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Ada Negri – Lettera bianca con suggello nero (LETTERA)

Lettera bianca con suggello nero
Venuta da lontano,
Le cittadi attraversa e l’Oceàno.
Fatta d’ali così, come il pensiero.

Le bisbigliano i flutti ampii del mare
«Forse a un amor distrutto
È velo e tomba il tuo suggel di lutto?»
…. Ella tace e prosegue il muto errare.

Le ripeton le voci alte dei venti:
«Rechi gioia o sconforto,
Bacio di vivo o tetro odor di morto?…»
Ella risa non ha, non ha lamenti.

E via e via, per monte e per pianura,
Vïaggia notte e giorno,
Fatato augel che non avrà ritorno,
Brano d’alma lanciato a la ventura:

Ma niun le invola il suo mister profondo.
Chi sa?… forse è l’orrore
D’un addio: l’affannoso urlo d’un core,
Il soave pallor d’un riccio biondo:

Goccia di sangue giovane, stillato
Da una ferita aperta:
Pianto o preghiera d’anima diserta
Che soffre e sconta senza aver peccato.

…. E va, e va, e giunge.—Ne la bruma,
Col freddo, su la sera,
Giunge in silenzio a la stanzetta austera
D’una donna che amor tutta consuma.

Brilla il guardo: un rossor la fronte accende:
Batte a schiantarsi il core:
La cerea mano convulsa d’amore
Esitando a la busta, ecco, si stende….

…. No.—Cerea mano piccola e tremante.
E minacciosa l’ora.
Un sol minuto, un sol minuto ancora,
Avida mano piccola e tremante.


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