Archivi tag: si

Guittone d’Arezzo, Deo, che non posso or disamar sì forte

Deo, che non posso or disamar sì forte,
como fort’amo voi, donna orgogliosa!
Ca, poi che per amar m’odiate a morte,
per disamar mi sareste amorosa;
ch’altresì, com’è bon diritto, sorte
che l’uno como l’altro essere osa,
poi di gran torto, ch’ème ‘n vostra corte
fatto, me vengerea d’alcuna cosa.
Torto è tale, no lo vidi anco pare:
non osarme piacer ciò ch’è piacente,
ed essere odiato per amare,
Malgrado vostro e mio son benvogliente,
e serò, ché non posso unque altro fare,
e (altro…)

Antonio Gramsci – Sì, l’ora della coerenza

Torna di nuovo l’accusa di settarismo nelle gazzette della socialdemocrazia, rivolta all’atteggiamento dei comunisti nei riguardi dell’assassinio di Giacomo Matteotti.
Questa accusa di settarismo non è però nuova ai comunisti. La socialdemocrazia di tutti i paesi, per sottrarsi ai suoi impegni contratti con le masse lavoratrici, non ha trovato mai migliore espediente, nella sua lotta contro il proletariato rivoluzionario, che quello di (altro…)

Guittone d’Arezzo, Sì mi destinge forte

Sì mi destinge forte
l’amoroso disio,
e sì disconfortata è la mia spera,
che la vita m’è morte;
ed esto male mio
creato fue di sì mala manera,
ch’esso solo di loco ond’è creato
pote cercar guerenza,
cioè dalla piangente donna mia.
E certo eo no vorria
ch’avesser ta’ vertù i nemici mei,
ma voglio ben de lei,
perché mi piace più per lei morire,
che per altra guerire,
poi che mi credo tutto in sua piagenza;
ché me piace ed agenza
e morte e vita, qual (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna fa un convito, là dove, non mescendosi vino, quelli convitati si maravigliono, ed egli gli chiarisce con ragione, e non con vino

Questo Basso (ed è la seconda novella di quelle che io proposi in queste di sopra) in questi due mesi di sopra contati, ne’ quali era già febbricoso del male che poi morío, parve che volesse fare la cena come fece Cristo co’ discepoli suoi; e fece invitare molti suoi amici, che la tal sera venissono a mangiare con lui. La brigata tutta accettoe; e (altro…)

Franco Sacchetti – Piero Brandani da Firenze piatisce, e dà certe carte al figliuolo; ed elli, perdendole, si fugge, e capita dove nuovamente piglia un lupo, e di quello aúto lire cinquanta a Pistoia, torna e ricompera le carte

Nella città di Firenze fu già un Piero Brandani cittadino che sempre il tempo suo consumò in piatire. Avea un suo figliuolo d’etade di diciotto anni, e dovendo fra l’altre una mattina andare al Palagio del Podestà per opporre a un piato, e avendo dato a questo suo figliuolo certe carte, e che andasse innanzi con esse, e aspettasselo da lato della Badía di Firenze; (altro…)

Vittoria Colonna – Cara unïon, che in sì mirabil modo

Cara unïon, che in sì mirabil modo
Fosti ordinata dal Signor del Cielo,
Che lo spirto divino e l’uman velo
Legò con dolce ed amoroso nodo;
Io (benchè lui di sì bell’opra lodo)
Pur cerco, e ad altri il mio pensier non celo,
Sciorre il tuo laccio; nè più a caldo o gelo
Serbarti, poi che qui di te non godo:
Chè l’alma, chiusa in questo carcer rio,
Come nemico l’odia: onde smarrita
Nè vive qui, nè vola ove desia.
Quando sarà (altro…)

Isabella Morra – D’un alto monte onde si scorge il mare

D’un alto monte onde si scorge il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.
Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.
Ch’io non veggo nel mar remo né vela
(cosí deserto è lo infelice lito)
che l’onde fenda o che la (altro…)

Francesco Petrarca – Là ver’ l’aurora, che sí dolce l’aura

Là ver’ l’aurora, che sí dolce l’aura
al tempo novo suol movere i fiori,
et li augelletti incominciar lor versi,
sí dolcemente i pensier’ dentro a l’alma
mover mi sento a chi li à tutti in forza,
che ritornar convenmi a le mie note.
Temprar potess’io in sí soavi note
i miei sospiri ch’addolcissen Laura,
faccendo a lei ragion ch’a me fa forza!
Ma pria fia ‘l verno la stagion de’ fiori,
ch’amor fiorisca in quella nobil alma,
che non curò già (altro…)

Johann Sebastian Bach – Messa in si minore BWV 232 – American Bach Soloists

CD1

CD2

da: www.magnatune.com
Pubblicato su autorizzazione dell’etichetta discografica conseguita a seguito di associazione a vita.
Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/1.0/

Francesco Petrarca – S’i’ fussi stato fermo a la spelunca

S’i’ fussi stato fermo a la spelunca
là dove Apollo diventò profeta,
Fiorenza avria forse oggi il suo poeta,
non pur Verona et Mantoa et Arunca;

ma perché ‘l mio terren piú non s’ingiunca
de l’humor di quel sasso, altro pianeta
conven ch’i’ segua, et del mio campo mieta
lappole et stecchi co la falce adunca.

L’oliva è secca, et è rivolta altrove
l’acqua che di Parnaso si deriva,
per cui in alcun tempo ella fioriva.

Cosí sventura over colpa mi priva
d’ogni (altro…)

Francesco Petrarca – Amor et io sí pien’ di meraviglia

Amor et io sí pien’ di meraviglia
come chi mai cosa incredibil vide,
miriam costei quand’ella parla o ride
che sol se stessa, et nulla altra, simiglia.

Dal bel seren de le tranquille ciglia
sfavillan sí le mie due stelle fide,
ch’altro lume non è ch’infiammi et guide
chi d’amar altamente si consiglia.

Qual miracolo è quel, quando tra l’erba
quasi un fior siede, over quand’ella preme
col suo candido seno un verde cespo!

Qual dolcezza è ne la stagione acerba
vederla ir (altro…)

Giosuè Carducci – Nè mai levò sí neri occhi lucenti

Nè mai levò sí neri occhi lucenti
Saffo i preghi cantando a Citerea,
Quando nel petto e per le vene ardenti
A lei sí come nembo amor scendea;

Né désti mai sí molli chiome a’ venti,
Corinna, tu sovra l’arena elea,
Quando sotto le corde auree gementi
Fremeati il seno e a te Grecia tacea:

Sí come or questa giovinetta bella
Tremanti di desio gli umidi rai
E del crin la fulgente onda raccoglie,

In quel che dolce guarda, e la favella,
Qual (altro…)

Francesco Petrarca – Non fur ma’ Giove et Cesare sí mossi,

Non fur ma’ Giove et Cesare sí mossi,
a folminar collui, questo a ferire,
che Pietà non avesse spente l’ire,
e lor de l’usate arme ambeduo scossi.

Piangea madonna, e ‘l mio signor ch’i’ fossi
volse a vederla, et i suoi lamenti a udire,
per colmarmi di doglia et di desire,
et ricercarmi le medolle et gli ossi.

Quel dolce pianto mi depinse Amore,
anzi scolpío, et que’ detti soavi
mi scrisse entro un diamante in mezzo ‘l core;

ove con salde (altro…)

Francesco Petrarca – Di tempo in tempo mi si fa men dura

Di tempo in tempo mi si fa men dura
l’angelica figura e ‘l dolce riso,
et l’aria del bel viso
e degli occhi leggiadri meno oscura.

Che fanno meco omai questi sospiri
che nascean di dolore
et mostravan di fore
la mia angosciosa et desperata vita?
S’aven che ‘l volto in quella parte giri
per acquetare il core,
parmi vedere Amore
mantener mia ragion, et darmi aita:
né però trovo anchor guerra finita,
né tranquillo ogni stato del cor mio,
ché piú m’arde ‘l desio,
quanto (altro…)

Francesco Petrarca – Quand’io v’odo parlar sí dolcemente

Quand’io v’odo parlar sí dolcemente
com’Amor proprio a’ suoi seguaci instilla,
l’acceso mio desir tutto sfavilla,
tal che ‘nfiammar devria l’anime spente.

Trovo la bella donna allor presente,
ovunque mi fu mai dolce o tranquilla
ne l’habito ch’al suon non d’altra squilla
ma’ di sospir’ mi fa destar sovente.

Le chiome a l’aura sparse, et lei conversa
indietro veggio; et cosí bella riede
nel cor, come colei che tien la chiave.

Ma ‘l soverchio piacer, che s’atraversa
a la mia lingua, qual dentro (altro…)

Francesco Petrarca – Io canterei d’amor sí novamente

Io canterei d’amor sí novamente
ch’al duro fiancho il dí mille sospiri
trarrei per forza, et mille alti desiri
raccenderei ne la gelata mente;

e ‘l bel viso vedrei cangiar sovente,
et bagnar gli occhi, et piú pietosi giri
far, come suol chi de gli altrui martiri
et del suo error quando non val si pente;

et le rose vermiglie in fra le neve
mover da l’òra, et discovrir l’avorio
che fa di marmo chi da presso ‘l guarda;

e tutto quel (altro…)

Michelangelo Buonarrori – La ragion meco si lamenta e dole

La ragion meco si lamenta e dole,
parte ch’i’ spero amando esser felice;
con forti esempli e con vere parole
la mie vergogna mi rammenta e dice:
– Che ne riportera’ dal vivo sole
altro che morte? e non come fenice. –
Ma poco giova, ché chi cader vuole,
non basta l’altru’ man pront’ e vittrice.
I’ conosco e’ mie danni, e ‘l vero intendo;
dall’altra banda albergo un altro core,
che più m’uccide dove più m’arrendo.
In mezzo di duo mort’ (altro…)

Michelangelo Buonarroti – Spirto ben nato, in cu’ si specchia e vede

Spirto ben nato, in cu’ si specchia e vede
nelle tuo belle membra oneste e care
quante natura e ‘l ciel tra no’ può  fare,
quand’a null’altra suo bell’opra cede:
spirto leggiadro, in cui si spera e crede
dentro, come di fuor nel viso appare,
amor, pietà, mercé, cose sì rare,
che ma’ furn’in beltà con tanta fede:
l’amor mi prende e la beltà mi lega;
la pietà, la mercé con dolci sguardi
ferma speranz’ al cor par che ne doni.
Qual (altro…)