Veronica Franco – Signor, la virtú vostra e ‘l gran valore

Signor, la virtú vostra e ‘l gran valore
e l’eloquenzia fu di tal potere,
che d’altrui man m’ha liberato il core;
il qual di breve spero ancor vedere
collocato entro ‘l vostro gentil petto,
e regnar quivi, e far vostro volere.
Quel ch’amai piú, piú mi torna in dispetto,
né stimo piú beltà caduca e frale,
e mi pento che già n’ebbi diletto.
Misera me, ch’amai ombra mortale,
ch’anzi doveva odiar, e voi amare,
pien di virtú infinita ed immortale!
Tanto numer non ha di rena il mare,
quante volte di ciò piango: ch’amando
fral beltà, virtú eterna ebbi a sprezzare.
Il mio fallo confesso sospirando,
e vi prometto e giuro da dovero
mandar per la virtú la beltà in bando.
Per la vostra virtú languisco e pèro,
disciolto ‘l cor da quell’empia catena,
onde mi avolse il dio picciolo arciero:
già seguí’ ‘l senso, or la ragion mi mena.