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Folgore da San Gimignano – Fior di virtú sí è gentil coraggio

Fior di virtú sí è gentil coraggio,
e frutto di virtú sí è onore,
e vaso di virtú sí è valore
e nome di virtú è uomo saggio;

e specchio di virtú non vede oltraggio
e viso di virtú, chiaro colore,
ed amor di virtú, buon servitore,
e dono di virtú, dolce lignaggio.

E letto di virtú è conoscenza,
e seggio di virtú, amor leale,
e poder di virtú è sofferenza;

e opera di virtú, esser leale,
e braccio di virtú, bella accoglienza:
tutta (altro…)

Vittoria Colonna – Sì largo vi fu ‘l ciel che ‘l tempo avaro

Sì largo vi fu ‘l ciel che ‘l tempo avaro
Quanto s’affretta più, meno divora
Signor la fama vostra, e d’ora in ora
Scopre cagion di farvi eterno e raro.
Fanno il vostro valor sempre più chiaro
Quei che agguagliarsi a voi speran forse ora,
Come veggiam paragonarsi ancora
Color contrari posti insieme a paro.
Si scorge un error quasi in ogni effetto
Di forza o ingegno d’altri, che raccende
Nei saggi petti ognor la vostra gloria.
Per proprio onor ciascuno alto (altro…)

Inghilfredi, Sì alto intendimento

Sì alto intendimento
m’ave donato Amore,
ch’eo non sac[c]io invenire
in che guisa possa merzè trovare.
Però lo mio talento
m’a[ve] miso in errore,
ca non volse soffrire
di non voler sì altamente amare.
Ma poi che piacere
à l’Arnore, che tant’è poderoso,
ciò è lo mio volere;
m’à miso il core in af[f]anno gravoso,
non saccio loco che n’agia ragione.
Penso se narramento
è fatto [a] alcun signore
per dover diffinire
al qual de’ dui s’ac[c]orda più, ‘ver pare.
Non è gran fallimento
d’amar, poi che ‘l meo (altro…)

Mazzeo di Ricco, Chi conoscesse sì la sua fallanza

Chi conoscesse sì la sua fallanza
com’om conosce l’altrui fallimento
di mal dire d’altrui avria dottanza
per la pesanza del su’ mancamento.
Ma per lo corso de la iniqua usanza
ogn’om si cred’esser di valimento,
e tal omo è tenuto in dispregianza
che spregia altrui, ma non sa zo ch’i’ sento.
Però vor[r]ia che fosse distinato
che ciascun conoscesse il so onore
e ‘l disinore e ‘l pregio e la vergogna.
Talotta si commette tal peccato
che, s’omo conoscesse il so valore,
di dicer (altro…)

Giacomino Pugliese, Morte, perchè m’ài fatta sì gran guerra

Morte, perchè m’ài fatta sì gran guerra,
che m’ài tolta madonna, ond’io mi doglio?
La fior de le belleze mort’ài in terra,
per che lo mondo non amo, nè voglio.
Villana morte, che non à[i] pietanza,
disparti amore e togli l’allegranza
e dài cordoglio.
La mia alegranza post’ài in gran tristanza,
chè m’ài tolto la gioia e l’alegranza,
c’avere soglio.
Solea aver sollazo e gioco e riso
più che null’altro cavalier che sia;
or n’è gita madonna in paradiso,
portòne la dolze speranza mia,
lasciòmi (altro…)

Rinaldo d’Aquino, Per fino amore vao sì letamente

Per fino amore vao sì letamente
ch io non agio veduto
omo che ‘n gioi mi possa aparigliare;
e paremi che falli malamente
omo c’à receputo
ben da segnore e poi lo vol celare.
Ma eo no lo celeragio
com’altamente Amor m’à meritato,
che m’à dato a servire
a la fiore di tutta caunoscenza
e di valenza,
ed à belleze più ch’eo non so dire.
Amor m’à sormontato
lo core in mante guise e gran gioi n’agio.
Agio gioi più di null’om certamente,
ch’Amor m’à sì (altro…)

Guittone d’Arezzo, Deo, che non posso or disamar sì forte

Deo, che non posso or disamar sì forte,
como fort’amo voi, donna orgogliosa!
Ca, poi che per amar m’odiate a morte,
per disamar mi sareste amorosa;
ch’altresì, com’è bon diritto, sorte
che l’uno como l’altro essere osa,
poi di gran torto, ch’ème ‘n vostra corte
fatto, me vengerea d’alcuna cosa.
Torto è tale, no lo vidi anco pare:
non osarme piacer ciò ch’è piacente,
ed essere odiato per amare,
Malgrado vostro e mio son benvogliente,
e serò, ché non posso unque altro fare,
e (altro…)

Antonio Gramsci – Sì, l’ora della coerenza

Torna di nuovo l’accusa di settarismo nelle gazzette della socialdemocrazia, rivolta all’atteggiamento dei comunisti nei riguardi dell’assassinio di Giacomo Matteotti.
Questa accusa di settarismo non è però nuova ai comunisti. La socialdemocrazia di tutti i paesi, per sottrarsi ai suoi impegni contratti con le masse lavoratrici, non ha trovato mai migliore espediente, nella sua lotta contro il proletariato rivoluzionario, che quello di (altro…)

Guittone d’Arezzo, Sì mi destinge forte

Sì mi destinge forte
l’amoroso disio,
e sì disconfortata è la mia spera,
che la vita m’è morte;
ed esto male mio
creato fue di sì mala manera,
ch’esso solo di loco ond’è creato
pote cercar guerenza,
cioè dalla piangente donna mia.
E certo eo no vorria
ch’avesser ta’ vertù i nemici mei,
ma voglio ben de lei,
perché mi piace più per lei morire,
che per altra guerire,
poi che mi credo tutto in sua piagenza;
ché me piace ed agenza
e morte e vita, qual (altro…)

Franco Sacchetti – Basso della Penna fa un convito, là dove, non mescendosi vino, quelli convitati si maravigliono, ed egli gli chiarisce con ragione, e non con vino

Questo Basso (ed è la seconda novella di quelle che io proposi in queste di sopra) in questi due mesi di sopra contati, ne’ quali era già febbricoso del male che poi morío, parve che volesse fare la cena come fece Cristo co’ discepoli suoi; e fece invitare molti suoi amici, che la tal sera venissono a mangiare con lui. La brigata tutta accettoe; e (altro…)

Franco Sacchetti – Piero Brandani da Firenze piatisce, e dà certe carte al figliuolo; ed elli, perdendole, si fugge, e capita dove nuovamente piglia un lupo, e di quello aúto lire cinquanta a Pistoia, torna e ricompera le carte

Nella città di Firenze fu già un Piero Brandani cittadino che sempre il tempo suo consumò in piatire. Avea un suo figliuolo d’etade di diciotto anni, e dovendo fra l’altre una mattina andare al Palagio del Podestà per opporre a un piato, e avendo dato a questo suo figliuolo certe carte, e che andasse innanzi con esse, e aspettasselo da lato della Badía di Firenze; (altro…)

Vittoria Colonna – Cara unïon, che in sì mirabil modo

Cara unïon, che in sì mirabil modo
Fosti ordinata dal Signor del Cielo,
Che lo spirto divino e l’uman velo
Legò con dolce ed amoroso nodo;
Io (benchè lui di sì bell’opra lodo)
Pur cerco, e ad altri il mio pensier non celo,
Sciorre il tuo laccio; nè più a caldo o gelo
Serbarti, poi che qui di te non godo:
Chè l’alma, chiusa in questo carcer rio,
Come nemico l’odia: onde smarrita
Nè vive qui, nè vola ove desia.
Quando sarà (altro…)

Isabella Morra – D’un alto monte onde si scorge il mare

D’un alto monte onde si scorge il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.
Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.
Ch’io non veggo nel mar remo né vela
(cosí deserto è lo infelice lito)
che l’onde fenda o che la (altro…)

Francesco Petrarca – Là ver’ l’aurora, che sí dolce l’aura

Là ver’ l’aurora, che sí dolce l’aura
al tempo novo suol movere i fiori,
et li augelletti incominciar lor versi,
sí dolcemente i pensier’ dentro a l’alma
mover mi sento a chi li à tutti in forza,
che ritornar convenmi a le mie note.
Temprar potess’io in sí soavi note
i miei sospiri ch’addolcissen Laura,
faccendo a lei ragion ch’a me fa forza!
Ma pria fia ‘l verno la stagion de’ fiori,
ch’amor fiorisca in quella nobil alma,
che non curò già (altro…)

Johann Sebastian Bach – Messa in si minore BWV 232 – American Bach Soloists

CD1

CD2

da: www.magnatune.com
Pubblicato su autorizzazione dell’etichetta discografica conseguita a seguito di associazione a vita.
Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/1.0/

Francesco Petrarca – S’i’ fussi stato fermo a la spelunca

S’i’ fussi stato fermo a la spelunca
là dove Apollo diventò profeta,
Fiorenza avria forse oggi il suo poeta,
non pur Verona et Mantoa et Arunca;

ma perché ‘l mio terren piú non s’ingiunca
de l’humor di quel sasso, altro pianeta
conven ch’i’ segua, et del mio campo mieta
lappole et stecchi co la falce adunca.

L’oliva è secca, et è rivolta altrove
l’acqua che di Parnaso si deriva,
per cui in alcun tempo ella fioriva.

Cosí sventura over colpa mi priva
d’ogni (altro…)

Francesco Petrarca – Amor et io sí pien’ di meraviglia

Amor et io sí pien’ di meraviglia
come chi mai cosa incredibil vide,
miriam costei quand’ella parla o ride
che sol se stessa, et nulla altra, simiglia.

Dal bel seren de le tranquille ciglia
sfavillan sí le mie due stelle fide,
ch’altro lume non è ch’infiammi et guide
chi d’amar altamente si consiglia.

Qual miracolo è quel, quando tra l’erba
quasi un fior siede, over quand’ella preme
col suo candido seno un verde cespo!

Qual dolcezza è ne la stagione acerba
vederla ir (altro…)