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Franco Sacchetti – La sorella del marchese Azzo, essendo andata a marito al giudice di Gallura, in capo di cinque anni torna vedova a casa. Il frate non la vuol vedere, perché non ha fatto figliuoli, ed essa con un motto il fa contento.

Il marchese Azzo da Esti andò cercando il contrario d’una sua sorocchia. Questo marchese credo fosse figliuolo del marchese Obizzo, e avendo una sua sorocchia da marito che, salvo il vero, ebbe nome madonna Alda, la quale maritò al giudice di Gallura; e la cagione di questo matrimonio fu che ‘l detto judice era vecchio e non avea alcun erede, né a chi legittimamente succedesse il suo; onde il marchese, credendo che madonna Alda, o madonna Beatrice come certi hanno detto avesse nome, facesse di lui figliuoli che rimanessono signori del judicato di Gallura, fece queto parentado volentieri: e la donna Continua la lettura di Franco Sacchetti – La sorella del marchese Azzo, essendo andata a marito al giudice di Gallura, in capo di cinque anni torna vedova a casa. Il frate non la vuol vedere, perché non ha fatto figliuoli, ed essa con un motto il fa contento.

Franco Sacchetti – Come Alberto, avendo a far con la matrigna, essendo dal padre trovato, allega con nuove ragioni piacevolmente.

Non voglio lasciare la quarta novella d’Alberto, di quelle che già udi’ di lui, come che molte altre ne facesse. Avea il detto Alberto una matrigna assai giovane e complessa e atticciata, il quale in nessun modo, come spesso interviene, potea avere pace con lei; e di questo suo caso dolendosi spesse volte con alcuni suoi compagni, da loro gli fu dato questo consiglio, dicendo:
– Alberto, se tu non trovi modo d’avere a far di lei, non isperar mai di star con lei se non in battaglia e in mala ventura.
Dice Alberto:
– Credete voi cotesto?
Coloro rispondono:
– Noi l’abbiamo per lo fermo.
Dice Continua la lettura di Franco Sacchetti – Come Alberto, avendo a far con la matrigna, essendo dal padre trovato, allega con nuove ragioni piacevolmente.

Franco Sacchetti – Come Alberto, essendo per combattere con li Sanesi, si mette il cavallo innanzi, ed elli, smontato, li sta di dietro a piede, e la ragione che elli assegna quello esser il meglio.

Similmente questo Alberto in questa sua terza novella, che segue, non mi pare molto sciocco; però che essendo li Sanesi, per certa guerra che aveano co’ Perugini, assembrati per combattere, e ‘l detto Alberto essendo a cavallo tra la brigata sanese, e bene armato, scese da cavallo, e misesi il cavallo dinanzi, ed egli stava di drieto a piede. Veggendo gli altri che v’erano Alberto stare per questa forma, diceano:
– Che fai tu, Alberto? sali a cavallo, però che noi siamo subito per combattere.
A’ quali Alberto rispose:
– Io voglio stare cosí, ché, se ‘l cavallo mio fosse morto, serà fatto la Continua la lettura di Franco Sacchetti – Come Alberto, essendo per combattere con li Sanesi, si mette il cavallo innanzi, ed elli, smontato, li sta di dietro a piede, e la ragione che elli assegna quello esser il meglio.

Franco Sacchetti – Come Alberto detto, rimenando uno ronzino restío a casa, risponde a certi, che ‘l domandano nuovamente, come nuovo uomo era.

Dappoi che io ho messo mano in Alberto da Siena, seguirò ancora di dire di lui una piacevole novelletta, la quale, se la fece per senno, serebbe stata bella a qualunque savio; ma credo piú tosto fosse per semplicità. Costui, avendo bisogno d’andare a un suo luogo fuori di Siena, accattò da un suo vicino un ronzino, sul quale salendo suso, e andando insino alla porta, come là giunse, il ronzino si cominciò a tirare addietro, come se della porta avesse aúto paura, o fosse aombrato, o che si fosse posto in cuore di non volere uscire della terra. Alberto, accennandoli Continua la lettura di Franco Sacchetti – Come Alberto detto, rimenando uno ronzino restío a casa, risponde a certi, che ‘l domandano nuovamente, come nuovo uomo era.

Franco Sacchetti – Alberto da Siena è richiesto dallo inquisitore, ed elli, avendo paura, si raccomanda a messer Guccio Tolomei; e in fine dice che per Donna Bisodia non è mancato che non abbia aúto il malanno.

Al tempo di messer Guccio Tolomei fu in Siena uno piacevole uomo e semplice, e non malizioso come messer Dolcibene. Era costui balbo della lingua, e avea nome Alberto; il quale essendo uomo di pura condizione, e usando spesso in casa del detto messer Guccio, però che ‘l cavaliere ne pigliava gran diletto, avvenne che uno dí di quaresima, trovandosi messer Guccio con lo inquisitore, di cui era grande amico, compose con lui che l’altro dí facesse richiedere il detto Alberto, e quando fosse dinanzi da lui, gli opponessi qualche cosa di resía, e di questo ne seguirebbe alquanto di piacere Continua la lettura di Franco Sacchetti – Alberto da Siena è richiesto dallo inquisitore, ed elli, avendo paura, si raccomanda a messer Guccio Tolomei; e in fine dice che per Donna Bisodia non è mancato che non abbia aúto il malanno.

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* Agnolucci, Iginia (ruolo: autore)
* Albini, Sofia (ruolo: autore)
* Baccini, Ida (ruolo: autore)
* Balduzzi, Serafino (ruolo: voce)
* Biagi, Guido (ruolo: autore)
* Capuana, Luigi (ruolo: autore)
* Carli, C. (ruolo: autore)
* Castelnuovo, Enrico (ruolo: autore)
* Cecchini, Silvia (ruolo: voce)
* Collodi, Carlo (ruolo: autore)
* Daviddi, Manuela (ruolo: voce)
* De Marchi, Emilio (ruolo: autore)
* Dickens, Charles (ruolo: autore)
* Forese (ruolo: autore)
* Foulques, E. W. (ruolo: autore)
* Genesio, Ivan (ruolo: musicista)
* Hoffmann, T. (ruolo: autore)
* La fata (ruolo: autore)
* La zia Stefania (ruolo: autore)
* Lo Zio di Giorgia (ruolo: autore)
* Martini, Ferdinando (ruolo: autore)
* Maschio, Enrica (ruolo: voce)
* Nelli, Guido (ruolo: autore)
* Perodi, Emma (ruolo: autore)
* Pieri, Daniela (ruolo: voce)
* Pica Alfieri, Maria Letizia (ruolo: voce)
* Piccardi, G. L. (ruolo: autore)
* Sacchetti, Giuseppe (ruolo: autore)
* Serao, Matilde (ruolo: autore)
* Sposato, Ezio (ruolo: voce)
* Thouar, Pietro (ruolo: autore)
* Torraca, Francesco (ruolo: autore)
* Volpi, Vittorio (ruolo: voce)
* Vecchi, A. V. (ruolo: autore)

L’antologia di racconti qui offerta è tratta da “Il Giornale per i Bambini”, rivista diretta prima da Ferdinando Martini e poi da Carlo Collodi. I racconti sono stati selezionati da Silvia Cecchini dalle tre annate del 1881, 1882 e 1883. In dettaglio:

* Ferdinando Martini, Come andò…
n° 1 (7 luglio 1881), p. 1-2.
* A. V. Vecchi, La principessa di Nénuphar.
n° 2 (14 luglio 1881), p. 19-21.
* T. Hoffmann, Stiaccia-Noci.
1. I regali. n° 3 (21 luglio 1881), p. 45-46;
2. Disgrazia e protezione. n° 4 (28 luglio 1881), p. 59-60;
3. I prodigi. n° 5 (4 agosto 1881), p. 76-77.
* Iginia Agnolucci, Le due bambole.
n° 5 (4 agosto 1881), p. 74-76.
* Jack la Bolina, La giunca degli uomini vecchi – (fiaba malese).
n° 6 (11 agosto 1881), p. 82-84.
* E. W. Foulques, Il pesciolino d’oro.
n° 6 (11 agosto 1881), p. 90-91.
* La Zia Stefania, La Vita d’un Passerotto raccontata da lui medesimo.
n° 7 (18 agosto 1881), p. 105-110.
* Emilio de Marchi, Bortolino.
n° 10 (8 settembre 1881), p. 158-160.
* Jack La Bolina, I viaggi d’una lacrima di Bice… raccontati da lei stessa.
n° 19 (10 novembre 1881), p. 294-297;
n° 22 (1 dicembre 1881), p. 348-350;
n° 23 (8 dicembre 1881), p. 356-359.
* Enrico Castelnuovo, La regna Bella. Fiaba.
n° 21 (24 Novembre 1881), p. 321-327.
* Matilde Serao,Provvidenza, buona speranza (leggenda dei bambini).
n° 24 (15 dicembre 1881), p. 370-371.
* Lo zio di Giorgia, Un viaggio al paese di Bengodi.
n° 26 (29 dicembre 1881), p. 401-403.
n° 1 (5 gennaio 1882), p. 1-2.
* Paolo Lioy, I quattro musicanti. Racconto.
n° 3 (19 gennaio 1882), p. 33-35.
* F. Torraca, Il lavoro del giorno di natale. Leggenda brettone.
n° 6 (9 febbraio 1882), p. 86-87.
* Emma Parodi, Dovere.
n° 9 (2 marzo 1882), p. 130-134.
* Ida Baccini, Il primo premio. Racconto russo.
n° 11 (16 marzo 1882), p. 163-164.
* Guido Nelli, Novella indiana. n° 13 (30 marzo 1882), p. 205.
* Giuseppe Sacchetti, Nennella o le uova di pasqua.
n° 16 (20 aprile 1882), p. 253-254;
n° 17 ( 27 aprile 1882), p. 262-263.
* G. L. Piccardi, La principessa coi capelli d’oro.
n° 19 (4 maggio 1882), p. 289-292;
n° 21 (25 maggio 1882), p. 321-322;
n° 23 (8 giugno 1882), p. 357-359.
* Carlo Dickens, [L’amico comune, – adattamento] La sarta delle bambole.
n° 23 (8 giugno 1882), p. 353-355;
n° 24 (15 giugno 1882), p. 371-374;
n° 25 (22 giugno 1882), p. 388-391;
n° 26 (29 giugno 1882), p. 411-412.
* Fata, Belinda e il mostro.
n° 39 (28 settembre 1882), p. 611-612;
n° 40 (5 ottobre 1882), p. 629-631;
n° 42 (19 ottobre 1882), p. 658-659.
* Luigi Capuana, La vecchina. Fiaba.
n° 46 (16 novembre 1882), p. 721-724.
* La fata, La Principessa e le noci. Fiaba inglese.
n° 47 (23 Novembre 1882), p. 739-740.
* Luigi Capuana Il cavallo di bronzo. Fiaba.
n° 52 (28 dicembre 1882), p. 827-829.
* Emma Parodi, Il capo d’anno del gigante.
n° 1 (4 gennaio 1883), p. 1-5.
* Forese, Il dittamo del buon cuore. Fiaba.
n° 7 ( 15 Febbraio 1883), p. 103-106.
* Pietro Thouar, La scuola dell’esperienza. Racconto inedito a cura di Guido Biagi.
n° 10 (8 marzo 1883), p. 158-159;
n° 13 (29 marzo 1883), p. 206- 208.
* Emma Parodi,Chioma d’argento.
n° 11 (15 Marzo 1883), p. 172- 175.
* Carlo Collodi, Chi non ha coraggio non vada alla guerra. Proverbio in due parti.
n° 18 ( 3 maggio 1883), p. 277-279;
n° 21 (24 maggio 1883), p. 333-336.
* Guido Biagi, La signorina dell’api.
n° 23 (7 Giugno 1883), p. 362-363.
* Forese, Il manuale e la fata.
n° 28 (12 luglio 1883), p. 438-442.
* Forese, La gita di piacere della famiglia disgraziati.
n° 31 ( 2 Agosto 1883), p. 487.
* Carlo Collodi, Pipì, lo scimmiottino color di rosa.
Cap. 1. Il ritratto di Pipì. n° 33 (16 Agosto 1883), p. 518.
Cap. 2. Come andò che Pipì perdé la sua bella coda. n° 34 (23 agosto 1883), p. 534-535.
Cap. 3. n° 47 (22 novembre 1883), p. 743-744.
Cap. 4. n° 48 (29 novembre 1883), p. 758-760.
Cap. 5. n° 50 (13 dicembre 1883), p. 794-795.
* Sofia Albini, Buon giorno Annuccia!
n° 35 (30 agosto 1883), p. 554-556;
n° 36 (6 settembre 1883), p. 570-572.
* C. Carli, Il cavaliere magico.
n° 52 (27 dicembre 1883), p. 823-825.
* Luigi Capuana, Il soldo bucato. Fiaba.
n° 52 (27 dicembre 1883), p. 837-840.

Musiche

Frederic Chopin,
Ruggero Leoncavallo,
Wolfgang Amadeus Mozart,
Jakob Mendelssohn,
Niccolò Paganini,
Domenico Scarlatti,
Arthus Seymour Sullivan

Musiche originali di Ivan Genesio (http://www.ivangenesio.org/).

Download dei file: http://www.classicistranieri.com/giornalebambini/

Tratto da: http://www.liberliber.it

Licenza: Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5

Ascolta attraverso il nostro lettore virtuale:

Franco Sacchetti – Uno Genovese sparuto, ma bene scienziato, domanda Dante poeta come possa intrare in amore a una donna, e Dante gli fa una piacevole risposta

Questo che seguita non fu meno notabile consiglio che fosse il judicio di messer Ridolfo. Fu già nella città di Genova uno scientifico cittadino e in assai scienze bene sperto, ed era di persona piccolo e sparutissimo. Oltre a questo era forte innamorato d’una bella donna di Genova, la quale, o per la sparuta forma di lui, o per moltissima onestà di lei, o per che che si fosse la cagione, giammai, non che ella l’amasse, ma mai gli occhi in verso lui tenea, ma piú tosto fuggendolo, in altra parte gli volgea. Onde costui, disperandosi di questo suo amore, sentendo la grandissima fama di Dante Allighieri, e come dimorava nella città di Ravenna, al tutto si dispose d’andar là per vederlo e per pigliare con lui dimestichezza, considerando avere da lui o consiglio o aiuto come potesse entrare in amore a questa donna, o almeno non esserli cosí nimico. E cosí si mosse, e pervenne a Ravenna, là dove tanto fece che fu a un convito dove era il detto Dante; ed essendo alla mensa assai di presso l’uno all’altro, il Genovese, veduto tempo, disse:
– O messer Dante, io ho inteso assai della vostra virtú e della fama che di voi corre; potre’ io avere alcuno consiglio da voi?
Disse Dante:
– Purché io ve lo sappia dire.
Allora il Genovese dice:
– Io ho amato e amo una donna con tutta quella fede che amore vuole che s’ami; giammai da lei, non che amore mi sia stato conceduto, ma solo d’uno sguardo mai non mi fece contento.
Udendo Dante costui, e veggendo la sua sparuta vista, disse:
– Messere, io farei volentieri ogni cosa che vi piacesse; e di quello che al presente mi domandate, non ci veggio altro che un modo, e questo è che voi sapete che le donne gravide hanno sempre vaghezza di cose strane; e però converrebbe che questa donna che cotanto amate, ingravidasse: essendo gravida, come spesso interviene ch’ell’hanno vizio di cose nuove, cosí potrebbe intervenire che ella avrà vizio di voi; e a questo modo potreste venire ad effetto del vostro appetito: per altra forma sarebbe impossibile.
Il Genovese, sentendosi mordere, disse:
– Messer Dante, voi mi date consiglio di due cose piú forte che non è la principale; però che forte cosa sarebbe che la donna ingravidasse, però che mai non ingravidò; e vie piú forte serebbe che poi ch’ella fosse ingravidata, considerando di quante generazioni di cose ell’hanno voglia, che ella s’abbattesse ad avere voglia di me. Ma in fé di Dio, che altra risposta non si convenía alla mia domanda che quella che mi avete fatto.
E riconobbesi questo Genovese, conoscendo Dante per quello ch’egli era, meglio che non avea conosciuto sé, che era sí fatto che erano poche che non l’avessono fuggito. E conobbe Dante sí che piú dí stette il Genovese in casa sua, pigliando grandissima dimestichezza per tutti li tempi che vissono. Questo Genovese era scienziato, ma non dovea essere filosofo, come la maggior parte sono oggi; però che la filosofia conosce tutte le cose per natura; e chi non conosce sé principalmente, come conoscerà mai le cose fuora di sé? Costui, se si fosse specchiato, o con lo specchio della mente, o col corporale, averebbe pensato la forma sua e considerato che una bella donna, eziandio essendo onesta, è vaga che chi l’ama abbia forma di uomo, e non di vilpistrello.
Ma e’ pare che li piú son tocchi da quel detto comune: “E’ non ci ha maggiore inganno che quello di sé medesimo”.