Giovanni Pascoli – I filugelli

CANTO PRIMO I Con chi partisci quell’esigua messe? La deve qualche luccioletta avere, che ti fa lume? o il ragno, che ti tesse? o la formica? Le formiche nere t’han fatto il mucchio, che somiglia un poggio? E mezzo devi il grano del podere, e lo misuri: e il tuo ditale è il moggio. II • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – Il prigioniero

Prendi, infelice, il tuo dolore in pace! “Perché?” Tu, perché gridi, urti la porta? “Perché dolore è più dolor, se tace”. Se lo nascondi, frutterà. Sopporta, attendi, spera… “O vanità! Non spero. Non credo”. Eppure… “Dio non è!” Che importa? C’è del mistero intorno a te… “Mistero? Io non lo vedo”. Ciò che tu non • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – La vertigine

Si racconta di un fanciullo che aveva perduto il senso della gravità… I Uomini, se in voi guardo, il mio spavento cresce nel cuore. Io senza voce e moto voi vedo immersi nell’eterno vento; voi vedo, fermi i brevi piedi al loto, ai sassi, all’erbe dell’aerea terra, abbandonarvi e pender giù nel vuoto. Oh! voi • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – La pecorella smarrita

I “Frate,” una voce gli diceva: “è l’ora che tu ti svegli. Alzati! La rugiada è sulle foglie, e viene già l’aurora”. Egli si alzava. “L’ombra si dirada nel cielo. Il cielo scende a goccia a goccia. Biancica, in terra, qua e là, la strada”. S’incamminava. “Spunta dalla roccia un lungo stelo. In cima dello • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – Bellis Perennis

I Chi vede mai le pratelline in boccia? Ed un bel dì le pratelline in fiore empiono il prato e stellano la roccia. Chi ti sapeva, o bianco fior d’amore chiuso nel cuore? E tutta, all’improvviso, la nera terra ecco mutò colore. Sono pensieri, ignoti già, che in viso rimiran ora, ove si resti o • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – Nannetto

Su qualche tetto erano forse al sole o in qualche prato, simili a vedere a bianche pietre, in tanto verde, sole. Io le cercava, una di queste sere, guardando certe novità dell’orto suo: peri nani con enormi pere. Andavo su e giù come a diporto col babbo suo, mentre cercavo intorno le due colombe del • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – Zi Meo

Guardava ognuno, per un po’, la vigna tua lì rimpetto, nell’uscir di chiesa. Oh! c’era sempre qualche bella pigna! “Non ha finito!” E in dir così, sospesa con l’acquasanta ancora avea la mano: l’altra reggeva una candela accesa. “Tutti vizzati buoni: colombano e capobugio”. E discendean le soglie, a due a due, salmodïando piano. O • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – La morte del papa

I “Oh! nonna! il Papa” uno gridò “sta male!” un seggiolaio che da Montebono salìa lungo Corsonna: “è sul giornale”. Andava all’Alpe, dove più non sono che greggi erranti, e dove non si sente, fuor che di foglie al vento, altro frastuono; o il solitario scroscio del torrente dopo un’acquata, o il conversar tranquillo, presso • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – Il naufrago

I Il mare, al buio, fu cattivo. Urlava sotto gli schiocchi della folgore! Ora qua e là brilla in rosa la sua bava. Intorno a mucchi d’alga ora si dora la bava sua lungi da lui. S’effonde l’alito salso alla novella aurora. Vengono e vanno in un sussurro l’onde. Sembra che l’una dopo l’altra salga • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – L’usignolo

I Su l’alba udì, ma piano, come fosse un gran segreto, bisbigliar di bianche ova e celesti con goccine rosse, calde nel musco, sopra i pappi, ed anche tra foglie secche… Prima ancor di giorno volò ciascuno alle compagne stanche. Ma tutto il giorno andava Rigo attorno senza far nulla. Non guardò nell’orto spighe di • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – La lodola

I Cantar gli uccelli Rigo udì su l’alba. Parlavan piano di bambagia e piume e fili e peli e pappi di vitalba. Dei lor lettini essi garrian tra lume e scuro. E venne il sole. E frullò via ciascuno, al bosco, al prato, al campo, al fiume. – Casa mia! – pensò Rigo – una • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – La capinera

I Su l’alba Rigo udì cantar gli uccelli. Parlavan, ora che nessun li udiva, tra loro, de’ lor piccoli castelli: castelli in aria; in vetta a un melo, in riva a un botro, appeso a un trave, dentro un muro nel buco d’un castagno o d’un’oliva. Il cinguettìo, così tra lume e scuro, cessò d’un • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – Il cuculo

I Rigo, mentr’era buona ancor la luna, potava. Aveva, a raccattar le brocche, la bionda Rosa e la Viola bruna. Allegre. Oh! d’un viticcio tra le ciocche ridean mezz’ora! e poi dicean, ridenti, col fascio in capo: “Siamo o no due sciocche?” Rigo seguiva il loro andar con lenti sguardi, col tralcio che torceva in • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – Il torcicollo

I E dicea – Cincin… pota Cincin… pota – la cinciallegra; e un canto uscì dal prato d’erba lupina: un’altra voce nota. Potava il babbo; lasciò star pennato forbici e torchi, e poi seguì, fischiando anch’esso un po’, l’altro messaggio alato. Prese la vanga (questo era il comando dell’altro uccello) dalla punta d’oro; andò la • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – La cinciallegra

I E poi cantò la cinciallegra, e Rigo tornò. T’avea sognata sul mattino, t’avea sognata tra un odor di spigo, sognata, o Rosa, in un candor di lino, candor di fiori prima della foglia, senza una foglia, o candido armellino! Avevi i piedi ignudi su la soglia, tremavi come un armellino in fiore, che trema • Leggi tutto »


Giovanni Pascoli – La rondine

I E fu tra i campi e stie’ su l’altipiano Dore, sonando. Ed ecco che un susino bianco sbocciò sul verzicar del grano. Come un sol fiore gli sbocciò vicino un pesco, e un altro. I peschi del filare parvero cirri d’umido mattino; d’un bel mattino a nuvilette chiare rosate in cima, che dall’Alpi d’oro • Leggi tutto »


Arrigo Baldonasco, Ben è rason che la troppo argoglianza

Ben è rason che la troppo argoglianza non agia lungo tempo gran fermessa, anzi conven che torni a umilianza e pata pene chi stat’à con essa; però mi movo e di voi vo[glio] dire che lungo tempo andate orgogliando, e ‘l vostro canto vae ralegrando la gente a cui faceste mal patire. [I]stando in gioia • Leggi tutto »


Arrigo Baldonasco, Lo fino amor piacente

Lo fino amor piacente, ch’eo agio, a sè mi serra sì che d’ogn’altro s’er[r]a [ . . . . . -ento] [ . . . . . -ente] [ . . . . . -erra] [ . . . . . -erra] da me dae partimento. Chè quello amor mantene solac[c]io e tutto bene, e[d] • Leggi tutto »


Inghilfredi, Dogliosamente e con gran malenanza

Dogliosamente e con gran malenanza conven chio canti e mostri mia grameza, ca per servire sono in disperanza: la mia fede m’à tolta l’allegreza. Però di canto non posso partire, poi c’a la morte mi vado ap[p]ressando, sì come il ciecen, che more in cantando, la mia vita si parte e vo morire. Partomi da • Leggi tutto »


Inghilfredi, Sì alto intendimento

Sì alto intendimento m’ave donato Amore, ch’eo non sac[c]io invenire in che guisa possa merzè trovare. Però lo mio talento m’a[ve] miso in errore, ca non volse soffrire di non voler sì altamente amare. Ma poi che piacere à l’Arnore, che tant’è poderoso, ciò è lo mio volere; m’à miso il core in af[f]anno gravoso, • Leggi tutto »