Vito Volterra – In memoria di H. A. Lorentz

Hendrick Anton Lorentz nacque in Arnhem il 18 luglio 1853. Si laureò nella Università di Leida nel 1875 ed in essa fu nominato professore di fisica matematica nel 1878. Tenne come titolare la cattedra fino a 10 anni fa, ma anche in seguito non la abbandonò completamente, perché, come professore onorario, continuò ad impartire in Leida corsi liberi, mentre aveva la direzione dell’Istituto Teyler nella vicina Haarlem.

Nel 1902 gli fu conferito il premio Nobel per la fisica e la Società Reale di Londra, che lo ebbe fra i suoi membri stranieri, gli assegnò nel 1918 e nel 1925 le medaglie Copley e Rumford. Le principali Accademie Italiane lo elessero loro Socio.

Mentre era ancora vivo il ricordo delle solenni onoranze, alle quali partecipò tutto il mondo scientifico, celebrate tre anni fa in Leida per festeggiare la ricorrenza cinquantenaria della sua laurea, e mentre tutti ammiravano la sua vegeta e robusta vecchiezza, giunse inattesa il 4 febbraio scorso la notizia della sua morte. Narrarono i giornali che oltre diecimila persone accorsero ai suoi funerali, prova manifesta della stima in cui era tenuto e dell’affetto e della simpatia da cui era circondato.

Sarebbe superfluo diffondersi qui a parlare delle sue scoperte e delle sue opere scientifiche, tanto esse sono universalmente note. Diventate ormai classiche, non è lecito a nessun cultore della fisica, anche il più modesto, di ignorarle. Anzi la fama di esse ha varcato la cerchia degli studiosi ed il nome del Lorentz è divenuto negli ultimi tempi popolare a cagione del legame esistente fra le sue ricerche e la teoria della relatività.

La grandiosa opera svolta dal Maxwell nel campo della elettricità, al momento nel quale il Lorentz iniziava la sua carriera, richiamava l’attenzione di tutti i fisici; se ne comprendeva l’immensa importanza e si intuiva la profonda rivoluzione che essa avrebbe determinato nei principî fino allora seguiti; si riconosceva nel tempo stesso la necessità di completarla e continuarla. Le memorabili scoperte di Hertz le diedero una solida base sperimentale. Ma, per esempio, lo studio della propagazione delle onde elettromagnetiche nei mezzi in moto era ancora da fare. Si deve al Lorentz la creazione di nuove teorie le quali completarono in gran parte l’edificio scientifico di Maxwell, e, alla lor volta, furono feconde di altri meravigliosi progressi. È noto che i suoi calcoli facevano prevedere l’esistenza di un nuovo fenomeno magneto-ottico e che Zeeman, guidato da questa previsione, scopriva il celebre fenomeno a cui fu dato il suo nome. Le teorie matematiche del Lorentz aprirono poi la via a quelle relativistiche le quali si svilupparono in virtù delle geniali concezioni di Einstein, seguite da una lunga serie di lavori consacrati allo sviluppo delle nuove dottrine, fra cui primeggiano gli scritti di Poincaré e di Minkowski.

Le ricerche del Lorentz si basano sui concetti del Maxwell, ma esse vi introducono delle essenziali modificazioni. Il mezzo etereo di natura eguale nei vari corpi viene infatti dal Lorentz popolato di elettroni in condizioni diverse secondo la trasparenza e la conducibilità dei corpi stessi.

Ma l’opera del Lorentz non si è limitata al solo elettromagnetismo. La teoria cinetica dei gas fra le altre ha formato ancora l’oggetto dei suoi studi; certamente la grande celebrità degli scritti sul primo argomento ha oscurato gli altri.

Quanti hanno partecipato alla memorabile riunione di Como dello scorso autunno, nella quale i più noti fisici del mondo si raccolsero per onorare la memoria di Alessandro Volta, non possono scordare la figura del Lorentz. Egli attirava l’attenzione, non solo per la fama che circondava il suo nome, ma anche per la vivacità con la quale prendeva parte alle discussioni, per la sua mirabile facilità di afferrare i più svariati soggetti e per l’acutezza dei suoi giudizi. Sembrava anzi che, col volgere degli anni, egli avesse acquistata maggiore prontezza nell’impadronirsi dei diversi argomenti che gli erano presentati e maggiore perspicacia nell’approfondirli.

Meravigliose erano poi la chiarezza e l’efficacia che aveva nell’esporre i diversi temi scientifici anche in forma estemporanea e senza preparazione, il che rendeva anzi la sua parola più attraente e persuasiva.

Già altre volte aveva partecipato ai nostri convegni. Lo avevamo visto fra noi durante il Congresso dei matematici tenuto in Roma nel 1907, dove aveva esposto interessanti considerazioni sulla teoria dell’irraggiamento ed in particolare su quella ancora nuova del Planck sui quanta.

Negli ultimi anni la sua attività si esplicò anche nelle organizzazioni internazionali di carattere scientifico. Egli infatti fu presidente della Unione intellettuale presso la Società delle Nazioni e prese parte attiva ai lavori del Consiglio internazionale delle Ricerche. Le riunioni di carattere amministrativo, talvolta aride, di questo Consiglio furono spesso ravvivate dalla sua parola, che trasportava gli ascoltatori nelle regioni le più elevate della scienza.

La sua modestia in mezzo alla universale ammirazione, il suo carattere vivace ed espansivo, la mancanza di ogni affettazione nei suoi modi sempre semplici e cortesi lo resero estremamente simpatico e lo fecero amare da tutti. Fu uno degli spiriti più elevati che ci fu dato conoscere ed avvicinare in questi ultimi anni.

L’Olanda non vasta per territorio, ma grande per il genio scientifico ed artistico dei suoi figli, per l’amore tenace di essi alle loro antiche libere istituzioni, rifugio ed asilo in ogni epoca a spiriti innovatori che arricchirono di nuove idee quell’ambiente di schietta tolleranza, aperta alle correnti che dalle vicine Inghilterra, Francia e Germania e dalla più lontana Italia vi apportarono fecondi germi di cultura, fu sempre uno dei centri intellettuali più importanti d’Europa. Nella eletta schiera di scienziati che, dall’epoca di Huygens fino ai nostri giorni, vi brillarono per il loro genio e portarono tanti preziosi contributi alla filosofia naturale, il Lorentz conserverà sempre una posizione delle più eminenti.