Ulisse Barbieri – Un sogno

Già di fitte tenèbre si copriva
Il Cielo e belli di lor calma luce
Sfavillavano gli astri. Armonizzava
Il Creato una santa melodia
D’amore, e il dolce mormorio dell’aura,
Dell’usignuol la nota mestamente
Cara spingea la mente involontaria
A svolger quelle pure aspirazioni
Senza cui non è vita. Allor le molli
Pupille chiuse al sonno, ed il pensiero
Tacque. Ma non col sonno accavalcarsi
Immagini ad immagine. Una, sola
Bella, radiante, sfolgorommi innanzi
Nella magica possa ond’ella adorna
Prima mostrossi alle abbagliate ciglia
Il primo dì che in lei lo sguardo io fissi,
E da quel guardo mi discese al core
Un’arcana dolcezza, una febbrile
Ansia di lunghi rapimenti, il dolce
Vagheggiar d’una speme, onde si mesce
Il dolore e la gioja, e tutto è bello,
Anche la morte quando fia divisa;
Fu sogno il mio?… tanto almen protrarsi
Possa che la mia stanca anima trovi
Un istante di calma, e una dolce ora
Di delirio l’allieti. Tutto fugge
Innanzi all’uomo, e sono ahi! ben caduche!
Le gioie che ne screziano il cammino!…
Oh! angelica sembianza che fra il sogno
Nell’ebbrezza profonda d’un istante,
Tanto m’hai gioja quì nel core infusa,
Che mesta senza te la vita scorre…
Deh! a me non t’invola aereo spirto
Dimmi! deh… dimmi ove cercar ti debbo!…
Col guardo intento e d’un’arcana speme
Animato pur sempre, in ogni stella
M’affisserò che ad ogni canto, a ogni aura
Che l’orecchio mi sfiori, la tua voce
Cara e gentil, come armonia divina
Persuaderammi l’alma, e dell’Eliso
Non avrò invidia se tu meco in terra
Dividerai la mia grama esistenza!…
D’amor, lo credi, ha d’uopo ogni Poeta.
Oh! perché sgorghi altiero, o lieto il canto
Dalle sue labbra trepidanti sempre,
Perché il pianto ed il gemito raccolga
E l’infame tripudio della colpa,
E in faccia al mondo l’indignato scagli
O il tremebondo accento, ognor d’un cuore
Ardente e casto che col suo s’unisca
Egli ha d’uopo: d’un cor che lo comprende!…
D’un sorriso ove possa inebbriarsi,
E d’una mano che la sua riarsa
Or dall’ira talor resa tremante
D’alta pietà gli stringa, e sul suo seno
Riposi ancor lo stanco capo, dove
Tanta ferve d’immagini convulsa
Continua lotta!… Ei non sarà mai grande
Tanto siccome allor ch’egli alla donna
Ch’elesse inspiratrice de’ suoi Canti
Dirà fremendo nel fervor d’un bacio:
A te… a te sola tutta la mia gloria!…
Di quanti beni sol fabbro è l’eterno
Il tuo amore vogl’io, e s’anco l’uomo
Tutto il livor sopra di me scagliasse
Il tuo amore mi basta!… Co’ miei Canti
Qui, nel mio cor vivrai eternamente!…
Separati dal mondo, ne fia mondo
Il nostro affetto sol, quanto ci attornia
Sol d’amor ne favelli, ed ei ne tessa
Un eterno concento… Ancor sul labbro
Mormorava la supplice parola…
Sull’ingenuo sembiante si diffuse
Un soave sorriso, troppo bello
Per esser mortale, promettente
Di troppo cara speme per durare
Più d’un istante, e quell’istante volse!…
Tesi le braccia con supremo sforzo,
Di luce un raggio mi colpì le ciglia,
Era luce comun, raggio di sole!…
Ma dell’anima il raggio… era sparito.

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