffia, e che traspare
già dalle porte chiuse la fiammata
del focolare;

ora che il verno spoglia le foreste
e le tue foglie per le vie disperde;
o vecchio ornello, te ricopre e veste
l’edera (altro…)

Giovanni Pascoli – Nel parco (a Mario Racah)

Certo il signore, e la chiomata moglie,
partì pe’ campi, ché già il tordo zirla:
muto, tra un’ampia musica di foglie
(dolce sentirla

d’autunno, a tarda notte, se il libeccio
soffia con lunghi fremiti sonori),
muto è il palazzo. S’ode un cicaleccio
di tra gli allori ;

un cicaleccio donde acuti appelli
s’alzano come strilli di piviere:
il gatto è fuori: ruzzano i monelli
del giardiniere.

Torvo, aggrondato, il candido palazzo
formicolare a’ piedi suoi li mira;
e sì n’echeggia un cupo, a quel rombazzo,
battito (altro…)

Giovanni Pascoli – Nel giardino

Nel mio giardino, là nel canto oscuro
dove ora il pettirosso tintinnìa
col gelsomino rampicante al muro,
c’è la gaggìa;

e or che ottobre dentro la vermiglia
foresta il marzo rende morto al suolo,
e sembra marzo, come rassomiglia
bacca a bocciuolo,

alba a tramonto; nelle tenui trine
l’una si stringe, al roseo vespro, quando
l’altro i suoi fiori, candide stelline,
apre, alitando;

ed al sospiro dell’avemaria,
quando nel bosco dalle cime nude
il dì s’esala, il cuore in una pia
ombra si chiude;

e l’anima in (altro…)

Giovanni Pascoli – Il cuore del cipresso

I

O cipresso, che solo e nero stacchi
dal vitreo cielo, sopra lo sterpeto
irto ,di cardi e stridulo di biacchi:

in te sovente, al tempo delle more,
odono i bimbi un pispillìo secreto,
come d’un nido che ti sogni in cuore.

L’ultima cova. Tu canti sommesso
mentre s’allunga l’ombra taciturna
nel tristo campo: quasi, ermo cipresso,
ella ricerchi tra que’ bronchi un’urna.

II

Più brevi i giorni, e l’ombra ogni dì meno
s’indugia e cerca, irrequieta, al sole;
e il sole è freddo e (altro…)

Giovanni Pascoli – La sirena

La sera, fra il sussurrìo lento
dell’acqua che succhia la rena,
dal mare nebbioso un lamento
si leva: il tuo canto, o Sirena.

E sembra che salga, che salga,
poi rompa in un gemito grave.
E l’onda sospira tra l’alga,
e passa una larva di nave:

un’ombra di nave che sfuma
nel grigio, ove muore quel grido;
che porta con sé, nella bruma,
dei cuori che tornano al lido:

al lido che fugge, che scese
già nella caligine, via;
che porta via tutto, le chiese
che (altro…)

Giovanni Pascoli – Placido

I

Io dissi a quel vecchio, «Dove?» Io

cercava un fanciullo mio buono,
smarrito: il mio Placido: mio!

Cercavo quelli occhi (… un cipresso?)
co’ quali chiedeva perdono
di vivere, d’esserci anch’esso.

Cercavo. Ero giunto. Era quello
per certo il paese azzurrino
suo: monti, una selva, un castello,

poi monti: più su, San Marino.

II

Nel chiuso (… una croce?) noi soli
tre s’era: non c’era altro fiore
che l’oro di due girasoli.

Nel chiuso non c’era altra voce,
rammento, che il cupo stridore
d’un fuco ronzante a (altro…)

Giovanni Pascoli – I due cugini

I

Si amavano i bimbi cugini
Pareva, un incontro di loro,
l’ incontro di due lucherini:

volavano. Nell’ abbracciarsi
i tòcchi cadevano, e l’oro
mescevano i riccioli sparsi.

Poi l’uno appassì come rosa
che in boccio appassisce nell’orto;
ma l’altra la piccola sposa

rimase del piccolo morto.

II

Tu piccola sposa, crescesti:
man mano intrecciavi i capelli,
man mano allungavi le vesti.

Crescevi sott’occhi che negano
ancora; ed i petali snelli
cadevano: il fiore già lega.

Ma l’altro non crebbe. Dal mite
suo cuore, ora, senza perché,
fioriscono le margherite

e i (altro…)

Giovanni Pascoli – La notte dei morti

I

La casa è serrata; ma desta:
ne fuma alla luna il camino.
Non filano o torcono: è festa.

Scoppietta il castagno, il paiolo
borbotta. Sul desco c’è il vino,
cui spilla il capoccio da solo.

In tanto essi pregano al lume
del fuoco: via via la corteccia
schizza arida… Mormora il fiume

con rotto fragore di breccia…

II

È forse (io non odo: non sento
che il fiume passare, portare
quel murmure al mare) d’un lento

vegliardo la tremula voce
che intuona il rosario, e che (altro…)

Giovanni Pascoli – Il bacio del morto

I

È tacito, è grigio il mattino;
la terra ha un odore di funghi;
di gocciole è pieno il giardino.

Immobili tra la leggiera
caligine gli alberi: lunghi
lamenti di vaporïera.

I solchi ho nel cuore, i sussulti,
d’un pianto sognato: parole,
sospiri avanzati ai singulti:

un solco sul labbro, che duole.

II

Chi sei, che venisti, coi lieti
tuoi passi, da me nella notte?
Non so; non ricordo: piangevi.

Piangevi: io sentii per il viso
mio piangere fredde, dirotte,
le stille dall’occhio tuo fiso

su me: io sentii (altro…)

Giovanni Pascoli – La baia tranquilla

Getta l’ancora, amor mio:
non un’onda in questa baia.
Quale assiduo sciacquìo
fanno l’acque tra la ghiaia!

Vien dal lido solatìo,
vien di là dalla giuncaia,
lungo vien come un addio,
un cantar di marinaia.

Tra le vetrici e gli ontani
vedi un fiume luccicare;

uno stormo di gabbiani
nel turchino biancheggiare;
e sul poggio, più lontani,
i cipressi neri stare.

Mare ! mare!
dolce là, dal poggio azzurro,
il tuo urlo e il tuo sussurro.

Giovanni Pascoli – Notte di vento

Allora sentii che non c’era,
che non ci sarebbe mai più…
La tenebra vidi più nera,
più lugubre udii la bufera…
uuh…uuuh…uuuh…

Venia come un volo di spetri,
gridando ad ogni émpito più:
un fragile squillo di vetri
seguiva quelli ululi tetri…
uuh…uuuh…uuuh…

Oh! solo nell’ombra che porta
quei gridi… (chi passa laggiù?)
Ohl solo nell’ombra già morta
per sempre… (chi batte alla porta?)
uuh…uuuh…uuuh…

Giovanni Pascoli – Dalla spiaggia

I

C’è sopra il mare tutto abbonacciato
il tremolare quasi d’una maglia:
in fondo in fondo un ermo colonnato,
nivee colonne d’un candor che abbaglia:

una rovina bianca e solitaria,
là dove azzurra è l’acqua come l’aria:

il mare nella calma dell’estate
ne canta tra le sue larghe sorsate.

II

O bianco tempio che credei vedere
nel chiaro giorno, dove sei vanito?
Due barche stanno immobilmente nere,
due barche in panna in mezzo all’infinito.

E le due barche sembrano due bare
smarrite in mezzo all’infinito mare;

e (altro…)

Giovanni Pascoli – Al fuoco

Dorme il vecchio avanti i ciocchi.
Sogna un nuvolo di bimbi,
che cinguetta. Il ceppo al foco
russa roco.

Dorme anch’esso. A tutti i nocchi
sogna grappoli e corimbi.
Rosei pendono nell’aria
solitaria.

Bianchi i bimbi tra il fogliame,
su su, a quel roseo sorriso
vanno. Il ceppo occhi di brace
apre, e tace.

Ecco pendulo lo sciame
dal grande albero improvviso,
su su. Il vecchio nel cor teme,
guarda e geme.

Ogni bimbo al suo fiore alza
la mano e. . . scivola e va.
Sbarra il ceppo (altro…)